Intervista ai Bedsore (death metal, Italia)

0013755026_100

Un tempo avrei snobbato un gruppo alla prima demo di due brani. Il ritornello sarebbe stato “ripassate quando avrete un disco lungo”. E se quel disco lungo non fosse mai arrivato proprio perché pochi webzinari hanno dato fiducia a quelle due canzoni? Oggi mi sentirei un verme intergalattico a dare una risposta del genere a chi si propone. Meglio un poco diplomatico “mi dispiace, mi fate davvero pena”, a questo punto. Ma non è più quell’epoca buia. Ora vado a spiluccare delle delizie che ancora non sono su Metal Archives. E soprattutto non è tempo di pietismo perché sono sicuro di avere tra le mani qualcosa di potenzialmente grosso. Il suo nome è Bedsore. [F]

Ragazzi, forniamo un background dei Bedsore. Voi credete nella superstizione? Secondo voi delle lodi così accese alla vostra musica (come quello che ho scritto sopra) potrebbero mai sortire l’effetto opposto? No non ci crediamo molto, pensiamo che la valenza artistica di un determinato lavoro sia qualcosa a se stante, ovviamente una critica od un elogio possono influenzare l’immagine del gruppo, ma in sostanza la cosa più importante è il rapporto esclusivo che si instaura tra artista ed ascoltatore. Citando Roger Waters “Alla fine, tutto ciò che conta, è se ti commuove o no“.

Bedsore fa pensare subito a un gruppo di death metal molto truculento, goregrind o simili… perché questo nome visto che poco o nulla è come sembra? Sì, hai ragione, a volte nulla è come sembra, così come in altri casi non c’è nulla di velato. Nel nostro nome però, coesistono entrambe le realtà. Il primo significato è da considerasi come un tributo a band OSDM come Carcass, Cadaver e Autopsy, gruppi con cui siamo cresciuti e che consideriamo seminali. Pertanto è sicuramente corretta un’interpretazione più diretta e letterale, se si prende il termine per quello che è, ovvero, nella sua accezione più clinica e medica, “piaga da decubito”. Allo stesso tempo però il nome ha un significato meno evidente. Se lo si intende come “sofferenza del letto” è facile capire che la piaga è qualcosa che attecchisce all’interno dell’animo umano, ed il letto è semplicemente il portale in grado di traghettarci in un mondo fatto di ansie e paure, dove perdiamo il totale controllo di noi stessi: stiamo parlando del mondo dei sogni, il mondo della psiche più profonda.

Spesso si sente dire che i giovani sono asociali, solitari, dietro il vetro di uno smartphone. Nel metal i più integerrimi pensano che oggi lo spirito originario sia sparito dalle nuove band. Voi che vi siete formati da non molto, siete debuttanti, e siete in due, come vi ponete rispetto al caro vecchio metal, tutto bestemmioni, alcool e sudate in localini minuscoli? Perché la cosa più old school che mi avete citato nelle influenze sono un gruppo molto amato, ma anche problematico per un metallaro classico, gli Edge of Sanity? Gli Edge of Sanity rappresentano sicuramente il gruppo della prima ondata che come concept si avvicina di più alla nostra idea di musica. Poi, che lo spirito originario del metal sia scomparso, non è una visione condividiamo: basta seguire la scena death metal underground di oggi per rendersi conto che ci sono tantissimi gruppi in grado di non far rimpiangere i fasti del passato (vedi il Kill-town deathfest di qualche settimana fa). Infine riguardo al nostro rapporto con l’old school, beh, è qualcosa che musicalmente e attitudinalmente ci contraddistingue e che farà sempre parte di noi, tuttavia, come emerge dalla nostra musica, non ci caratterizza nel complesso.

a3390084041_16

Se si guarda la copertina (ad opera del magico Samuele Gore, già noto da queste parti per aver collaborato con gli Askesis), viene subito in mente qualcosa di particolare. La scelta del concept e dei colori è stata concordata con l’autore o vi siete fidati ciecamente? Samuele prima di essere un eccezionale artista è anche un nostro caro amico pertanto ci siamo fidati ciecamente di lui. Il processo di realizzazione è avvenuto con molta naturalezza, gli abbiamo chiesto di lasciarsi guidare totalmente da musica e testi nella direzione che lui sentiva più adatta, il risultato è stato qualcosa di talmente evocativo che alla fine il suo dipinto è diventato qualcosa di più di una semplice cover art, ma bensì una componente fondamentale dell’esperienza fornita dal demo, un perfetto esempio di coesione tra musica e immagine dove l’una non è in grado di esistere senza l’altra.

Quando poi si legge il titolo del primo brano il sipario si alza definitivamente: a voi Lovecraft piace molto. Arriverà un giorno in cui i metallari si emanciperanno dalle sue storie oppure l’ispirazione che emana è davvero infinita? Probabilmente no. Per noi è stato una grande ispirazione, sopratutto nella fase più embrionale del progetto quando il concept si stava ancora sviluppando. I suoi scenari orrorifici e sognanti si sposavano alla perfezione con quello che erano le atmosfere che volevamo emanare. Inoltre, il pezzo di cui parli voleva essere una specie di rito di passaggio prima di addentrarci totalmente nel concept più introspettivo e personale che già si intravede nella seconda parte del demo, e che caratterizzerà, in maniera predominante, gran parte dei nostri prossimi lavori.

Due canzoni, lunghe tra gli otto e i nove minuti, compongono la vostra prima demo. Quanto tempo è passato dal momento in cui hanno iniziato a ronzarvi in testa le idee? In realtà i pezzi hanno preso forma di getto ed in maniera fluida ed omogenea, quasi in uno stato di trance, nel quale abbiamo elaborato, nel giro di pochi mesi, il demo e buona parte del materiale futuro. Gli eventi di cui parliamo risalgono circa a fine estate 2017.

Nella realizzazione della demo eravate in due. Entrambi chitarristi. C’è stato qualche momento in cui vi siete sentiti in difficoltà, ad esempio nel mettere su la batteria e per darle i suoni che volevate? Ci siamo sempre approcciati alla cosa più come compositori che come strumentisti, tra l’altro uno di noi è pianista prima che chitarrista. La stesura dei pezzi era già chiara nella nostra mente in tutte le sue componenti.

Credete che lo spazio destinato alle chitarre (tantissimo ovviamente nella demo) possa ridursi quando diverrete grandi? E per grandi intendo sia più anziani che più gruppo, inglobando altri musicisti. Senza dubbio lo spazio rivestito dalle chitarre è molto ampio, anche se pensiamo più per una ragione legata alla natura del genere che ad altro: il nostro intento fin dall’inizio è stato quello di valorizzare al meglio la linea di ogni singolo strumento, basti pensare alla scelta dei synth e di un basso fretless. Ovviamente in futuro e con l’ausilio di altri membri avremo la possibilità di farlo in maniera ancora migliore.

Sia Sleepless dei Seventh Genocide (in cui ambedue suonate) che At The Mountain of Madness raggiungono i nove minuti, ma a me pare che le similitudini non finiscano qui. Infatti contengono delle parti iniziali e conclusive di pura atmosfera, come se fossero dei momenti per preparare l’ingresso e l’uscita dal brano. Spiegatemi come sono state create quelle parti delle canzoni appena citate e come possono accostarsi/distanziarsi. La spiegazione a tutto questo probabilmente risiede nella nostra formazione artistica figlia, prima di ogni cosa, del rock progressivo degli anni 70. È naturale che, crescendo fin da bambini con la concezione che una suite di 17 minuti come Atom Heart Mother sia la norma, alla fine si componga materiale in quest’ottica. Poi quello che differenzia i due progetti sono sicuramente le atmosfere, le tematiche e principalmente il sound e le influenze, prettamente death metal nell’uno, atmospheric black metal nell’altro.

Come pensate di emergere in un contesto italiano in cui generalmente si considera sperimentale un disco dei Marduk come Viktoria, con un brano punk in apertura? State avendo più feedback dal nostro Paese o dall’estero? In realtà il nostro obiettivo principale è riuscire a fare musica nella maniera che ci siamo predisposti, riuscendo, perché no, a creare qualcosa di nuovo e stimolante sia per noi che per chi ci ascolta. Ciò non toglie ovviamente che speriamo di levarci più soddisfazioni possibili, anche se c’è da ammettere che non sarà per niente facile, visto che in Italia, per il nostro genere praticamente non esiste una vera e propria scena di riferimento, ed anche all’estero, nonostante ci siano tantissime realtà interessanti, si parla ancora di underground. Tuttavia ad oggi il feedback è stato positivo ed inaspettato.

Con una demo di due canzoni siete arrivati su No Clean Singing. Wow! Com’è possibile? C’è speranza per l’umanità o semplicemente avete gli agganci giusti? Sicuramente in questi mesi ci sono state delle figure a noi molto vicine che ci hanno aiutato. Queste ultime però sono sempre state mosse da genuino entusiasmo verso la nostra musica e nient’altro, e di questo ne siamo davvero soddisfatti e stupiti. Quindi si, ci sentiamo sicuramente di dire che oggigiorno è importante essere nel posto giusto al momento giusto, ma altrettanto consapevoli che se il prodotto è qualitativamente valido sicuro non passerà totalmente inosservato.

Prossimamente la demo sarà stampata su cassetta per Reaping Death Records. Come siete arrivati a questa etichetta indonesiana? Entrambi siamo collezionisti di tape, CD e vinili, quindi spulciare nei meandri del web è il nostro passatempo quotidiano. Non è stato difficile incappare nella neonata Reaping Death Records, che al tempo stava pubblicando la sua prima uscita, una fichissima ristampa del capolavoro degli Obliteration, Black Death Horizon (2013), alla quale sarebbero seguite, e seguiranno, release del calibro di Taphos, Undergang e Morbus Chron, praticamente tutte nostre grandi influenze. Il sodalizio artistico è stato immediato con grande soddisfazione per entrambi.

Tutti mi dicono che in Italia le cassette si vendono poco. E voi, italiani, decidete di pubblicare la demo in cassetta. Perché, secondo voi? Siete già proiettati oltre i confini nazionali? Il motivo è duplice: innanzitutto volevamo che gli standard del nostro demo rispecchiassero quelli dei primi anni 90, e che oggi sono diventati di culto nel death metal. Quale miglior formato per un demo old school? D’altro canto poi, come ogni gruppo appena avviato, abbiamo moltissime spese e pochissimi rientri, pertanto quella della cassetta ci è sembrata la via più praticabile.

Qual è la vostra caratteristica che farà girare la testa agli ascoltatori, proprio come nel celebre meme? Anzitutto complimenti per il meme, molto simpatico! E poi grazie, è un onore essere accostati ad un gruppo della caratura degli Obscura, nonostante non siano una nostra grande influenza. A differenza loro non siamo dei grandi fan di quel tipo di tecnicismo, preferiamo una complessità al livello della struttura della canzone, ci piacciono più gruppi sulla scia di Demilich, Atheist o i Death di Sound of Perseverence. Implementando poi il tutto con il prog rock più oscuro e tanti altri tipi di contaminazioni si ottiene a grandi linee la nostra formula, nonostante poi la nostra matrice death sia comunque in continuo movimento spaziando dal death/doom finlandese fino ad arrivare alla moderna scena death americana o danese. Speriamo che questi elementi possano essere sufficienti da soli ad invogliare un possibile ascoltatore.

2hoe8h

Molte etichette evitano di trattare album brevi come il vostro, è un formato che non vende abbastanza purtroppo. Se per altri gruppi è facile prevedere la strada verso il full length, con voi la mia mente è andata in corto circuito, ho un fermo-immagine con la copertina della demo che ipnotizza fino a stordirmi. Ecco, voi siete pronti a creare qualcos’altro oltre la demo? Come intendete convincere le label che valete ben più di qualcosa? Al livello di materiale siamo sicuramente pronti, come ti abbiamo già anticipato ci sono in cantiere idee sufficienti già per la durata di un full-length, anche se non possiamo dire con certezza che sarà il nostro passo successivo. Per ora ci focalizzeremo sul plasmare al meglio ogni riff e speriamo che affinando la nostra proposta ed anche il nostro sound, sopratutto in studio, riusciremo a beccare qualche situazione interessante. Ovviamente con un running time maggiore avremo più spazio per quelle che sono le nostre molteplici influenze, cercheremo di toccare picchi di death ancora più marcio ma anche di creare sezioni sempre più visionarie.

Un metallaro stagionato, con la sua t-shirt scolorita più vecchia di voi, vi ferma dicendovi che quello che fate non è minimamente paragonabile alla storica musica degli anni Novanta e che state giocando con qualcosa di più grande di voi. Cosa gli rispondete? Intanto risponderemmo che ha probabilmente ragione, di certo non siamo noi che possiamo colmare il posto dei monoliti del death anni 90, ma in caso contrario, nel caso in cui stesse parlando della scena odierna, di tanti altri gruppi che come noi hanno deciso di suonare un death fedele agli stilemi della prima ondata ma cercando di creare allo stesso tempo qualcosa di nuovo, gli diremmo di certo, che è rimasto indietro di quasi 30 anni, e cazzo, si sta perdendo davvero un sacco di bella musica. Noi amiamo capolavori del genere come Left Hand Path ma allo stesso tempo pensiamo che dischi di gruppi come Spectral Voice, Horrendous, Krypts o Phrenelith abbiano ben poco da invidiare.

Un mio amico, metallaro d’altri tempi che non ha mai chiuso verso le novità, mi ha detto che il tipo di atmosfera che avete creato rende bene proprio perché su demo e con una ripulita dei suoni non sarebbero affascinanti allo stesso modo. Che ne pensate? Ora dovrete fare di tutto per smentirlo! Ci dispiace dirtelo ma non smentiamo assolutamente, è proprio così che volevamo fosse il demo, e non ci sono dubbi che gran parte del suo fascino è dovuta a questo, ovviamente per le prossime release sposteremo il target verso qualcosa di molto più prodotto.

Sotto una recensione dei Morbus Chron un tizio ha commentato che c’è poco da scherzare con quella malattia. Visto che li citate come vostri simili nel presentarvi al pubblico, pensate che lo stesso utente, o anche altri, possano moralizzare sulle piaghe da decubito (bedsore, appunto)? Pensiamo che fare morale in questi casi sia la cosa più stupida possibile, la maggior parte di questi gruppi non sta scherzando riguardo queste tematiche. Sofferenza, disagio, malattie ed assassini efferati fanno spesso parte delle nostre vite molto più di quanto si è portati a pensare; i temi spesso vengono affrontati in maniera descrittiva, a volte sono un tributo ad un certo filone horror letterario o cinematografico come i grandi cult e b-movie, o molto più semplicemente vengono trattati questi argomenti per esorcizzare il dolore che la vita ogni giorno ci concede, che possono derivare dalla morte di un padre o di un fratello. Ed anche nel caso in cui ci si volesse giocare, ben venga un sorriso nell’affrontare queste avversità. Questo fa del death sicuramente una musica più vera, a differenza di altri generi musicali, pop su tutti, in cui spesso tutti si identificano ma che narra di situazioni utopiche che mai esisteranno nella mera esistenza che ci spetta.

Allo stato, con questi due brani, sareste pronti a suonare dal vivo? Che tipo di musicisti vi dovrebbero accompagnare? Gente che -riprendo un concetto di prima- sa che comandano le chitarre? Stiamo proprio in questi giorni affinando il nostro live set, che sarà composto di questi due pezzi più qualcosa di inedito. Nei prossimi mesi faremo le prime apparizioni sul palco e ad accompagnarci ci saranno Giulio Rimoli al basso (Deadborn, Ingurgitating Oblivion) ed un batterista ancora in via di definizione. Questa molto probabilmente sarà anche la line up che entrerà in studio in vista dei prossimi lavori. Inoltre ci teniamo a ringraziare Rodolfo Ciuffo (Seventh Genocide, Shores of Null live sessionist) che è stato l’autore di mixing e mastering nonché performer al basso fretless sul nostro demo.

0013753875_10

C’è qualcuno come voi, nelle idee e nel genere suonato, in Italia? Sto già pensando a una formazione per un ipotetico tour. Nel genere suonato probabilmente quasi nulla, forse i nuovi Assumption di quest’anno, usciti sotto Everlasting Spew Records. Mentre nelle idee sì, ci sono sicuramente molti gruppi che suonano metal in maniera davvero molto originale ed accattivante, e ci vengono in mente i Night Gaunt, gli sciolti Morbus Grave o i quasi concittadini Thecodontion con la loro preistorica formula di war metal e con i quali condivideremo il palco nei prossimi tempi.

Vi sarebbe fastidio che si definisse in un modo clamorosamente sbagliato la vostra musica con un “beh, alla fine sono un incrocio tra Death e Voivod, con una batteria un po’ storta”? Ci sta etichettarvi “deathgaze”? “Death e Voivod con una batteria un po’ storta?” Cavolo, ci farebbe piacere essere definiti così! Come detto prima per i Death, vale lo stesso per i Voivod. Sono un gruppo che ci ha influenzato tantissimo, sopratutto per il loro tecnicismo più cerebrale, di natura senza dubbio progressive. Non si sono mai limitati nello sperimentare, ed anche a livello tematico sono un gruppo che ci affascina moltissimo. Allo stesso modo parlando del termine “deathgaze”, direi che come etichetta sicuro non la disdegniamo, non ti neghiamo che spesso in saletta componendo e dando forma ai suoni, ci siamo detti fra noi: “Sarebbe davvero figo se riuscissimo a fare con il death quello che gli Wolves in the Throne Room sono riusciti a fare con il black metal”. Il risultato lo si può tastare con mano nel demo: è cosi che abbiamo cominciato ad inserire su alcune distorsioni di HM2 prima il phaser poi reverberi e delay, sembrava che i My Bloody Valentine o gli Slowdive si fossero incontrati con Michael Amott nella stessa stanza. Ad oggi, forse l’unico problema è che ci rispecchiamo in ognuna di queste catalogazioni, ma al contempo nessuna tra tutte è in grado di abbracciare completamente quello che è lo spettro totale delle nostre influenze o di quello che abbiamo intenzione di proporre.

Quanto vi mancano i Morbus Chron? Credete che abbiano lasciato qualcosa in sospeso o il loro scioglimento è per voi una specie di spinta per riempire quel vuoto? Inutile negarlo stiamo parlando forse del nostro gruppo preferito! Riguardo al loro percorso bisogna dire che sicuramente dopo un disco come Sweven sarebbe stato difficile ripetersi e lo scioglimento dopo una carriera del genere contribuirà ancora di più a iscriverli nell’olimpo del metal underground. Sono e continueranno ad essere una grande ispirazione per noi e per tutti gli altri gruppi che cercano di spingere oltre questo genere, in ogni senso.

Quando ci risentiremo per aggiornamenti succulenti sulla vostra carriera? Molto presto, tra qualche mese per l’aspetto live, nel 2019 per nuovo materiale. Ci teniamo a ringraziarti per l’opportunità che ci hai concesso, Spread the Sore!

4 pensieri su “Intervista ai Bedsore (death metal, Italia)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...