Eldamar – A Dark Forgotten Past (Northern Silence Productions) 2017

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La vita, a volte, sa essere di una semplicità spaventosa. Mathias Hemmingby, classe 1996, grazie al suo primo album sotto il nome di Eldamar, ha raggiunto UN MILIONE di visualizzazioni su Youtube. Spero che almeno un decimo di questo numero immenso abbia ascoltato interamente il suo The Force Of The Ancient Land.

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Tongues – Hreilia (I, Voidhanger Records) 2017

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Mmmmmmmmmm! La mia recensione potrebbe finire qui, con un me gongolante e in totale estasi. Quanto mi è mancata I, Voidhanger in questi primi mesi di blog, quanto mi son mancati i Tongues! Gente di poche parole, niente coriandoli nel cervello o idolatria alcuna. I danesi mi avevano buttato giù nel 2014 con l’intenso Thélesis Ignis, in cui rendevano i Desolate Shrine schiavi sessuali dei Deathspell Omega (e viceversa).

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Chi fa da sé… fa da sé #2: Antigone’s Fate, Vargrav, Elegiac, The Clearing Path, Cryptivore

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Nel segno di Paolo Bitta, unico vate e ispiratore di modi di dire lasciati a metà, mi appropinquo verso le uscite del 2018, ma ho ancora una caterva di roba molto meritevole da segnalarvi dagli scorsi mesi. I miei (nostri ormai) amici musicisti più o meno dichiaratamente sociopatici vanno avanti per la loro strada lastricata di intenti folli e imprese fuori dal comune e non potrei essere più felice, come lo sono oggi, di dar conto di alcuni di loro, che hanno reso l’inverno una stagione migliore e il panorama metal ancor più ricco.

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Intervista ai Tuna De Tierra (heavy psych / stoner, Campania)

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Anche se il blog era partito come contenitore bizzarro di metallo molesto, vorrei presentarvi una simpatica eccezione a questa regola non scritta. D’altronde anche coi Rancho Bizzarro vi ho portati un po’ fuori strada. Ebbene, i Tuna De Tierra hanno pubblicato da pochi mesi il loro primo full length per Argonauta Records. Non mi andava di scrivere qualcosa al riguardo, innanzitutto perché non ne sarei in grado a causa di una frequentazione solo sporadica del genere, e poi perché li ho visti crescere, letteralmente, mentre frequentavo Napoli, qualche anno fa. Non sarei oggettivo, per questo lascio decidere a voi se vale la pena supportare questo trio di bella gente. [F]

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The Modern Age Slavery – Stygian (Innerstrength Records) 2017

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Ascoltavo metal da poco, ero all’ABC. Per imparare il resto dell’alfabeto compravo riviste di genere, di cui a malapena conoscevo il gruppo di copertina. Credo fossero i tempi di Rocksound quando c’era ancora la compilation in allegato o era appena stato sostituito con il download degli stessi brani, di cui non potevo godere se non dopo un pomeriggio intero di smanettamenti al pc. Lì trovai un trafiletto con la recensione di un disco deathcore.

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Splittini bellini #1: Lihhamon / I I, Paramnesia / Ultha, Barshasketh / Outre, Cultes des Ghoules / Sepulchral Zeal, Jute Gyte / Spectral Lore

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Sto rivalutando tantissimo questo formato, sapete? No, non il lupo. Lo split. E prende piede in me una triste considerazione: gli split più pubblicizzati, più diffusi e più acclamati di solito sono i più inutili. Ricordate quella roba imbarazzante tra Bulldozer e Death SS? Ecco, capite cosa intendo. Me ne sono già passati tra le mani alcuni, in autunno fu il tempo di BLSPHM e Sutekh Hexen, poi della combo cilena Wrathprayer e Force of Darkness. Bei ricordi! Ho deciso di raccogliere in un unico post gli altri splittini che mi hanno colpito molto e ovviamente sono fortemente consigliati.

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