Intervista a Noesis (black metal, Italia)

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L’ho detto, scritto e ripetuto più volte: la Basilicata è la regione adatta ad essere la culla di decine e decine di gruppi atmospheric black. Ancora siamo lontani dal mio sogno, ma Bandcamp mi ha appena segnalato che tutto sommato le mie idee non sono così campate per aria. Noesis è un progetto molto piccolo che ovviamente non potevo lasciarmi sfuggire. La parola passa alla mente e alle braccia di questa one man band, Niccolò Nicodemo. [F]

Niccolò, sei d’accordo con me? La nostra regione ha un certo potenziale? Assolutamente d’accordo: la nostra è una regione che la musica, almeno questo tipo di musica, te la tira fuori quasi a forza, la senti pulsare nella terra e nell’aria. Purtroppo, però, è anche una regione capace di remarti contro in molti modi…

Racconti folkloristici, foreste, fiumi, poca gente a rompere i coglioni… Tu quando hai pensato di metterti a suonare musica tua?  Non c’è un momento preciso: ho sempre scritto qualcosa, si trattasse di musica o di testi. Quando ho iniziato a suonare mi è venuto naturale pensare a qualcosa di mio. Molto, ovviamente, è finito in qualche cassetto, quando non nel cestino, ma con Noesis sono finalmente riuscito a tirar fuori qualcosa di più coerente ed organico…

Secondo la Treccani la noesi è un “atto dell’intelletto o conoscenza intellettiva che Aristotele distingue dal sapere discorsivo; la noesi compone e dispone i noemi(nozioni conosciute immediatamente dall’intelletto) nei giudizi e nelle argomentazioni”. Perché questo nome? Per fortuna Noesis non è rimasto un mero atto dell’intelletto ma è stato messo in pratica! Per farla breve, e spero più comprensibile, la noesi si “occupa” delle idee pure, prive di ogni condizionamento materiale. E’ quella che ti fa pensare una cosa, conoscerla, anche se questa non è fisicamente davanti a te. Ad esempio se ti dico di pensare alla figura geometrica del quadrato tu sai cosa intendo anche senza che io te ne specifichi misure e caratteristiche. E’ un concetto che mi ha affascinato e che per me voleva dire cercare di andare a fondo nelle cose, di rubarne l’essenza. Così, con Noesis volevo provare a cogliere senza condizionamenti quello che stava attorno a me, e forse anche dentro di me.

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Hai iniziato con un tributo a Lustre per Silentium in Foresta. Era il lontano 2015. Di che pezzo si tratta e perché l’hai scelto? È evidente che Lustre per te sia una sorta di totem, un’ispirazione molto forte. Resplendency è un pezzo davvero minimale ma con una grandissima forza evocativa: due linee melodiche di synth, forse tre, e il vento di sottofondo. Questa sua grande semplicità lascia l’ascoltatore completamente libero di viaggiare, così ho voluto descrivere quello che è stato il mio viaggio con quel pezzo. Mi sembrava quasi un invito in effetti: provare ad imbrigliare il vento.

Come mai questa infatuazione? In cosa sei ancora legato a lui e in cos’altro ti sei già distanziato? C’è mai un perché ad un’infatuazione? Credo ci sia una forte affinità di fondo nel modo di intendere la musica come dimensione nascosta delle cose, come mistero da intuire. Forse questo è il legame più forte. Da un punto di vista più stilistico, sicuramente tendo a dare più importanza alle chitarre ed alla matrice metal rispetto a Lustre, specie quello degli ultimi album, ed a “contenere” la parte più puramente ambient.

Nel 2016 è uscito Noctis Visio. Il titolo del dischetto, così come quelli di alcune canzoni è in latino. Ti piacciono le lettere classiche? Eppure il brano più bello secondo me è l’ultimo, in cui usi un poema di P.B. Shelley: raccontami di questa scelta. Decisamente. Gli studi classici mi hanno aperto un mondo ed anche ora che il mio ambito di interesse è totalmente diverso, quando posso torno volentieri a rileggere o a tradurre qualcosa, come anche Unheard Whispers conferma. L’opera in questione è l’”Alastor” e racconta di un un poeta che, tra visioni soprannaturali e forza dell’immaginazione, è alla ricerca dell’infinito, della natura ultima della vita e delle cose. I versi che ho preso sono tratti proprio dall’invocazione a questa natura. Mi hanno colpito molto ed erano in piena sintonia con le sonorità del pezzo che avevo già iniziato a scrivere, nonché con i pensieri alla base dell’intero album, così ho deciso di usarli. D’altronde l’Alastor si chiude con il poeta che si abbandona alla vista della luna, anche quella una visione della Notte…

Come è nato quell’album? Forse nel classico modo in cui nascono gli album di questo genere: cameretta, cuffie, chitarra e tante idee? Lo ascolti ancora? Dove trovi i maggiori difetti? Si: cameretta, cuffie, chitarra, libri, idee e voglia di realizzarle… Ora è da un po’ che non lo ascolto, forse proprio per paura di trovare altri errori oltre a quelli già noti. I difetti infatti sono tanti, soprattutto per quanto riguarda la produzione: molto casereccia e con poca esperienza, praticamente nulla. Suoni che ora non mi convincono, specialmente nelle chitarre, e qualche errore di esecuzione. Anche a livello compositivo c’è un po’ di ingenuità in più, ma questa non la cambierei. Se anche potessi, di certo ora non la correggerei, non avrebbe senso: quel disco andava scritto in quel modo ed è legato a quel periodo della mia vita. Se dovessi scriverlo ora, semplicemente non lo scriverei.

Come ti sei incrociato con Masked Dead? Effettivamente mettono in circolo dei dischetti molto accattivanti! Ti piace la filosofia della tiratura ultra limitata e del download a prezzo libero? Grazie ad altri lucani ed in particolar modo a D. degli Eyelids: E’ stata la prima etichetta a pubblicarli e quando D. me l’ha detto avevo Noctis Visio pronto già da qualche annetto ed ho provato a contattarli. Sono stati subito genuini e disponibili, cosa che ho apprezzato molto, ed hanno creduto nel mio lavoro. Il formato in particolare ha il suo fascino, è vero, e si sposa molto bene con gli EP. Permettono poi di fare cose molto carine, come questa della fiaba pubblicata insieme ad Unheard Whispers.

Cosa ti ha spinto a creare un altro lavoro a due anni da Noctis Visio? Amici, parenti, i consensi, la natura, Matteo di Masked Dead, te stesso? Nulla di esterno, o almeno non direttamente. Mi veniva da scrivere ed ho scritto, avendo piuttosto la fortuna di poter trovare tempo ed opportunità di farlo.

Unheard Whisphers mostra diversi miglioramenti secondo me. È decisamente più maturo, no? Come è avvenuta la creazione? In che punto del disco possiamo trovare tutto te stesso? Ti dico la mia: a metà della terza parte, quando parte la voce doppiata, c’è qualcosa di notevole. Ti ringrazio! Un po’ di esperienza e qualche consiglio da chi ne sa di più hanno sicuramente aiutato a creare qualcosa di più maturo, nonostante il tutto resti, ancora una volta, orgogliosamente fatto in casa. Le prime bozze, sia della musica che del concetto, sono nate in viaggio, in partenza dalla Basilicata. Le ho sviluppate nei mesi successivi, cercando un modo per ricollegarmi alla mia terra nonostante la lontananza. Unheard Whispers infatti parte principalmente da questa nostalgia, tanto che vorrei considerarlo, con le dovute virgolette, quasi un “omaggio” alla mia regione e soprattutto al mio paese. Credo di non poter dare una coordinata precisa: in tutto il disco, bene o male, ho cercato di metterci quanto più possibile una parte di me in modo continuo e completo. Non ci sono, infatti, pause tra le tracce e nella chiusa la chitarra riprende la melodia di synth iniziale, cercando di dare un senso di unità alla storia. Certo ci sono dei climax che possono essere più rappresentativi: l’assolo ed il cantato nella prima parte, gli archi nel finale della seconda e la voce doppiata nella terza. Probabilmente, la forza che hai colto nell’ultima traccia sta in quel dualismo vocale che la lega più strettamente delle altre alla fiaba.

Dal punto di vista tematico si tratta di una sorta di concept, puoi spiegarmelo? A cosa ti sei ispirato? Ancora torna in tuo aiuto la mitologia classica? Diciamo che ha aiutato sia come forma, come stilemi da cui partire, sia nella scrittura dei testi veri e propri. La parte due è infatti totalmente in greco antico e riprende il famoso notturno di Alcmane aggiungendovi alcuni versi che ho scritto per la parte “meno tranquilla” della notte. Anche il concetto riprende lo stile dei racconti mitologici greci: un pastore si innamora della luna e per questa sua tracotanza viene tramutato in un albero, restando sospeso nel suo gesto d’amore. Quella che gli resta è una vita sospesa, né umana né vegetale. Intrappolato in questa dualità, può tornare a parlare solo quando il giorno e la notte si congiungono, ossia quando lui stesso è solo un piccolo riflesso del dualismo della natura. Così, al tramonto, comincia a raccontare per poi poter finire la sua confessione solo all’alba successiva, dopo una notte sprecata in attesa.

I tuoi due dischetti sono molto crepuscolari se non notturni. Continuerai su questa strada o prossimamente pubblicherai qualcosa di più luminoso? Non so dirti, davvero. Mi piace molto giocare con queste luci crepuscolari, ma credo che già Unheard Whispers sia molto più luminoso di Noctis Visio. Forse, come concetto di fondo, è qualcosa che non abbandonerò così facilmente e che resterà comunque, anche se magari latente, nei lavori futuri. Non so fare previsioni a lungo termine, dipendono da troppe cose, verrà quel che verrà!

Sei di quelli che hanno decine di brani già pronti e ne pubblicano un po’ per volta oppure sei più ponderato nella composizione? Ho decisamente i miei tempi e cerco di fare le cose con calma e con le esigenze del momento. Poi magari mi capita di saltare da un pezzo all’altro ed accumulare, come adesso, un po’ di bozze grezze, ma si tratta di materiale da cesellare parecchio e ben lontano dal poter essere pubblicato. Di solito riesco a finalizzarle solo dopo aver chiaro il progetto di fondo, quindi diciamo che sono abbastanza ponderato, o almeno inizio ad esserlo quando sento di avere le idee meno confuse.

Avere una buona attrezzatura (microfoni, strumenti, amplificatori, software) conta molto nel realizzare dischi come i tuoi? Non è che ci si nasconde dietro la zanzarosità tipica del black metal per sopperire a certi deficit di perizia o esperienza?  Posso dirti subito che i dischi sono stati realizzati entrambi con la stessa attrezzatura: una zoom g2.1 e un microfono da trenta euro, eppure i risultati mi sembrano abbastanza diversi anche se limitati. E’ chiaro che l’esperienza manca e si fa sentire, ma questo fa parte del gioco e del voler fare le cose da soli per capire e migliorarsi. Le attrezzature sono importanti, senza dubbio, ma credo sia altrettanto importante provare ad usare al meglio quel poco che si ha. Questo almeno è l’atteggiamento che cerco di avere, non nascondo però che quello che hai detto sia spesso vero ed in tutta sincerità, nel 2018, non me ne capacito. Va bene la scelta artistica, meno il non voler fare le cose al massimo delle proprie capacità, non per questo negando i propri limiti. S

Indicami un disco atmo black fatto bene bene bene. A parte i Sojourner! Su due piedi? Echoes of Battle dei Caladan Brood o Guardians dei Saor rendono molto. Poi magari non è bene bene bene, ma di perfetto non c’è nulla al mondo, men che meno tra i figli del black metal…

Unheard Whishpers è uscito sul mitico canale Youtube chiamato Black Metal Promotion, collezionando circa mille visualizzazioni in meno di ventiquattro ore. Mica male! Che rapporto hai coi social? Devo bacchetterti: la pagina Facebook non è stata molto attiva nei mesi scorsi! Infatti è una cosa che mi ha sorpreso molto e fatto davvero piacere, come i numerosi commenti positivi ricevuti anche dall’estero. In tutta sincerità non me l’aspettavo. Hai assolutamente ragione, ma purtroppo io ed i social non andiamo molto d’accordo. Ovviamente li uso, ma da persona a persona. Sono utilissimi specie per chi vive lontano da qualcuno, gestire una pagina, però, è qualcosa di completamente diverso. Dover tener alta l’attenzione, essere sempre presente e pervasivo, dire qualcosa anche se non ho nulla da dire davvero, scontrarmi con gli algoritmi di Facebook non sono cose che mi riescono bene, preferisco impiegare quel tempo in altro modo. Non è per essere snob o altro, semplicemente non è una cosa per me, non ne sono capace anche se mi rendo conto che oggi come oggi è una grave pecca per chi vuole fare musica. Mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa!

Senza tradire lo spirito Masked Dead e la predilezione per i dischetti, quando farai un disco lungo? Per cortesia però non esagerare, in Unheard Whishpers hai trovato l’equilibrio perfetto! Era già nei piani e, a dire il vero, Unheard Whispers doveva far parte proprio di un album lungo. Poi però, nella scrittura, mi sono reso conto che erano dei pezzi che avevano una coerenza ed una dignità propria, un blocco a parte che aveva bisogno di un suo spazio, così ho deciso di separarli dal resto. Ma il disco lungo è solo rimandato, spero non di troppo!

In generale perché spesso il black atmosferico è così eccessivo nel ripetersi, ripetersi, ripetersi? Credo che fare ambient black sia un po’ come fare delle ninne nanne, delle nenie: anche quelle sono spesso ripetitive perché devono dare sicurezza e trasportare chi le ascolta in un altro mondo, il bambino tra le braccia di Morfeo in questo caso. Di certo il black atmosferico non è una musica che si ascolta per ballare né per sentirla col corpo, è qualcosa di più “spirituale”, concedimi il termine, e la ripetizione ti fa entrare una melodia dentro, come i mantra o i canti shamanici. Quando questo succede vuol dire che ha funzionato, ma ovviamente il pericolo è dietro l’angolo e far addormentare davvero chi ti ascolta è facile: può andar bene per una ninna nanna, non certo per un album metal!

Chiudiamo con un’immagine che per Noesis è stata di grande ispirazione: un fatto storico, un paesaggio, una copertina, qualsiasi cosa. Questa è difficile. Di certo mi hanno ispirato i paesaggi di Lauria e le vedute dal monte Sirino, ma forse cerchi qualcosa di più conosciuto. In questo caso, forse, per la scrittura di Unheard Whispers sceglierei un quadro: “L’impero delle luci” di Magritte. Prima di chiudere, però, ci tengo a ringraziarti per questa intervista. Ad maiora!

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Magritte - luci

 

 

 

3 pensieri su “Intervista a Noesis (black metal, Italia)

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