Roal Amundsen meets René Ferretti: intervista a quei bravi ragazzi di Xenoglossy Productions

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-ENGLISH VERSION BELOW- Non è colpa mia. Me l’hanno chiesto loro. L’hanno voluto loro. Se la sono cercata. E io ho cercato loro, li ho spiati, li ho studiati. Di chi parlo? Ma di Heliogabalus e Stilgar, due signorini che avete già conosciuto in un’altra lieta occasione: loro sono i Thecodontion e hanno trovato anche il tempo di creare e gestire un’etichettina molto graziosa e spumeggiante chiamata Xenoglossy Productions. Ve la presentano loro, raccontandovi tutto quello che hanno fatto fino ad oggi. Ringrazio Stilgar per aver deciso di donare a me e a tutti voi un’ineccepibile traduzione dell’intervista in inglese. [F]

La prima volta che ho letto il nome dell’etichetta, da perfetto ignorante del significato del termine, ho riso e ho pensato a qualche mini etichetta di musica elettronica. Solo dopo qualche tempo ho capito che mi sbagliavo di grosso, con Vessel of Iniquity. Ma ci arriveremo gradualmente. Quando e come è nata Xenoglossy Productions? Qual è stata la scintilla che vi ha fatto dire “ora ci pensiamo noi”? STILGAR: Mi affascina il termine “xenoglossia”, penso suoni bene per un’etichetta underground di musica sperimentale e poco accessibile. È anche un piccolo omaggio ai nostri amici di Glossolalia Records, con cui tra l’altro collaboreremo presto. Scherzi a parte, fare qualcosa di puramente elettronico mi piacerebbe parecchio, già con l’appena uscito Overishins e le release noise di Batrakos vogliamo far capire che non vogliamo limitarci solo al black metal.

Spiegatemi il disegno che compone il vostro logo su Bandcamp (che poi è quello che vedete qua sopra). Una maglietta con quella grafica sarebbe spaziale, altroché! S.: In realtà utilizziamo due loghi, a seconda dei casi e di cosa sta meglio nei layout delle release. Uno è il Rebis androgino, un simbolo alchemico che rappresenta il risultato del matrimonio alchemico, l’unione degli opposti. È tratto da un’opera di xilografie a tema alchemico di Arnaldus de Villa Nova, il “Rosarium Philosophorum”. L’altro invece è un mash up dell’Ouroboro alchemico ed un emblema di Claude Paradin, tratto dall’opera di xilografie “Devises heroiques”. Sono un grande fan di xilografie medievali. Per tua gioia, in realtà le magliette con entrambi i loghi sono ordinabili su Red Bubble. Io stesso ne ho alcune e sono uscite davvero bene.

La primissima uscita è un dischetto noise dei Batrakos, quando avevano già lasciato il black metal. Che accidenti di collegamento c’è tra quel tipo di musica e Picasso? HELIOGABALUS: Il concept di “Picasso” è una metafora relativa alla destrutturazione. Spiego: le tracce di quella release sono state ottenute compiendo e registrando azioni di vita quotidiana della durata di pochi secondi (tirare lo sciacquone, sfogliare le offerte del discount, azionare l’asciugacapelli…). Queste tracce sono quindi state smostrate, allungate, remixate, distorte, riverberate e quant’altro, ottenendo una destrutturazione e ricomposizione del suono, che si è tramutato in tutt’altro. E questo è quello che fece il cubismo di Picasso: “sezionare” una parte del ritratto per poi ricomporne i pezzi in modo diverso.

Dopo pochi mesi è il tempo di un “esterno”, poiché nei Batrakos ci suona anche uno di voi. Credo Quia Absurdum è frutto della mente di un ragazzo cipriota e le tematiche sono vicine alla religione cristiana. “Xenoglossy fa uscire dischi white metal” direbbe uno che salta subito alle conclusioni. E io ve lo domando esplicitamente: Xenoglossy con che occhio guarda alla fede dei musicisti che bussano alla sua porta? Ha importanza tutto ciò? H.: Il ragazzo cipriota che si cela dietro Credo Quia Absurdum l’ho conosciuto personalmente, studiava a Roma in Erasmus in quel periodo. Lui mi parlò di questo suo progetto black metal con influenze religiose, e mi chiese una mano per i testi e le tematiche. Parlando di paleocristianesimo, di Sant’Agostino e San Tommaso, si è giunti alla forma finale dei pezzi, che in realtà non vanno interpretati come “white metal” ma come digressioni filosofiche. Il pezzo finale invece non c’entra nulla con la religione perché cita un epigramma di Marziale: ci sembrava una conclusione scanzonata ed adeguata per un progetto, appunto, “assurdo”. Venendo alla domanda, ti posso dire che preferisco sicuramente il white metal ai white suprematist. Del credo religioso personale degli artisti sinceramente mi importa poco, ma sicuramente non pubblicherò mai roba NSBM o con connotati fascisti o razzisti: oltre ad essere stronzate da falliti, le reputo tematiche per niente interessanti. In ogni nessuno di noi due è cristiano, siamo distaccati dalla religione come pratica ma può essere un contenuto lirico interessante, se ben trattato.

Nello stesso periodo tornano i Batrakos con un altro dischetto decisamente eccentrico, che usa sample di musica folk cambogiana e poi cita nel titolo di una traccia il generale Stilicone. Questa roba mi ha stupito ancor più di Picasso noise e l’ho anche trovata più a fuoco. Sì, Dubuffet. E’ un dischetto dedicato a Jean Dubuffet, che teorizzò la cosiddetta Art Brut. Art Brut, ovvero “arte grezza”, una forma artistica portata avanti da artisti non professionisti e che ai più può sembrare balzana, eccentrica, asistematica. E in effetti è così, ma proprio per questo ha un suo fascino, così come l’arte dei bambini o quella dei malati mentali (con Batrakos abbiamo trattato anche questo argomento, infatti). Stilicone l’ho inserito perché si è trovato in una situazione più grande di lui, in un momento che poi fu cruciale per quel processo che portò alla dissoluzione dell’Impero Romano: è proprio dal suo sangue lavato nell’infamia che inizia una crisi che a quel punto sarà irreversibile. Proprio per questo, chiudere un disco con una canzone che lo cita si collega bene con il concetto di “fine”.

Heights of Despair è una one man band che con voi pubblica un disco di due canzoni vere e proprie con tre pezzi di contorno. Il titolo merita di essere citato per intero: Existence Is Our Exile and Nothingness Our Home. Per il futuro organizzate uno split coi Cioran, sarebbe davvero appropriato! S.: Heights of Despair è un progetto a cui ha partecipato sempre il nostro amico Warrior ed è in effetti ispirato a Cioran. Uno split del genere sarebbe un po’ improbabile ma bello, ci piacciono molto i Cioran e non sarebbe male collaborare con loro un giorno.

Dopo qualche passaggio dalle vostre parti ho più o meno capito che tipo di artisti vi proponete di supportare e non sono rimasto sorpreso dal trovare anche F. come Eterna Rovina, oltre che come membro anche dei Batrakos. Che senso ha un’uscita come Monolito? Oltre agli otto minuti bellissimi di Sole Naufrago cosa resta? H.: F. in quel periodo aveva il desiderio e la necessità di esplorare e sperimentare lidi più vicini all’ambient che al black metal, una cosa confermata anche dalla sua release successiva. Lo abbiamo assecondato e non ce ne siamo pentiti.

La brevità di Monolito è subito compensata da uno dei vostri dischi più ambiziosi, perfettamente riuscito. Anche se del progetto Aisna mi ha spiegato tutto Warrior, nell’intervista che mi ha concesso a inizio giugno, vorrei capire come avete vissuto la vicenda dalla prospettiva di Xenoglossy. H.: Come ti ha già spiegato Warrior, aveva la necessità di dividere Aisna da Februus. Per cui abbiamo pensato di ristampare l’EP Sacnisa con il nuovo nome e con due bonus track. Un’ottima scelta secondo me, è un progetto molto interessante e mi auguro che abbia seguito.

In quest’occasione mi sono imbattuto per la prima volta nel termine vinyl cdr. Cos’è? Un modo più fine per dire “cd in bustina trasparente e cartoncino”? In generale perché un ascoltatore dovrebbe preferire questa versione ai file digitali? S.: Sarebbe un cd-r a forma di piccolo vinile, non è il solito cd-r della Verbatim o completamente bianco. E’ un modo per avere un artefatto fisico e concreto per supportare l’etichetta. Anche se ci rendiamo conto che non sono molto apprezzati, ed alla fine anche noi ci siamo stufati di questo formato low budget, anche per questo ora ci siamo evoluti e siamo passati a pro cd, cassette e vinili, altrimenti saremmo rimasti nell’amatoriale duro e puro e non ci andava.

Dei Deathvoid poco mi interessa perché non mi piacciono, ma credo sia importante la dicitura presente su Bandcamp: è il primo gruppo esterno al vostro collettivo con cui lavorate. Come è avvenuto l’approccio? Avete temuto di non essere ancora pronti ad uscire fuori da uscite che in un modo o nell’altro vi vedevano coinvolti? S.: Anche Deathvoid alla fine è diventato un progetto interno, è di un mio conoscente italo-svizzero con cui ho iniziato a collaborare poco dopo l’uscita del full length, fino a diventare uno dei membri effettivi della band.

Che voi stessi siate fuori di melone è provato dalla breve e malatissima escursione fatta solo di basso e voce chiamata Quilmoloncm, ad opera di Stilgar. Spiegatemi che vuol dire che “All music, vocals, lyrics and track titles were conceived, executed and transcribed under the influence of automatic writing and glossolalia. Lyrics might appear meaningless, but there is an underlying hidden meaning beneath them“. Sono tentato dal credervi, ma la sensazione che sia un grande bluff è forte. Un pizzico dell’underlying hidden meaning, per cortesia. S.: È stato un frutto di pura improvvisazione come flusso di coscienza e sotto uno stato di pseudo-trance meditativa, sia per la musica che per i testi. Per l'”hidden meaning” posso solo dire che nonostante il flusso di coscienza i testi non sono casuali, ma hanno sia un senso che una fonte, come se fossero scritti in una lingua ignota. Con le ricerche giuste si può anche risalire alla fonte stessa.

Dalle sperimentazioni più audaci a uno split interessantissimo in cui due progetti “interni” danno il meglio di sé. Innanzitutto voi Batrakos tornate per un paio di minuti al black metal, ma è l’andamento molto singolare e mutevole dei due pezzi che mi ha colpito molto. A seguire Aisna: che io possa per la vergogna rimanere intrappolato in una tomba etrusca per l’eternità! Non avevo proprio notato queste due canzoni bellissime mentre preparavo l’intervista al Guerriero! H.: Quello split lo ricordo con grande piacere. Fu per noi fonte di grandissima soddisfazione perché ricevette una première sia su No Clean Singing che su Toilet ov Hell, due siti web importantissimi e che stimiamo oltremodo.

Le prime tre demo dei Bratrakos sono oggi raccolte in un unico lavoro chiamato Degenerate Collection. Le preferisco di gran lunga alla roba noise con Giovanni Rana e via dicendo, ma ascoltandole di fila si capisce come vi siete corrosi dall’interno. Già allora c’erano dei punti di riferimento molto bizzarri per il black metal: perché citate Barletta? H.: Barletta non è un riferimento alla cittadina pugliese, purtroppo il vero significato non posso svelarlo. Posso solo dire che è collegato a un personaggio bizzarro che ho conosciuto nella mia vita e che è diventato – suo malgrado – un cardine dei primi gracidii di Batrakos. Degenerate Collection comunque non l’abbiamo pubblicato noi, ne abbiamo semplicemente le ultime copie in distro: fu stampato circa un anno e mezzo fa da una label anglo-cipriota (la Order of Theta), che peraltro aveva già prodotto artisti di ottimo livello come Spectral Lore e Locust Leaves.

All’inizio di Merda D’Artista c’è un sample di una scena di Boris, col magistrale Francesco Pannofino. Xenoglossy è un po’ la vostra applicazione dei tanti insegnamenti di quella serie? Anche a voi la qualità v’ha rotto er cazzo? S.: Adoriamo Boris, è la mia serie preferita ed è una fonte continua di citazioni. Quella frase si addice alla poetica di Batrakos e all'”arte brutta”. Inoltre secondo me essere ferrati anche sulla merda è ugualmente importante che saper apprezzare cose di qualità, ciò per me vale sia per la musica che per i film, infatti sono un fan di film trash italiani, ma almeno così riesco a capire quando film o album che vengono spacciati per capolavori in realtà sono solo prodotti spocchiosi e mediocri, la merda col profumo addosso.

Sul finire dell’autunno scorso tornano i Deathvoid, con uno split assieme a una nuova stuzzicante conoscenza, il progetto estone Illuminated Manuscripts. Non si sa nulla del suo creatore, tale Kobold. O meglio, non so nulla di lui, ma vorrei tanto approfondire la questione. Che relazione c’è tra i titoli delle canzoni e la copertina? Tornerete a lavorare con Illuminated Manuscripts? S.: Kobold è una delle tante conoscenze maturate online ed è stato molto disponibile nell’ospitarci nelle sue due tracce: Heliogabalus e F. alle chitarre ed il sottoscritto al concept. La copertina è una rappresentazione visiva del concept stesso, che è basato su alcuni sogni vividi che ho avuto in infanzia: esplorare città sommerse ed interni abbandonati, ma familiari. Idee sul collaborare ancora ci sono, è un progetto con potenziale, vedremo.

Per il Warrior l’ep The Wasteland di Stige è stato il lavoro più fortunato e con più attenzione da parte dei curiosoni metallari. È stato così anche dal lato della Xenoglossy? Non voglio insistere molto sul punto (vi rimando all’intervista) ma vi chiedo: su Bandcamp non trovo un formato fisico perché i cd sono tutti volati via o ancora ci state lavorando? H.: The Wasteland è stato pubblicato lo scorso dicembre in formato mini cd ed è andato sold out nel giro di un paio di mesi, è per questo motivo che non lo trovi più.

Arriviamo al 2018 con un botto. Senza nulla togliere alle bellissime cose fatte fino ad allora, alzate l’asticella con Vessel of Iniquity. Suoni diversi, grafiche diverse, formati diversi, e da ascoltatore e acquirente dico anche prezzi diversi sul vostro Bandcamp! Come è successa questa rivoluzione? Perché una label affermata come l’adorata Sentient Ruin ha collaborato con la meno affermata ma molto affamata Xenoglossy? Avete temuto in qualche momento che l’asticella fosse troppo in alto? S.: Prezzi diversi perché mentre le release precedenti sono state fondamentalmente low/no budget, qui c’è stato un investimento più elevato, inoltre il prodotto finale è venuto fuori di ottima qualità, e la qualità si paga! M. di Sentient Ruin ha apprezzato moltissimo Vessel of Iniquity, quindi ci ha proposto di produrlo insieme sia su cassetta che vinile. Sentient Ruin è probabilmente la mia label estrema/sperimentale preferita al momento ed una fonte di ispirazione (lo pensavo anche prima di Vessel of Iniquity, giuro!), per cui è stato un onore per noi lavorare insieme, abbiamo imparato molto da lui e ciò è stata una fonte di crescita. In alcuni momenti un pochino abbiamo pensato che l’asticella fosse troppo alta, ma ne vale la pena ed è necessario investirci se si vuole crescere.

Io non vi ho seguito con assiduità ma mi pare che ultimamente la percezione di voi sia migliorata. Due membri dei Veratrum, mica gli ultimi scemi del paese, hanno optato per voi, affidandovi la ristampa dell’ep della loro band symphonic black chiamata Voland. Ovviamente non poteva certo essere una cosa normale: le tematiche non sono per nulla quelle classiche, ma riguardano tre episodi della storia russa. Masked Dead si è occupata dei cd, voi della cassetta. È difficile stampare cassette nel 2018? E soprattutto è facile venderle? H.: Cominciamo col dire che stimo molto i Voland. E’ una band che ascolto sin da quando mi sono affacciato al mondo del black metal italiano underground (circa 7-8 anni fa) e all’epoca il loro primo EP era uno dei miei dischi preferiti nell’ambito. In un certo senso ho realizzato un sogno di quand’ero un po’ più giovane. Venendo alla domanda vera e propria, in realtà per le cassette c’è una certa domanda. Purtroppo in Italia siamo più indietro, pare che gli italiani non gradiscano più di tanto quel formato. All’estero invece le cose vanno meglio, infatti le cassette le vendiamo quasi esclusivamente fuori dall’Italia. La richiesta comunque c’è, per cui continueremo con questo formato.

Sicuramente a voi la cassetta piace e piace l’originalità. Cosa c’è di più originale del progetto Framheim? Portate all’estremo il concetto di grim and frostbitten, più gelido del Polo Sud non si può. E infatti l’album si chiama Polar Black Metal, miseriaccia. Una roba entusiasmante! Parlatemi anche dei testi, perché unire black metal e le spedizioni polari è una (grande) cosa, piazzarci testi in dialetto del centro-sud Italia è ancora più folle. La domanda è: PERCHÉ? H.: Framheim è una mia creatura. Hai capito perfettamente il senso del concept, perché quello che volevo fare era proprio portare all’estremo il concetto di venerazione del freddo e dell’inverno tipico di alcuni stilemi del black metal (gli Immortal ci hanno costruito sopra una carriera…). Aggiungici che sono un grande appassionato di geografie selvagge e lontanissime, come testimonia anche il mio vecchio progetto Turdus Eremita, che è dedicato all’isola di Tristan da Cunha. Inoltre, parlare di spedizioni polari mi permette di affrontare un altro argomento molto affascinante e di carattere storico, poco trattato nel black metal ma che ritengo molto attinente al genere. Polar Black Metal comunque sarà il titolo di tutte le release: l’idea è di fare una serie di dieci brevi demo sull’argomento e poi basta. “Lu fredd” in realtà è nata un po’ per gioco, ho chiesto a Stilgar (che è abruzzese) di scrivermi un testo generico sul freddo antartico che mi serviva per Framheim, nel suo dialetto. E così mi ha accontentato.

Mentre scrivo è fresca -non come il Polo ma più o meno siamo lì- la pubblicazione del disco omonimo degli Overishins. Se il nome non dice nulla, sappiate che ci suona un big del black metal (e non solo) come Mick Barr dei Krallice. Anche qui siete arrivati davvero in alto. È musica intricata e tentacolare. Diversa da ogni altra cosa che avete pubblicato in precedenza. Raccontatemi come è nata questa collaborazione e se andrà avanti in qualche modo. S.: L’omonimo degli Overishins è uscito in digitale l’anno scorso, è stato uno dei miei album preferiti del 2017 e per me era un peccato che non vi fosse del materiale fisico, per cui mi son chiesto: perché non farlo noi? Come dicevo prima, non vogliamo limitarci solo al black metal, l’importante è che sia “out-there”. Ho mandato una mail a Mick spiegandogli l’idea che avevo in mente e lui è stato subito entusiasta della cosa, nonché sempre disponibile e gentile. Il digipak è venuto benissimo ed ha all’interno dei contenuti extra da parte dei membri della band. Mick è uno dei miei artisti preferiti in assoluto, lo ammiro moltissimo, per cui collaborarci è stato un onore. La band ha apprezzato il nostro lavoro e se vorrà continuare a collaborare noi saremmo felicissimi di farlo.

Qual è l’impronta, il filo rosso, la caratteristica che si ritrova in tutte le vostre uscite? Siete riusciti a mettere un timbro su tutti o su molti delle vostre creazioni?S.: Per me deve avere un minimo di particolarità, musicalmente, visivamente o come concept, sono tutti aspetti fondamentali per l’etichetta, le cose troppo generiche non ci piacciono. Nei limiti del possibile ho sempre cercato di mettere un “marchio” estetico sulle release pubblicate, specie per i concept o le copertine, per esempio utilizzando spesso xilografie ed un immaginario alchemico o surreale.

Lavorando spesso in amicizia coi musicisti coinvolti, riuscite a imporre determinati standard a chi esce per Xenoglossy? Non temete che il rapporto non strettamente professionale faccia abbassare le pretese vostre e delle band che suonano con voi? S.: Lavorando in amicizia è più facile creare insieme un concept che si sposi bene con la poetica dell’etichetta, per gli artisti “esterni” lasciamo comunque totale libertà, al massimo si propongono delle idee, se piacciono si adottano volentieri, sia da parte nostra che loro.

All’inizio magari erano di meno, ma da quando avete fatto cassette e vinili le spese sono aumentate? Quanti sacrifici (di ogni tipo) ci vogliono per tenere in piedi un’etichetta piccola e operosa come questa? S.: Coi cd-r e i vinyl cd-r le spese erano praticamente nulle, ma con pro cd, cassette e vinili le spese sono molto maggiori, ma è normale ed è necessario investire soldi per crescere, altrimenti si resta nel low/no-budget. Le cassette non sono comunque troppo costose da produrre e parte della spesa è coperta dagli incassi del materiale rilasciato finora. I vinili però lo sono molto, infatti saranno perlopiù eccezioni per cose a cui teniamo molto.

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Perché non avete pubblicato anche i Thecodontion tramite Xenoglossy? Si potrebbe pensare che sotto sotto non vi fidate delle capacità e della attrattività dell’etichetta. H.: Per la demo di Thecodontion cercavamo qualcosa di più specifico per il genere che facevamo. Abbiamo trovato Gravplass Propaganda ed è quello che volevamo, per cui bene così. Comunque la prossima uscita di Thecodontion sarà co-prodotta da diverse etichette, e tra queste ci sarà anche la Xenoglossy Productions.

Non diffondete gli album che pubblicate alle webzine per avere recensioni? Per esempio: vi ripugnerebbe avere continui contatti con le millemila webzine del globo per avere frequenti passaggi su quelle pagine? Oppure sapete che non serve far uscire Framheim e Aisna su Metalitalia? S.: Scriviamo spessissimo alle webzine per le recensioni, sia in Italia che all’estero, non ci infastidisce avere tanti contatti, anzi è fondamentale coltivarli per poter far conoscere quello che facciamo. Certo non è facile suscitare interesse ogni volta, la scelta finale sta alla webzine stessa, ma quando succede è sempre piacevole, specie se si tratta di siti affermati come Cvlt Nation, No Clean Singing e Toilet ov Hell.

Che deve scrivervi un tizio che manipola metal con approccio originale per farvi trovare un accordo per una pubblicazione? Cos’è insomma che vi fa dire “poffarbacco, questo non bisogna lasciarlo andar via”? S.: Come dicevo sopra, che sia interessante ed un minimo originale musicalmente e, se possibile, un concept visivo o di testi affascinante. Se poi è anche qualcosa “che tira” in certi ambienti, ancora meglio. A volte riceviamo proposte interessanti ma dipende sempre da se possiamo permettercelo e se si tratta di qualcosa che si riesce a vendere, perché produrre cose totalmente sconosciute che non hanno per niente una fanbase (o “un mercato”, passami il termine) è molto rischioso se bisogna investirci abbastanza soldi. Per cui spesso siamo costretti anche a rifiutare a malincuore.

Quali atteggiamenti o dettagli della musica che vi viene sottoposta vi fanno cascare le braccia? H.+S.: Personalmente, le cose che ci fanno storcere il naso sono le email scritte in “broken English” e i promo incompleti. Non è solo una questione di forma, semplicemente se ci tieni alla tua musica è prima di tutto un tuo interesse spiegarmi bene e nel dettaglio cosa fai e perché dovrei interessarmi a te. Ci sorprende poi che ci sia gente che non sa scrivere promo. In giro ci sono persone che non sanno nemmeno a quale sound si rifanno. Dove si spera di arrivare così? E poi evitiamo la banalità in generale e le copie trite e ritrite delle band di 25 anni fa.

L’evento che farebbe cessare immediatamente l’avventura della Xenoglossy? (in coro): La morte.

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Che Roal Amundsen sia con voi.

Bigcartel / Discogs


The first time I read the name of the label, being totally unfamiliar with its meaning, I laughed about it and thought of an electronic music mini label. After a while, with Vessel of Iniquity, I realized I was mighty wrong. But we’ll get to that later. When and how did Xenoglossy Productions form? What was the spark of inspiration that made you say: “Now, it’s our time!”? STILGAR: I really like the term “xenoglossy” (“speaking in tongues” – ed.), I think it sounds really good for an underground experimental music label. It’s also a small tribute to our friends at Glossolalia Records, with whom we’ll collaborate soon. Actually, I’d really like to release some purely electronic music sometime, we’ve already showed we’re not restrcting ourselves to black metal with Overishins and Batrakos’ noise releases.

Tell me about the drawing in your logo on Bandcamp (the one you see above). A shirt with that design would be awesome! S: We actually use two logos depending on the case and on what would look better on a release layout. One is the androgynous Rebis, an alchemical symbol representing the result of the chemical wedding, the unification of the opposites. It’s taken from an alchemy-themed woodcut prints work, Arnaldus de Villa Nova’s “Rosarium Philosophorum”. The other one is a mash up of the alchemical ouroboros and an emblem by Claude Paradin, taken from his woodcut prints work “Devises heroiques”, I’m a massive fan of medieval woodcuts. Good news for you, shirts with both logos are actually available on Reddbubble. I have some myself and they turned out really great.

The very first release is a noise mini album by Batrakos, when they were straying from black metal. What is the damn link between noise music and Picasso?! HELIOGABALUS: “Picasso”‘s concept is a metaphor about deconstruction. I’ll explain: the tracks were made performing and recording daily routine actions like flushing the toilet, turning the pages of a convenience store flyer, turning the hairdryer on…). Then they were stretched out, cut up, remixed, mangled, distorted, reverbed and so on, so the sounds turned into something completely different. That’s what Picasso did with cubism, he “sectioned” the pieces of a portrait and arranged them in different orders.

After a couple of months it’s time for an “outsider”, since you play in Batrakos. Credo Quia Absurdum is the product of the mind of a guy from Cyprus, and the themes are influenced by Christianity. One might jump to conclusions and think that Xenoglossy is releasing “white metal”. So I’m asking explicitly: what does Xenoglossy think of the religious beliefs of artists that would like to collaborate with you? Is it really that important to you? H: I’ve known the guy from Cyprus behind Credo Quia Absurdum personally, he was studying abroad in Rome in that period. He told me of his black metal project influenced by religious themes and asked for help for additional concepts and lyrics. We talked about Paleo-Christianity, St. Augustine and St. Thomas, so we got the songs in their final form. They must not be interpreted as “white metal”, but as philosophical discourses. The last song isn’t about religion, it’s a quote from an epigram by Martial, we thought it was a proper, laid-back ending for a project that is, indeed, “absurd”. I’ll get to the main point: I actually prefer white metal to white supremacists. I don’t really care about the artists’ religious beliefs, but I’ll never release NSBM or music with Nazi or fascist themes for sure: it’s uninteresting bullshit for losers. None of us is Christian, we are distant from religion as a practice, but it’s actually an interesting lyrical concept if done well.

Around the same time Batrakos is back with another eccentric mini album featuring samples of Cambodian folk music and with a song title named after the general Stilicho. That surprised me even more than noise Picasso and I found it more focused. H: Yes, “Dubuffet”. It’s a mini album dedicated to Jean Dubuffet, who theorized the so-called “art brut” (“ugly art”), an art form brought forward by amateur artists and that might seem eccentric, asystematic, and odd and actually, it is, but it’s the reason why it’s so fascinating. For example: art crafted by children or the mentally ill (we talked about this with Batrakos more than once actually). I mentioned Stilicho because he got put in over his head, in a crucial moment that brought to the dissolution of the Roman Empire: an irreversible crisis that started from his blood washed in infamy. So, closing the album with a song about him fits with the concept of “the end”.

Heights of Despair is a one man band that released an album consisting of two proper songs and three interludes. It’s worth mentioning the title in its entirety: “Existence Is Our Exile and Nothingness Our Home”. Why don’t you set up a split with the band Cioran in the future? It would be really fitting! S: Heights of Despair is a project of our friend Warrior and it has been indeed inspired by Cioran. A split like that would be a bit unlikely but interesting, we like the band Cioran and it would be nice to collaborate with them someday.

After following you for a while I understood what kind of artists you like to support, so I wasn’t surprised to find F. as Eterna Rovina (he’s a member of Batrakos as well) there too. What’s the purpose of a release like “Monolito”? What’s left beyond the beautiful eight minutes of “Sole Naufrago”? H: F. had the desire and the need to explore styles closer to ambient than black metal, same for the subsequent release under this monicker. We supported him and didn’t regret it.

“Monolito”‘s shortness has been quickly balanced by some of your most ambitious material. Warrior has already told me about it in the interview he did with me some weeks ago, but I would like to know about this experience from Xenoglossy’s side. H: As Warrior has already said, he had the need to separate Aisna from Februus, so we thought of reissuing the “Sacnisa” EP under a new monicker and with two bonus tracks. A fine choice in my opinion, this is a very interesting project and I hope it will gain more following.

In this occasion I stumbled upon the term “vinyl cd-r” for the first time. What’s that, a nicer way to say “cd in a plastic envelope and cardboard? Why would a listener prefer this format to a digital file? S: It’s a cd-r shaped like a small vinyl, it’s not the same blank Verbatim cd-r. It’s a way to have a physical artifact of the release to support the label, although we know they aren’t that appreciated and we got sick of this low budget format ourselves. That’s why we upgraded to pro cd, cassettes and vinyl, otherwise we would have stayed too amateurish for too long and we didn’t like the idea of it.

I don’t care much about Deathvoid because I don’t like them, but I think the description on Bandcamp is important: it’s the first band outside of your collective you’re working with. How was the approach? Were you worried that you weren’t ready yet to get outside of releases you weren’t involved with somehow? S: Deathvoid has become a project of the collective as well in the end, it was formed by an Italian-Swiss acquaintance of mine I started working with after the release of the full length, until I became a proper member of the band.

The fact that you two are crazy people is proven by the short but insane excursion made only of bass and vocals named Quilmoloncm, and brought to by Stilgar. What does “All music, vocals, lyrics and track titles were conceived, executed and transcribed under the influence of automatic writing and glossolalia. Lyrics might appear meaningless, but there is an underlying hidden meaning beneath them“ mean? I want to believe you, but there’s a strong feeling that it’s just a publicity stunt. Can I have a taste of the “underlying hidden meaning”, please? S: It was the product of pure improvisation in a stream of consciousness-style under a pseudo-meditative trance, both for music and lyrics. About the “hidden meaning” I can only disclose that, albeit the stream of consciousness, lyrics are not random, they have both a meaning and a source, like an unknown language. With a precise research one can find the source itself.

From the more audacious experimentations, to a very interesting split in which two household projects show the best they have to offer: Batrakos is back to black metal for a couple of minutes, but what really caught me was the peculiar and ever changing pace of the two songs. Then, Aisna: may I be forever trapped in an Etruscan tomb for eternity as punishment! I didn’t even notice these two beautiful songs while I was preparing the interview with Warrior! H: I remember that split fondly. It was a great source of satisfaction for us because it has been featured on No Clean Singing and Toilet of Hell, two renowned websites that we really love and appreciate.

The first three Batrakos demos are collected in a single work called “Degenerate Collection”. I strongly prefer it to the noise stuff with Giovanni Rana (Italian pasta maker, his name can be literally translated as “John Frog”. Batrakos means “frog” in Greek, they released a noise EP named “Batranoise” with Giovanni Rana on the front cover – ed. ) and so on, but listening to them on the whole I can see how you have been corroded from the inside. There were some weird references for black metal back then already: why did you mention Barletta? (South-Italian town – ed.) H: “Barletta” is not a reference to the town in Apulia, I can’t reveal the real meaning, sadly. But I can say it’s a reference to a weird character I’ve known and that became – unbeknownst to them – a sort of cornerstone for the first Batrakos croakings. We didn’t actually release “Degenerate Collection”, we just have the last copies available in our distro: it was released a year and a half ago by Order of Theta, which also produced excellent artists like Spectral Lore and Locust Leaves.

At the beginning of “Merda d’artista” there’s a sample from “Boris” (Italian TV series – ed.), with the masterful Francesco Pannofino (Italian actor – ed.). Is Xenoglossy almost an implementation of many of that TV series’ teachings? “Has quality busted your balls” as well? (this is a translation of a quote from “Boris”, the original sentence is “La qualita ci ha rotto il cazzo!” – ed.) S: We really love “Boris”, it’s my favorite series and an endless source of quotes. That one really fits Batrakos’ vision and the concept of “ugly art”. I think it’s equally important to be knowledgeable about both shit and quality stuff, for music as well as films. Actually, I’m a big fan of Italian B-movies, this way I can see when films or albums that are sold as masterpieces are nothing but pretentious and mediocre glorified crap.

Near the end of last Autumn Deathvoid is back with a split with a new and inviting acquaintance: Estonian project Illuminated Manuscripts. There’s no information about its creator, named Kobold. I would like to delve into this matter, what is the relationship between the song titles and the cover artwork? Will you work with Illuminated Manuscripts again? S: Kobold is one of the many acquaitances fostered online and he’s been really willing to feature us in his two tracks: Heliogabalus and F. on guitars and me on the concept. The cover artwork is a visual representation of the concept itself, it’s based on some vivid childhood dreams I had: exploring sunken cities and desolate yet familiar interiors. We have some ideas for future collaborations with him, we’ll see.

Stige’s “The Wasteland” has been one of Warrior’s most fortunate works, gaining quite the attention from the metalhead crowd. Has it been the same for Xenoglossy? There’s no physical release on Bandcamp: is everything sold out or are you still working on it? H: “The Wasteland” has been published last December on mini cd and it sold out in a couple of months, that’s why you can’t find it anymore.

We get to 2018 with a bang. With all due respect to all you did thus far, you really raised the bar with Vessel of Iniquity. Different sounds, different designs, different formats and, from a buyer’s standpoint, different prices too! How did this revolution happen? Why did a renowned and beloved label like Sentient Ruin collaborate with the less renowned yet hungry Xenoglossy? Were you sometimes worried that you might have raised the bar too high? S: The prices were different because while the previous releases were fundamentally low/no budget, we invested a lot into Vessel of Iniquity. Also, the final product turned out to be of an excellent quality, and quality is expensive! M. from Sentient Ruin really liked Vessel of Iniquity, so he proposed to co-release it both on cassette and vinyl. Sentient Ruin is probably my favourite extreme and experimental music label nowadays and it’s a source of inspiration (I had the same opinion before Vessel of Iniquity, I swear!) so working together has been an honour for us, we learned a great deal from him and this was a source of growth for us. Yes, sometimes we thought the bar was raised too high, but it was worth and it’s necessary to invest some money if you want to grow.

I didn’t always follow you closely, but it seems that the general perception of your label has improved. Two members of Veratrum (not exactly random people) chose you to re-release the first EP of their symphonic black metal band Voland. Obviously, this is some unusual stuff: the lyrics are about Russian history. Masked Dead did the CD version, you did tapes. Is it hard to release tapes in 2018? How hard is selling them, above all? H: I really appreciate Voland. It’s a band I’ve followed since I discovered Italian underground black metal (7-8 years ago) and their first EP was one of my favorite albums in the genre back then. So it’s almost like a teenage dream come true for me. I’ll get to the main point: there is a certain demand for tapes, actually. But, Italy is running a little behind, it seems Italian people don’t like this format that much, sadly. Things are better abroad: we sell most of our tapes outside of our country. We’ll stick to this format anyway, tapes have a certain cult following nowadays.

For sure you like both cassettes and originality. What’s more interesting than the project Framheim? You brought to the extreme the concept of “grim and frostbitten”, nothing’s colder than the South Pole. The album’s aptly called “Polar Black Metal”, damn, that’s some exciting stuff! Tell me about the lyrics too, mixing black metal and polar expeditions is great, but writing lyrics using a South-Central Italian dialect is even crazier. The question is: WHY? H: Framheim is a creature of mine. You perfectly nailed the concept, we wanted to bring the concept of “winter-and-cold-worship” typical of some black metal stylings (Immortal built an entire career on that…) to the extreme. I am also a fan of savage and faraway geographies, you can see that from my older project Turdus Eremita as well, it was dedicated to the island of Tristan Da Cunha. Moreover, talking about polar expeditions lets me focus on a really fascinating, historical theme that has been rarely explored in black metal, but that I find really fitting. “Lu fredd” was written almost as a joke at first. I asked Stilgar (who is from Abruzzo, South-Central Italian region) to write some lyrics about antarctic cold for this project using his dialect, so he went and did it.

It’s a fresh news while I’m writing this, not as fresh as being on the South Pole, mind you, but close enough: the release of Overishins’ self titled album. If the name is new to you, know that a giant of black metal (and more) like Mick Barr from Krallice is one of the members. You really raised the bar with this. It’s intricate and tentacular music, so different from what you released so far. Tell me how this collaboration started and if there will be more of that. S: Overishins’ self titled was released on digital-only last year and it was one of my favourite albums of 2017 and it was such a shame for me that it didn’t exist physically. So I thought “why don’t we do that ourselves?” As I said before, we don’t want to restrict ourselves to black metal, it has to be “out-there”. So I sent an e-mail to Mick, telling him what I had in mind for Overishins, and he was enthusiast about it. He’s also been really kind and helpful. The digipak turned out amazing and it features some additional artwork on the inside, drawn by the members of the band. Mick is one of my favorite artists ever, I really admire him, so collaborating with him has been an honour. The band really appreciated what we did and if they’d want to collaborate again with us we’d be really happy.

What’s the the central theme, the quirk one can always find in your releases? Did you manage to leave a trademark on most/all of your creations? S: It has to be peculiar musically, visually or as a concept, these are all fundamental aspects for the label, we don’t like generic stuff. I’ve always tried to leave an aesthetic mark on our releases whenever possible, especially for concepts and artworks, for example using woodcut prints or an alchemical and surreal imagery.

You often work in friendship with the musicians involved, are you able to dictate specific standards for artists working with Xenoglossy? Aren’t you worried that a non-professional relationship can lower the demand of the bands working with you, and yours as well? S: Working in friendship is easier in order to put together a concept that goes along with the label’s vision. But, we leave creative freedom to the “outside” artists and both give suggestions for new ideas to each other. If something works, we go ahead.

They were probably less in the beginning, but did costs increase upon switching to cassettes and vinyl? How much sacrifice is needed to manage a small but hard working label like yours? S: With cd-rs and vinyl cd-rs expenses were almost close to zero, but with pro cds, cassettes and vinyl everything is more expensive, but it’s only natural and necessary to invest money if we want to grow without staying in the low/no-budget world. Cassettes are not that expensive to produce anyway and part of the expenses is covered by the proceeds of the material we released thus far. Vinyl releases are very expensive though, so they will be exceptions to the rule for material we deem really worthy and deserving of that format.

Why didn’t you release Thecodontion through Xenoglossy? One could think you don’t really trust the capability and appeal of your label. H: For Thecodontion’s demo we were looking for something more specific for our style. We found Gravplass Propaganda and it was what we were looking for, so it was perfect. But, the next Thecodontion release will be co-produced by three labels, one of them will indeed be Xenoglossy.

Do you promote your albums to the webzines in order to have them reviewed? Do you find having continuous contacts with the plethora of webzines on the Internet to be a rather sickening process? Or do you think it’s not necessary to have Framheim and Aisna published on Metalitalia? S: We write a lot of emails to webzines for having our material reviewed, both in Italy and abroad, we actually like having a lot of contacts, it’s very important to foster them to spread our music. It’s certainly not easy to create interest every time, the final choice is up to the webzines themselves, but when it happens we are always satisfied, especially when it comes to prominent websites like Cvlt Nation, No Clean Singing e Toilet ov Hell.

What does a guy manipulating metal music with an original approach have to write in order to get a deal with you? What makes you say “damn, we can’t miss this opportunity!” S: As I said above, something interesting and musically original and, if possible, a fascinating visual or lyrical concept. If it’s something that’s also “cool” within some fanbases or circles, even better. We often receive interesting offers but it always depends on whether we can afford it and eventually sell it. Producing completely unknown stuff without a fanbase (or a “market”, although I don’t like using that word) is really risky if a lot of money has to be invested in it. So often we have no choice but to reluctantly refuse.

What kind of attitude from the artists and aspects of the music they submit to the label are a big turn off for you? H.+S.: Emails written in broken English and incomplete promos. It’s not just a question of form, but if an artist is seriously interested in getting themselved noticed they should describe their music in depth in order to create some interest. A lot of people can’t do that properly and don’t even know what kind of sound they are trying to achieve. You won’t get that far this way, probably. Other than that we try to avoid predictable stuff and carbon copies of bands from 25 years ago.

What is the event that would immediately cease Xenoglossy’s activity? H.+S.: Death.

5 pensieri su “Roal Amundsen meets René Ferretti: intervista a quei bravi ragazzi di Xenoglossy Productions

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