Intervista ai Neid (grindcore, Italia)

 

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Come vi avevo già largamente anticipato, ero mortificato di aver dato l’impressione di essere uno che i gruppi di apertura li snobba e mi ero ripromesso di far qualcosa per i Neid, dopo il concerto con gli Incantation. Verso la band di Viterbo sto avendo un deciso ritorno di fiamma, dopo averli persi di vista per diversi anni, quindi siate consapevoli che in me scorre una buona dose di entusiasmo. Coerentemente col genere, l’intervista è ficcante e dritta al punto. Così si fa! Parla Angelo Vernati, chitarrista e creatore delle sassate marchiate Neid. [F]

Iniziamo dalla fine: la data del 16 maggio con gli Incantation. Che ci facevate lì? Alla fine come è andata? È andata benissimo direi! Abbiamo suonato spesso al Traffic Club di Roma, e ogni volta respiriamo quell’aria di casa che ci avvolge! Poi gli Incantation…una bomba! È stata una serata piena di band validissime.

In generale che peso dai ai feedback di chi vi ascolta su disco o dal vivo? Ovvio che ci importa sapere cosa pensa la gente, per noi è sempre un piacere suonare, è la nostra vita, ma noi suoniamo anche per far passare una bella mezz’oretta a chi ci ascolta (live o disco che sia).

Secondo me siete sbocciati definitivamente col secondo split, quello con gli OSS!  Mi hanno sempre incuriosito titolo e copertina: sono anche loro “puro anacronismo”? -Bella osservazione! Come band, ci teniamo comunque a ripeterci il meno possibile, e cercare di inserire in ogni disco una particolarità, a partire dal songwriting, produzione, e ovviamente, la grafica.

Qui avete iniziato ad avere una marcia in più anche nei suoni, in particolare col basso molto più in evidenza. I chitarristi si sono mai lamentati di questo sano protagonismo? (Da ex bassista sono un po’ di parte!) Mai nessuna lamentela! Hahhahahah!!!

Arriviamo allora al vostro primo disco lungo, Il Cuore della Bestia, con cui vi conobbi tanti anni fa. Fu nel periodo in cui bazzicavo spesso sui Punk4free, e infatti il vostro disco girava tantissimo. Solo lì ha avuto oltre duecento download! Spiegami il titolo: anche le bestie hanno un cuore, inteso come sentimenti? Questo è il disco dove mi sono aggiunto alla band, ho un bel ricordo di quelle registrazioni. Con il titolo si intende “Il Cuore”, inteso come centro vitale del “male gerarchico”, ossia, chi è che tira i fili in vetta alla piramide.

Rimaniamo sul download. Tutta la vostra discografia si scarica gratis (tranne Atomoxetine) quindi la vostra filosofia è ben chiara. Ma non sarebbe meglio piazzare l’opzione offerta libera su Bandcamp? Ultimamente abbiamo aggiunto un costo simbolico sul download di Noise Treatment. Credo sia la prima volta che lo facciamo, solitamente non vogliamo dare un valore alla musica digitale, non ha molto senso (se volete un disco, compratelo fisicamente, o ai nostri concerti, oppure scriveteci, saremo lieti di spedirvelo, escludendo il fatto che poi Atomoxetine,  il nostro scorso full-length, è stato anche distribuito in vari negozi fisici). In ogni caso, quel piccolo aiuto monetario digitale, ci aiuta con le spese della band, quindi mi sembra un ottimo pretesto per spendere 2 euro.

Per me Il Cuore… è ancora oggi è un discone, voi ancora lo saccheggiate dal vivo e lo riascoltate? Che ne pensi dopo tutti questi anni? Tra l’altro, se torniamo al rapporto col metal quella volta c’è stata una bella cover dei Sepultura a renderlo ancora più solido! Grazie! Si certo, abbiamo vari brani in scaletta tratti da Il Cuore Della Bestia, e quella cover…bè, non può mancare nel nostro set!!!

Giusto un anno dopo è arrivato un dischetto brevissimo che vi pone come ponte tra Negazione e Wormrot: che cosa hanno significato per voi questi gruppi e come è andata la collaborazione con Arif? Azzardo: trovami i punti in comune tra i gruppi appena citati! Il punto in comune fra le band da te citate, è la musica punk. È da li che noi veniamo, e su Non Repetere Est Hereditas ne diamo la conferma con la cover di Cannibale dei Negazione (band che adoriamo). Con Arif e i Wormrot ci siamo conosciuti a Roma, in un loro tour. Li abbiamo ospitati a dormire da noi a Viterbo, dato che quella sera non avevano un albergo dove passare la notte. La mattina successiva ci siamo divertiti a registrare delle tracce vocali, dato che noi eravamo proprio nel mezzo delle rec. di Non Repetere Est Hereditas. Ecco qui che è venuta fuori In Ostaggio, il brano in cui ha partecipato Arif dei Wormrot.

Proseguendo nel vostro passato più recente ci imbattiamo in un altro album molto breve, More Gain More Pain, che inizia con i versi “Così la bestia non volle il mio sangue”. C’è un collegamento con Il Cuore della Bestia? Un’ altra bella osservazione!!! Ebbene si! È palesemente una auto-citazione!!!

In Fase Replicativa, il pezzo di apertura di More Gain More Pain ci sono i Rabid Dogs, altro gruppo interessantissimo dal Centro Italia. In che rapporti siete? Vi piace proprio il formato composto da una manciata di canzoni, che si esaurisce in pochi minuti! In ogni nostro disco, ci piace inserire delle collaborazioni. I Rabid Dogs, sono dei nostri cari amici, e li abbiamo voluti come ospiti sul disco in quell’occasione, che era uno split in vinile con i maestri Agathocles. E comunque si! Ci piace che il nostro ascoltatore venga travolto da una valanga di canzoni, quando mette play!!!

Il blog mi impone sincerità e metallitudine. Atomoxetine è un disco gigantesco, nonostante duri poco più di un quarto d’ora. L’ho ascoltato a ripetizione su Bandcamp negli ultimi tempi, ci sono arrivato solo di recente, quando avete annunciato la data pugliese con Implore, LaCasta e A Nail Through The Urethra. Se non ci fossero stati gli Incantation sarei venuto lì. Ma non voglio divagare. Come mai Atomoxetine è così grosso, death metal inedito per voi? C’è stato qualche evento a portarvi lì? Personalmente io mi occupo del song writing della band, (ovvio che le cose le stendiamo meglio tutti insieme in sala prove, ma quello che sentite, parte tutto dalla farina del mio sacco), e a me piace mooooolto il Death Metal! Ecco che arriva Atomoxetine, dove ciò è molto evidente rispetto agli altri album. Il tutto, è enfatizzato dalla spettacolare produzione di Emiliano Natali, che è riuscito ad evidenziare questo concetto.

L’accezione che date ai termini Noise Treatment nella title track è -almeno credo- negativa, prima c’era il silenzio e ora il rumore, il suono vince sulla sensibilità dell’uomo. Ma non siete voi stessi, musicalmente e tematicamente veloci e violenti, ad essere parte di questo sistema? Il testo della title track Noise Treatment, è un aforisma di Luigi Russolo (compositore, scrittore e pittore, vissuto a cavallo fra il 1800 e 1900). Non riesco a giudicarla negativa o positiva, ma senza dubbio è la migliore osservazione e descrizione, riguardo il concetto di “rumore”.

Perché Noise Treatment è stato prodotto da una cordata di etichette? Come è andata quella storia? E soprattutto mi stupisce la presenza di Sliptrick Records accanto a ZAS, End of Silence e Toxic Sele… sto sbagliando a rimanere un po’ sorpreso dalla cosa? Noise Treatment è il frutto di molte etichette “Do It Your Self”, che ci hanno aiutato finanziando la stampa del vinile (inclusa la Sliptrick Records). Tutti i nostri dischi sono stati sempre co-prodotti da molte labels D.I.Y. In Compenso, ogni etichetta ha ricevuto le proprie copie del vinile, che vendendole, ricoprirà le spese del suo investimento. L’unica eccezione è stata fatta per uscita di Atomoxetine, interamente stampato, pubblicizzato e distribuito dalla Sliptrick Records.

Musicalmente mi incuriosisce quando sul retro del 7″ scrivete “no editing” e “analog mastering”. Perché? Si è riverberato sul suono ottenuto? Ad esempio le chitarre sono uscite fuori abbastanza compatte e c’è molto basso, un po’ come già dicevamo in precedenza rispetto ad un’altra vostra uscita. Noise Treatment è un EP che festeggia il nostro decimo anno di attività. Per tale evento abbiamo volute registrare un disco diverso dal solito. Le tracce sono nude e crude, non c’è stato nessun intervento di editing sul disco (ossia, nessuna correzione), non abbiamo utilizzato il metronomo (cosa insolita per una registrazione). In passato siamo stati sempre molto attenti ad ogni singolo dettaglio, curandolo in maniera maniacale, mentre qui abbiamo voluto sottolineare la nostra violenza live, in presa diretta. Il tutto è passato in mix, e masterizzato in analogico per dare un senso “retrò” al disco. Risultato: una delle migliori “fotografie sonore” dei Neid. Quando metti play, praticamente è come se noi, siamo lì a suonare!

Anche la mia band è stata formata nel 2007, poi però non abbiamo avuto la forza e il talento per creare pezzi nostri e ci siamo arenati. C’è stato un momento in questi undici anni oramai in cui avete pensato di smettere o ci siete andati vicini vicini? NO! Qualche discussione ovviamente c’è stata, ma siamo persone che non vedono l’ora di organizzare il tour successivo. È così che abbiamo suonato fin ora!!!

L’innocenza delle vittime e In Ostaggio sono fra i vostri brani più lunghi. Perché avete sentito l’esigenza di allargarvi nel minutaggio in quelle occasioni? Sono dei brani che non suoniamo nei live, quindi quando abbiamo composto quegli album dove sono presenti le tracce che hai nominato, stavamo cercando il “gran finale”, del disco a cui si riferiscono. Spesso trovi tracce lunghe alla fine di un nostro lavoro, ci piace creare l’ atmosfera giusta che va in chiusura.

Quando qualcuno vi chiama per suonare e vi elenca le ragioni per cui dovreste farlo e i dettagli della serata, qual è la parola chiave che vi fa scattare sull’attenti e dire “sì, suoniamo”? E al contrario quando e come capite che di qualche promoter o gestore di locale bisogna stare alla larga? Suonare è un piacere. Noi non abbiamo mai creato troppi problemi al riguardo. Ci basta un cachet che ricopra le nostre spese (dunque il prezzo può variare da concerto a concerto), e un posto comodo per dormire. Capita spesso di venire incontro a promoter per ragioni di prezzo, trovando un accordo, soprattutto se magari la lista delle band con cui dovremmo suonare ci piace.

Tra l’altro voi siete celebri per essere dei bei girandoloni… non riesco a fare un elenco dei tantissimi posti in cui siete stati, da Cuba alla Cina. Se vi va, fatelo voi, ma poi concentratevi sul senso del vostro vagare nel mondo: avete trovato quello che cercavate? Che differenza c’è tra l’approccio ai live italiano e tutti gli altri che avete conosciuto? Abbiamo suonato in molti posti del pianeta Terra ! hahhahah!!! America, Russia, Europa, Cuba, Asia…..Fra l’ altro è tutto documentato in vari Tour Diary che trovate su Youtube e Facebook, andateli a cercare!!! L’ accoglienza che abbiamo trovato, e che forse ci ha colpito di più (anche se è difficile scegliere), forse è stato a Cuba e Cina….Anche la Russia. C’è un pubblico molto caldo rispetto all’Italia.

Nella vostra ottica sarebbe impensabile o invece stuzzicante un giro d’Italia (ma anche oltre) con un pacchetto multigusto Neid – Gorilla Pulp? Tanto un chitarrista in comune ce l’avete! Per i miei gusti schizofrenici sarebbe una figata! hahhahahha!!! Eccomi, sono io quel chitarrista! Sono due generi TOTALMENTE OPPOSTI… ma chi lo sa… si farà!!!

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3 pensieri su “Intervista ai Neid (grindcore, Italia)

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