Intervista ai Dr.Gore (death grind, Italia)

drgorelogo

Ironia e sbudellamenti vanno sempre a braccetto, è risaputo. Unirle anche a una buona dose di contenuti e di aneddoti non è davvero da tutti. Il mio fomento per i Dr. Gore è cresciuto a dismisura dal famoso concerto di metà maggio. Il loro terzo album From The Deep Of Rotten era appena uscito e poco dopo ho deciso di ospitarli su queste pagine. Devo ammettere che ho fatto bene a pressarli per avere un’intervista. [F]

Cari dottori, avete scalzato gli Incantation dal mio stereo dopo alcuni mesi. Complimenti! Non era un’impresa semplice. A proposito, della data che avete condiviso con loro che mi sapete dire? Qualche retroscena scabroso? Come vi siete sentiti? Il pubblico vi ha celebrato degnamente come eroi locali della serata? Prima di tutto ciao e grazie per l’intervista e per l’entusiasmo nei nostri confronti. Sentirlo ci può solo fare piacere, sono queste le cose ci fanno continuare a suonare e fare dischi, sentire le persone che ci dicono che ascoltano la nostra musica, questo per noi è il vero valore. Riguardo agli Incantation, nessun retroscena particolare, noi eravamo concentrati sull’organizzare al meglio il nostro release, loro erano concentrati per i fatti loro, insomma nulla di strano, si è socializzato poco con loro, invece con i Suicidal Causticity si è creato subito un bel feeling, i Neid invece li conosciamo da anni sono buoni amici. Per noi è stato un bel release, l’accoglienza del pubblico è stata buona, nonostante si trattasse di un mercoledì e avessimo iniziato presto. Sì, ci siamo divertiti e sembra anche chi è venuto a vederci, testimoniato anche dalla richiesta di CD e merch dopo e prima del live, situazione che non guasta mai.

Come la vostra scaletta, che mi sono prontamente aggiudicato appena avete finito di suonare, anche quest’intervista partirà da molto lontano. La cosa che balza subito all’attenzione è che il vostro anno di formazione è il 2002, mentre il primo lavoro risale a otto anni dopo. Concentriamoci su questo periodo. Il non aver registrato nulla fino a Rigore Mortis è stata una scelta o un’esigenza? Già allora macellavate qualsiasi cosa sui palchi della capitale? Come scritto sul vostro sito, erano i tempi delle cover di Terrorizer, Mortician e Napalm Death? Nulla di programmato o voluto, all’inizio ci piaceva e bastava fare i concerti, proporre qualche cover e qualche pezzo inedito, eravamo appagati e felici così. E diciamo che ci prendiamo il nostro tempo per fare le cose.

Un bel giorno di dieci anni fa è uscito Rigore Mortis. Che ricordi avete di quel periodo? Eravate emozionati nell’aver creato qualcosa di vostro? Ovviamente l’emozione era tanta, per la prima volta entravamo in un mondo a noi sconosciuto. Sì, avevamo fatto decine di concerti, ma registrare per la prima volta era tutta un’altra cosa, è stato un momento di confronto tra noi e verso noi stessi. Ovviamente tutta la produzione è stata portata avanti con approccio professionale, ma dal taglio casalingo diciamo. Per questo disco ci diede una grandissima mano un nostro amico Joseph, ora trasferito vicino a Machu Picchu (Peru), è scappato lontano da noi (ahaha)

Secondo me l’unico episodio superfluo è la cover dei Carcass, sebbene non abbiate sfigurato troppo. Il resto oggi come lo giudicate? Dove eravate più sicuri e dove più titubanti? Nella scaletta dei concerti inserite comunque Splatterbrain, quarantasette secondi di magia. Quindi qualcosa di Rigore Mortis vi è rimasta addosso! Devi sapere che se non fosse stato per la cover dei Carcass, forse non staremo facendo questa intervista. Infatti come sai non avevamo registrato nulla ai tempi, però un nostro amico (Ivan Loi / Cannibe) ci chiese una cover dei Carcass da inserire in una compilation (mai uscita poi), approfittammo della cover per registrare anche gli altri pezzi che poi divennero Rigore Mortis. Quindi la cover è stata fondamentale, forse se non ci avessero chiesto la cover per la compilation non avremmo iniziato a registrare dischi. E comunque eravamo tutti titubanti su tutto, non avevamo proprio le idee chiare su cosa stavamo facendo, ma alla fine il risultato ancora oggi ci piace e molto. Splatterbrain è tra i primi pezzi composti, sono 47 secondi ma rappresenta quello che i Dr. Gore volevano e vogliono proporre, ovviamente con tutte le evoluzioni che sono seguite poi, ma è sempre il prezzo con cui chiudiamo la scaletta (tempo permettendo, infatti al release non è stata fatta purtroppo).

Per avere un altro album abbiamo dovuto aspettare altri quattro anni. È stata dura registrare un disco, un primo disco lungo? Ovviamente sì, ci siamo resi conto che scrivere e concepire un disco più lungo era un’altra sfida più grande rispetto a Rigore Mortis, ma anche questa è stata affrontata, sempre con i nostri tempi che non sono mai velocissimi. I tempi lunghi ovviamente non sono solo legati al concepimento del disco, ma devi considerare che abbiamo tutti una vita lavorativa e privata decisamente piena, quindi trovare il tempo per riunirci tutti e quattro per “creare” non è facile, anche se è la nostra passione primaria, che portiamo avanti sempre con grande impegno, cercando di offrire si un prodotto underground ma il più valido e professionale possibile per chi compra i nostri CD e per chi ci viene a vedere dal vivo.

Che ruolo ha avuto Fra Dellamorte (Guinea Pig, Ultimo Mondo Cannibale, tra gli altri) nel seguirvi nelle registrazioni di Rotting Remnants? È stato determinante per farvi migliorare e progredire? Prima di tutto Francesco è un amico di vecchia data (è stato anche in un progetto grindcore con Marco, i Murders Calling, band non più attiva) e conosceva perfettamente tutto ciò che i Dr. Gore erano, decisamente con Francesco siamo cresciuti ulteriormente per quanto riguarda la consapevolezza di quello che stavamo facendo, sia in ottica compositiva, che di esecuzione e approccio allo strumento, ed addirittura di cantato: insomma di tutto. Diciamo che è stato abbastanza decisivo per la nostra crescita. Ovviamente durante la lavorazione ci sono stati momenti difficili, ma il fatto che Francesco in primis era un amico, ha reso tutto facilmente superabile.

Rotting Remnants si chiude con la Corpse Trilogy. Che in musica è una cosa un po’ da nerd, progghettoni e smanettoni, ma solo sulla carta! Butchered, Autopsy e Reborn prendono il nome di Corpse Trilogy perché sono stati registrati dopo gli altri pezzi almeno per le parti di batteria, in quanto erano stati concepite per eventuali split. Sono stati registrati al Kutso Studio, quindi un livello qualitativo più elevato rispetto alle altre. Alla fine però con Francesco abbiamo pensato fosse meglio mettere tutto nel nostro primo full length, così è nata Corpse Trilogy. Trilogia proprio perché volevamo far capire che si trattasse di un capitolo a parte, e anche il lavoro di Francesco è stato quello di non far suonare troppo uguali i pezzi del disco e quelli della trilogia, proprio per far capire che era un qualcosa di diverso, un altro piccolo passo avanti insomma.

Quando ho sentito dal vivo Tools of Torture sono stato travolto e fatto a fettine dall’intervento del vostro chitarrista Marco, come seconda voce. Quali sono i brani più indicati per conoscerlo anche come urlatore? Non potreste/vorreste utilizzarlo più spesso anche in questa veste? Sicuramente oltre a Tools of Torture direi Bleeding Corpse (su Rigore Mortis) in cui Marco si strappa l’ugola! Dal punto di vista vocale non progettiamo mai niente e le cose vengono spontaneamente in sala prove (per poi finire su disco), ma visto il tuo consiglio ora lo obblighiamo e lo facciamo strillare a più non posso!

Continuando nel percorso della vostra discografia arriviamo al 2014. Anno cruciale per me, che col disco uscito quell’anno vi ho conosciuti. E per voi? Viscera è uscito fuori come volevate? Quella volta Fra Dellamorte ha lavorato come in precedenza o è cambiato qualcosa? Siamo assolutamente contenti di Viscera, praticamente sotto tutti i punti di vista: dai brani, da come sono usciti, dai suoni, alla copertina e alle lyrics, insomma tutto. Ti possiamo assicurare che l’impegno è stato ancora più elevato rispetto ai precedenti, in ottica di cura dei dettagli, di preparazione, di studio maniacale verso l’esecuzione stessa dei brani. E questa volta Francesco è stato ancora più esigente verso di noi, chiaramente dovevamo fare un altro passo avanti rispetto ai precedenti lavori, e possiamo affermare che così è stato.

Volenti o nolenti salta subito all’occhio il marchio di un’etichetta iconica per determinati suoni sbudellanti: Coyote Records. È stata la scelta giusta per i Dr.Gore di quel periodo? Come lavorano questi folli russi? Cosa vi ha fatto cambiare casacca col disco successivo? Come sai, fino al momento di far uscire Viscera i Dottori avevano sempre autoprodotto tutto, questa volta però volevamo, sempre nell’ottica di fare passi avanti, trovare una label, quindi come fanno tutti ci siamo messi con tanta pazienza e abbiamo spedito il promo con tre brani a praticamente tutte le etichette del globo. E la risposta di Dima della Coyote è stata quella che all’epoca ci convinse di più. Siamo soddisfatti del lavoro che fece la label, sicuramente fece girare molto il disco, infatti non era difficile trovarlo in parecchi stand dei diversi festival estivi, quindi sotto quel punto di vista perfetto. Anche questa volta si era fatto un passo avanti rispetto al passato quindi eravamo contenti. Altri contatti con Dima e la Coyote oltre la richiesta di qualche altra copia quando finivano le nostre copie non ci sono stati, purtroppo non sono riusciti a supportarci nel trovare date o comunque farci partecipare a qualche festival. Per il cambio di label, sai che nell’underground è tutto molto informale e veloce, quindi la storia è semplice, ovvero noi eravamo pronti con il disco ed avevamo già investito parecchio, ma forse anche a causa di qualche incomprensione non abbiamo ritenuto pronta la risposta della Coyote. Abbiamo inviato il promo ad altre label, e tra queste Roman della Bizarre Leprous si è fatto trovare interessato al prodotto e pronto alla collaborazione, e quindi ora collaboriamo con lui e la sua Bizzare, e fino al momento è tutto perfetto.

Non avete cambiato solo etichetta. Le registrazioni e la produzione sono state fatte al Kick Recording studio da Marco Mastrobuono e da lì sono usciti solo nove brani, ma dalla durata più elevata. Che vi è successo? Tra tre o quattro di dischi vi troveremo con stacchi jazz e voci liriche? No, nulla di tutto questo puoi stare tranquillo, semplicemente questa volta i pezzi sono venuti così, forse il prossimo disco saranno tutti pezzi di 47sec alla Spletterbrain, chi può dirlo? Per il cambio di studio, volevamo provare un approccio diverso, diciamo più professionale, quindi si è deciso di provare anche questa via, per vedere cosa portava, e ci siamo rivolti ad uno studio professionale con tutto ciò che comporta in ottica di registrazione produzione ecc… Ed anche in questo caso ci stava una persona amica a supportarci: Marco, che conosciamo da tempo, ha cercato di farci lavorare con calma, anche se il suo approccio “Gestapo” è famoso a Roma (ahah)

From The Deep of Rotten è uscito appunto per Bizzarre Leprous. Roman Polácek vi ha fatto un’offerta che non potevate rifiutare… o gliel’avete fatta voi a lui con un disco irresistibile? Quello che ci ha convinto è stato il suo modo di porsi. Vediamo le cose esattamente alla stessa maniera, è stato onesto e franco senza troppo giri di parole. Noi non siamo più bambini e neanche lui, quindi abbiamo trovato subito un accordo in pochissimo tempo. E poi parliamo della Bizarre Leprous, non possiamo proprio lamentarci!!!

La copertina del solito magnifico e irreprensibile maestro Roberto Toderico è arrivata prima o dopo del contatto con la Repubblica Ceca? Decisamente prima, la copertina fa parte del concept del disco quindi l’idea è nata già durante la registrazione, quindi sì, prima del contatto con Roman. E Roberto è stato bravissimo, l’artwork è una rappresentazione visiva de nostri brani! Come ti dicevamo quanto abbiamo contattato altre label, era tutto pronto disco ed artwork, insomma Roman si è trovato già un disco pronto, doveva solo mettere il suo logo (ahah)

State avendo buoni feedback? Ve ne riporto uno dal visitatissimo Metalitalia: “From the Deep of Rotten è insomma il classico disco di genere rivolto esclusivamente alla propria cerchia di appartenenza, l’unica in grado di apprezzarne i rimandi, i cliché e le citazioni senza prendersi troppo sul serio, chiudendo un occhio su quello che – a conti fatti – è un ‘more of the same’ avente come addendi soluzioni sentite e stra-sentite”. Ha ragione? Nei dottori abbiamo tutti superato gli “anta”, accettiamo le critiche belle e brutte, e diciamo anche che noi non vogliamo inventare nulla. Noi suoniamo questo genere perché ci piace, amiamo sentirlo e suonarlo, così nudo e crudo come deve essere, senza innovazioni o altro. Sinceramente noi non cerchiamo questo. Quindi in un certo modo è anche gratificante la recensione che ha colto questo aspetto. La risposta per ora è buona ma dobbiamo lavorare ancora tanto per la promozione, e considerato che facciamo tutto da noi, dobbiamo stare dietro a molte cose.

Secondo me siete vicini ad avere spalancate tutte le porte dei festival pazzeschi che fanno in Repubblica Ceca, tipo l’Obscene Extreme e il Nice To Eat You. Vi piace quell’ambiente? Ci stiamo già muovendo in tale direzione. Noi speriamo che la Bizarre possa aiutarci in questo. Ora l’obiettivo primario, oltre la promozione del disco, è piazzarsi nei festival. Non so quando uscirà questa intervista, ma per ottobre qualcosa si è già mosso.

Roma è una città adatta per un certo tipo di metal? Lo è stata in passato? Negli ultimi tempi sono usciti dischi di Lectern, Devangelic, Exhume To Consume, Helslave, Demonomancy, al momento in cui scrivo sto ascoltando pezzi nuovi di Hellucination, Sudden Death e Verano Dogs, oltre al vostro zozzo neonato, mentre è in cantiere il nuovo album dei Corpsefucking Art! Non ricordo se c’è altro in rampa di lancio, magari di gente che non si fa sentire da alcuni anni come Eyeconoclast o Vulvectomy. Insomma, ci si diverte eh? I dottori hanno iniziato a suonare anche prima del 2002, quando avevamo un altro nome e facevamo solo cover, quindi possiamo tranquillamente fare un paragone. Sì, decisamente la situazione è diversa e forse in passato vedevamo più partecipazione e fomento, ora decisamente di meno. Ma siamo fortunati: a Roma di gruppi validi siamo pieni, ed ovviamente tra quelli da te citati ci sono amici di vecchissima data, come puoi immaginare, con cui faticosamente cerchiamo di portare avanti questo genere nell’underground romano.

State insieme con la stessa formazione da oltre quindici anni, giusto? Contate anche i mesi e i giorni di questo amorevole sodalizio? Credo siate una specie di record vivente, in particolare per Roma e dintorni, penso ai tanti musicisti che hanno transitato in Corpsefucking Art e Sudden Death, per esempio. Ogni gruppo ha una sua storia, è vero. Voi come avete fatto? Semplice: prima di tutto siamo amici, nel senso che prima di iniziare a suonare insieme eravamo già amici dai tempi della scuola. Possiamo dire che con diverse combinazioni o nomi, fin dall’inizio abbiamo sempre suonato insieme. Certo, i problemi qualche volta ci sono, non siamo più quindicenni fomentati, ormai siamo quarantenni brodolosi ed ogni tanto si discute, ma tutto sommato è una simpatica e felice equipe di dottori matti. Incontrarsi due volte a settimana, nonostante gli impegni della vita, sempre tutti puntuali e pronti ormai è un rito da parecchi anni. È impossibile pensare ai Dr. Gore con un’altra formazione, quindi finché Mastino non ci muore dietro le pelli, noi andiamo avanti a colpi di blast, grugniti ed alti volumi!

Un gruppo come voi sguazza nei film horror, giusto? Ne avete guardati di recenti? Devo dirvi la verità: finisco sempre per guardarmi gli stessi, quelli degli anni d’oro, e non sono molto aggiornato! Ovvio che sì, da dove pensi che arrivi buona parte della nostra malattia? Siamo appassionati di film, fumetti e game horror: se ci sta sangue, zombie e dottori matti fanno decisamente per noi. Siamo tutti legati agli horror classici, ormai sono rimasti scolpiti nella nostra mente i vari Venerdì 13, Nightmare, Halloween, Cucky, La casa, Reanimator, Non aprite Quella Porta e le saghe di Romero e soci, passando anche per i primi del nostro Argento nazionale, ed i primi esperimenti di Peter Jackson, comunque la lista sarebbe veramente interminabile.

Rimanendo in argomento, quali sono i dottori del gore a cui vi siete ispirati per il nome? Al volo me ne vengono in mente un paio: il dottor Alan Feinstone di The Dentist e soprattutto il magnifico Dieter Laser, ossia il dottor Heiter della trilogia Human Centipede! I tuoi sono ottimi esempi, ma i primi rimangono Herbert West di Reanimator, e Dottor Edward Pretorious di From Beyond, anche in questo caso la lista di pazzi in camici insanguinati sarebbe alquanto interminabile (ahah)

Domanda conclusiva che oramai faccio a tutti. Quando vi chiedono di suonare da qualche parte, quali parole vi spingono a chiudete la telefonata e a fiondarvi subito nel luogo del concerto? Al contrario: quali termini vi fanno capire che con probabilità altissima incapperete in una fregatura? Per fortuna non dobbiamo pagare l’affitto di casa solo con la musica, quindi solitamente siamo abbastanza tranquilli e valutiamo per prima cosa considerando dove si tiene il concerto. Da lì elaboriamo un cachet per coprire tutte le eventuali spese ed altro. Valutiamo anche il contesto dell’evento e le band che partecipano. Spesso abbiamo deciso di investire quando ritenevamo il o i gruppi con cui condividevamo la serata molto validi e vantaggiosi per la nostra visibilità. Durante la nostra carriera non abbiamo mai preso una fregatura, solo una volta in tour in Austria con gli Ultimo Mondo Cannibale stavamo per prenderla, ma dopo si è risolto tutto.

0012918947_10

Svaligiate questo negozio digitale http://drgoreofficialmerchstore.bigcartel.com/

3 pensieri su “Intervista ai Dr.Gore (death grind, Italia)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...