Brutal Assault 2017 – La metarecensione (o la recensione a metà), terzo giorno

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Il venerdì è previsto il clima peggiore, sui siti meteo si parla di grandine e precipitazioni abbondanti, che verranno evitate con somma fortuna grazie all’attrattiva di Ulcerate e Igorrr.

Partendo da principio con i Wolfheart, devo dire che mi hanno stupito perché me li aspettavo più mosci, mentre danno sfogo a diverse parti death e black niente male, ma l’indigestione di tipiche melodie metal finlandesi me li fa ricadere nel limbo del trascurabile. 5,5/10

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Ci sono più riff nella fessura delle chiappe di Kirk Windstein che smanetta chinato su un amplificatore che in ogni altro luogo sulla faccia della terra. I Crowbar sono dei pesi massimi, in tutti i sensi. 8/10

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Gli Ulcerate sono inestricabili. Tre ragazzi con percentuale di cuoio capelluto prossima allo zero e con tecnica strumentale prodigiosa hanno portato a casa la pagnotta senza batter ciglio, è un flusso continuo di emozioni oscure che riprodurre dal vivo con trasporto era quasi impossibile. Ci sono riusciti. Meglio le parti più death metal che quelle arpeggiose, anche se la loro fusione è a un punto di non ritorno. 7,5/10

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Assisto basito ai primi due pezzi degli scontatissimi The Crown (4/10) solo perché stanno al palco coperto mentre fuori è sceso giù il diluvio universale con Noè e tutta l’arca. Il temporale farà ritardare le esibizioni sui palchi principali di mezz’ora e per questo motivo accade l’imponderabile, con una sovrapposizione assassina tra Incantation e Possessed. Scelgo il cuore, scelgo di incamminarmi verso il Golgota.

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John McEntee e soci rimarranno al BA per due set. Il primo è quello con pezzi abbastanza veloci e più diretti, il miscuglio tra roba vecchia e nuova (anche nuovissima, almeno un paio di cose sono di Nexus Profane) funziona alla grandissima e conferma una media qualitativa che non vede cali di alcun tipo. La roba più lenta è in ghiacciaia per il giorno successivo, in cui si esibiscono sul palco più piccolo e raccolto. Il dio del death metal si è palesato, gli Incantation ci mostrano le tavole con i suoi comandamenti. 9,5/10

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Per Igorrr il palco coperto è stipato di gente, tutti evidentemente vogliono capire come sarebbe avvenuta la riproduzione dal vivo della sua musica imprevedibile e scandalosamente originale. Ebbene, c’è lui dietro ai pc, poi un batterista, una cantante che si destreggia tra vari stili vocali e un cavernicolo con lo screaming. Anche se il disco appena uscito, Savage Sinusoid, non è sorprendente come i predecessori, la pubblicazione per Metal Blade ha reso possibile una diffusione incredibile e l’hype altissimo lo testimonia. Dalla musica barocca all’elettronica, con sprazzi lirici e di black metal, la performance è abbastanza lontana dai canoni metallici e anche per questo ancora più speciale. Un trionfo 9/10

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Ascolto i Trivium dalla distanza, mentre prendo posto per i Carcass, e devo dire di essere rimasto abbastanza deluso, causa pochi pezzi da Shogun (infatti quando è partita Kirisute Gomen c’è stata la svolta) e voce pulita di Matt Heafy veramente debolissima. Per il resto sembrano un comunissimo gruppo metalcore (6/10)

I quattro anatomopatologi forensi più famosi del metal sono chiamati alla sostituzione dei Morbid Angel, che hanno annullato il tour per motivi a dir poco risibili per un gruppo di quel livello, e confermano di essere in grandissimo spolvero, non facendo affatto rimpiangere l’assenza dei titolari. Sono un rompicoglioni, lo so, ma ogni volta i Carcass mi fanno sempre solo un paio di pezzi dall’incredibile Necroticism, quando -cazzarola- oramai Surgical Steel ha quattro anni e i suoi brani possono pure essere accantonati per qualche concerto, no? A parte questo si viaggia sulla stessa lunghezza d’onda degli Overkill: sicurezza e solidità, ma nessun sussulto che faccia differenziare troppo la loro prestazione rispetto a quella dei mille altri concerti che hanno fatto, tra cui quello dell’Agglutination del 2014. Ma parlo da fan del primo periodo, se per voi il picco è Heartwork (almeno tre estratti) alzate pure il voto di un punto. (8/10)

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Provo a vedere gli Electric Wizard, ma la narcotizzazione non avviene dopo Witchcult Today, né con Black Mass, per cui lascio la nebbia e la proiezione di filmati horror esoterici (6/10) e mi dirigo verso i Rotten Sound. Raramente mi è capitato di assistere a un concerto grind dal sound così nitido e contemporaneamente così devastante, in cui ogni rallentamento aveva il suo significato. Anche meglio che su disco. (8/10)

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(continua qui)

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