Writ In Water, Overkhaos, Rome In Monochrome, Eyelids (e una menzione a Veins e Innerhate) – Potenza, 19 maggio 2018

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Premessa: non me ne frega niente dei contest, anzi credo vadano proprio contro la mia idea di musica. Quindi scusatemi se non conosco regolamento e criteri per cui il 19 maggio 2018, al Pipistrello di Potenza, si sono ritrovati i sei gruppi che poi effettivamente hanno suonato. So solo che uno di loro, esattamente tre mesi più tardi, suonerà all’Agglutination, in apertura ai già annunciati Death SS, Pestilence, Necrodeath e Folkstone. Visto che la serata era gratuita e che i concerti metal nel capoluogo lucano si vedono con una frequenza spaventosamente bassa (due all’anno), l’occasione era piuttosto gradita. Il caso (o il buon gusto di chi ha deciso) ha voluto che i sei gruppi scelti per suonare in questa fase finale delle selezioni mi andassero tutti più o meno a genio.

WIW

Arrivo al Pipisrello poco dopo le dieci e stanno iniziando i padroni di casa Writ In Water, tentando con buoni risultati di farci dimenticare che l’inizio delle danze era tragicamente previsto per un’ora e mezza prima. Fortunatamente la nuvola del ritardo che mi segue già dal live degli Incantation stavolta non produce conseguenze nefaste. La band potentina non è il massimo della sicurezza sul palco, i ragazzi sono concentrati su se stessi e sul proprio operato più di quanto non vorrebbero, ma nonostante questi aspetti connaturati alla giovane età della formazione, la prestazione e suoni che escono fuori dalle casse sono molto più potenti e significativi rispetto a quelli ascoltati su Bandcamp. Il tempo è tiranno perché proprio quando riescono a carburare, proprio mentre mi lascio prendere per mano dal loro metal a cavallo tra il prog e il post rock, con tantissime variazioni, è già il momento di scendere dal palco.


O

Gli Overkhaos sono molto più spigliati, potenti, diretti. Se sulla carta anche questo è prog metal, in pratica l’impatto è molto più diretto e immediato, perché si riprendono molte trame dal power americano, specie nel cantato di Mimmo D’Oronzo, apparso molto carico e preparato. I suoni sono cristallini, così come la preparazione tecnica dei ragazzi tarantini, che sono solo al primo album, uscito lo scorso anno, ma sembrano già molto maturi. Non è il genere che ascolto di più, specialmente in questo periodo, per cui non aggiungo altro. Sono tra i favoriti in partenza per la vittoria finale. [edit. del 20 maggio: mi sa che ho tirato un po’ di sfiga su di loro].


RIM

Ci si addentra in territori più malinconici con i Rome In Monochrome. Avevo ascoltato qualcosa su Youtube, lo scorso anno, quando suonavano in contesti molto metallici come la data siciliana di Onslaught e Hour of Penance, e non mi avevano preso. Mi erano sembrati molto carini nel creare atmosfera, ma non ero stato colpito dalle canzoni vere e proprie. In queste righe capovolgo il mio giudizio e vi dico che avrà contribuito il clima da autunno inoltrato che ci avvolge mentre loro si esibiscono, ma sono davvero bravi. Sia le tre chitarre, sempre molto attente ai dettagli, sia la voce di Valerio, profonda e piena di spleen, dominano i brani proposti. Il loro stile è difficilmente catalogabile, io lo collocherei da qualche parte tra due gruppi italiani che mi piaccono molto e che sento affini, come The Sun Of Weakness e Klimt 1918, con qualche punta più estrema, come la conclusiva Paranoia Pitch Black, un crescendo pazzesco di armonia-tensione, fino all’utilizzo liberatorio dello scream da parte del chitarrista Gianluca. Credo sia stato questo brano finale ad averli fatti trionfare nella competizione, nessuno è rimasto indifferente. In barba a chi – come me- sbagliava ritenendoli troppo poco metal per ambire al palco dell’Agglutination.


E2

Avrei voluto vincessero gli Eyelids, giusto per preservare una certa quota nera il prossimo 19 agosto (ad oggi nessun gruppo black confermato), ma pazienza, non si può avere tutto dalla vita. Nel frattempo i quattro incappucciati (più uno, il batterista a viso scoperto) più temuti dai puristi della ceppa italica dopo gli inarrivabili Afraid of Destiny fanno vedere di che pasta sono fatti anche in un contesto open air. E devo ammettere di averli preferiti in questa sede rispetto al concerto coi Prison of Mirrors. Forse per il minor tempo a disposizione, forse per una loro preparazione diversa e più mirata, stavolta giocano al meglio tutte le loro carte, compresa quella che oramai chiamo “feel bad hit of winter”, ossia The Deepest Desolation. Il loro black metal è raramente veloce e ferale, come il depressive impone, ma con riff sempre ben definiti e strutture mai fumose. In generale li trovo cresciuti, vanno in scioltezza e soprattutto traspare il sentimento, l’emozione negativa che volevano comunicare. Tutto ció nonostante siano col volto coperto. Consiglio agli Eyelids di attrezzarsi: quando saranno pronti per palchi più importanti (e non è lontano il giorno), dovranno lanciare al pubblico lamette invece che plettri.

Un applauso ai fonici che non battono ciglio riuscendo a farmi ascoltare bene gruppi prog, doom e black nella stessa serata. Purtroppo la mia serata finisce qui, i Veins li vedo di sfuggita, sento che il pubblico gradisce molto, ma sono più impegnato in chiacchierate varie e saluti per poter esprimere un parere compiuto. Mi scuso con loro, tra l’altro un mio amico me li aveva consigliati dicendo che dal vivo erano molto meglio che su disco (anche loro, sembra una costante stasera). Estendo la mia conclusione mesta anche agli Innerhate, siciliani rabbiosi e promettenti, di cui però ho comprato l’album -la copertina di Roberto Toderico è un marchio di garanzia- e di cui probabilmente leggerete in futuro su queste pagine villose e verbose. [F]

3 pensieri su “Writ In Water, Overkhaos, Rome In Monochrome, Eyelids (e una menzione a Veins e Innerhate) – Potenza, 19 maggio 2018

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