Intervista a Kenos / Sacrilegious Crown

Come fai a pensare al raw black metal a metà agosto, nella tua solita località balneare, mentre ti corrono accanto giovinette giulive e ragazzetti sorridenti, pieni di vita e con il cuore immerso nell’estate? Me lo sono chiesto pure io, ma non ho ancora capito perché sono così fuori posto. Ecco perché ho deciso di farmi i cazzi altrui per l’ennesima volta. In questa occasione è toccato a un tizio che non ha voluto rivelare la sua identità reale. Se bazzicate quelle label stranissime come Defiled Light o Perverse Homage o ancora Black Gangrene lo conoscete di sicuro: è Sacrilegious Crown. Nessuna pagina social, ma c’è Bandcamp per ascoltare e magari acquistare. [F]

Kenos, quali elementi esogeni ed endogeni ti hanno spinto a creare Sacrilegious Crown? Era il lontano 2015, o Metal Archives dice fesserie? Ciao F. e grazie per lo spazio concessomi. Sì, Sacrilegious Crown è nato nel 2015, quando rimasi affascinato da questa fantomatica etichetta, la Defiled Light. L’estetica che utilizzava mi colpì nel profondo e mi è difficile spiegare esattamente cosa, forse i richiami simbolici di un indefinito ed oscuro passato: le montagne, i castelli, le creature della notte, l’angoscia della morte. Ciò mi spinse a provare di creare qualcosa di mio. La creazione del progetto è stata puramente impulsiva ed è avvenuta contemporaneamente alla demo. In verità registrai delle tracce senza nome di una demo senza nome, per un progetto senza nome. Poi ho semplicemente nominato e riorganizzato un cosa che ho – come detto – impulsivamente registrato.

Kenos (κενός in greco) è il nome d’arte da te scelto. Spiegami cosa significa in relazione a Sacrilegious Crown. Kenos significa “vuoto” in greco e l’idea deriva dal concetto della kenosis, discusso sia nella mistica cristiana che nella teologia e in filosofia. Il concetto indica l’azione con cui Dio, l’eterno, l’essere si incarna in Cristo, di fatto “svuotandosi” di ciò che lo rende Dio per entrare nella dimensione umana. Il vuoto inteso non come assenza, ma come transizione da uno stato ad un altro. È il momento in cui ci si apre alla possibilità. Sacrilegious Crown vorrebbe esprimere di fatto musica contemplativa, in cui l’assenza di una produzione cristallina (anzi al contrario l’avvalersi di una grezza e caotica) vorrebbe portare l’ascoltatore non a concentrarsi, ma ad ascoltare/contemplate un flusso di musica che si avvale dell’ambiguità dei suoni, diventato un ascolto quasi più soggettivo che oggettivo.

La tua prima uscita, The Sacrilegious Ritual, è stata pubblicata per Defiled Light in soli venti esemplari. È stato il tuo primo contatto con l’ambiente raw black metal a livello internazionale? Come sei stato accolto? Prima dell’apparizione della Defiled Light non avrei mai immaginato che della musica così strettamente legata alle prime produzioni black metal degli anni 80 e 90 potesse di nuovo colpire degli ascoltatori. In verità abbiamo moltissime band che hanno continuato ad utilizzare l’estetica raw balck metal anche dopo la più facile disponibilità regalataci del digitale, ma quell’etichetta in particolare, così volutamente anonima e dalle produzioni lo-fi, riaccese, non solo in me, ma in moltissimi, l’interesse per quel tipo di estetica. Prima di allora non avevo mai pensato di fare del raw black . L’accoglienza è stata sopra qualsiasi aspettativa, non avrei mai immaginato che sarebbe potuta diventare una demo di “culto”. Ma devo dire che oltre a delle mie intuizioni per l’estetica, sia musicale che visiva, il merito di questa accoglienza è più propriamente dell’etichetta.

Non so se si può definire una transizione vera e propria, ma tu hai vissuto in prima persona il passaggio da Defiled Light a Perverse Homage, visto che The Forest Wail è la release numero quattro di quest’ultima label, diventata oggetto del desiderio (ma anche del mistero). Mi sai dire come è andata e come hai vissuto quel momento? Alex, il proprietario della Defiled Light mi disse che aveva lasciato troppo spazio a chiunque. Si sa: in un genere così ambiguo come il raw black, passare da un prodotto che vuole effettivamente comunicare qualcosa ad un ammasso di suoni senza senso è una linea molto sottile, perciò decise di aprire una nuova etichetta con pochi “adepti” che voleva continuare a produrre. Personalmente l’ho vissuta in totale tranquillità anche perché mi accorsi solo mesi dopo del reale interesse che si era creato dietro. Fino a quel momento facevo musica per il puro gusto di farlo e per sfogarmi.

Sei rimasto su Perverse Homage anche per il full length omonimo. Raccontami come sei riuscito a creare qualcosa di più esteso a livello temporale, senza perdere il bandolo della matassa. Hai cambiato qualcosa rispetto alle uscite precedenti? In realtà, dopo l’uscita delle prime due demo avrei voluto chiudere il progetto. Ma un giorno, mentre stavo facendo una passeggiata in un bosco, mi imbattei in una chiesa sconsacrata ed abbandonata. Vi entrai e mi trovai di fronte un vecchio affresco mal ridotto, rappresentate un monaco (credo San Francesco d’Assisi) in meditazione. Ne rimasi colpito. Ho sempre avuto un debole per le meditazioni religiose e per i luoghi di culto, da lì l’idea per l’album si presentò da sola. Dopo una prima registrazione che buttai perché troppo tagliente a livello sonoro, decisi di provare a registrare esasperando i riverberi e gli echi. Il risultato mi piace tuttora moltissimo ed era esattamente l’atmosfera che descriveva ciò che provai entrando in quella chiesa. Il cambiamento di sound non dipende esattamente dal volere una produzione migliore, ma è come per un pittore il cercare sfumature diverse dei colori.

Il 2018 non ci ha regalato nuova musica, ma è stato importante per cementificare la tua fama nel circuito. Non tutti riescono ad ottenere ristampe e edizioni in vinile. E ancora meno persone riescono a smaltire anche il materiale riproposto. Mi pare che tu ci sia riuscito alla grande. O sbaglio? Parliamo quindi dei tuoi rapporti con Black Gangrene e Night’s Coven, che si sono occupate rispettivamente di stampare il full su LP e le due demo in un’unica cassetta. In particolare, perché hai cambiato la copertina dell’LP? Sì. effettivamente il full in LP ha riscosso parecchio successo. È stato un piacere ricevere messaggi e e-mail di persone che avevano apprezzato il prodotto. Il mio rapporto con Black Gangrene è nato sotto consiglio di un amico espertissimo di etichette. Avevo proposto una ristampa alla Skjold, l’etichetta che produsse in vinile Vampyric Will di Sanguine Relic, che però purtroppo dopo un iniziale interesse mi disse che era troppo impegnata. Così, dietro consiglio di questo amico, scrissi alla Black Gangrene che fu felicissima di produrre l’LP del full e mi propose la ristampa delle due demo in una compilation sotto l’altra label del suo gestore, la Night’s Coven. La copertina dell’LP è stata cambiata dopo che vidi delle foto di un amica, davvero talentuosa, che utilizzava una macchina fotografica analogica. Le chiesi se avesse delle foto che potevo utilizzare per Sacrilegious Crown e lei non solo si rese disponibile, ma addirittura fece delle foto appositamente per il progetto. Anzi, approfitto dello spazio per ringraziarla ancora una volta. Il risultato è stato incredibile ed è una collaborazione che spero di riproporre in futuro.

Gli inediti più recenti li abbiamo sentiti a inizio anno. Flagellated Temple, dal nome che lascia intuire molto dei temi trattati, è uscito ancora per Black Gangrene. Come mai? Hai litigato con Perverse Homage? Ti sei stancato di quel modo di fare? Che differenze ci sono tra queste label? La Perverse Homage credo sia in stallo, non ci sentiamo da almeno due anni. Credo che la collaborazione sia finita, ma di fatto non ci siamo detti nulla. La Black Gangrene è un ottima label, molto professionale e che sa valorizzare gli artisti. La sostanziale differenza fra le due label è che con la Perverse Homage c’era un legame che non scindeva etichetta e progetto, era una collaborazione a 360° come per le altre band, questo è il suo bello e la sua particolarità.

A quanto pare Flagellated Temple ha segnato l’inizio di una nuova era per Sacrilegious Crown perché le voci sono state curate (in che modo me lo dirai tu) da due individui ben noti da queste parti, ossia i due Thecodontion. Cosa prova un musicista abituato a fare sempre tutto da solo quando deve collaborare con altre persone? Flagelleted Temple non ha esattamente segnato un nuovo inizio, ma è stata un collaborazione spensierata, in quanto con i due membri dei Thecodontion sono in contatto da anni. Oltre allo scream grezzo e acido di G.E.F., che ho sempre apprezzato, volevamo provare a mettere delle clean vocals all’interno di una demo raw, cosa che penso sia più unica che rara, ed è stata fondamentale la collaborazione di G.D., che ha cantato pulito in due tracce. Penso che il risultato sia stato molto interessante. Non ho problemi a fare collaborazioni, anzi spero di farne molte altre e con persone diverse in futuro.

Qual è la tua tecnica di tortura preferita? Se ti piace soffrire puoi anche dirmi quella che vorresti provare sulla tua pelle, non poniamoci limiti. La tortura a cui sono continuamente sottoposto non è fisica, ma mentale. Da qualche anno a questa parte soffro di depressione. Probabilmente ne soffro da sempre, ma è divenuta sempre più intensa negli ultimi anni. Uno dei fondamentali motivi che mi hanno legato al black metal sono i pensieri di morte che fin da quando ero piccolo mi accompagnano. E questi pensieri non sono necessariamente negativi, poiché la morte è l’evento fondamentale della vita da cui o prende o perde di senso. Il black metal, e Sacrilegious Crown in particolare, è il modo con cui scarico questa paura e con cui cerco di dare un senso a tutto. Per la sofferenza corporea bastano i tatuaggi come forma controllata di masochismo.

Tematicamente sei passato dal chiamare le tue canzoni riti (in The Sacrilegious Rites), poi Presenze/Sussurri (in The Forest Wail), in seguito Eresie (in Sacrilegious Crown) e infine torture (in Flagellated Temple). C’è una sorta di climax che le lega, uno sviluppo sia cronologico che di crudezza nelle figure utilizzate? In questa sede vorrei che mi spiegassi bene soprattutto le eresie e le torture, visto che hanno anche delle specificazioni nei titoli. La mia musica non ha esattamente un andamento lineare. La prima demo The Sacrilegious Ritual è nata dalla mia passione, quasi un feticismo, per le rovine di castelli e chiese dell’alto medioevo. Quando cala la notte e le tenebre pervadono questi antichi luoghi, la fantasia viaggia e sacerdoti di culti segreti e sacrileghi intonano litanie dissonanti contattando il mondo degli spiriti. The Forest Wail, la seconda demo, ha luogo nelle foreste quando d’inverno cala la neve e tutto diviene silente. In questo ambiente fuori dal tempo e dallo spazio le presenze sussurrano parole di terrore portandoci a perderci nella natura. Il full Sacrilegious Crown tratta di una ascesi, dalla scoperta della morte all’avvenimento della stessa, si passa gradualmente per delle fasi fino ad accettare la morte come compimento di un percorso purificatorio: la rivelazione, la cerimonia, i canti soffocati e la contemplazione. Flagelated Temple si compone di cinque torture praticate fin dall’antichità. I titoli sono stati scelti da G.E.F., esperto ed appassionato di storia.

C’è differenza tra il raw black metal e black metal suonato a cazzo di cane? Tu come ti regoli, tra strumentazione e produzione, per rientrare nella prima categoria e non nella seconda? Guarda, a mio parere è un discorso che ha poco senso, perché non si tratta tanto di suonare: il raw black è tutta una questione di suoni e artwork. Prima ho parlato spesso di estetica perché di questo si tratta, e quando tutto ciò che è prodotto dalle tracce e dall’artwork comunica il senso che si voleva trasmettere ci si può ritenere soddisfatti. È un genere molto ambiguo e sta all’ascoltatore giudicare se l’artista sia riuscito a dargli qualcosa. Io non mi regolo: sono i fan che giudicano.

Quanto tempo impieghi a creare una release Sacrilegious Crown? Quanto tempo passa dal balenare delle idee nella tua testa alla cassetta in mano ai tuoi accoliti? Per creare un album o una demo, almeno senza elaborazioni di post-produzione, ci metto una notte. Quando sento il bisogno di suonare mi chiudo in case isolate, di solito vecchie case di campagna di amici a cui chiedo la disponibilità, munito di sigarette e vino, e di solito in 5-6 ore ho almeno l’80% del lavoro fatto. Ricordiamo che comunque è un genere molto poco elaborato.

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È credenza diffusa che voi artisti raw black avete spostato i caproni war metal dal trono dei musicisti più incapaci del panorama musicale odierno. Riesci a smentire questa odiosa voce di corridoio? Non ti chiedo di indicare porzioni di alcune canzoni di Sacrilegious Crown, ma solo un confronto sul tema, partendo dalle parole di una mia vecchia conoscenza, Warrior, che nell’intervista di qualche tempo fa mi ha detto: “Il black metal è sempre stato una calamita per i casi umani e persone incapaci nel suonare, e soprattutto in Italia questo è lampante. Siamo saturi di persone che non sanno nemmeno cosa sono gli intervalli, triadi e cose così basilari, e nonostante tutto si sentono musicisti professionisti solo perché chiamati a suonare alle sagre di paese o in locali perennemente vuoti”. Ma guarda, il problema non è il sapere o non sapere suonare. Voglio dire: è chiaro che c’è un limite e non posso mettermi a suonare se non ho la minima idea di cosa sia un accordo, ma si tratta – come già detto – di creare un qualcosa di comunicativo. Per quanto riguarda il discorso Italia non è un discorso riguardante la bravura o meno degli artisti, ma di un circolo di band assolutamente anacronistiche e quanto meno ridicole, che producono poco, non hanno idea di cosa sia il panorama internazionale e i loro fan sono gli amici con cui prendono la birra il sabato sera.

L’altra grossa critica riguarda anche l’aspetto lirico. È un azzardo parlare di testi nel raw black di scuola Perverse Homage? Si arriva alla cultura che trasudano alcuni progetti olandesi (quelli di Robbert Van Rumund e Tjalling Janssen, ad esempio) oppure il livello è più viscerale e basilare? Sia la scuola di stampo Perverse Homage che di stampo Black Gangrene hanno dei livelli estremamente viscerali, i testi tendenzialmente o non vengono pubblicati o non esistono proprio, ma sarebbe interessante (almeno per me) pubblicare i testi in futuro.

Quando e perché si è sentito il bisogno di creare un distinguo tra stili di black metal fondato su una caratteristica come la “sporcizia”? Dal momento in cui il digitale è diventato sempre più fruibile e la qualità del D.I.Y. si è alzata molto, si è automaticamente sentito il bisogno di distinguere e di classificare “raw” ciò che è appositamente creato sporco. In generale le prime band black metal (dai Bathory agli Hellhammer, dai Mayhem a Burzum) avevano tutte qualità di registrazione molto scadente, mentre ora la qualità raw è diventata una caratteristica che richiama quei vecchi gruppi, un po’ come fa la vaporwave con il pop anni 80 e 90.

Perché secondo te il raw black metal è oramai quasi un genere a se stante, mentre se leggiamo categorie come hyper death metal o bloody grindcore ci facciamo due risate? Guarda non ho idea di cosa siano l’hyper death metal e tanto meno il bloody grindcore [perché li ho inventati sul momento], il raw è un genere a se stante perché chi lo suona e chi lo produce cerca di dare a questi prodotti delle caratteristiche specifiche, dal suono all’artwork. Il raw ormai bisogna appositamente volerlo fare, non credo convenga avere un registratore multi-traccia rispetto ad un pc e una scheda audio.

Sacrilegious Crown è uno dei pochi progetti raw black italiani. Sei in contatto con altri musicisti nostrani che suonano questa roba? Credi che – nonostante la nostra nazione sia numericamente meno prolifica di altre – ci sia una sorta di cultura del raw black metal qui da noi? A parte qualche demo del passato e qualche raro progetto odierno, in Italia non ci sono gruppi raw in senso stretto, e personalmente non sono in contatto con nessuno.

A proposito di cultura raw black, forse hai qualche legame con quella bosniaca: Ainul Iblis ti ha rifatto il logo. Ti sei interessato al funzionamento del Black Plague Circle o ad altre scene come quella portoghese? No, non ho nessun legame con la scena bosniaca, ed il logo mi è stato rifatto dalla Black Gangrene, che ha contatto Ainul Iblis. Non mi sono sinceramente interessato al Black Plague Circle, né ad altro e non mi sento appartenente a nessun tipo di “circle”, se così si può dire.

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Se digito Sacrilegious Crown su Google, uno dei primi risultati è una pagina Discogs che indica 24 euro come prezzo medio di vendita del tuo LP omonimo. Poco più in basso, il motore di ricerca piazza un blog sudamericano con la tua discografia disponibile per il download illegale. Come leggi questo dualismo tra gente che è disposta a spendere decine di euro per le tue cassette o vinili e gente che scarica gratis senza pietà? Questo è un dualismo che va avanti dalla nascita di internet, fra chi vuole solo ascoltare qualcosa tenendosela nel proprio telefono/pc/iPod, e chi invece, anche per hobby, ama avere i prodotti fisici da ascoltare sul giradischi o su vecchi lettori di audiocassette. Personalmente non mi importa molto che le persone scarichino la mia musica, anche perché comunque avere una passione per cd, cassette e vinili è decisamente costoso. Mi stupiscono invece quelli che preferiscono spendere 10 euro per il digitale quando potrebbero spendere altrettanto per il prodotto fisico.

Di solito i musicisti italiani sbagliano label e metodo di pubblicazione. Si ritrovano con centinaia di copie invendute a casa, che su altre piattaforme si svendono a due euro. Come ti senti ad essere fuori da questo circo penoso? Beh, è chiaro che se si vuole avere una buona label bisogna un po’ farsi il culo, mandare e-mail, fare ricerche per capire chi potrebbe essere interessato al prodotto che vuoi proporre. Spesso molti invece si fanno abbindolare da label mediocri che producono troppo e praticamente non sponsorizzano.

Ti sei infilato in una nicchia strana, in cui non avere social network ufficiali aumenta l’aura di culto e quindi la notorietà di un progetto. Ti sei chiesto perché diamine Sacrilegious Crown, con sforzi pubblicitari quasi nulli da parte tua (togliamo il quasi se vuoi) sia diventato un nome affermato in un determinato ambiente? Guarda, mi stai chiedendo ciò che anche per me è un mistero. Credo che la fortuna sia dovuta a quel contatto con la Defiled Light. Diciamo che ho pubblicato con l’etichetta giusta al momento giusto, perché in generale tutti progetti che firmarono con l’etichetta prima di chiudere ora sono “culto”m come Sanguine Relic, Orgy Of Carrion o Ghaisiuan. Ed in generale, in certi tipi di musica ci sono delle meccaniche molto strane. Mi viene sempre in mente, per guardare ad un genere completamente opposto dal punto di vista musicale, alla vaporwave, che nata per scherzo è riuscita a creare un enorme movimento subculturale.

Torniamo alla musica e chiudiamo con qualche previsione. Sentiremo ancora parlare di Sacrilegious Crown nel 2019? Nel tuo prossimo album i tuoi fan potranno finalmente dire “era meglio ai tempi delle demo, oramai si è commercializzato”? Effettivamente sì: a settembre uscirà il mio nuovo full, che si chiamerà Chenosi. È meno doom del primo, più marziale e disperato, una meditazione sulla mancanza di Dio e del senso distruttivo del nichilismo che ne consegue. Probabilmente i “true fan” pensano già da tempo che io mi sia commercializzato, ma non mi importa molto. Anche se ci riprovassi mille volte non potrei mai portare di nuovo alla luce una demo come The Sacrilegious Ritual. Ciò che è stato è stato: e sento il bisogno di evolvermi per continuare a creare.

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