Intervista ai One Day In Fukushima

Ahhh finalmente! Non avete idea di quanto ho atteso quest’intervista. Vi comunico giusto un paio di avvenimenti che non ho potuto approfondire nelle domande: il live di febbraio coi Fleshcrawl e l’ingresso in formazione del batterista dei Deflagrator (ora nei Malvento). Ozymandias è ancora molto caldo e mi fa piacere che gli One Day In Fukushima abbiano deciso di raccontarmi la loro storia. [F]

Uagliù, prima di iniziare: è Fukùshima o Fukushìma? All’inizio avevate dubbi pure voi o siete andati dritti con le idee chiare? Ciao bro! Seconda opzione, Fukushìma. Nessun dubbio, siamo andati dritti con le idee chiare senza troppi giri di parole.

Rimaniamo sempre sul nome. Provo a fare un crossover. Il vostro giorno nella ridente località giapponese può essere uno dei… Last Days Of Humanity? L’uno è contenuto nell’altro, insomma. Siete accomunati dalla stessa indole apocalittica? Approviamo alla grande: i LDOH sono una delle band goregrind/gorenoise più forti di sempre quindi modalità godimento ON ahahah! Risate a parte, diciamo che, l’indole apocalittica (intrinseca anche nel nome del gruppo ovviamente), è bene o male la stessa: la nostra proposta sonora è leggermente diversa dalla loro, ma la matrice sì, diciamo che è quella. In poche parole: la poca fiducia nel genere umano è alla base concettuale del nostro gruppo.

Vabbè perdonatemi. Mi rimetto in carreggiata con una domanda banalissima e che potrebbe essere ovviata con l’ascolto random di un vostro pezzo. Giusto per dare qualche coordinata, a parte i soliti e essenziali Napalm Death che hanno influenzato chiunque, se vi dico Gadget, Rotten Sound, Mumakil, Afgrund, Nasum e Insect Warfare mi avvicino un po’ a quello che siete? Così ci inviti a nozze hahah: hai elencato alcune delle nostre band grind preferite e quindi sì, hai praticamente colto alla grande quello che siamo/suoniamo! Ce ne sarebbero molte altre da nominare (non solo grind ovviamente) ma so bene che se apriamo la parentesi adesso, finiamo come minimo in età da pensionamento quindi evitiamo dai hauhah…una però la citiamo al volo: i leggendari Phobia e buonanotte a tutti ahaha!

Ora avete un disco uscito da poco, ma all’inizio le cose erano diverse. Come funziona la giustizia degli spaventapasseri? C’è qualche teoria particolare dietro? Il tema dietro al brano è molto semplice: si parla del concetto primitivo di giustizia e di come, quest’ultimo, sia stato deturpato, manipolato e soggiogato da figure malate, potenti e maligne che hanno come solo obiettivo la sudditanza. In sintesi, sì, è un brano particolare poiché contiene spunti vari che poi verranno appunto analizzati negli altri pezzi del nostro disco Ozymandias.

Secondo voi è invecchiato bene Il Corvo? Nella canzone di cui sopra avete estratto un sample, del resto. Rispecchia quello che eravate ai tempi di quel pezzo? Non dico ai tempi del film, mi sembrate abbastanza giovani. Ero un nanerottolo anche io all’epoca. Il Corvo dici? Sì dai, se la sta passando bene la sua vecchiaia…certo, non è più il ragazzo vispo di un tempo che passa le serate a saltare sui palazzi, ma è sempre un bravo giovanotto: a volte ci piace acchiapparlo per fare due chiacchiere e per riesumare i vecchi tempi andati. Battute cretine a parte, l’idea del sample venne a Fabrizio (chitarrista) e ci sembrava semplicemente che calzasse a pennello con l’atmosfera e i contenuti della canzone.

Eppure, nonostante tutto, avete subito preso parte a quell’ottovolante sbudellante chiamato Mutilative Perspective, con un branco di gentaglia mangia-cadaveri. Come ci siete finiti? Che ricordi avete di quell’esperienza? Da quanto ho ascoltato su Bandcamp i vostri due brani sono già diversi da La Giustizia…, no? Mutilative Perspective… quanti bei ricordi! Ricordo che, in quel periodo (precedente alla Demo del 2015), avevamo rilasciato come promo alcuni brani per iniziare a farli girare un po’. Dopo pochissimo tempo ci contattò Aakash (il chitarrista dei Coprogasm) per chiederci se volevamo partecipare proprio al suddetto super split con varie band (Chainsaw Castration / Corpogasm / Postmortem Fetal Extrusion / Malformed Clitoral Syndrome): accettammo ovviamente poiché era una bella situazione e ci faceva piacere appunto condividere una piccola release con tutte queste simpatiche (e marcissime) realtà. Le songs che inserimmo in quello split (le primissime versioni di Sawney’s Eyes e Stench Of Rotten per la precisione) risalgono allo stesso periodo in cui registrammo i brani promo, di cui fa parte anche La giustizia degli Spaventapasseri.

Nell’estate 2015 esce la vostra prima demo, con qualche canzone nuova e altre già conosciute. Queste ultime sono state ri-arrangiate o suonate in modo parzialmente diverso? Sostanzialmente no: i brani promo che erano nati appunto per far parte della demo non hanno subito molti cambiamenti all’epoca. Discorso diverso è per le canzoni della demo che sono nel nostro disco: in tal caso sì, i pezzi sono stati soggetti a un po’ di revisioni e mutamenti vari.

Avreste mai pensato che uno di voi (che ho intervistato poche settimane fa) sarebbe finito a suonare cose decisamente diverse con Scuorn e Parodos dopo poco tempo? Che rapporti avete con la musica buona, di classe, ben prodotta e ogni tanto anche non urlata? Il nostro amico Francesco ha sempre adorato il Black Metal (nelle sua varie sfaccettature) e, quando suonava con noi, aveva già messo in piedi i Parodos: successivamente entreranno in gioco il capitolo Scuorn e Taur-im-Duinath (la sua bellissima one-man band Atmospheric Black Metal). In generale, possiamo dire di conoscere e di apprezzare tanta musica e quindi ci piacciono varie cose: focalizzarsi, per esempio, solo su di un paio di generi è riduttivo e limitativo: il bello della musica è che c’è tanto da scoprire. Insomma, per non tirarla per le lunghe, la musica è bella proprio perché varia.

Avete fatto un altro paio di split, uno coi Genocidal Terror e l’altro cogli Intravenous Poison. Nel primo avete inserito pezzi della demo, nell’altro due novità: parlatemi di come avete scovato sti progetti stranissimi e della creazione delle nuove canzoni, cioé Assface pt. 2 (ma la parte uno?) e Oblivion. Sono state le prime cose col batterista in carne e ossa? Lo split con i Genocidal Terror (Grind dal Belgio) ci fu proposto dal buon Marco Grindarelli (ZAS Autoproduzioni Records) e poiché i tempi stringevano ed eravamo entusiasti della proposta, accettammo senza pensarci su due volte e decidemmo di riciclare qualche pezzo della demo aggiungendo però un inedito, intitolato Leatherchrist, realizzato da Fabrizio [il chitarrista] alla velocità della luce e la cover di Spero venga la guerra dei mitici Wretched. La storia dietro lo split con gli Intravenous Poison (in realtà si potrebbe usare anche il singolare, poiché, dietro tale monicker, si cela un nostro amico, Vito il bassista/cantante degli Ultimo Mondo Cannibale) è molto semplice: essendo amici è venuto spontaneo per noi unire le forze e dare vita a questo lavoretto. Vito, dal suo canto, ha inserito vari pezzi nel suo lato e noi invece abbiamo optato per Assface pt. 2 e Oblio: la prima parte di Assface risale ai tempi dei brani promo e fu ideata per far parte della stupenda raccolta Crash Mandolino 2.0 AKA Italia Violenta Compilation (rilasciata da varie etichette sempre made in Italy) che contiene una marea di band grind et similia direttamente dal folto sottobosco italico. Oblio invece doveva far parte di un altro lavoretto ma alla fine abbiamo optato per inserirla in questo lavoro, fine.

Ogni gruppo ha la sua bestia nera. Per voi quale strumento è stato più difficile da suonare/registrare negli anni scorsi? Siete comunque cambiati tantissimo dal punto di vista formale negli anni… c’è qualche traccia che rinnegate di quelle precedenti a Ozymandias? Per quanto riguarda i brani no, oserei dire che non rinneghiamo nessun brano precedente al disco poiché ancora oggi reputiamo tutti i brani dotati di una identità e quindi validi.

Stiamo arrivando al disco, ma prima un ultimo sguardo indietro. Ritenete di essere ancora nella gavetta, fogna, sbobba, chiamatela come volete, oppure c’è un momento in cui le cose si sono messe a girare per il verso giusto? Non so, l’addio di Francesco o l’ingresso/uscita di Luciano (Tsubo, Buffalo Grillz e ora Nineleven), che rispetto a voi era quasi un veterano. A noi piace la fogna ma anzi, siamo fieri di farne parte e, in generale, le cose (tra alti e bassi) sono sempre state positive: per fortuna ce la siamo sempre cavata davanti le situazioni che si presentavano di volta in volta. Il discorso di Luciano è particolare: lui ha militato per poco tempo nel gruppo ma abbiamo fatto tesoro di tutti i suoi insegnamenti, i suoi consigli proprio perché sapevamo che da lui potevamo apprendere tanto.

In ogni caso nella tiepida primavera del 2018, è uscito un disco nuovo, interamente vostro, dall’aspetto professionale e decisamente lungo rispetto alle uscite precedenti. Ecco Ozymandias: da dove deriva il nome? Leggo di un poemetto di P.B. Shelley, ma anche di un tizio della Marvel. Io tuttavia conosco questo nome a causa del bambino di American Horror Story 8. Certo, il titolo (idea di Fabrizio [il chitarrista]) fa riferimento all’omonimo sonetto di Percy Bysshe Shelley poiché in esso vi è il riassunto dei contenuti dell’album: il tema del sonetto è il declino degli uomini di potere e degli imperi (Ozymandias era il soprannome di un faraone dell’Antico Egitto, Ramesse il Grande). Il tema portante del nostro disco, quindi, è il crepuscolo dell’uomo (da vari punti di vista): si analizzano le varie facce di questa decadenza (attraverso metafore e facendo riferimento a eventi storici, opere ecc…) in chiave pessimistica.

Anche lì avete riversato i vecchi brani: stavolta la differenza qual è? Volete chiudere definitivamente col passato? Non ascolteremo altre versioni di Sawney’s Eyes in futuro, vero? A parte qualche piccola rivisitazione (come già accennato precedentemente) non ci sono molte differenze; abbiamo utilizzato i brani perché, a nostro parere, ci sembravano ancora idonei e perché, dal punto di vista tematico, si riallacciavano alle nuove canzoni.

Capitolo ospiti: avete avuto delle comparse di gente di fama nell’ambiente, come Mariano degli Ape Unit, Armin di Afgrund e Distaste, nonché due membri dei Neid. A facc ro cazz, si dice tecnicamente. Non conosco però Campiños, spendete qualche parola al riguardo perché mi sento un verme a non saper nulla di lui! E poi ovviamente ditemi perché avete scelto loro e cosa hanno fatto per voi nella pratica. “A facc ro cazz, si dice tecnicamente”, ci ha steso, giuro ahahah! Comunque nel momento in cui abbiamo iniziato a lavorare all’album abbiamo optato per queste persone, non solo per la loro grande bravura, ma soprattutto perché sono dei nostri cari amici e ci faceva piacere renderli partecipi del nostro lavoro. Insomma, per farla breve, un po’ di casino con vari amici sparsi qua e là! Campinos è il cantante dei Convulsions (se non li conoscete e amate band tipo Insect Warfare e Death Toll 80K, siete nel posto giusto, fidatevi) band grind spagnola che, tra release potenti, date e tour, sta viaggiando veramente molto: massimo rispetto e supporto per questi bravi ragazzi.

Una cosa che colpisce molto è la copertina: lo stile è straniante se pensiamo ai dischi dei vostri colleghi e anche alla vostra vita precedente. Come mai questa scelta? A me ha ricordato Lost! Le nostre copertine precedenti, alla fine, sono più classiche: sono copertine grind molto semplici che rispecchiano il genere, mettiamola così. Parentesi diversa è la copertina di Italiani sempre rumore (lo split con Intravenous Poison) che, come si può dedurre anche dal titolo fantozziano, è una vera e propria burlonata freak ahaha! La copertina di Ozymandias invece è una terza parentesi ancora: abbiamo passato brani e info, generali al ragazzo che l’ha realizzata, Claudio (Nofu) che ha avuto carta bianca: il risultato è stato sbalorditivo e ci ha subito catturato proprio perché non era la classica copertina appunto, volevamo fare qualcosa di diverso insomma ed ecco com’è andata a finire.

Vi considerate più vicini alla scena punk o a quella metal? Entrambe le scene, senza scrivere panegirici.

Ci sono indizi che fanno propendere per entrambe le scelte, non ultima la pubblicazione di Ozymandias per una cordata di etichette che manco ricordo tutte a memoria. Aiutatemi a citarle tutte e ditemi i vari formati in cui possiamo trovare l’album. Allora la versione CD è stata rilasciata dalla etichetta ucraina Electic Production. Il vinile invece da svariate etichette italiane ed estere: Wooaaargh!, End Of Silence Records, ZAS Autoproduzioni, Mono Canibal, NoBread!, Most Wanted Records, Viande, Mad Prod, SFA Records, R.A. Records, Subversive Revenge, Kasparhouse e infine Disadattack. Le tape invece: Grindears, Murderworks e Scaglie di Rumore. Infine si trova in versione digitale e in streaming su varie piattaforme (Youtube, Bandcamp).

Ragazzi miei, già tre anni fa eravate in apertura ai Venomous Concept! Riguardatevi e ditemi se vi piace quello che vedete e ascoltate. Siete cambiati da allora? Come è andata con gli Extreme Smoke 57? In generale voi di cosa avete bisogno per suonare dal vivo? Soldi, sesso, droga, qualche chilo di bistecche, non so. Certo che siamo cambiati: più brutti, più vecchi, ma più burloni! Con gli Extreme Smoke 57 fu davvero figo: i ragazzi del GoFest ci invitarono la scorsa primavera a suonare a un matinè allo Spartaco da loro organizzato…la serata andò bene e i gruppi furono tutti killer. Gli Extreme, non solo demolirono tutto, ma si dimostrarono anche belle persone, molto gioviali e chiacchierone. Alcol e droga sono ben accetti!

Vi auguro tanto griiiiiind, ma mi raccomando: non un solo giorno di più a Fukushima, che fate una brutta fine. Grazie bello, sei stato davvero gentile: grazie mille per lo spazio e il tempo che ci hai donato e per questa variopinta (e figa) intervista! Magari organizziamo un viaggio insieme e ce ne andiamo tutti allegramente a Fukushima: che dici, vieni con noi? Ahahah.

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