I dischi senza i quali non sarebbe esistito Blog Thrower: il 2017 in una manciata di nomi

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Odio le liste perché si riferiscono sempre a cose da fare, obblighi, incombenze, scadenze. Tutto il contrario di quello che vuole essere questo blog. La stessa abitudine di fare la lista a dicembre di ogni anno è una delle tante voci della lista della vita di chiunque abbia uno spazio in cui si parla di musica. Nulla di quello che leggerete è in ordine, nessuna classifica, solo un ulteriore, piccolo riconoscimento verso quegli Artisti (ci vuole la maiuscola) che mi hanno reso le mie orecchie degne di esistere e di fare quello per cui sono state create.

Disco summer: Cadaveric Incubator  – Sermons of the devouring dead. Come ho già scritto in recensione è stato il mio compagno più fidato nelle ore in spiaggia. Niente di più, niente di meno.

Disco del cambio di stagione: Drudkh/Paysage d’hiver – Split. Un dischetto a due facce, entrambe molto belle, la prima volta verso l’autunno e la seconda totalmente verso l’inverno. Una specialità ascoltata al momento giusto.

Disco tanto lungo quanto bello: Vin de mia trixPalimpsests. Una partita di calcio, più o meno. Ma con vista sull’infinito.

Disco bagnato da litri di lacrime: 1476 Our Season Draws Near. Mi viene il magone al solo pensiero.

Beata giovinezza: HeirAu Peuple de l’Abîme, EkpyrosisAsphyxiating Devotion, FalaiseMy Endless Immensity. Artisti poco più che ventenni che hanno già tirato fuori il disco che li farà ricordare per tanto, tantissimo tempo.


Metallo brutallo: GutslitAmputheatre, BenightedNecrobreedHideous DivinityAdveniens. Un ascolto e li riconosci: quanti nel death metal possiedono questa essenziale caratteristica? Il brutal death, per inciso, è il genere che -a parte pochi nomi- mi ha deluso di più ultimamente.


Italia nera: MascharatMascharatBlack FaithNightscapesThe Clearing PathWatershed Between Earth and the Realm of HyperboreaObscure DevotionUbi certa pax est, Hornwood FellMy body my time. Non è piaggeria, non è una quota nera: è che se dovessi indicare i migliori dischi black usciti quest’anno, sarebbero quasi tutti italiani.




La merda che non t’aspetti: EnslavedE, Acid WitchEvil sound screamers, GoatwhoreVengeful ascension. Fatemi spiegare. Non sono i dischi più brutti del 2017, è che non riesco a immaginarli come creazioni di quei gruppi.
Ancora qua? BelphegorTotenritualSvartsynIn DeathSix Feet UnderTorment. Basta, basta, basta.

Esordi dell’annoVoëmmrNox MaledictvsDSKNT –  PhSPHR Entropy. Usciti fuori dal nulla, sono diventati in breve dei punti fermi dei miei ascolti.

Copertine dell’anno: Bell WitchMirror Reaper, JupiterianTerraforming, LossHorizonless. A parte quello dei Bell Witch, sono anche dei dischi della madonna.  In questi disegni ci si perde, sono qualcosa di straordinario.


Disco pop: While she sleepsYou are we. Perdonami, padre, perché ho peccato.

Dischi bong: Tuna de TierraTuna de tierraMeteor ChasmaA monkey into the space. Perché a volte c’è bisogno di sbracarsi e non avere rotture di coglioni.

Piccoli e saporiti: (questi ve li incolonno, sono tanti)
Prison of Mirrors – Unstinted, Delirious, Convulsive Oaths
ApologoethiaPillars
Medico pesteHerzogian darkness
EngulfSubsumed atrocities
Serpent ritualNexvs diaboli
Wending TideThe painter
NornahettaSynesthetic pareidolia
Barbaric hordeTainted Impurity
MalakhimDemo I
La botte piccola e la moglie ubriaca… com’era il proverbio?







Dischi da ultimo dell’annoBuioingolaIl nuovo mareAu-DessusEnd of chapter. Perché la fine è l’inizio di tutto.

Disco da primo dell’anno, per ricominciare più carichi di prima
Hellish GodThe evil emanations

[F]

2 pensieri su “I dischi senza i quali non sarebbe esistito Blog Thrower: il 2017 in una manciata di nomi

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