Bunker 66 – Chained Down in Dirt (High Roller Records) 2017

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Già dallo scorso anno qualcosa si era mosso nell’esplosivo covo della band siciliana con uno split bello tosto con i Morbo, poi quest’anno Damien Thorne ha prestato la sua ugola dannata ai conterranei Malauriu per un brano del loro ultimo disco. Insomma, il botto era in arrivo, questione di pochi mesi.

Chained Down In Dirt è a suo modo storico per i Bunker 66, perché dovrebbe trattarsi del primo full length senza il chitarrista originario Bone Incinerator, con il quale ci hanno coperti di blasfemia e ignoranza ogni volta che aprivano bocca. Dal primo, fulminante Out Of The Bunker è passata sotto i ponti una fiumara di metallo fuso e alcolico, con il mio preferito Infernö Interceptörs sugli scudi. Il suo seguito, nonché oramai penultimo album, Screaming Rock Believers, non mi aveva colpito allo stesso modo, mi sembrava troppo trasandato e svogliato. Col nuovo lavoro si respira l’aria di una rivincita trionfale, risultando questo una sorta di versione aggiornata e perfezionata suo predecessore, ma con tanti dettagli deliziosi in più a renderlo veramente godurioso. Non è pesante e celticfrostiano come Infernö Interceptörs, anzi è classic metal in diverse scelte, ma Damien Thorne ha una voce molto estrema, migliorata tantissimo sia in growl che nel pulito. Indice di quest’ultima tendenza è Her Claws Of Death, passata anche da Fenriz nel suo programma radiofonico e dal ritornello che rimane stampato in testa nella sua semplicità. Per inciso: quanto è fenomenale la parte estremizzata durante l’assolo? Tanto. Si capisce che sarà un disco aggressivo e maligno dall’apertura sgroppante di Satan’s Countess musicalmente sorta di crocevia molto spinto tra Exciter e Mercyful Fate che ti fa aspettare l’acuto alla King Diamond fino alla fine. È tutta un’alternanza nevrotica e prepotente tra melodie auree come il riff portante di Taken Under The Spell la nerissima title track, nessuna finezza o tentativo di creare sovrastrutture complesse o cervellotiche. È tutto qui: Chained Down In Dirt è l’essenza dei Bunker 66, ciò che molto verosimilmente li confermerà ad altissimi livelli, soprattutto all’estero, e gli otto brani che lo compongono sono anche tra i più divertenti che avrete modo di ascoltare in questo periodo. L’intensità e la qualità mi facevano quasi dimenticare che in effetti è abbastanza breve: dura meno di venticinque minuti.
[F]

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