Back to life #2: Total Inferno, Manipulation, Rotting Sky, Enoid, Denial

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Sono partito lanciatissimo nella prima puntata di resoconto delle mie periodiche riesumazioni. Oddio, mie… diciamo che sono le mie preferite di quelle che mi capitano sottomano. Ad esempio vi consiglio subito la ristampa di uno dei migliori dischi death metal usciti fuori dalla nostra nazione, Inside the Unreal degli Electrocution. A dicembre Dark Symphonies l’ha rimesso in giro con un secondo cd contenente le tre demo precedenti e il promo Water Mirror del 1994. Vedete mi vengono così: scruto, annoto, riporto. Questo dovrebbe essere un bestseller assoluto per i miei gusti, anzi dovreste già averlo in almeno una versione precedente se vi piace quello di cui vi scrivo. Vero? Eh? Vabbè, addentriamoci nella moltitudine brulicante che ci sta chiamando.

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Ve l’ho detto che sto appassionandomi al vinile? Ne ho ancora pochissimi, ma se dovesse capitare l’occasione sarei lieto di comprare il primo (e sinora unico) disco dei Total Inferno. Sono svedesi e Morbid Skull Records l’ha appena stampato in LP 12″, 300 copie in totale. Return of Evil Chaos all’epoca uscì in cd per Pure Metal Records (2015) e in cassetta per Jawbreaker Records (2016). Credo sia la roba più melodica di cui ho scritto qui sopra fino a questo momento, assieme ai Bunker 66. Anche di più. Mi aspettavo i Nifelheim o gli Aura Noir, mi ritrovo una cifra di influenze molto più classiche: i Mercyful Fate nell’intro, poi Destruction in modo molto diffuso, a volte platealmente citati sia nei riff che nella voce. Altro richiamo immediato (pure troppo) è agli Slayer in Bloodshed. È molto tirato e tutto sommato pulito, come disco, cantato cadaverico a parte. Se solo fosse meno un po’ derivativo sarebbe anche meglio. Ma d’altronde è Speed Metal Of Death! Pezzo migliore: Unpleasant Catacombs.


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Questa è una pubblicazione davvero necessaria. Non che i Manipulation ora siano dei brocchi, assolutamente no, anzi Ecstasy di tre anni fa aveva segnato un grande progresso rispetto allo scialbo Passion. È che in The Future of Immortality, riportato alla luce da Grimm Distribution, c’è l’essenza più brutale e genuina della band polacca, che solo in un esordio poteva avere questa potenza e ispirazione irruenta. Se però nei primi dischi di solito ci sono produzioni e artwork discutibili, oppure cantanti poco maturi, stavolta non possiamo lamentarci di questo: c’è un nuovo artwork, è avvenuta una rimasterizzazione e le voci sono state riregistrate dall’attuale cantante Kret. Volete un paragone col vecchio urlatore? E chi può farvelo? Non io, li ho conosciuti quando c’era già lui e non saprei dove trovare la vecchia versione del disco. Tornando appunto a The Future of Immortality, la faccenda è molto più seria di quanto pensiate, si viaggia sulle frequenze dei primi dischi dei Decapitated, ma resi in modo spontaneo e virulento. Non vi fate sorprendere: ci sono degli stacchi deathcore e dei frammenti con voce pulita. A me sono piaciuti un sacco questi Manipulation della prima ora, erano davvero un gruppo completo e competitivo su tutti i fronti. Ora sta per uscire un nuovo disco, ma la copertina mi fa cadere le braccia e aspetto di sentire qualche estratto.


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Non sapevo che i Nux Vomica si fossero sciolti. Hanno fatto tre disconi belli tamarri al confine tra death metal e crust punk, man mano espandendosi in territori indefinii. L’omonimo del 2014, trovato a 1.99 euro alla Trony di Napoli, è una delle mie grandi conquiste. Il loro chitarrista Tim Messing è titolare da una decina d’anni di un progetto particolarmente rumoroso, probabilmente ispirato a questo pezzo dei Khanate, chiamato Rotting Sky. Fatevi un giro su Bandcamp, mi pare ci sia tutto. L’ultimo disco, datato 2014 e originariamente edito da Grimoire Cassette Cvlture in soli 100 nastri, è stato appena ristampato da Sentient Ruin Laboratories. La cosa più sensata che vi posso dire è di NON approcciarvi a Sedation come se fosse un disco metal, anche se ha più punti di contatto con Hellgaze che con Ghost. Capisco che il metallaro si troverà disorientato davanti alla pari dignità concessa al basilare black metal e alla densa coltre di rumore penetrante, ma ci troviamo davanti a un disco veramente importante, con tracce che si dipanano spinose e frastornanti. Ogni tanto trapela qualche melodia come nello squarcio luminoso della seconda parte di Tyrants of Sedation, altamente emozionante. Non è sperimentale come Ghost, eppure anche quel profilo è soddisfatto con la conclusiva Ivory. Ristampa necessaria: non è un album che deve essere dimenticato.


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Sergio Moplat, alias Bornyhake, alias Ormenos, è uno dei personaggi più importanti del metal estremo elvetico post-Duemila. Oltre ad aver prestato la sua opera di batterista in Isotheos dei Kawir, oltre ad aver fatto parte del supergruppo Oculus, ha tre progetti black metal da paura: Borgne, Pure e Enoid, tutti molto produttivi perché nel complesso si parla di circa quindici album lunghi. In particolare Grimm Distribution ha appena ristampato, previa rimasterizzazione, i primi due album degli Enoid su unico cd. La distanza dall’ultimo Exilé aux confins des tourments (2016) è tanta, d’altronde sono lavori distanti dieci anni. In Livssyklus & Dodssyklus le canzoni sono molto più brevi, immediate e incazzose. In generale Enoid è stato sempre così, iperveloce e lancinante, più degli altri suoi progetti, ma qui siamo davvero sopra le righe. È una tormenta di neve, distortissima e lo fi, proprio come il black metal deve essere. Sì, i titoli sono scritti al contrario e se non vi piace vi dedico l’ultima canzone: Dlrow Eht Kcuf. Due al prezzo di uno: ma che volete di più? Un massaggio alle piante dei piedi?


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Il death metal messicano è pieno di grandi band. Ne ho approfondite alcune quando mi è arrivato il promo dei Doomortalis e ora ho scoperto una miniera. È tutto collegato. Qui dentro c’è gente che ha fatto disconi con Pulverized e Prohibitory, c’è Urique del progetto Toxic Hate (nuovo album in arrivo?), c’è inoltre il batterista degli storici Cenotaph! Io mi esalto come un bambino davanti alla sua prima copia di Altars of Madness. I Denial purtroppo sono molto poco produttivi. In dieci anni di carriera hanno fatto un solo full length, lo strepitoso Catacombs of The Grotesque nel 2009. Per fortuna Chaos Records sta facendo uscire una utile compilation con i due EP: Immense Carnage Vortex (2007) e 11°22.4’N 142°35.5’E, col cantante attuale dei Doomortalis e ultima testimonianza in studio risalente a tre anni fa. Se i vecchi Cenotaph, quelli prima della svolta melodeath, vi mancano, allora questa raccolta vi farà molto piacere. È una delizia per chi ama il death metal ciccione, molto evocativo, tutto di cuore e di panza. Ci sono pure due inediti, qualche cover (tutte di gusto) e un paio di pezzi live. Non avete idea di quanto aspetto con ansia un nuovo disco dei Denial, che suonano come i Bolt Thrower più in forma, altro che Memoriam!

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