Dauþuz – Die Grubenmähre (Naturmacht Productions) 2017

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I due musicisti dietro il progetto Dauþuz sono dei bomber del black metal germanico, ognuno ha almeno cinque o sei album lunghi in curriculum con vari gruppi, escluse le innumerevoli demo. Entrambi sono presenti nel debutto degli Idhafels dello scorso anno. Aragonyth S., colui che si occupa della musica, lo avrete sicuramente apprezzato negli ottimi melanconici Seelenfrost, mentre il cantante Syderyth G. è il cervello dietro i buoni Vintarnaht.

Ecco il contesto in cui crescono i Dauþuz, la summa del loro intendere il black metal. E si imparano pure tante cose, tipo che quella all’interno del nome non è una P ma una p islandese che si legge come il th- in inglese. Studiosi di lingue venite a confermare questo assunto perché sono un semplice googlista e non ho il coraggio di fare il copia e incolla come nelle recensioni erudite che per metà testo parlano di tutto tranne che del disco. Ovviamente qui non c’è nulla di erudito, l’avrete capito. C’è invece qualcosa di originale e non solo banalmente violento nei concept che tiene in piedi questa band: il tema delle miniere e dei minatori di due secoli fa. Ero rimasto colpito dai Mascharat e dal carnevale veneziano, lo sono ora con i Dauþuz. Musicalmente siamo a metà strada tra la classe e la fluidità dei Seelenfrost e la pungente acredine dei Winternacht. Fra il nuovo Die Grubenmähre e il suo bellissimo predecessore le differenze non non sono tante e non potrebbe essere altrimenti: pubblicare due dischi in due anni per molti sarebbe stato un suicidio, ma non per un gruppo così saldamente convinto dei propri mezzi e della grandezza delle proprie idee. Ciò che li fa sbancare, fare jackpot, è che effettivamente l’album in oggetto è grandioso, epico, non lacrimoso come certe cose dei Seelenfrost, un po’ più austero e intransigente, con preziose chitarre acustiche e urla lancinanti che su basi pulite e limpide fanno mi fanno impazzire. Il cantato qui è magistrale, una delle prestazioni più intense e sentite che ho avuto modo di ascoltare negli ultimi mesi. Regna la fantasia più solenne, la ricchezza di idee che si palesa con tanta sostanza e una larghezza di vedute che apre un mondo davanti all’ascoltatore un passo dopo l’altro. Non stupore, ma graduale avvicinamento alla bellezza. Per giunta crudissima in questo caso, se pensiamo alle storie delle miniere. Die Grubenmähre è consigliato a chi porta ancora il lutto per lo scioglimento dei Lunar Aurora, altri eroi tedeschi, e a tutti quelli che non accettano di fermarsi alla superficialità degli Imperium Dekadenz.
[F]

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