Intervista a Kobold / Illuminated Manuscripts

Ci avevo preso gusto con le interviste in inglese (vedi Saccage). Certo, con l’aiuto delle persone giuste tutto è possibile, quindi mi ero fiduciosamente messo anche a pensare in inglese, in vista dell’intervista a questo oscuro estone/russo che si fa chiamare Kobold. Ma la sorpresa è dietro l’angolo: l’intervista si fa in italiano perché il tizio vuole addirittura rispondere in italia. Stramberia delle stramberie, direte voi, ma io ci sguazzo in queste cose. E anche nella truce bellezza del raw black metal creato per Illuminated Manuscripts non si scherza in quanto a robe singolari che ti lasciano con dei punti interrogativi massicci in testa. Smetto di ciarlare e lascio spazio all’artista. [F]

Direi di cominciare con le presentazioni, vista la natura oscura di questo progetto. Kobold, il tuo è un nome d’arte? Ciao. Prima di tutto grazie per l’intervista, ho voluto rispondere in italiano perché non mi piace parlare inglese e ho studiato italiano. Il mio italiano non è ancora perfetto, spero che correggerai le mie risposte. Kobold è un nickname che ho deciso di adottare per un motivo molto stupido. Quando ho conosciuto Giuseppe (Heliogabalus o G.E.F.) di Xenoglossy Prods, mi ha mostrato un “eroe” della scena di Roma: Richard Benson. In un suo video nominava elfi, coboldi, goblin… mi è piaciuta molto la figura del coboldo. Questo è un progetto oscuro, come hai detto tu, e mi piaceva l’idea di incarnare qualcosa di leggendario o comunque non reale. Ho scelto la traduzione tedesca, “Kobold”, perché il mio vero nome (che non voglio rivelare) inizia con la K. Penso ci sia un rimando interessante.

Come e quando hai cominciato a suonare il raw black metal? Il mio interesse verso il black metal è iniziato verso i 14-15 anni, quando mi sono trasferito a San Pietroburgo. Penso di essere stato influenzato un po’ come tutti dai dischi più famosi del genere, primi Darkthrone, Samael, Mayhem, anche Scorn Defeat dei Sigh. Negli anni ho perso interesse verso il black metal prodotto meglio perché ritengo si allontani troppo dal senso del genere stesso. Preferisco quello che oggi viene chiamato raw black metal, anche se secondo me la definizione di raw serve solo per venderlo meglio in alcuni ambienti. Per quanto riguarda l’interesse nel suonare questo genere, volevo creare qualcosa che comprendesse il black metal delle origini e la manipolazione del suono: infatti utilizzo molto anche noise, pedali ed effettistica per costruire atmosfere grezze e devianti, come piace a me.

Quando nasce concettualmente Illuminated Manuscripts? Perché questo nome così strano e lontano dall’immaginario metal? Sono molto affascinato dall’estetica medievale e credo che si adatti bene al black metal, anche se non è un’idea ancora molto utilizzata. Il concept non è necessariamente medievale: uso un immaginario criptico, volutamente poco comprensibile e spesso cifrato. In senso più ampio, l’idea del progetto è legata all’inesprimibile, ai limiti del linguaggio umano, alla comunicazione, alla semiotica, all’interpretazione delle immagini. Proprio per questo non uso voci (anche se a un certo punto stavo per cambiare idea). Negli anni ho letto molte cose anche sul formalismo russo e altre cose relative al linguaggio e alla comunicazione, penso mi abbia influenzato nella creazione di Illuminated Manuscripts,

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Come sei entrato in contatto con la cricca di Xenoglossy Productions? Come mai lo scorso anno hai smesso di collaborare con Heliogabalus (Thecodontion, Perpetuum Mobile, Framheim e altri)? Ho studiato in Italia nel 2016, lì ho conosciuto Giuseppe / Heliogabalus. Non avevo mai pensato che questa musica si potesse vendere in realtà. Aver conosciuto Giuseppe e Xenoglossy Prods mi ha dato uno stimolo in più perché abbiamo idee in comune. Diciamo che non abbiamo smesso di collaborare, più che altro l’idea di fare il concept su Dalì si è sviluppata insieme e quindi volevo che prendesse parte a tempo pieno.

Kenos (Sacrilegious Crown) mi ha detto che le sue creazioni sono abbastanza veloci, gli serve una notte per tirar su una demo. Tu come lavori? Che criteri segui? Scrivo dei pattern di batteria e poi faccio le chitarre. A volte mi appunto dei riff, a volte improvviso, dipende, non c’è uno schema fisso. Dopo che ho fatto questo, cerco di manipolare il suono, a volte aggiungo del noise, cambio i volumi o addirittura manipolo il tempo, abbasso o alzo il tono… è tutto molto istintivo, anche a me in genere basta qualche ora per completare una demo.

Quali argomenti affrontano le tue canzoni? In parte ho già risposto, nel senso che voglio creare un immaginario astratto e misterioso, ma i riferimenti non sono fissi. Cerco di mantenere sempre un immaginario sfumato, torbido e volutamente confuso. Serve a mantenere quell’alone di mistero che è fondamentale per questo tipo di concept. Più nello specifico, lo split con Deathvoid in realtà gran parte dell’impostazione concettuale è dipesa da Stilgar. La demo self-titled è dedicata a Salvador Dalì ma interpretato in modo più oscuro e non convenzionale. Il mio ultimo lavoro ripercorre invece i manoscritti del filosofo arabo Ibn Sina (Avicenna).

Come devo interpretare la camera da letto sulla copertina dello split con i Deathvoid? Mi ha affascinato fin dal primo istante. La copertina in quel caso deve molto al concept dell’altra band. Oggetti interni, surreali, sogni… i riferimenti sono quelli. Io avevo delle tracce da parte che come mood erano secondo me molto appropriate, ma probabilmente lo split è il lavoro dove il mio contributo è stato minore a livello concettuale.

Cosa ti lega a Dalì, ispiratore del secondo lavoro, intitolato semplicemente Illuminated Manuscripts? Salvador Dalì è stato un maestro del surrealismo e mi piaceva qualcosa che sfruttasse le avanguardie artistiche del XX secolo. Erano decenni molto fertili per l’arte, anche se spesso sono cose poco comprese dalle masse. Lo trovo molto affascinante. Ho condiviso l’idea con Giuseppe / Heliogabalus, per cui come ho detto prima l’ho coinvolto a tempo pieno in questa demo perché è una tematica su cui siamo particolarmente connessi. Per la copertina abbiamo distorto i famosi “orologi molli” di Dalì, perché l’obiettivo era creare una sorta di distorsione del pensiero di Dalì. Secondo me è venuto fuori un lavoro interessante, forse più drone/ambient che black metal. Ma il risultato mi piace, quindi va bene così.

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Ho problemi a dare un nome alla tua ultima tape, uscita a febbraio sempre per Xenoglossy. Non conosco l’arabo, quindi ti chiedo una mano per spiegarmi tematiche e novità del nuovo ep. Sbaglio o c’è più “musica” nel senso ordinario del termine? Il titolo in italiano è “Il canone della medicina”, che in arabo traslato diventa “Kitāb al-Qānūn fī l-ṭibb”, mentre il titolo originale è quello con cui l’ho pubblicato. Avevo deciso di creare un EP più vicino al nome del progetto e quindi di usare un’estetica più vicina a un’idea di “manoscritto”. La copertina è semplicemente una pagina di un’edizione de “Il canone della medicina” di fine 1500. Più generalmente è stato un tributo ad Avicenna, che è stato un pensatore fondamentale nel Medioevo. Il mondo occidentale deve tanto agli arabi e volevo omaggiare un periodo molto remoto e che ha a che fare con la conoscenza. Credo che il remoto, inteso in senso spaziale e temporale, sia un aspetto molto legato al black metal, per il fatto che questo è un genere molto introspettivo. Venendo all’aspetto musicale, sì, è uscito così e risulta un po’ meno noise, o forse non ho manipolato abbastanza il suono. Ma nella mia mente non c’è l’idea di pianificare i dischi in un certo modo, quindi per questo suonano tutti un po’ diversi. Per me sono solo flussi di coscienza ricostruiti concettualmente, alla fine.

Che album del 2019 ti hanno in qualche modo influenzato per il nuovo ep, o quanto meno ti sono piaciuti? Non credo sia stato influenzato da un ascolto recente in particolare, è stato eseguito in modo molto fluido. Per il resto ci sono diversi dischi del 2019 che mi sono piaciuti, ho seguito molto la scena drone ed elettronica: dischi come American Flesh for Violence di Vatican Shadow e Life Metal dei Sunn 0))) sono tra i miei preferiti. In ambito black metal ho amato l’ultimo di Black Cilice, che in questo momento forse è il nome più grosso nel cosiddetto raw black metal.

Te la senti di tracciare delle distinzioni tra le tue tre opere? Tanto al 99% di chi ascolta sembrerà comunque rumore atroce. Preferisco che ognuno si faccia la sua idea. Le distinzioni sono dettate da quello che mi passa in testa sul momento, è tutto molto intuitivo come ho già spiegato. Non c’è nessun tipo di progressività nella mia “discografia”. E comunque penso che tu abbia ragione, al 99% delle persone sembrerà rumore atroce. Ma in fondo è anche giusto così.

I tuoi tre lavori sono fatti per essere ascoltati singolarmente o pensi che sia possibile tracciare un collegamento tra loro? In che ordine è più appropriato ascoltarli? Non c’è nessun collegamento specifico tra le singole release. Probabilmente lo split contiene i miei brani con maggiori spunti melodici. Diciamo che non do regole all’ascoltatore perché preferisco che ciascuno di loro si approcci come vuole. Di solito però credo sia meglio ascoltare i lavori in ordine cronologico, almeno parlando da fan, perché mi piace provare a ragionare con la testa dell’artista e capire il suo percorso. Ma è una cosa molto soggettiva secondo me.

Dove finisce l’arte e dove inizia la presa per il culo verso chi ascolta raw black metal? Io direi quando certe tape cominciano a vendersi a 20 o 30 euro, ma vorrei un tuo parere. Penso che la presa per il culo, come la chiami tu, sia causa delle stesse etichette, che decidono di stampare poche copie perché così la gente rivende gli album a prezzi esorbitanti, e di riflesso guadagnano popolarità. Effettivamente è molto strano visto che è musica per niente orecchiabile. Penso ci sia anche una sorta di moda, molti se li comprano solo perché sono dischi che vanno subito sold out, si fanno la foto sui social e magari se li rivendono. Sinceramente è qualcosa che non capirò mai, sono dinamiche veramente strane.

L’impiego delle cassette riciclate non è un metodo nuovo, pensiamo a The Throat, label olandese oramai consolidata nel ramo raw black. È solo per abbattere i costi di produzione? Oppure c’è una scelta filosofica dietro? Da una parte è nostalgia di un passato che noi giovani non abbiamo vissuto. Dall’altra è una questione economica, magari entri in possesso di alcune cassette vecchie e le usi per reincidere la tua musica. Il self-titled di Illuminated Manuscripts l’ho pubblicato a 10 copie proprio in questo modo, avevo usato delle cassette dei miei nonni con vecchia musica sovietica sopra, e ho soprainciso la mia demo. Economicamente è conveniente, infatti non ho speso nulla.

Perché non dotarti di social, come tutti oramai? Non ami comunicare con la gente? I social mi distraevano molto e 3-4 anni fa ho deciso di rinunciarci definitivamente (tra l’altro usavo solo VKontakte). Da allora sto molto meglio, riesco a investire meglio il mio tempo, faccio passeggiate, vado allo stadio a vedere lo Zenit San Pietroburgo… mi diverto di più, ecco. Non c’è nessuna spiegazione da “misantropo”, se ti stai chiedendo questo. Inoltre, non ho tanta voglia di stare a promuovere le mie cose, forse non sono neanche in grado.

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Una tua cassetta, lo split, è in vendita in Malesia, secondo Discogs. Come ti senti a vedere la musica Illuminated Manuscripts in tutto il mondo? Me l’avevano detto i ragazzi di Xenoglossy! Era un malese che ha comprato due copie così una poteva rivendersela. Ma mi dispiace per lui, non credo potrà farci molti soldi… Sapere che la mia musica è arrivata fino in Malesia comunque è una sensazione strana, ma in un certo senso è divertente.

Ci potrà mai essere in Estonia o in Italia una scena raw come quella della Tasmania, quella olandese o bosniaca? Questa domanda arriva al momento giusto perché così posso chiarire una cosa. Sono nato in Estonia ma sono di origine (e di etnia) russa. Considero il russo la mia prima lingua e mi sono trasferito a San Pietroburgo proprio quando stavo iniziando ad ascoltare black metal. Per cui mi sento più russo che estone. Non so risponderti, io stesso conosco poche band estoni, mi vengono in mente Sõjaruun e Rattler. Le uniche band di extreme metal conosciute all’estero credo siano Loits e Neoandertals, ma non li seguo molto. Mi sembra comunque difficile creare qualcosa di importante in un Paese così piccolo, anche in Russia che è molto più grande non vedo molte possibilità. Come band raw black metal in Russia mi piacciono molto i Bokkenrijders, te li consiglio. In Italia mi sembra ci sia poco interesse per il raw black metal in generale, ma forse mi sbaglio.

Come vedi il futuro di Illuminated Manuscripts? Ti ascolteremo prossimamente in altri progetti, anche molto diversi? Mi piacerebbe mettermi a fare ambient/elettronica, penso possa essere una naturale evoluzione dei miei interessi musicali con Illuminated Manuscripts. Ma per il momento non ho altri progetti. Per il resto vediamo, nella vita non sai mai cosa può accadere. Mi sento però di escludere di fare parte di una band, ci ho provato quando ero più piccolo ma non mi piacciono le dinamiche della band.

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