Intervista agli :Inferno9: (black metal, Italia)

Sono una persona semplice. Mi imbatto in un album e cerco di scoprirne tutti i segreti, parlando direttamente con chi l’ha realizzato. Se già gli Homselvareg erano molto poco appariscenti, gli :Inferno9: lo sono almeno il doppio. Dichiaratamente un side project, puntano tutto sulla semplicità, tanto da non aver nemmeno pubblicato il loro unico album in formato fisico. Prendete questa intervista come un tentativo di dar loro un minimo di esposizione, per spingerli a continuare e a non relegare questo progetto a una mera attività secondaria. [F]

Ragazzi, innanzitutto concentriamoci sul nome. Come si scrive? Ci stanno i punti come in copertina, e quindi siete :Inferno9: oppure no? Tra la parola Inferno e il 9 ci va lo spazio? Samuele (chitarrista e cantante): Il nome ufficiale è :Inferno 9:, su Facebook non si potevano mettere i due punti nella creazione della fan page, ma poco importa, su Youtube, Metal Archives e Bandcamp ci trovate tranquillamente con i punti, quindi il nome è rintracciabile a prescindere da come viene scritto!

È vero che uno di voi usa Nove come soprannome, ma è proprio necessario tenerlo anche nel moniker del progetto? Nove (chitarrista e cantante): Il progetto :Inferno 9: nacque nei primi anni 2000 e mi sono sempre portato addosso questo pseudonimo; la mia esigenza personale e musicale molto particolare di quegli anni mi spingeva a scrivere brani black metal, ci ritrovavo dentro il mio inferno e riascoltando i brani mi dicevo: “Ecco, questo è l’inferno di Nove…” e da qui nacque il nome.

Samuele mi ha detto, prima dell’intervista, che gli :Inferno9: sono attivi, ma li ha definiti side project. Posso intervenire dicendo che è un grande peccato che sia così? Perché side project? Che altri gruppi avete? Gli Hellectrochains non fanno dischi da tanti anni! Samuele: Essendo nata come band di due elementi inizialmente è stato deciso di non farlo diventar subito un progetto attivo. Attualmente abbiamo trovato dei ragazzi disposti a seguirci per rendere il progetto live quindi a breve ci saranno novità.
Nove: Gli Hellectrochains sono un’altra band in cui milito e scrivo i brani, al momento è in uscita un promo di 4 pezzi dal nome Night will Fall.

Quando ha iniziato a prendere forma Percezioni d’Inverno? C’è stata da sempre un’idea di fondo a guidarvi oppure finché non si è registrato avete vagato alla ricerca della vostra essenza? Samuele: Il progetto è stato creato da Nove molti anni fa, l’idea fu di recuperare il vecchio materiale e riarrangiarlo con l’esperienza musicale accumulata negli anni, ma sicuramente l’idea di fondo era chiara su che genere fare e come farlo. Gli :Inferno 9: sono una band Black Metal!

Mix e mastering sono avvenuti ai Toxic Basement Studios. È una singolare coincidenza che io vi stia intervistando giusto dopo un altro gruppo che ha lavorato lì, ma totalmente diverso da voi, i Crisis Benoit. Vi siete trovati bene? È un’esperienza che consigliereste anche a altri musicisti? Samuele: Da Carlo dei Toxic Basement abbiamo registrato voce e fatto mix + mastering , ci siamo trovati bene, lo consiglierei principalmente per band grindcore /hardcore e surrogati, quello è proprio il suo pane!
Nove: Personalmente mi sono trovato molto bene, Carlo è sicuramente una persona che “sa dove mettere le mani”.

Che simboli e immagini ci sono in copertina? È fatta per essere impalpabile o c’è una interpretazione ufficiale? Nove: La copertina ripercorre alcune delle tematiche raccontate nel disco, ad esempio si può scorgere una veduta di Pryp”jat’ dall’alto, la natura e il teschio in corrosione che rappresenta sempre la morte, tema molto presente nei testi, inoltre nel resto delle grafiche sono tangibili altre immagini sempre riconducibili ai brani.

Passiamo al logo, che mi ha fatto pensare molto. Come mai avete usato questi caratteri molto più definiti del disegno in copertina, dal font sci-fi? Vi piace il contrasto netto che emerge? Samuele: Certo, un po’ potrebbe sembrare sci-fi, ma la nostra scelta era di trovare un nome leggibile anche se scritto con un font particolare. Anche se proponiamo un black metal “classico” non ci interessa seguire i tipici canoni con loghi raffiguranti nomi illeggibili.
Nove: Semplicità, pulizia e colpo d’occhio, io ci trovo anche qualche cosa riconducibile al futurismo.

Io noto un contrasto anche col contenuto dell’album. La musica non è industrial o elettronica, i testi non sono futuristici, anzi. Si passa da Rasputin a Cernobyl, in pratica avete la Russia al centro dei vostri pensieri? Come i Voland o credete di essere diversi dal punto di vista delle tematiche? Samuele: Tematiche sulle catastrofi come Pryp’jat’ o la foresta rossa (Sarcofago 1986 e Vermiglia Arborescenza), dove si parla del rapporto disastroso tra uomo-natura-“civilizzazione” erano argomenti che ci stavano comunque a cuore, ma non abbiamo seguito nessun concept, basti pensare che i vari fatti raccontati sono avvenuti in una linea temporale diversa. Abbiamo anche testi sulla sepoltura celeste (Funereo Grifone) come anche uno sulla perdita della religione e il credo (Il Verro dei Popoli), come anche un testo sul periodo della peste (Il Corvo e l’anima).
Nove: Abbiamo molti argomenti comuni che ci appassionano, a partire dalla storia in generale, la natura e l’uomo, la religione e la fede e il rapporto dell’uomo di oggi con i dettami culturali del passato.

Musicalmente noto una attenzione maniacale per le chitarre. Ci sono tanti strati che rendono l’album molto affascinante. In generale poi avete un suono molto pulito. Come vi ponete nei confronti del black metal più raw e low fi? Sarebbe stato un peccato seppellire sotto il rumore tutte le idee che avete riversato in Percezioni d’Inverno, no? Samuele: Grazie, apprezziamo molto che qualcuno noti il lavoro fatto in fase di registrazione. Ci tenevamo a far un album curato, nel 2018 non si possono più incidere lavori che suonano “da citofono”. Comunque il lavoro paga e ci sentiamo soddisfatti del risultato raggiunto, essendo anche un black “melodico” nonostante molte parti violente ci tenevamo a “far uscire” bene ogni arrangiamento
Nove: Abbiamo curato personalmente la registrazione delle chitarre e del basso; per noi è essenziale avere un buon prodotto e, come dicevamo prima, anche se proponiamo un black classico sentiamo l’esigenza di creare qualcosa figlio dei nostri tempi, anche alla ricerca del sound personale. Siamo convinti che si può fare dell’ottimo black metal anche senza avere delle pessime registrazioni.

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Con quali gruppi italiani condividete ideali e sound? Samuele: Ideali non saprei e forse neanche come scelta di produzione, anche se qualcosa in comune come impatto musicale potrebbe esserci; posso dire che mi piacciono, ascolto e stimo band che sono (e sono state) nella scena da anni, come Blaze of Sorrow, Enisum, Necroshine, Infernal Angels, Handful of Hate, e la “vecchia guardia” tipo Spite Extreme Wings, Beatrik e così via.
Nove: Non posso che essere d’accordo con Samuele, aggiungerei Fearbringer e Aborym.

Un piccolo focus sulla batteria. Come l’avete lavorata? È programmata ma… con il dettaglio determinante dei piatti catturati dal vivo! Nove: Abbiamo campionato i fusti in fase di missaggio, ma tutto il resto è suonato come registrato in studio, è stato una sorta di esperimento a mio parere ben riuscito, ma nel prossimo album ci sarà una batteria “vera”.

Perché non avete stampato copie fisiche? Non era meglio tenervi l’album nel cassetto finché non si fosse fatta avanti l’etichetta giusta? A proposito, come dovrebbe essere la label per gli Inferno9? Nove: L’idea era quella! Abbiamo deciso di promuovere l’album digitale, ma dal momento che ci sarà la band attiva sul fronte live, saranno disponibili copie in cd, vista anche la richiesta che abbiamo ricevuto. Noi cerchiamo una label che sia in grado di promuovere la nostra musica a livello globale e crediamo anche che non sia importante solo l’aspetto commerciale nella collaborazione, serve una sinergia per lavorare insieme, cerchiamo una label a cui piaccia davvero la nostra proposta musicale.

Nell’immagine di copertina di Facebook siete immortalati con uno stemma con un’aquila e la sigla LNBM. Cosa significa? C’è da inquadrarvi in una determinata scena? Nove: L’aquila rappresenta l’effige di Federico Barbarossa rifondatore della Lodi antica (Laus Pompeia) nel 1158, con il nome di Laus Nova, da qui ha origine l’acronimo LNBM “Laus Nova Black Metal”. Lodi è la città da cui veniamo e in cui siamo cresciuti, è un tributo alle nostre radici e un modo in cui identificarci geograficamente.

Contano qualcosa per voi le oltre tremila visualizzazioni su Youtube dello streaming dell’album? Non è poco per un gruppo che davvero fa parlare solo la propria musica e non si perde in trovate pubblicitarie. Samuele: Siamo felici che la nostra proposta riceva un buon consenso, ancora oggi, dopo mesi dalla creazione del Bandcamp, puntualmente riceviamo download dei brani.

Il futuro cosa prevede per gli :Inferno9:? Samuele: Stiamo preparando nuovo materiale cercando di non replicare un album troppo simile a “Percezioni d’Inverno”, sperimentando più sonorità senza uscire dalla matrice black metal.
Nove: Come ha detto Samuele, siamo in fase di stesura dei brani, che saranno differenti, anche se manterremo il sound riconducibile alla band.

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