Blog Thrower – Io sto con i cinghiali

Grazie infinite!

Il Raglio del Mulo

Blog Thrower per il sottoscritto è stata una guida. Distratto dai nomi mainstream che popolavano per ovvie ragioni le colonne del sito con cui collaboravo in precedenza (Metal Hammer Italia), avevo trovato tra le colonne cinghialose un approdo sicuro quando avevo voglia di scoprire quelle “bandcheascoltanoigiovani”. Il buon Frank non mi hai tradito, per questo la sua decisione di sospendere l’attività mi ha sorpreso. Non che non la comprenda, anche io in questi venti anni di (dis)onorata carriera ho più volte desiderato mollare, salvo poi ritrovarmi alle prese con nuove avventure (che oggi si chiamano Il Raglio del Mulo e Rockerilla). Ho contattato Frank per salutarlo e, magari, rubargli qualche segreto…

Ciao Frank, il 2 giugno scorso con un post sui social network annunciavi la sospensione delle pubblicazioni su Blog Thrower: ti andrebbe di tornare sulle ragioni che hanno portato a questo gesto “estremo”?
L’hai davvero percepito come gesto estremo?…

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Tanti saluti dal Burmini

Come alcuni di voi già avranno intuito, sto passando un periodo non felicissimo. Da un lato la vita reale mi toglie il fiato. Dall’altro, questi mesi di lockdown mi hanno concesso un sacco di tempo per ascoltare musica. Dischi nuovi-nuovi, dischi vecchi-ma-nuovi-per-me, dai Beatles agli O, dai Moody Blues ai Sol Iustitiae. Insomma, probabilmente ho fatto indigestione e adesso non mi entra più nulla.

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Intervista a Michele Labratti (Yakisoba, Full Body Punishment, Casket Garden, Congenital Deformity, Phreatomagmatic Death, Permanent Headache, Necrotized Mass e altri)

Conosco Michele Labratti relativamente da poco, quando nel 2018 mi sparò in faccia quei pochi minuti di Full Body Punishment. Pensai: “questo è un matto”. In seguito scoprii Yakisoba, la sua creatura più celebre. Pensai, ancor più interessato: “questo matto è marcio dentro e fuori”.  Poi è uscito Fossilized di Phreatomagmatic Death. Pensai, in preda all’esaltazione: “questo matto marcio deve raccontarmi un po’ di cose”. Nel frattempo ho scoperto che mister Labratti aveva tanti altri progettini, di cui alcuni usciti nel periodo della quarantena da coronavirus (tra cui Congenital Deformity, su tape pubblicata dallo zio Pech di Unholy Domain Records, una delle label più fighe del pianeta, e Necrotized Mass, in cui dimostra l’innamoramento verso Repulsion e Impetigo). Ci tengo a ricordarvi che io mi sono concentrato sulla sua musica più grind/gore/metal, ma ho lasciato inesplorato il suo versante più noise. [F]

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Punk nella testa, non nella cresta – Intervista agli Egestas

Che periodo di merda. Per fortuna ci sono le mie chiacchierate coi migliori gruppi che scorgo attorno a me. Quando poi si crea un contatto diretto, quando ci si capisce al volo (o quasi), ritrovo me stesso e mi reincarno in una forma di vita superiore. Da cinghiale potrei quasi avvicinarmi allo status di essere umano. Una sorta di Pinocchio con le setole ispide e il grugno irregolare. Va bene, l’immagine è già piuttosto fedele alla realtà. Questo per dirvi che gli Egestas sono entrati rapidamente nel mio cuore, lo hanno devastato e so che difficilmente ne usciranno. Oltre le rovine è stato pubblicato a fine 2019 per una cordata DIY di altissimo livello: ZAS Autoproduzioni RecordsRADIO PUNKSedation, Mastice Produzioni, Fresh Outbreak RecordsSpaccio Dischi, L’Oltraggio Autoproduzioni, End Of Silence Records, Terapia Intensiva, Choicesofyourown – diy zoneDischirozziDisastro Sonoro. [F]

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Intervista ai laCasta

Cristo, come passa il tempo! Ho intervistato i laCasta oltre due anni fa, una breve chiacchierata introduttiva in cui li conoscevamo e cominciavamo a capire di che pasta erano fatti. Adesso, dopo aver ascoltato In Æternvm (Argonauta Records) posso dire con cognizione di causa che avevo scommesso bene su di loro. Non che Encyclia fosse brutto, ma è sicuramente ridimensionato se messo accanto al nuovo album di cui scopriremo presto un bel po’ di dettagli. La parola va a Mario Morgante e Marino Martellotta, rispettivamente chitarrista e bassista della band pugliese. Gli altri membri sono: Alessandro Donnaloia (cantante) e Tommaso Cavallo (batterista) [F]

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Intervista agli O

Primo aprile, la deflagrazione: il nuovo album degli O è uscito su Bandcamp. Vado nel panico, sulle prime non ho il coraggio di ascoltarlo, figuratevi di chiedere una delle mie solite intervista ficcanaso. Il motivo è il seguente: se fosse stato anche solo in parte meno bello dei suoi predecessori non avrei retto il dispiacere. E invece, come avrete oramai intuito, Antropocene è un altro lavoro maiuscolo, notevole, imprescindibile. Sono felice che Samuele e Maurizio, rispettivamente cantante e bassista, abbiano risposto così volentieri alle mie domande: è una graditissima conferma delle impressioni ultra positive che avevo di loro. [F]

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Intervista ai Consumer

Ricostruire il mio rapporto con la Sicilia è piuttosto semplice. Basta rammentare quali gruppi passati sulle riviste metal più o meno tra il 2008 e il 2011 possono aver suscitato l’interesse di un ragazzotto lucano senza internet veloce. Sicuramente c’erano Beasts of Torah, Cadaver Mutilator, Golah, Guru of Darkness, Necrass, Untory, Fangtooth, vado a mente. Solo in seguito ho avuto modo di approfondire i big, vecchi (Inchiuvatu, Heretical, Schizo) e nuovi (Bunker 66). Da allora le cose sono radicalmente cambiate. Una marea di band è morta, ma ne sono anche nate un bel po’. Parlando di scena siciliana odierna, sapete già molte cose se avete letto i miei precedenti colloqui con Malauriu, Krigere Wolf, Nerobove, Fordomth, Humanity Eclipse e Tifone Crew (senza dimenticare che anche altri soggetti, geograficamente ubicati altrove, hanno sangue siculo, come Mirko dei Coexistence oppure Giorgio di Assumption e Dolore). Ebbene, sempre nell’orbita di Tifone Crew gravita questo progettino a modo, nuovissimo e con le intenzioni molto chiare. Lascio la parola ai Consumer, perché altrimenti torno a dilungarmi sui ricordi, a cui credo non freghi un cazzo a nessuno [F]

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La saggezza del vagabondo metalpunk: intervista agli Hobos

Quanto sono presi bene gli Hobos? Vi auguro vivamente di incontrarli, anche virtualmente se potete, perché in un battibaleno riescono a travolgerti. Lo leggerete: in poche parole sanno condensare un mondo, bello e brutto allo stesso tempo, ma vissuto in prima persona e per questo di grandissimo valore umano. Oltre a questo, come se non bastasse, Nell’era dell’apparenza è uno dei miei dischi preferiti dell’anno scorso e credo che dovreste ascoltarlo appena finite di gustarvi tutta d’un fiato l’intervistina che segue. [F]

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Intervista ai Ferum

Nel pieno di un’emergenza sanitaria non tutti hanno voglia di approfondire temi macabri trattati in maniera leggera, lo so. Allo stesso modo sono consapevole che forse neppure alcuni lettori vorranno buttarsi a capofitto nell’atmosfera fetida che di solito promana dalle paginette candide di questo blog. Eppure io non so scrivere d’altro. Gli speciali sul Covid-19 lasciamoli agli esperti, non fingiamoci virologi perché sembra che sia una specializzazione molto diffusa, soprattutto sui social, da qualche settimana a questa parte. Dicevo che qui si parla dell’amico di una vita, il death metal. E lo faccio, con immenso piacere, ospitando una band che adoro, che ha esordito a fine 2018 su cassetta e cd con due etichette fantastiche. A voi i Ferum, di cui vi ho già parlato nei miei resoconti di due concertoni tanto belli, ma tanto belli che vi meritate una pacca sulla spalla se ve li siete persi con coscienza e volontà. [English version by Lorenzo Tosatti HERE] [F]

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