Intervista a Michele Labratti (Yakisoba, Full Body Punishment, Casket Garden, Congenital Deformity, Phreatomagmatic Death, Permanent Headache, Necrotized Mass e altri)

Conosco Michele Labratti relativamente da poco, quando nel 2018 mi sparò in faccia quei pochi minuti di Full Body Punishment. Pensai: “questo è un matto”. In seguito scoprii Yakisoba, la sua creatura più celebre. Pensai, ancor più interessato: “questo matto è marcio dentro e fuori”.  Poi è uscito Fossilized di Phreatomagmatic Death. Pensai, in preda all’esaltazione: “questo matto marcio deve raccontarmi un po’ di cose”. Nel frattempo ho scoperto che mister Labratti aveva tanti altri progettini, di cui alcuni usciti nel periodo della quarantena da coronavirus (tra cui Congenital Deformity, su tape pubblicata dallo zio Pech di Unholy Domain Records, una delle label più fighe del pianeta, e Necrotized Mass, in cui dimostra l’innamoramento verso Repulsion e Impetigo). Ci tengo a ricordarvi che io mi sono concentrato sulla sua musica più grind/gore/metal, ma ho lasciato inesplorato il suo versante più noise. [F]

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Intervista a Void (Feed Them Death, Bune, Rising Bear Flottilla, ex Antropofagus)

Quante volte ci siamo trovati davanti a soggetti che hanno solo lontanamente sfiorato la storia, con gruppi scarsissimi, e poi sono tornati in tempi recenti cercando di capitalizzare ingiustamente una sorta di status dovuto solo all’anzianità? Dire “io c’ero” non basta. Il musicista che ho intervistato, invece, c’era – e come se c’era! – nella seconda metà degli anni Novanta con gli Antropofagus. E non ha pensato neppure per un momento di vivere di nostalgia o furbi richiami a quel passato. Adesso c’è Feed Them Death, al secondo album e con tante idee, per giunta chiarissime. Panopticism: Belong / Be Lost esce ad aprile per I, Voidhanger Records e può essere acquistato in formato cd su questo sito. [F]

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Intervista a Egodystonia

Per me intervistare vuol dire anche guardare dentro le persone, analizzando assieme a loro quello che sono (o che vogliono apparire). Sono andato a importunare chi sta dietro al nome Egodystonia: mi sono prima sentito bene per la scoperta musicale – di cui in futuro sentiremo parlare sempre di più -, poi male, sempre peggio. Perché il mondo narrato da questa one man band “allargata” (Hansban non è un vero e proprio membro ufficiale) è veramente un mondezzaio e pensare a certe cose, a certi episodi, mi ha fatto sentire sporco. Grindpunk from nowhere! [F]

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Signori si nasce: Skulld, Ferum, Crisis Benoit, Vomitmantik, One Day in Fukushima, Valgrind e Leechfeast – Born To Be Grind Fest Vol. 5, 25 maggio 2019, Freakout Club Bologna

Sono un tipo aperto a nuove esperienze. Ogni tanto ci provo. E puntualmente non ci riesco. Di cosa si tratta? Ma è il gioco più amato da alcuni signori redattori dei portali musicali seri! Pensate che vita triste deve essere se si va ai concerti per sottoporre i musicisti a una sorta di esame, per rilevare e porre a fondamento del loro scritto il solo particolare negativo. Come se tutto il resto fosse dovuto o di ordinaria amministrazione. Posta in questi termini la questione mi ricorda alcune discussioni sulla Juventus di mister Allegri, ma non fatemi divagare. Non mi metto nei panni del celodurista dei live report: non ne sono in grado, conosco abbastanza bene diversi gruppi di cui leggerete appresso e quindi il mio sarà un flusso senza alcuna pretesa censoria (come al solito).

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Intervista ai One Day In Fukushima

Ahhh finalmente! Non avete idea di quanto ho atteso quest’intervista. Vi comunico giusto un paio di avvenimenti che non ho potuto approfondire nelle domande: il live di febbraio coi Fleshcrawl e l’ingresso in formazione del batterista dei Deflagrator (ora nei Malvento). Ozymandias è ancora molto caldo e mi fa piacere che gli One Day In Fukushima abbiano deciso di raccontarmi la loro storia. [F]

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Uno sguardo su Grimm Distribution: Necrospell, Feed Them Death, Acheronte, Invocation of Death

Dopo qualche disco targato Satanath, sorprendentemente mi ritrovo a dare spazio alla branca che ricordavo più modesta delle etichette di Korolyov, ossia quella Grimm Distribution che in passato non era stata certo tra i miei ascolti principali. Oggi nei miei gusti l’etichettina/ditro ucraina ha scavalcato addirittura Symbol of Domination Prod., che secondo me ha avuto un 2018 molto povero. Orbene, gambe in spalla e via!

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Intervista ai Verano’s Dogs

Deathgrind, cani, Lovecraft, Arthur Conan Doyle, Roma, Roberto Toderico. Se incrociamo queste parole chiave il risultato non può essere che questo. I Verano’s Dogs hanno finalmente esordito con un grande album chiamato Summoning The Hounds, uscito per Metal Age Productions lo scorso anno. Una ulteriore dimostrazione dell’eccellente stato di salute della musica estrema italiana e in particolare laziale. Grazie a Pompeo, il chitarrista, per essersi raccontato nel modo che state per leggere. [F]

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Intervista ai Crisis Benoit

Le belle scoperte avvengono per caso oppure c’è qualcuno lassù che mi ha fatto fatalmente innamorare del gruppo di cui state per leggere? Un giorno mi sono ritrovato davanti a questo nome, che caratterizza due tizi con maschera da wrestler, parte un ascolto ed è subito amore. I Crisis Benoit, pugliesi emigrati a Bologna, sono ben più profondi e pensanti di quel che sembrano dopo una veloce scrollata della loro pagina Facebook. Come spesso accade, l’intervista è stata una preziosa occasione per ribadire come il blog esiste solo grazie a questi artisti fantastici. [F]

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Il 2018 di Blog Thrower – la versione entusiasta di [F]

Questa non è una lista dei migliori album del 2018 perché credo che questo lavoretto, tanto morbosamente amato da chi scrive di musica, sia alquanto ingannevole. Meglio chiamare le cose col loro nome: i dischi che mi sono piaciuti di più. Punto. È opportuno inoltre sottolineare che se per qualcuno l’ascolto del metal è stato superficiale, molto probabilmente il “disco dell’annooooo!!!!!” sarà già quello dei Behemoth o dei Judas Priest. Ma va bene così. Questo per dirvi che non voglio darvi solo i nomi caldi, ma anche e soprattutto quelli che mi hanno accompagnato con grande profitto durante i dodici mesi appena trascorsi. Altrimenti la mia lista sarebbe piena di Aborted, Obliteration, Hate Eternal , ma anche Arkhtinn. Funeral Mist, Imperial Triumphant, Sargeist, Ungfell, Kriegsmachine, Ævangelist e Svartidauði. In sostanza: a che serve una carrellata di nomi che già sapete essere imperdibili (perché lo sono, c’è poco da fare), e che avete sicuramente letto già altrove? E poi, sapete, a me non piace fare classifiche.

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Non è tempo di battute sulla ‘Nduja: le ultime bellezze metalliche dalla Calabria

Sapete che c’è? Mi sono rotto il cazzo di cercare, trovare e riportare scuse e giustificazioni. Avrei potuto benissimo evitare questo post con motivazioni tipo “ehhh la zona non è propizia” oppure “lì non va il metal”. Sarei tuttavia stato ingiusto verso alcuni esempi virtuosi che danno un senso alla Calabria dal punto di vista musicale. Sullo sfondo una miriade di gruppi di altra epoca. Vi cito velocemente gli Headcrasher (uno dei tanti nomi nostalgici degli anni Ottanta italiani) e gli Armagedon (non erano tanti i gruppi italiani a suonare così nel 1996). Inoltre, più vicini nel tempo e di cui non ho notizie da fin troppi anni, alcune figure importanti della mia crescita metallica: Amorphead, Land Of Hate, A Buried Existence, Acrylate e chissà quanti altri sto dimenticando. Ma questo non è un post nostalgico. D’altro canto avrei volentieri tirato fuori i Glacial Fear, loro sì che hanno sempre meritato tantissimo e sono stati piuttosto costanti. Mi concentro invece su una manciata di album usciti negli ultimi mesi/anni senza peccare in sensazionalismo fine a se stesso. Fate finta che ci siano anche i Minervium, destinati a belle cose, che hanno esordito non tanto tempo fa e ora pubblicano l’ep per Narcoleptica Productions. A proposito di Minervium, il loro batterista fa da trait d’union con la prima band della rassegna.

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