Paesi Bassi, profilo basso. Sotto il segno di T.J., prima parte: a bog’s life

Dopo aver trattato degli affumicati Smoke e dei loro dintorni, dopo aver accennato al piccolo Black Hermetic Order, è arrivato il tempo di concentrarci su un musicista neerlandese che mi è stato simpatico fin dai primi ascolti della sua consistente quantità di roba. Non pensate male: scrive musica solo da qualche anno, quindi ha tutto il tempo per andare oltre e regalarci altre perle. Di chi sto parlando? Ma di T.J., ovviamente. Originario di Amersfoort e stabilitosi a Utrecht, questo ragazzo (classe 1990) si è messo in gioco su molti fronti. Ero partito con l’idea di scrivere un articoletto su di lui, alla fine ne ho scritti due CON lui, che mi ha guidato passo dopo passo durante l’ascolto. Oggi tocca alla roba tendenzialmente meno metal e più rumorosa/droneggiante, nonché meno nota. Non è un caso che l’etichetta al centro della nostra attenzione sia la Consistentis Veritatis Peremptoria.

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Lusitanian horde 2018 – rapida ascesa: Occelensbrigg, Holocausto Em Chamas, Voëmmr, Turiacus Tenebris, Nox Insultum, Celtarpyros e chicchette finali

Alcuni di questi esseri deformi avrei voluto e potuto inserirli nella puntata precedente, visto che non si tratta proprio di esordienti, tuttavia la loro giovane formazione, di un paio d’anni in quasi tutti i casi, mi ha fatto propendere per questa sistemazione. Stavolta quindi tocca alle conferme più gradite dell’anno, poco più di uno scalino verso l’inferno, ma pensate a quei gruppi che pubblicano cazzate a ripetizione che invece avrebbero molto da imparare dai seguenti discepoli dell’oscurità. Piccola annotazione: come al solito, se manca qualcosa, è perché mi è sfuggita o non mi ha colpito, tipo Hell M, troppo scolastico, o i Daemon Forest, troppo confusionari.

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Interview with Mathew Nicholls (Carved Cross and more)

A couple of months ago, as you might remember, I appeared on the first time on Blog Thrower with an unusual in-depth analysis, in which I told you what I knew about the Tasmanian black metal scene. You can read it again HERE.

Well, after writing that article, something unexpected and amazing happened. Basically, I shared the screenshot of the article on my Instagram profile and it got noticed by Mathew Nicholls, probably the most active member of the Tasmanian black metal scene. Some of his projects are Carved Cross, Forbidden Citadel of Spirits, Fixation (I discovered he plays in Fixation in this interview, actually, e.d.) and many more, he is also the owner of Overuse, an underground record label on which Nicholls releases most of his material. So I took the opportunity and asked him if he was interested in an interview and Mathew kindly agreed. The result is a long and surprises-filled interview, but it was very satisfying. I hope you like it [H].

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Mathew Nicholls.

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Intervista a Mathew Nicholls (Carved Cross e non solo)

Qualche mese fa, come spero vi ricorderete, ho debuttato sulle pagine di Blog Thrower con un approfondimento un po’ inusuale, con il quale mi sono limitato a dirvi ciò che sapevo sulla scena black metal della Tasmania. Potete rileggerlo cliccando qui sopra.

Ebbene, subito dopo aver scritto questo articolo, è successo qualcosa di inaspettatamente bellissimo. Praticamente ho condiviso lo screenshot dell’articolo sul mio profilo Instagram, ed è stato notato da Mathew Nicholls, probabilmente il componente più attivo della scena black metal tasmaniana. Tra le band in cui milita, ci sono infatti Carved Cross, Forbidden Citadel of Spirits, Fixation (che stesse anche nei Fixation l’ho scoperto proprio con questa intervista, ndr) e altre ancora; inoltre, è la mente che sta dietro a Overuse, etichetta discografica underground con cui Nicholls pubblica parte del suo materiale. Insomma, ho colto l’occasione per chiedere un’intervista, e Mathew ha gentilmente accettato. Ne è uscita fuori un’intervista lunga e ricca di sorprese, ma devo dire anche molto soddisfacente. Spero sia di vostro gradimento! [H]

Intervista tradotta dall’inglese all’italiano da Giuseppe D’Adiutorio. Grazie!

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Mathew Nicholls.

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Invictus Productions, un 2018 da incorniciare

Il mondo del metal estremo, nel 2018, è estremamente variegato e globale. In quest’ottica, molti fan di questi generi musicali fanno fatica ad orientarsi. Secondo me, un modo ottimale per riuscire a districarsi nelle miriadi di uscite che si susseguono in ogni anno è quello di trovare le proprie etichette “fidelizzate” personali. Ci sono infatti label che, per gusto personale e per qualità intrinseca, riesco personalmente ad apprezzare più di altre. Ce ne sono diverse, ma in particolar modo vorrei parlarvi del 2018 della Invictus Productions, interessantissima label irlandese che, secondo il parere di chi vi scrive, ha vissuto un anno ad alto livello.

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Paesi Bassi, profilo basso: il Black Hermetic Order

Se digitate Black Hermetic Order su Google, vi ritroverete anche dei richiami ad Alba Dorata. Non dobbiamo considerarli perché ci mandano fuori strada. Sto invece riferendomi al classico circoletto, composto da pochi musicisti che si scambiano i ruoli in varie micro-band. Probabilmente l’Aldebaran Circle portoghese (Occelensbrigg, Ordem Satânica, Trono Alèm Morte e Voëmmr) ha una eco maggiore, e comunque né questo né il Black Hermetic Order (durato meno di un lustro) possono essere considerati fenomeni su larga scala, ma la collocazione di certi progetti in questo contenitore mi è stata utile nel riordinare le idee e tentare di fornire un quadro non dico ordinato, ma neanche alla cazzo di cane.

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Non è tempo di battute sulla ‘Nduja: le ultime bellezze metalliche dalla Calabria

Sapete che c’è? Mi sono rotto il cazzo di cercare, trovare e riportare scuse e giustificazioni. Avrei potuto benissimo evitare questo post con motivazioni tipo “ehhh la zona non è propizia” oppure “lì non va il metal”. Sarei tuttavia stato ingiusto verso alcuni esempi virtuosi che danno un senso alla Calabria dal punto di vista musicale. Sullo sfondo una miriade di gruppi di altra epoca. Vi cito velocemente gli Headcrasher (uno dei tanti nomi nostalgici degli anni Ottanta italiani) e gli Armagedon (non erano tanti i gruppi italiani a suonare così nel 1996). Inoltre, più vicini nel tempo e di cui non ho notizie da fin troppi anni, alcune figure importanti della mia crescita metallica: Amorphead, Land Of Hate, A Buried Existence, Acrylate e chissà quanti altri sto dimenticando. Ma questo non è un post nostalgico. D’altro canto avrei volentieri tirato fuori i Glacial Fear, loro sì che hanno sempre meritato tantissimo e sono stati piuttosto costanti. Mi concentro invece su una manciata di album usciti negli ultimi mesi/anni senza peccare in sensazionalismo fine a se stesso. Fate finta che ci siano anche i Minervium, destinati a belle cose, che hanno esordito non tanto tempo fa e ora pubblicano l’ep per Narcoleptica Productions. A proposito di Minervium, il loro batterista fa da trait d’union con la prima band della rassegna.

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