Intervista ai Seventh Genocide (post-black metal, Italia)

Prima di quest’intervista va fatta una premessa doverosa: tra me e i Seventh Genocide c’è un certo tipo di rapporto. Ho condiviso il palco in un mini tour italiano, ho assistito varie volte a loro concerti da spettatore, o ancora ci siamo trovati insieme da semplici spettatori ad altri concerti ancora. Insomma, più che un’intervista io la definirei una chiacchierata informale. Ma proprio per questo, visto che ho avuto l’occasione di conoscerli di persona, probabilmente è più facile svelare qualche chicca interessante o raccontare dei dettagli che difficilmente leggereste in interviste canoniche. E ora, tuffiamoci direttamente nel cuore dell’argomento, e andiamo a sentire cosa hanno da dirci i ragazzi in merito [H].

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Seventh Genocide

Ciao ragazzi e benvenuti sulle pagine di Blog Thrower! Prima di tutto, volevo scavare nel passato più recondito dei Seventh Genocide. Metal-Archives riporta come data di fondazione della band il 2006, ma la prima release è del 2011 (un breve promo di due tracce). Mi sembra di ricordare, però, che in realtà la band prima facesse tutt’altro genere. Che roba suonavate in quel periodo? Avete pubblicato qualcosa, o si può ascoltare qualcosa di quel periodo?

Rodolfo: La scheda di Metal-Archives riporta fedelmente alcune informazioni estrapolate dalla nostra vecchia pagina MySpace. Fra il 2006 e il 2010 la band era più che altro un passatempo fra me e Stefano, abbiamo cambiato varie formazioni, fatto un paio di concerti a scuola e realizzato delle registrazioni in sala prove mettendo da parte le nostre paghette, registrazioni che però non abbiamo mai pubblicato. Fare canzoni lo trovavamo un modo costruttivo e stimolante per passare il tempo libero e lo facevamo solo per noi stessi. Riguardo il genere si variava tra metal, rock di stampo anni ’70 e punk, stesse influenze di oggi potrai pensare, ma era tutto molto disomogeneo, con canzoni totalmente diverse l’una dall’altra. Insomma, non esisteva un’identità di gruppo vera e propria. Poi Stefano ha abbandonato la band (per poi tornare solo nel 2015), io ho scoperto gli Agalloch e tutto ha cominciato molto lentamente a prendere la forma di oggi.

Voi siete un po’ dei furbacchioni perché qualche mese fa avete fatto un post sulla vostra pagina con il quale avete spiegato il significato del vostro nome, così da evitarvi domande pallose e scontate del tipo “Perché vi chiamate così?”. Non vi farò tale domanda e invece vi chiedo: voi identificate il “settimo genocidio” con il capitalismo, che ha innegabilmente cambiato il rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda. Pertanto, vi si può definire una band anticapitalista e quindi RABM? O meglio, qual è il vostro rapporto con quel “red and anarchist” che forma la sigla RABM?

Ci sentiamo sicuramente parte del movimento RABM e della sua filosofia che affonda le radici nei valori dell’etica DIY punk che condividiamo pienamente. Per noi quel red and anarchist significa uguaglianza, concerti autogestiti portati avanti da passione e condivisione, e musica usata come mezzo per veicolare dei messaggi e fare cultura alla portata di tutti senza distinzioni di alcun genere.

Però a questo punto mi tocca farvi pure una domanda scomoda. La vostra demo omonima del 2012 (che in realtà ricordo che all’inizio fosse considerata un full length, salvo poi essere “declassata” a demo visto che fu registrata in presa diretta) uscì per Azermedoth Records, un’etichetta messicana. Ora, basta fare una ricerca un po’ approfondita per capire che non è esattamente una label “medio-progressista”, come direbbe il megadirettore galattico di Fantozzi. Che mi raccontate a tal proposito?

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Rodolfo Ciuffo, cantante, bassista e anche chitarra acustica per i Seventh Genocide, nonché membro fondatore del gruppo romano.

Rodolfo: Purtroppo tra il 2011 e il 2014 (periodo in cui avevo fra i 18 e i 21 anni), sebbene i miei principi ideologici non fossero diversi da oggi, non facevo i dovuti approfondimenti riguardo le situazioni che si presentavano e reputavo buona qualsiasi occasione che poteva dar voce alla mia band, ignorando quali fossero gli altri gruppi distribuiti da una determinata label o chi suonava dopo di noi a un live. Tutto ciò ad oggi lo trovo tremendamente sbagliato e controproducente se si è un artista con un pensiero e degli ideali ben precisi, ma non è difficile cadere in questi errori di gioventù partendo da un genere come il metal, nel quale la maggioranza delle persone tende a banalizzare e giustificare l’uso di certe ideologie inaccettabili con scusanti come “il metal è provocazione” o “l’importante è la musica”.

Parliamo di politica e musica. Non parlo delle band schierate, ma vorrei parlare invece di quelle non apertamente schierate. Aristotele diceva che l’uomo è un animale politico, nel senso che comunque è parte integrante della polis e dunque della città. Quindi, volenti o nolenti, tutti apparteniamo alla vita politica. Come vi rapportate con band che si definiscono “apolitiche” e non hanno problemi ad aver rapporti con band/label di estrema destra, pur non abbracciando apertamente quell’ideologia?

Senz’altro come detto prima nel metal si tende a giustificare e banalizzare certi atteggiamenti, ma è anche vero che a molti la politica proprio non interessa e capiamo che il fatto di suonare la stessa musica non implica che dobbiamo necessariamente avere tutti gli stessi interessi e la stessa sensibilità riguardo certi argomenti. Un’opinione però ce l’abbiamo tutti e per come la vediamo noi supportare artisti ed etichette portavoce di messaggi di razzismo e discriminazione è controproducente e svaluta se stessi se nella vita si è contro tali messaggi. Poi va anche detto che ci sono molti gruppi che si definiscono apolitici, ma che si rifiutano comunque di avere a che fare con band e label di estrema destra.

E a proposito di politica: nel vostro ultimo tour europeo, mi sembra che abbiate avuto un’avventura particolare (e spiacevole) in Ungheria. Ce la potete raccontare? Che ne pensate di Viktor Orban, il premier ungherese euroscettico?

Anche questa domanda è in linea con il discorso affrontato finora riguardo il banalizzare certe ideologie nel mondo del metal. Quella sera eravamo in un normalissimo live club e suonavamo con 4-5 altri gruppi. A un certo punto sono entrati liberamente dei naziskin con simbologia esplicita sulle loro magliette e la cosa sconcertante è che tutto ciò non sembrava infastidire nessuno oltre noi. Fatto sta che abbiamo deciso di suonare lo stesso per tutti quelli che erano lì per vederci, e il giorno dopo abbiamo raccontato con sdegno l’accaduto sui social chiarendo la nostra distanza da certe ideologie e chi le supporta. Purtroppo molta gente ha banalizzato la gravità della cosa, e da lì è partito un backlash particolarmente rabbioso contro di noi (ma va detto che è arrivato anche tanto supporto e condivisione). Riguardo Orban è uno degli ennesimi tasselli neri che infettano la politica mondiale con idee profondamente arretrate, pericolose e discriminatorie. Siamo solidali con tutti gli ungheresi che stanno subendo questo governo: in questi casi bisogna solo resistere ed essere forti.

Domanda a margine, ma neanche troppo: ma in Est Europa i musicisti italiani scopano? Almeno secondo la vostra esperienza…

Ahahahah noi di esperienze positive in merito ne abbiamo pure da raccontare, ma di quanto rimorchino in generale i musicisti italiani nei paesi dell’Est Europa non ne abbiamo proprio idea!

Mi piacerebbe che raccontaste ai nostri lettori una certa chicca, ovvero che rapporto c’è tra i Seventh Genocide e… Pippo Baudo.

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Pippo Baudo

Per tutto il tour europeo del 2018 abbiamo aperto i nostri concerti con un sample di uno spot con Pippo Baudo che recita alcune battute di Blade Runner, mentre in sottofondo suona Careful with That Axe Eugene dei Pink Floyd. La cosa è sicuramente divertente visto che si parla di un personaggio che fa ridere, ma in realtà l’idea di mischiare le atmosfere cupe di quel brano con il monologo di un film distopico come Blade Runner è una cosa che si addice parecchio a un intro per i nostri live, ed infatti lo abbiamo usato in diversi concerti.

Parliamo più strettamente della vostra musica, direi che sarebbe anche l’ora! Tra Breeze of Memories e Toward Akina io ho sentito uno stacco importante a livello di qualità. O meglio, più o meno suonate le stesse cose, ma lo fate con grande personalità in più. Facendo onesta autocritica, siete d’accordo? Cosa cambiereste di Breeze of Memories, col senno di poi?

Probabilmente non cambieremmo nulla perché la maturità raggiunta con Toward Akina si è concretizzata attraverso un processo evolutivo che partiva esattamente dove si era fermato Breeze of Memories qualche anno prima. Quando lavoriamo su un disco l’obbiettivo è sempre quello di fare qualcosa che vada oltre l’ultimo lavoro fatto e stiamo cercando di fare lo stesso anche col successore di Towark Akina.

SVNTH è il vostro ultimo EP, che presenta diverse canzoni tratte dal demo-pseudo full length omonimo del 2012, totalmente risuonate. Secondo voi siete riusciti a dare giustizia a quei pezzi, a 7 anni di distanza? Sono molto più dilatati, praticamente sono quasi delle canzoni nuove.

Assolutamente si, per noi l’obbiettivo era proprio dare giustizia a quel materiale che reputavamo valido, ma penalizzato da una realizzazione estremamente immatura. Siamo pienamente soddisfatti del risultato raggiunto e di aver ridato vita a quei brani in una nuova forma finalmente adeguata.

La vostra ultima release invece è uno split con altre tre band, di cui nessuna metal. E il vostro pezzo stesso pure ha poco di metal: è perlopiù un misto di ambient, spoken vocals, post-rock, stoner rock e post-metal. Come mai questa scelta? Ci saranno altri esperimenti in tal senso, nel futuro dei Seventh Genocide?

Il pezzo nasce nel 2016 in seguito al terremoto che ha distrutto Amatrice e delle scosse che hanno caratterizzato i mesi successivi. Quell’atmosfera così tesa e la disperazione delle povere persone che hanno perso tutto in questo tragico evento ci hanno fatto riflettere parecchio e da queste sensazioni è nata Hourglasses Crambles. In realtà è stato tutto molto naturale e non c’era l’idea di fare necessariamente un brano che abbandonasse il metal, anche perché Swans e Godspeed You! Black Emperor sono nostre influenze esattamente come lo sono altre band metal. Semplicemente ci siamo lasciati trascinare e questo è stato il risultato. Una volta completato il brano, vista la sua natura sia musicale che concettuale, abbiamo proposto ad alcuni progetti di amici che ci sembravano adatti di unire le forze per dare vita allo split.
Riguardo il futuro sicuramente ci saranno altri esperimenti del genere, le nostre influenze musicali sono molto ampie e non vogliamo limitarci.

Domanda per Stefano: alcuni anni fa, prima di un live dei Seventh Genocide al vecchio Closer di Roma, sui tavolini del locale erano sparse alcune copie di una demo del tuo progetto The Quiet Before the Tempest, che per la cronaca era un depressive/atmospheric black metal piuttosto grezzo. Una di quelle copie la presi io, sarà stato il 2012, mi pare passata una vita… Comunque, pensi di riproporlo più avanti come progetto o è un capitolo definitivamente chiuso per te?

Stefano: Andando incontro alla delusione di “molti” fan del progetto, ormai posso affermare che The Quiet Before The Tempest è qualcosa di appartenente al passato e che, più precisamente, si colloca in un periodo nel quale sentivo di dover dare sfogo a parecchie emozioni negative. Penso sia stato il veicolo migliore per farle uscire fuori, ma ora come ora non avrebbe senso realizzare nuovo materiale. Anche perché, pur senza volerlo, quella dimensione compositiva viene in parte inglobata nei Seventh.

Ricollegandomi a questo: mi parlate un po’ di altri progetti passati o comunque ai quali siete stati legati? In particolare vorrei che mi diceste qualcosa su Angew, Forgotten Thought e Endless Emptiness.

Angew è stato un progetto fondamentale che ha sicuramente rafforzato la nostra amicizia e sintonia musicale, tanto che Panthalass si può probabilmente considerare il predecessore di Toward Akina più di quanto lo sia Breeze of Memories.
Forgotten Thought invece si può probabilmente definire come una breve parentesi con cui abbiamo sfogato l’interesse per alcune sonorità in un certo periodo. Peccato non aver avuto le stesse capacità di oggi, perché entrambi i progetti avrebbero potuto dare molto di più con una maggiore maturità e consapevolezza riguardo la cura dei suoni con cui sono stati realizzati.
Endless Emptiness invece è stato solo un progetto adolescenziale praticamente morto sul nascere. Ad oggi i Bedsore (già intervistati da [F] su queste pagine, ndr) sono l’unico progetto parallelo in attività della famiglia Seventh Genocide, tutti gli altri fanno parte del passato (almeno in questo momento).

Torniamo al presente: Toward Akina ormai è di due anni fa. Quando si comincerà a parlare del vostro terzo album?

Noi in realtà ne stiamo già parlando da diverso tempo e siamo in fase di preparazione dei pezzi, che sono stati tutti già composti e registrati sotto forma di bozze. Entreremo in studio alla fine della prossima estate, ma non abbiamo idea di quanto tempo si dovrà aspettare per l’uscita del disco.
Ci stiamo mettendo moltissimo impegno e siamo davvero molto presi dai nuovi brani.

Recentemente avete formato anche un collettivo che si preoccupa di organizzare concerti: Sycamore Shows. E direi che avete iniziato col botto, a breve portate i Teleport dalla Slovenia e poi i Wayfarer dagli USA, e a luglio addirittura i norvegesi In the Woods. Sicuramente è una gran bella ventata d’aria fresca per la scena romana! Per il futuro cos’altro bolle in pentola?

Jacopo: Ovviamente stiamo lavorando su diverse cose, nulla di confermato ancora quindi si vedrà. Quello che possiamo garantirti è che sicuramente nel nostro intento c’è la voglia di continuare in questa direzione spinti dalla passione per la musica underground. Conoscendo i nostri gusti potresti facilmente tirare a indovinare cosa che ci passa per la testa!

E riguardo i vostri concerti futuri? So che avete un altro tour internazionale in programma a breve: potete anticiparci qualcosa?

Si esatto, il prossimo maggio saremo in tour in alcuni paesi balcanici (Albania, Macedonia, Bulgaria, Turchia e Grecia) e non vediamo l’ora di partire per visitare nuovi posti e soprattutto suonare tutte le sere per un po’ di tempo, che è la cosa che ci piace fare di più. Oltre a questo tour abbiamo in programma anche altre parentesi in Italia e confini nello stesso mese, senza tralasciare la data a Roma del 18 aprile con Wayfarer ed Entropia che hai accennato poco fa.

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Il flyer del prossimo concerto dei Seventh Genocide a Roma, che suoneranno di spalla a Wayfarer (US) ed Entropia (PL).

Avete condiviso il palco con tante band importanti: Primordial, Novembre, addirittura Carcass (al Rockstadt Extreme Festival), ma anche Hexis, Départe, oppure Addaura, Alda e tante altre, anche se sotto sotto sappiamo benissimo che i più importanti di tutti sono i Thecodontion. No, sto scherzando. A parte tutto, volevo chiedervi che tipo di esperienza è suonare in un festival internazionale e se prevedete di suonare in altri festival in futuro, o magari in altri continenti.

L’esperienza al Rockstadt è stata davvero unica e speriamo di ripetere presto qualcosa di simile, non abbiamo replicato altre esperienze festival anche perché lo scorso anno non siamo stati in giro nel periodo estivo e probabilmente sarà lo stesso anche quest’anno, ma sia suonare ad altri festival che visitare altri continenti sono sulla lista delle cose vicine da organizzare.
Ah e comunque il tour con voi Thecodontion e i nostri Bedsore è stata una delle cose più divertenti degli ultimi anni, poche volte abbiamo riso così tanto come in quei giorni!

Su quest’ultima frase non avevo dubbi, soprattutto quando ci sono troppi fan di Carlo Verdone e Mario Brega dentro un furgone in giro per il centro Italia. Grazie mille agli amici Seventh Genocide per la disponibilità e per la chiacchierata. Potete seguirli su Facebook e su Instagram, senza dimenticare di tenere d’occhio la loro pagina su Bandcamp, sulla quale potete ascoltare gran parte della loro discografia ufficiale [H].

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