Intervista ai Thecodontion (black/death metal, Italia)

Thecodontion_logo_blackSignori miei, il destino ha scelto per me. Ero titubante. Stavo cercando in giro la cassettina con la prima demo dei Thecodontion, già sold out sul Bandcamp del gruppo laziale, ma non mi ero ancora deciso a contattarli per sottoporli ad alcune domande. È stato un tira e molla interiore che non mi stava portando da nessuna parte. Poi mi hanno chiesto loro stessi di poter essere “interrogati” e con sommo piacere allora ve li presento. Scoprirete che si tratta di qualcosa che definirei innovativo per gli standard italiani, sia musicalmente che tematicamente. [F]

Cari Thecodontion, all’inizio pensavo vi chiamaste Thecondition e che fosse arrivato il momento clou di aggravamento della mia dislessia. Sulle prime ero in dubbio se considerarvi una band nu metal o una new sensation della musica finto-alternativa, sulla scia dei Thegiornalisti. Lo so, le mie associazioni mentali sono deviate. Vi piace il pop di oggi travestito da indie pop? HELIOGABALUS (cantante): Mi fa ridere questa cosa perché, qualche tempo fa, il mio amico Tito (che è un importante promoter di band perlopiù death metal) mi ha detto che è stato convinto per settimane che ci chiamassimo proprio Thecondition! In ogni caso l’indie pop italiano mi fa cagarissimo, mentre all’estero qualcosa che mi piace c’è: l’ultimo album di St. Vincent secondo me è una bomba! STILGAR (bassista): L’indie pop, specie quello italiano, a me non piace affatto. Ma amo il pop di qualità, adoro le cose catchy, spesso molto più del metal. Del resto la mia band preferita in assoluto, e con cui sono cresciuto, sono i R.E.M..

Mi spiegate che cos’è sto war metal? Ho letto questa definizione accanto a Marduk, Endstille, Hail of Bullets, Blasphemy, Impaled Nazarene e Sarcofago. Ora, a me dei generi frega quanto una nuova raccolta dei Nightwish, però un po’ di ordine vorrei tenerlo, almeno su questo blog. HELIOGABALUS: Sono war metal tutti i dischi con disegno bianco su sfondo nero, e logo e titolo in rosso. No dai sto scherzando. Quello che viene chiamato war metal è quell’ibrido di black e death metal nato con i Sarcofago e poi sviluppato grazie a Blasphemy, Archgoat, primi Beherit. Riffing black metal, batteria tendente al grind, voci e accordature tipiche del death metal, durata dei pezzi contenuta. Per me il war metal è principalmente questo, poi è stato caratterizzato in vari modi (estetica, tematiche, ecc). STILGAR: Diciamo che io il termine lo vedo ormai associato a band figlie dei Blasphemy, copertina in bianco e nero con logo rosso, eccetera. Black/death metal grezzo, brutale e con immaginario guerresco.

Non è che il war metal è solo black o death metal suonati e registrati alla cazzo di cane? Convincete gli scettici che non è così. E se è così che non è quello il metro di giudizio per ascoltarlo. Che c’è gusto ad ascoltare quelle bombazze dei Tetragrammacide e dei Pig’s Blood. HELIOGABALUS: No, anzi! Secondo me è un bel miscuglio di generi. E’ vero, ai più può apparire particolarmente caotico per via delle registrazioni ostiche e dei riff indecifrabili. Però per quanto intransigente sembri come genere, la sfida è proprio aggiungere un tocco in più. Tu hai citato due disconi dello scorso anno, ad esempio, adoro il debut dei Tetragrammacide. Quel che voglio dire è che è uno stile (non lo ritengo un genere a sé) sicuramente molto ostico, ma che preso nel modo giusto ha tante soddisfazioni da dare, e può ispirare nuove sperimentazioni e direzioni artistiche. STILGAR: Alcuni album sono effettivamente registrati a cazzo di cane, come i Kapala, e penso che gran parte del genere sia merda che andrebbe presa poco sul serio. Trovo però che ci siano anche band molto valide e personali, dai Pig’s Blood che hai citato, a gruppi che si sono evoluti in cose molto più atmosferiche e ricercate, ma figlie dello stesso filone, come Grave Upheaval e Antediluvian.

Tra l’altro anche voi avete un bel modo di etichettarvi… prehistoric metal of war. C’era la guerra nella preistoria? Pensavo che la guerra fosse un fatto tipico degli umani. HELIOGABALUS: Premessa: la guerra non è una prerogativa degli umani. Anni fa lessi ottimi articoli sulla guerra degli scimpanzé del Gombe, è un aspetto interessante sul quale riflettere. Al di là di questa nota di colore, volevamo trovare il modo di far capire sia cosa vogliamo trasmettere dal punto di vista sonoro, sia veicolare le nostre tematiche. Il prehistoric metal of war è proprio questo: con la musica che facciamo vogliamo riportarvi alle paludi primordiali dove si combatteva per la sopravvivenza, tra prede e predatori. In fondo il concetto hobbesiano del “bellum omnium contra omnes” è un topos anche questo tipico del war metal; tra l’altro ritengo che War of all against all dei Diocletian sia un discone, tanto per restare in argomento. STILGAR: Beh sì nella preistoria c’era la guerra come oggi, intesa come la lotta per la sopravvivenza nel mondo animale. Per il resto la nostra etichetta si riferisce al nostro genere di ispirazione principale (il war metal, appunto). Suona anche bene!

Poi mi dite anche che i Tecodonti, da cui prendete il nome, non erano neanche tecnicamente dinosauri. Chi di voi studia queste cose? Devo ammettere che siete estremamente convincenti e originali. In altre occasioni ho già detto che il metal sarà salvato dai pirati e dai dinosauri. Gli Alestorm ce li siamo giocati con un disco imbarazzante, rimanete voi. Che però non avete un atteggiamento cafone o parodistico… o sbaglio? Tra un’invito a cena con Alberto Angela e una serata maratona con tutti i film della serie “Alla Ricerca Della Valle Incantata” credo scegliereste il primo. HELIOGABALUS: Dei testi se ne occupa Stilgar quindi lascio rispondere lui. Di sicuro non abbiamo nessun intento parodistico o demenziale, mi dispiacerebbe molto se passasse questo messaggio. Al contrario, i nostri testi sono soprattutto a scopo divulgativo, basta leggerli per capirlo. E grazie per il complimento sull’originalità! STILGAR: L’appassionato di queste cose sono io, è un argomento che mi affascina sin da quando ero bambino. Hai ragione, non volevamo buttarla in caciara e fare la versione coi dinosauri di Satana, caproni e armi, ma mettere su una cosa molto più seria, quasi divulgativa. L’ignoranza e la pochezza di certe tematiche ci hanno rotto i coglioni da tempo. I testi infatti sono una componente molto importante del nostro concept, e sono consultabili sulla nostra pagina Bandcamp e nel libretto della cassetta. Sicuramente sceglierei una cena con Alberto Angela. Da bambino odiavo “Alla Ricerca della Valle Incantata”, mentre guardo “Il pianeta dei dinosauri” degli Angela tuttora, almeno una volta all’anno. E’ da lì che ho scoperto il termine Tecodonti per la prima volta, del resto.

“No guitars are used, just two distorted bass and a third for leads/solos, drums and vocals”. Cosa? Come? Perché? È un metodo che si trova più di frequente nel noise, non tanto nel metal. Vi prego di non darmi una risposta che valorizzi la tesi che il war metal possono suonarlo cani e porci! Perché già mi immagino la testolina degli occasionali su questo maledetto WordPress, che magari hanno un blog di giardinaggio o sistemi di sicurezza sul lavoro, che genera pensieri del tipo: “il basso ha meno corde… quelle poche che ha sono più spesse… allora è più facile!” HELIOGABALUS: L’idea di fare metal estremo senza chitarre è stata dettata più che altro dalla voglia di sperimentare qualcosa di nuovo e tentare un approccio diverso. E’ ovvio che non siamo i primi a suonare solo con i bassi, nel metal e nemmeno nel black/death, però abbiamo insistito molto nel voler dare ai nostri pezzi la “nostra” impronta. STILGAR: Abbiamo pensato che con una tematica del genere usare solo voce, bassi distorti/effettati e batteria avrebbe creato un’atmosfera molto primitiva. Tutti quanti usano le chitarre, volevamo differenziarci anche in questo approccio e provare a non utilizzare chitarre senza tuttavia farne sentire la mancanza. Inoltre insieme io e lui lavoriamo bene, abbiamo idee molto simili ed andiamo d’accordo, quindi ci siamo detti che piuttosto che far entrare persone esterne che non la pensano esattamente come noi e che potrebbero annacquare la visione d’insieme, fosse meglio fare le cose in due. Io la chitarra la suono pochissimo e malissimo, mentre ho studiato basso da ragazzino ed è l’unico strumento con cui ho un minimo di confidenza.

Da qualche parte nella prima e nella quarta canzone si sente che vi piacciono i Celtic Frost. Che rapporti avete col metal classico? Classico inteso come la base di tutto, non come genere musicale. HELIOGABALUS: Sì, beh i Celtic Frost sono un po’ i papà di tutto il metal estremo, alla fine li puoi sentire come influenze all’interno di moltissime uscite. Io francamente il metal “classico” non lo ascolto moltissimo, ci ritorno ogni tanto ma penso che sia importante aggiornarsi e guardare avanti. A me comunque piace la scena brasiliana anni ’80 (primi Sarcofago e Sepultura, Vulcano, Sextrash). STILGAR: I Celtic Frost sono sicuramente un’ispirazione (e lo sono stati per le altre band che ci hanno ispirato). Io però il metal classico a parte pochissime eccezioni non lo sopporto proprio. Sulla nostalgia e i nostalgici ci piscio sopra, penso che gran parte delle band storiche che tutti venerano manco fosse la Bibbia siano invecchiate malissimo e che siano state ormai superate da progetti attuali e giovani. A me piace aggiornarmi di continuo, non rimanere attaccato ad un’epoca che tra l’altro non ho mai vissuto.

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Io non c’ero dieci anni fa, o meglio, allora gattonavo nel metal, e credo anche voi siate più o meno della mia età, ma ho questa curiosità che mi gira nella scatola cranica e forse vi siete dati una risposta. È sempre stato così diffuso il war metal? In sostanza, ad esempio, le centosettantamila visualizzazioni che un classico come Fallen Angel of Doom ha su Youtube sono frutto di un’impennata di questi anni oppure è stata una scalata regolare? HELIOGABALUS: Mah, il war metal ha vissuto momenti di gloria e periodi di stanca. Oggi mi sembra che ad oggi sia in salute, anche perché ha dato il la ad altri filoni sonori molto interessanti. Io credo che il suo merito sia quello di essersi saputo rinnovare, anche se si potrebbe discutere su cosa sia effettivamente war metal e cosa no; talvolta il confine è un po’ labile. Band come Antediluvian e Teitanblood, però, sono fighissime e sono figlie dirette del war metal. STILGAR: Penso che il genere ultimamente sia abbastanza gettonato, sia perchè ci sono band valide (come quelle che ho citato sopra), sia perchè forse è un po’ il trend del momento in certi ambienti underground. Sì, penso che band come Grave Upheaval, Impetuous Ritual, Antediluvian, Mitochondrion e Auroch (che poi sono quelle che amiamo di più tra le nostre influenze) siano quelle che si sono elevate davvero rispetto alla semplice “ignoranza e caproni” tipica del war metal alla Revenge. A noi piacerebbe inserirci in questo contesto, nei prossimi nostri lavori ciò sarà ancora più evidente.

Quando parlo di diffusione del genere o notorietà di certi gruppi mi riferisco ovviamente all’Italia. Qui da noi c’è gente che nel 2018 si scandalizza per il symphonic black, che giudica nuovo e originale un disco black con qualche mal di testa derivante dai Neurosis, quindi forse i Thecodontion avranno il loro momento di gloria tra quindici anni. Quello che vi chiedo è: qualcuno ci ha provato davvero a impiantare i germi del vostro tipo di musica? O si è pensato che attecchisse da sola? Più in generale non credete che sia venuto meno il fattore “proselitismo” nel metal a 360 gradi e noi ventenni/trentenni dobbiamo sentirci responsabili? HELIOGABALUS: Secondo me non ha senso spingere la gente ad ascoltare questo tipo di black/death metal, penso semplicemente che una cosa possa arrivare al pubblico se è interessante. E’ un discorso che vale sia per il metal che facciamo noi, ma anche per il metal in generale, anche quello più “radiofonico”. Se una cosa piace piace, se non piace… Piacenza. STILGAR: Credo che grazie ad internet ed alle webzine siano proprio le band che ho nominato a cui nel genere si sta dando giustamente più attenzione, anche se pure le cose più dirette e meno ricercate hanno il loro seguito, la fanbase è molto simile del resto. Ce n’è per tutti i gusti.

Quanto vi piacerebbe finire su Nuclear War Now! Productions? Quale componente della vostra famiglia sacrifichereste per propiziare il passaggio a questa etichetta? In realtà vorrei chiedervi quali dischi NWN vi hanno fatto più pena. Perché è innegabile che stanno insistendo tantissimo su questi suoni, ma con risultati non sempre eccellenti. HELIOGABALUS: Finire su Nuclear War Now! sarebbe il sogno di una vita, sono semplicemente i migliori in circolazione per il genere. Dischi prodotti da loro che fanno pena? Di recente qualcosa che non m’è piaciuto c’è stato: per esempio l’ultimo Morbosidad mi ha deluso, così come non capisco la ristampa della demo dei Baxaxaxa (uscita considerata di culto, per me molto sopravvalutata). Però si son fatti perdonare presto, nel 2018 han già fatto Chaos Echoes e Knelt Rote, poi tra un po’ sarà la volta dei Grave Upheaval… insomma, altri livelli! STILGAR: Sarebbe quasi un sogno, gli abbiamo scritto già tre volte cercando di proporci, spero ci noteranno prima o poi, è l’etichetta più grande in questo sottogenere, del resto. Diciamo che io salto a pié pari i loro dischi più basilari e che non aggiungono nulla di nuovo, mentre stravedo per alcune cose davvero particolari nel loro roster, tipo Knelt Rote, Grave Upheaval, Chaos Echoes e Sect Pig.

Mi siete piaciuti perché non mi avete chiesto una recensione, ma direttamente un’intervista. Come avete capito che mi ero frantumato le palle di scrivere recensioni? Oramai sono dell’idea che -tolti i casi di veri e propri maghi e artisti del linguaggio- non ha senso spiegare e di fatto spoilerare un disco quando il destinatario delle parole lo sta già ascoltando. HELIOGABALUS: Preferisco le interviste perché abbiamo modo di spiegare un po’ meglio quello che abbiamo in testa, cosa vogliamo veicolare, chi ci ispira e cosa vogliamo fare. STILGAR: Le interviste sono meno inflazionate delle recensioni, almeno possiamo spiegare un po’ il nostro punto di vista e parlare delle nostre influenze e del nostro concept, che magari non arriva a tutti allo stesso modo.

Il metal è globale oramai. Voi ad esempio siete italiani, ma potreste venire da qualsiasi parte del mondo e risultare perfettamente incardinati in una scena locale. Dove vi trovereste a vostro agio e con chi? Ultimamente ci sono gruppi pazzeschi in Canada, Islanda e Australia. HELIOGABALUS: Per il sound che abbiamo, penso che ci troveremmo benissimo in Australia/Nuova Zelanda. Però seguo molto tutte le scene che hai citato, in particolare quella islandese – anche se noi non abbiamo praticamente niente in comune con quelle sonorità. STILGAR: Le mie scene preferite sono quelle australiana ed americana, penso che se vivessimo lì sarebbe più facile emergere, rispetto all’Italia.

È più ridondante un disco dei Grave Upheaval o uno degli Harakiri For The Sky? HELIOGABALUS: Dipende dai punti di vista, alla fine è piuttosto soggettivo. Però preferisco i Grave Upheaval tutta la vita senza manco discutere. STILGAR: Io gli Harakiri For The Sky non li reggo, quindi la risposta è ovvia.

Non avevo dubbi, ragazzi, non avevo proprio dubbi. Ah per la cronaca le cassette si trovano ancora qui.

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