Intervista a Warrior (ossia chi sta dietro a Ancestral Vision, Peridexion Tree, Stige e diversi altri)

Avere qualcosa da dire è molto raro al giorno d’oggi. Dubito anche di me stesso, anzi spesso sono sicuro di non avere nulla di interessante da condividere con gli altri. Probabilmente è vero, ma spero di sbagliarmi e di essere solo in un periodo un po’ grigio della mia vita. Nel frattempo ammiro i musicisti. Li osservo, li ascolto e li ospito. Per fortuna loro hanno tantissimo da dire e se solo sono riuscito ad agevolare questa comunicazione mi ritengo felice. Grazie a Andrea Guerriero, in arte Warrior, ho riscoperto la profondità del metal estremo. Davvero, non ho più nulla da aggiungere, quest’intervista mi ha fatto riflettere moltissimo. Spero vi faccia lo stesso effetto. [F]

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Caro Warrior, sono arrivato in parallelo a diversi tuoi progetti, negli ultimi mesi. Era tutto finito nella infinita wishlist di Bandcamp. Quando ho scoperto che c’era dietro un unico individuo non ho potuto trattenermi. Ma c’è stato un tempo, anni or sono, in cui le cose erano diverse… se ti dico Guazzabuglio HC e Valhalla HC che sentimenti provi? Mi manca molto quel periodo. Grazie a questi due progetti ho potuto approcciarmi alla batteria, strumento che adoro suonare. In entrambi i gruppi, poi, era presente anche il ragazzo che ha fondato con me Stige (purtroppo adesso studia a Milano, anche se l’idea di riprendere a suonare insieme non ci ha mai abbandonato del tutto). Sicuramente, il divertimento era il fulcro di questi due progetti, e il fatto che la nostra musica fosse condizionata da personaggi quali GG Allin, Anal Cunt e compagnia lascia bene intendere tutto. Il più grande rimpianto è sicuramente quello di non essere riuscito a registrare l’album con i Guazzabuglio HC, anche perchè musicalmente era molto interessante (dal thrashcore/punk stavamo sfociando in un black/punk molto particolare).

Ti confesso che ho iniziato con nomi che ho trovato su Metal Archives e che vanno oltre la competenza di quel sito… su cui torneremo dopo. Ora vorrei ti soffermassi sul momento in cui hai deciso di fare da te, di metterti in proprio, di dire no alla dimensione di gruppo musicale. Nei Sonnenrad, che mi pare siano venuti un po’ dopo, chi c’era con te? Quella potrebbe essere definita un’esperienza di transizione verso quello che sei adesso? Oppure tu sei un tipo che è sempre proiettato verso altre cose? I Sonnenrad, gruppo partito per scherzo, hanno avuto anche troppe attenzioni per quanto mi riguarda. è stato sicuramente molto utile, in quanto mi ha aiutato ad approcciarmi all’home recording, ma non la considerei una fase di transizione, alla fine era un progetto goliardico (almeno dal mio punto di vista), fatto principalmente per prendere in giro coloro che fanno della loro musica un veicolo di propaganda politica (a parte questo, ho un EP e un full già registrati, è probabile che entro non troppo rilasci qualcosa, ma si vedrà).

Nel frattempo però usciva la prima demo a nome Stige. C’è una recensione abbastanza spietata qui Cosa ne pensi? Te la sei meritata? A me piace un sacco Crushing The Gods, ma non sono male la title track in cui canti in modo diverso e la strana -in questo contesto- Grigio Mare. Beh, la prima demo di Stige è stata forse una delle cose più divertenti che abbia mai prodotto. Quando registrammo la batteria avevo un febbrone da cavallo e a malapena mi reggevo in piedi. Inizialmente il mio ruolo nel progetto era fare voci e percussioni, ma avendo tre brani praticamente già scritti (Crushing the gods, Grigio mare e l’outro) decisi di inserirli, in quanto funzionavano nel contesto. La voce di questi brani la registrai io, mentre degli altri due il mio compare (per quello sono così diverse). Riguardo alle recensioni ci son stati molti pareri discordanti, abbiamo ricevuto complimenti e insulti, soprattutto da persone che volevano paragonarci a tutti i costi a Bathory e Immortal (ancora mi chiedo dove come quando e perchè, ma vabbè).

Perché T.S. Eliot sta bene in un album metal? E soprattutto perché proprio il secondo lavoro di Stige? The Wasteland esce a tre anni dal predecessore, come mai tutto questo tempo? La musica è molto diversa, una grossa evoluzione per quanto mi riguarda. Sono circa dodici minuti fantastici! Scusami ma io certe cose più epiche di Immortal e Bathory ce le sento, dimmi cos’altro ci sta. Eliot sta bene ovunque, le sue opere mi fanno impazzire e cercavo solo una scusa per usarle in un album. The Wasteland, in realtà, è la prima canzone mai registrata di Stige (all’epoca ci chiamavamo Nordavind, viva la banalità), e ho voluto riproporla con un audio migliorato in quanto come riff mi piaceva parecchio. Mi piacerebbe un sacco registrare due album interi usando per i testi le due opere di Eliot, ma anche questo sarà un progetto da rimandare (ho un altro ep scritto e quasi totalmente registrato anni fa e devo decidere se pubblicarlo o meno). Le principali ispirazioni per la musica di Stige sono gruppi tipo Isengard, Myrkraverk, Haive, Wyrd, Bathory… Insomma, roba lenta con riff grossi. Gli Immortal non li ho mai seguiti più di tanto, anche se riconosco la bellezza dei primi due album.

A proposito di Immortal. Speranze per il nuovo disco? Mmmmmmmmmmmm non saprei proprio, come dicevo prima non mi sono mai interessati, ho sempre faticato a prenderli sul serio.

Ok, torniamo indietro. Chiariscimi come lo stesso album è passato dal progetto Februus a Aisna. Quale versione di Sacnisa bisogna comprare su Bandcamp? In ogni caso si annega nella simbologia e mitologia etrusca: credi che quel black metal molto basilare ci stia bene tutt’oggi? Io apprezzo principalmente l’atmosfera di Rasna e delle due ottime bonus track! Februus e Aisna erano inizialmente due progetti separati: con il primo mi occupavo di black metal a tematiche etrusche, mentre con il secondo facevo neofolk improvvisato e registrato direttamente nei boschi dove solitamente vado a passeggiare. Ho deciso di unirli in un unico progetto per due motivi: 1) avevo chiamato Februus il progetto black metal riferendomi alla divinità etrusco romana omonima, ma dopo alcune analisi e studi sono venuto alla conclusione che questa divinità non faceva parte del pantheon etrusco, ma era stata “importata” successivamente, dopo le varie conquiste romane. Ho quindi optato per il nome Aisna, termine etrusco riguardante la sfera divina, oltre che forse traducibile con “divino” o “liturgia” (ma ritengo azzardata quest’ultima ipotesi, nonostante il termine ricorra frequentemente nel testo della Mummia di Zagabria); 2) ero stufo di avere troppi progetti da gestire. Ciò ovviamente non implica che non farò più roba neofolk, anzi, appena riuscirò a finire di registrare l’album black metal (ho avuto tanta di quella sfortuna in questi anni riguardo a questa release che non credo sia possibile riassumere tutto qui. In compenso, rivelerò una piccola curiosità: le voci saranno interamente registrate in una tomba etrusca) ho intenzione di dedicarmi a varie releases acustiche. Come riffing le linee guida sono dettate dal mio album preferito in ambito black metal: Nattens Madrigal. Un altro progetto che mi ha fortemente ispirato sia come tematiche musicalmente è Uranus, gruppo greco formidabile, purtroppo non più attivo da molti anni. Ho deciso di suonare black metal tradizionale (anche se con riff non proprio nella norma) in quanto credo che si leghi perfettamente con l’atmosfera “da necropoli”, oltre che con il cantato in lingua etrusca.

Perché Aisna non è su Metal Archives? Hai fatto andare in pappa il cervello ai gestori del sito con tutta la tua attività! Ora passiamo al tuo materiale pubblicato più di recente, tranquillo. Non ne ho idea, non ho mai gestito il mio materiale sul sito e non mi è mai interessato troppo. è probabile che aspettino una nuova release per caricarlo, vedremo in futuro.

L’aggettivo “raw” sta nelle orecchie di chi ascolta o tutto ciò che non è “raw” è qualcosa di diverso dal black metal? Peridexion Tree è il tuo progetto raw black metal, sulla carta, ma anche qui ci sono molti spunti. Ad esempio spiegami il nome, oltre a confermarmi se ti va di essere etichettato qui come raw black metal. Beh, Peridexion Tree è ha un suono “raw”, il mix è volutamente grezzo, e l’intenzione è proprio quella di sperimentare sonorità per un certo senso affini a generi come il noise. Teoricamente doveva rimanere un progetto anonimo e “segreto”, ma da quando ha iniziato ad avere più seguito sono in molti ad aver scoperto che dietro esso mi celavo io. Il nome deriva dall’omonimo albero “mitologico”, mi sono imbattuto nelle sue raffigurazioni medievali per caso e ho trovato l’argomento molto interessante.

Le chitarre mancano solo nella prima demo? Come hai lavorato per sostituirle e soprattutto perché? Tra l’altro credo che Mors Nigra part I sia uno dei brani più lunghi delle tue pubblicazioni… hai sperimentato bene a tuo avviso? Le chitarre mancano in entrambe le demo, e mancheranno anche nella terza. Ho deciso di provare a sperimentare un po’ usando un Roland D50, processato esattamente come avrei fatto con una normale chitarra. Ho usato Guitar Rig per la distorsione, compressori e riverbero. Mi ha divertito molto cercare la giusta combinazione sonora per far suonare tutto “bene” (gli altri preset del synth suonavano malissimo distorti, e ho dovuto comunque modificare qualche parametro di quello da me scelto), e sono tentato dal continuare a fare questo tipo di esperimenti col progetto. Inoltre, per i vari intermezzi sonori ho utilizzato samples, un Blofeld (quella piccola bestia fa un ottimo lavoro sui pad, con il resampling poi riesci a creare suoni davvero particolari) e roba simile. Da un po’ di tempo mi sto approcciando al magico mondo della musica elettronica, e questo ha sicuramente influito molto sul sound e sui metodi compositivi (oltre che ascoltare quasi ossessivamente il fantastico album di Murmuure).

Non mancano solo le chitarre, ma anche i titoli. Il secondo lavoro ha numeri romani per indicare le canzoni, il primo ha due grosse parti di Mors Nigra. Perché? Il primo album aveva tematiche ben definite, mi ero ispirato ad uno studio che avevo fatto durante la scrittura della tesi universitaria sulla peste nera e sul fatto che essa viene descritta come una delle possibili cause dell’abbandono della Groenlandia in epoca vichinga (erroneamente, a mio parere). Il secondo album invece, manca di un “concept”, anche se le tematiche medievali non hanno mai abbandonato il progetto (anche se, essendo raw black metal, credo che non si faccia troppo caso ai testi). Inoltre, per il secondo album, ho preso molto spunto da progetti come Ghaisiuan, in cui domina sempre un’aurea di mistero attorno a testi e tematiche.

Le due demo sono uscite a un mesetto di distanza: perché non pubblicare allora un unico album? Troppa differenza tra le canzoni o troppa carne al fuoco per gli ascoltatori? La differenza era troppa, sia a livelli di riffing sia di lunghezza dei brani. Principalmente l’idea, però, era quella di fare un unico album per poi chiudere il progetto, ma adoro troppo sperimentare, e questa è un’ottima occasione per tentare di andare oltre i soliti schemi del genere (molto statico da questo punto di vista, a mio parere).

Fermiamoci un attimo. Alla luce della tua esperienza, il black metal così grezzo e distorto potrebbe essere una nicchia che attira un sacco di soggetti musicalmente incapaci? Il black metal è sempre stato una calamita per i casi umani e persone incapaci nel suonare, e soprattutto in Italia questo è lampante. Siamo saturi di persone che non sanno nemmeno cosa sono gli intervalli, triadi e cose così basilari, e nonostante tutto si sentono musicisti professionisti solo perchè chiamati a suonare alle sagre di paese o in locali perennemente vuoti. Sicuramente la situazione in Italia musicalmente parlando è tragica, ma anche e soprattutto a causa di questi elementi.

Ripartiamo dal tuo progetto più recente, almeno credo. Ancestral Vision a primo impatto, soprattutto tematico, sembra una evoluzione di Sacisna, ma in realtà ci si sposta altrove, in Mesopotamia. Come hai fatto a scrivere dei testi in antico babilonese e accadico? Ancestral Vision e Aisna sono due progetti profondamente collegati: mentre con quest ultimo posso concentrarmi esclusivamente sugli studi etruschi che sto svolgendo, il primo mi dà la possibilità di variare pur restando sempre sulla stessa tematica storico-archeologica. Ancestral Vision era nato come progetto death metal sulla preistoria, ma ho deciso di utilizzare per il primo album il testo dell’Enuma Elish (adoro la storia della Mesopotamia). I testi sono stati presi da un’interessante edizione inglese del 1860 (se non erro) dell’Enuma Elish. Più che per la scrittura (i testi in queste lingue sono abbastanza numerosi, ho avuto molte più difficoltà con la roba etrusca) il problema è stata la pronuncia delle parole: nonostante abbia passato mesi cercando informazioni su essa, sono convinto di aver fatto vari errori di lettura (spero di non essere lapidato per quest’affermazione).

Non è una novità che i metallari amino quella parte della mitologia, ma è una novità per te cimentarti con qualcosa di così oscuro e massiccio, lontano dal black metal. È il tuo stadio definitivo… per ora? Voglio dire: doom, death e industrial in un unico contenitore, miseriaccia! È uscita fuori una roba veramente molto particolare. Ed è tutto nato per puro caso! L’idea era quella di fare un album noise con chitarre doom, ma dopo aver fatto il primo brano (Anunnaki) ho sviluppato i brani successivi in un’ottica più “portaliana”. Ascoltare quasi tutti i giorni gli album di quei pazzi mi ha dato tantissime idee su cui lavorare. Credo che in ambito death metal i Portal siano una delle realtà più affascinanti degli ultimi anni, riescono a creare atmosfere veramente uniche. L’idea di inserire batterie samplate e distorte è invece venuta da sperimentazioni in ambito trip hop che sto cercando di portare avanti. Non credo comunque di riuscire ad avere uno “stadio definitivo”, adoro variare e tendo a stufarmi abbastanza velocemente di tutto. Sicuramente ci saranno altre release in ambito death metal sperimentale, già ora sto lavorando ad uno split con un mio amico fiorentino, e anche se la musica sarà più tradizionale (non avrà samples di batteria o parti ambient), le tematiche saranno sempre ricollegate ai miei studi sulle popolazioni antiche.

Come sei riuscito a collegare un sound ossessivo e per definizione proveniente da una macchina come l’industrial a un’epoca così lontana cone quella mesopotamica? Cosa ha fatto da collante? Il collante è stata l’atmosfera che volevo creare. Come hai giustamente scritto sopra, un “sound ossessivo” è esattamente ciò che volevo creare per parlare una lingua con un accento così “oscuro”. Cosa c’è di meglio per creare atmosfera di una batteria brutalmente saturata e distorta, lenta ma aggressiva?

Akitu, oltre che in formato digitale, esce in cassetta per Mospharic. Venti esemplari numerati a mano, confezione ultra figa molto elegante. Che sensazione si prova ad essere oggetto di attenzione e allo stesso tempo oggetto di collezione? Beh, oddio, non è sicuramente il progetto con il quale ho ricevuto più attenzioni (Stige ha avuto molto più seguito, dopo l’ep), ma sono contento che a qualcuno sia piaciuto veramente molto, tanto da decidere di stamparlo su cassetta (in un’edizione meravigliosa, tra l’altro). Non sono particolarmente fan delle edizioni limitate, ma oggigiorno si ottengono quasi esclusivamente quelle.

Poiché ti sei soprannominato Warrior (e con quel cognome non poteva essere altrimenti) ti chiedo: che peso ha avuto per la tua musica un Warrior un po’ più conosciuto, ossia Tom Gabriel Fischer? Fun fact: il mio secondo nome è Tommaso, quindi figurati. Trovo a dir poco esilarante la cosa, e ho dovuto obbligatoriamente scegliere quel soprannome. Poi, che dire, Celtic Frost e compagnia sono stati una bellissima fase nella mia adolescenza, e non ho mai smesso di ascoltarli. Continuo ad adorare quel tipo di riffing, nei brani black metal le parti che preferisco sono quelle lente (Quintessence dei Darkthrone, per intenderci) e sicuramente questo influenza molto la mia musica, soprattutto in Stige.

Una cosa che apprezzo di te è che non hai creato centomila pagine sui social network, eppure almeno una per ogni progetto saresti stato legittimato ad averla. Eppure solo Stige è su Facebook. Ritieni che sia il tuo alter ego più spendibile nell’epoca dei social? Su facebook ho anche Sonnenrad (anche se ho abbandonato la pagina da tempo ormai) e Aisna (anche se questa la uso forse più per condividere aggiornamenti sulle scoperte che mi capita di fare durante le mie escursioni rispetto che per pubblicare musica). Odio i social, ma mi tocca averli per far conoscere la mia musica. Credo che essi siano uno dei mali peggiori del periodo storico in cui viviamo, in quanto danno l’illusione di connettere le persone, mentre solitamente creano divisioni e spingono ad essere individualisti. Essi sono un cancro, ma non sarà facile liberarsene. Sarebbe un sogno, però. Su internet tendo ad essere molto chiuso, e raramente rispondo ai messaggi, mi crea ansia essere così facilmente reperibile.

Un tecodonte mi ha sussurrato all’orecchio di un tuo prossimo coinvolgimento in una nuova creatura con tematiche ancora una volta non banali: era ora che tornassi a lavorare in team! A parte quello, che forse è ancora prematuro rivelare, mi chiedevo se riuscissi ad avere un po’ di tempo per altri interessi oltre alla musica, che so: mangiare, bere, masturbarsi, viaggiare… Ultimamente mi capita di lavorare con altre persone solo quando faccio musica elettronica. Qui a Firenze è difficile trovare persone interessate a suonare generi come quelli che suono, e in generale le mie esperienze in gruppi e progetti con altre persone non sono andati particolarmente bene. Ho sempre sognato di poter lavorare con altre persone, più idee si hanno e più si riesce a creare, ma oggigiorno credo che questo sia impossibile. L’album col tecodonte è pronto, è venuto molto particolare, ed è stato divertentissimo da registrare (anche se dato il periodo di laurea ho avuto varie difficoltà con i tempi). Per il resto, reggere questi ritmi è abbastanza difficile, portare avanti tutti questi progetti è senza dubbio stressante, considerate anche le mie altre passioni (tipo il trekking, che mi porta necessariamente fuori casa almeno 2 ore al giorno, ma anche la storia e l’archeologia, passo forse più tempo fra siti archeologici o zone a forte interesse storico rispetto a quelle che passo a casa), e sicuramente fra lavoro, impegni universitari, musica e associazioni varie (oltre a quelle archeologiche, da poco sono anche nell’antincendi boschivi) è possibile che fra qualche anno impazzisca definitivamente (già adesso non sono troppo sano haha). Ma alla fine, ritengo che la vita sia questo, anche se spesso e volentieri mi riduco a lavorare alla musica di notte, dormendo una manciata di ore scarse, mi sento felice a fare queste cose. La musica, poi, è senza ombra di dubbio ciò che guida la mia vita, e non è escluso che prima o poi vada a studiare al conservatorio (avevo già tentato tempo fa, ma l’organizzazione qui a Firenze per chitarra jazz era a dir poco imbarazzante).

Rispondendo a queste domande hai ripercorso la tua finora breve carriera. Ti sei commosso? Hai pensato a qualche episodio con particolare rimorso/rimpianto? è stato incredibile ripercorrere tutto, non mi era mai capitato di ricevere un’intervista così bella, interessante da tutti i punti di vista e così lunga, soprattutto. Solitamente capita che vengano fatte due o tre domande di circostanza, giusto per fare qualche visualizzazione in più sul proprio sito internet, senza interessarsi alla musica e a chi la suona. Quindi, ora che siamo giunti alla fine, mi sento in dovere di ringraziarti per tutto il tempo che mi hai concesso ascoltando tutti i miei album. I rimpianti non mancano (chi non ne ha, dopotutto?), ma fare musica per me vuol dire principalmente cercare di trasmettere la passione che provo per determinate cose. Ciò che più mi ripaga è sapere che alla gente piacciono i miei lavori (più all’estero in realtà, qua in Italia non ho mai ricevuto tante attenzioni).

L’intervista finisce così, ma dopo qualche giorno Warrior mi scrive altre parole che mi hanno dato la scossa, una botta di ottimismo di questo tipo non mi capitava da tanto. Mi hanno sempre domandato perchè metto la mia musica in free download (o quasi): principalmente, perchè vorrei che la mia musica non fosse solo un modo per fare a gara a chi ha le palle più grosse, ma un qualcosa che può insegnare e tramandare studi, tradizioni o anche semplicemente passione per qualcosa. Mi piacerebbe un sacco sapere che la mia musica, ad esempio, ha contribuito nel suscitare interesse fra gli ascoltatori di questi generi per argomenti quali storia, archeologia, antiche civiltà e tradizioni, natura e letteratura. La più grossa ricompensa che potrei ricevere sarebbe quella di contribuire nel far rinascere l’interesse per la salvaguardia di tutte le cose meravigliose che ci circondano.

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