Onward to Traffic (with a rotting bus) – Incantation, Suicidal Causticity, Dr. Gore e Neid – Roma, 16 maggio 2018

Come i miei più affezionati lettori già sapranno, non scrivo recensioni da febbraio, benché ne siano uscite fino ad aprile (avevo una sorta di riserva aurea). Ciò riguarda anche i concerti? Boh, non ci avevo mai pensato. Evidentemente però se state leggendo queste parole qualcosa deve essere cambiato nei miei schemi mentali. In realtà il report perfetto l’ha già scritto Metal Skunk (come al solito) e vi consiglio di andare anche da loro, hanno espresso più o meno tutto quello che avrei voluto dire io. Se volete comunque leggere la mia versione, ci vediamo qualche centimetro più in basso.

Il mio è in primo luogo un post di scuse ai Neid. Ero venuto a Roma anche per loro ed ho avuto timore (fondato) di perderli quando ho capito di aver sbagliato il percorso per il Traffic, scegliendo un 542 che penetrava il traffico come una lama in una forma di parmigiano. La conseguenza nefasta è stata che, alle nove, mentre facevo il biglietto, loro finivano di suonare. Ho recuperato il loro vinilino, tuttavia: lo farò girare per bene nei prossimi giorni. Tra l’altro, anche se mancavo al Traffic da almeno un anno, non ricordo di aver mai assistito a un concerto che iniziava così presto. Proverò a farmi perdonare dai ragazzi viterbesi.


Coi Dr. Gore era scattata subito una certa attrazione quando uscì Viscera. Non è frequente che una band italiana passi per Coyote Records, su due piedi (mozzati) mi vengono in mente solo Spermbloodshit e Malignant Defecation. L’occasione del concerto di cui vi scrivo era ghiotta per l’upgrade da “gruppo di cui mi piace genericamente tutto” a “gruppo da amare”. E così è stato. Dire che “hanno asfaltato tutto” è riduttivo, ma prendo spunto da questa espressione per specificare che la colata non è stata di catrame e asfalto, ma di materiale ematico, viscere, vomito e pezzi di morto a piacere. La statura di semplice band locale inizia a star stretta ai Dr. Gore, molto concreti e sostanziosi. Voglio inoltre farvi notare che il loro recente From The Deep of Rotten è uscito per Bizarre Leprous e lì di italiani ne son passati anche meno (sempre a memoria ricordo il primo lavoro dei Mindful of Prypiat). Se dovessi dare loro un consiglio tirerei in ballo la scioltezza e la disinvoltura che non sono totalmente dalla loro parte: hanno i mezzi per diventare ancora più devastanti. Evviva i gruppi d’apertura.


Stesso discorso si può fare coi Suicidal Causticity, che hanno ben meritato la posizione in scaletta. Tra l’altro appena ho saputo che ci sarebbero stati loro ad accompagnare gli Incantation nel tour italiano ho pensato a come si sentirebbe nel pronunciarli qualcuno con la esse sibilante. E questo mi ha tenuto pensieroso anche per i primi secondi del loro set. Dicevo, loro mi sono sembrati sicurissmi di sé, leggermente più teatrali di quanto un gruppo tecnico come loro necessita per non far sonnecchiare l’audience. Ma siamo al pelo nell’uovo, perché loro mi hanno enormemente stupito. Ascoltando qualcosa in rete non ero rimasto colpito, c’erano punti poco chiari e suoni non ottimali. Dal vivo invece è stata una giostra pesantissima che l’erculeo cantante ha fatto roteare a suo piacimento, ma anche gli altri musicisti credo si siano divertiti un sacco, almeno quanto chi stava accanto a me in prima fila! Insomma da un gruppo che esce per Ghastly Music e Amputated Vein mi aspettavo una certa freddezza esecutiva, e invece… abbasso i pregiudizi!


Cosa posso aggiungere sugli Incantation che non abbia già scritto la prima e la seconda volta che li ho visti? Ok, così impostata la frase sembra che faccia centinaia di concerti l’anno, ma non è così. Il concerto è un evento da scegliere minuziosamente, devono esserci tutte le condizioni per farlo diventare epocale, almeno nella mia testa. È uno dei motivi per cui ogni fottuta volta che viene un gruppo che adoro e ci piazzano in mezzo roba come i Melechesh giro a largo, per inciso. Ebbene gli Incantation. Ho perso la testa per loro, potrei ascoltarli per settimane intere e godere sempre, ogni secondo (in realtà il condizionale va tolto: l’ho fatto). Hanno una discografia immacolata e anzi negli ultimi anni, col trittico Vanquish in VengeanceDirges of ElysiumProfane Nexus hanno addirittura superato l’ottimo livello di assestamento raggiunto attorno a Primordial Domination. C’è stata una rinascita sia per loro che per tutto il genere, con una moltitudine di gruppi a loro ispirati (tipo i miei pupilli Ekpyrosis). Ed è giustissimo che oggi godano dei favori di pubblico e critica che all’epoca dei loro primi album non si prospettavano minimamente, stando a quanto mi hanno riferito persone che già compravano dischi e leggevano recensioni negli anni Novanta. Come sono stati? Volete davvero saperlo? E come pensate che possa rispondervi se non inanellando superlativi in numero molto superiore a quelli che un non-fan degli Incantation possa sopportare? Quindi taccio e mi godo l’indelebile cicatrice di un concerto meraviglioso: da Christening the Afterbirth a Devoured Death, passando per i nuovi classici Lux Sepulcri e Rites of The Locust, così come dalle immani Impending Diabolical Conquest e The Ibex Moon, dedicata al compagno caduto Killjoy. John, Kyle, Sonny, Chuck: grazie. [F]

4 pensieri su “Onward to Traffic (with a rotting bus) – Incantation, Suicidal Causticity, Dr. Gore e Neid – Roma, 16 maggio 2018

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