Intervista ai Voland (black metal, Italia)

Voland

Vi siete allarmati per la mia attenzione verso alcuni gruppi che hanno suonato all’Agglutination giusto pochi giorni fa? Non avreste dovuto, poffarbacco. Non fate così, vi passo subito il capezzolo che fa per voi. La poppata non sarà pruriginosa o gossippara, coi Voland si respira cultura (nonostante me, figuratevi!). Solo due EP all’attivo, ma chissenefrega, non ho bisogno di una caterva di dischi di merda, meglio poche canzoni ben congegnate. Così come non ho bisogno di risposte troppo arzigogolate, ma di parole sostanziose. Come quelle che mi ha regalato Rimmon, cantante del gruppo italiano. [F]

Partiamo dal nome: Voland come il personaggio romanzo Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. In un solo termine avete condensato una incredibile carica evocativa verso tutto ciò che è russo e al contempo la responsabilità verso il popolo metal nel chiamarsi con uno dei nomi di Satana. Ho ingranato la marcia giusta o sto vaneggiando perché voi avete la V iniziale e invece altrove si trova scritto Woland? Hai ingranato benissimo! Difatti ho solo raramente avuto il piacere di discutere il perché della V, e non W, in Voland. Il nostro nome è una citazione secondaria, nel senso che anche Bulgakov stava citando Goethe quando lo scelse, dato che il demone Woland è menzionato nel Faust. La W tedesca non esiste in russo ed si trasformò per ragioni fonetiche e di traslitterazione in V, noi abbiamo quindi preso la versione traslitterata dal russo, appunto Voland. Banalmente c’era poi la questione della pronuncia, data l’anglofonia imperante temevamo che molti avrebbero letto Woland come “Uoland” od obbrobri simili, abbiamo preferito evitare.

Domanda molto banale. Perché la Russia? Se mi riferisco all’oggetto dei vostri testi, faccio bene a chiamarla Russia o bisogna parlare di Unione Sovietica? Direi Russia, visto che ad eccezione di Leningrad tutti i pezzi del primo EP trattano di fatti storici avvenuti nella Russia pre-sovietica. I Voland nacquero in un periodo in cui stavo studiando la lingua e la letteratura russa e ne ero conseguentemente molto influenzato. Da qui venne l’esperimento, l’idea di usare spunti dalla storia russa per scrivere I testi, gli episodi epici e tragici sono innumerevoli e non è mancata l’ispirazione, soprattutto per una narrazione “metal”.

Sono nati prima i Voland o i Veratrum? Cosa ha determinato la scelta di puntare tutto su questi ultimi, a scapito degli altri? Una mera questione di “successo” o spendibilità della musica? È colpa dei Veratrum se tra la vostra prima uscita e la seconda sono passati nove anni? Sono nati all’incirca nello stesso periodo, i Veratrum sono concettualmente una creatura più di Haiwas [l’altro membro dei Voland], io mi sono aggiunto solo anni più tardi. Più che la contrapposizione tra i due progetti, la lunga pausa è dovuta in gran parte a percorsi di studio e professionali che ci han spesso visti lontani, anche in paesi diversi. Considera poi che i Veratrum sono un band nel senso classico, abbiamo una formazione completa e la possibilità di suonare dal vivo, quindi detengono un aspetto che è precluso ai Voland, sia per logistica sia per scelta. Di conseguenza richiedono attenzioni diverse.

Che ne pensate di questa recensione negativa apparsa su Metal Archives? Ha centrato i punti deboli del vostro primo lavoro o è un mare di stronzate? Me la sono riletta ora, in effetti il pentolame della drum-machine originale era piuttosto inascoltabile! Credo che la recensione si riferisca però alla prima versione dell’EP. Nel 2014 abbiamo corretto il tiro, rimasterizzando e sostituendo i campioni di batteria, la versione che circola adesso è molto meglio in termini di suoni.

Negli anni l’omonimo EP è stato riproposto in cd da Masked Dead Records, con la solita originale scelta delle custodie, e da poco anche in cassetta dalla estrosa Xenoglossy Productions. Dal punto di vista della qualità del suono avete apportato qualche modifica o addirittura risuonato le canzoni? Come avete reagito a questa attenzione nei confronti del mini album dopo tutti questi anni? Siamo sempre lusingati, soprattutto considerando che non ci siamo mai spesi eccessivamente in pubblicità, segno che l’attenzione ricevuta è guadagnata e genuinamente underground. Come accennato prima la versione che viene distribuita ora è quella del 2014, i brani vecchi sono rimasterizzati ed è stata aggiunta la traccia bonus Ataman.

Voland 2 è molto diverso invece, sin dalla curiosa copertina. Cosa vi ha spinto a tornare dopo tutto questo tempo? La copertina è curiosa forse perché è una citazione diretta di un’opera di El Lissitzky, artista d’avanguardia del costruttivismo russo. Nel 2016/2017 ci siamo resi conto di avere finalmente il tempo, la voglia e soprattutto le idee giuste per provare a scrivere un seguito al progetto Voland.

Cosa ha influito sul risultato finale? Il tempo, i vostri gusti, i gusti del pubblico, l’esperienza nei Veratrum, la tecnologia? L’insieme di tutto questo. Il cambio nei gusti è riflesso nelle composizioni più complesse e orchestrali, c’è sicuramente meno black metal e più melodia, la tecnologia più moderna ci ha permesso di sperimentare con il nostro lato sinfonico. Musicalmente credo che i due progetti Voland/Veratrum si siano influenzati vicendevolmente nel tempo, crescendo insieme.

Secondo voi il target di pubblico a cui vi rivolgete è cambiato tra Voland 1 e 2, un po’ come avvenuto per i primi Septicflesh e quelli degli ultimi tempi? Premesso il rispetto e la gratitudine che proviamo per il nostro pubblico, Voland 2 è stato scritto secondo i nostri canoni e stando a ciò che volevamo creare, le aspettative del pubblico o la logica del “target” non fanno parte del nostro processo artistico.

Anche Voland 2 è appena pubblicato in cassetta e cd, rispettivamente da Xenoglossy e Masked Dead. Poiché è uscito meno di un anno fa in digitale, non avreste potuto concordare un’unica data d’uscita? In effetti però incombeva il centenario della Rivoluzione… Come per il primo EP, Voland 2 è disponibile gratuitamente in versione digitale tramite i nostri canali. Successivamente abbiamo stabilito i contatti con Xenoglossy e Masked Dead, queste collaborazioni non sono però da intendere nel senso classico di label che cura le proprie produzioni, i Voland restano fondamentalmente indipendenti e gratuiti, offriamo solo la possibilità a chi vuole di acquistare dei formati fisici dei nostri lavori. I ragazzi delle due label ci mettono grande passione e hanno reso interessanti le pubblicazioni arricchendone la grafica, c’è quindi del valore aggiunto per i collezionisti. E poi sì, c’era un centenario da commemorare…

Qualche tizio un po’ superficiale vi ha detto “ah vabbè… siete come i Dark Lunacy”? A livello tematico che differenza passa tra i voi e loro? Non mi è capitato di ricevere critiche simili. The Diarist dei Dark Lunacy è bellissimo, concettualmente tratta dell’assedio di Leningrado e so che Mike lo considera un tema a lui caro. Noi abbiamo scritto Leningrad sullo stesso argomento, credo sia l’unico caso dove le nostre scelte coincidono.

Non posso trattenermi dal chiedervi se politicamente siete allineati alla Russia odierna o se invece, visti i vostri testi, guardate a ideali più puri, di qualche annetto fa… Voland non è un progetto politico. I nostri testi parlano principalmente di storia e forse nel trattare certi argomenti è trasparsa un’interpretazione che può sembrare di parte, ma l’opinione politica resta da relegare nella sfera del personale.

Cosa pensano quei metallari politicamente schierati a destra di un gruppo come voi? In generale, capita che vi prendano per un gruppo “falce, martello e rivoluzione” da chiamare alle feste di estrema sinistra? Ci era capitato di venire recensiti su un blog di black metal dalla chiara iconografia di destra, mi pare avessero definito l’EP come “stravagante”. Insomma, arte degenerata! No, non ci hanno mai chiamato né alla Festa dell’Unità né nei centri sociali, però sin da subito siamo stati etichettati come “Red & Anarchist Black Metal”, cosa abbastanza inspiegabile a guardare i fatti: certo, Leningrad lodava la resistenza sovietica, ma tutte le altre canzoni si riferivano alla Russia medievale o imperiale, non esattamente baluardi di progressismo socialista!

Credete che il metal possa veicolare un messaggio di cultura, che va oltre la (oramai scontata) figura del liceale che si batte per fare ascoltare Rime of the ancient mariner degli Iron Maiden durante la lezione di inglese? Nel nostro caso, dei Maiden si potrebbe scegliere Mother Russia! Ci sono un sacco di band metal che si ispirano a storia e letteratura, magari spesso con una predilezione un po’ ripetitiva per il genere gotico/horror o per determinati cliché, ma di materiale ce n’è pur sempre tanto rispetto ad altri generi musicali, bisogna solo avere la giusta cultura musicale ed apertura mentale per scoprire vere e proprie perle.

A proposito di scuola. Spiegatemi cosa è successo nel video qui sopra perché mi pare una cosa talmente fuori dal mondo (o meglio, fuori dall’Italia) che ancora faccio fatica a crederci. Avete agganci nelle scuole? Qualcuno di voi insegna? Questo è un bell’aneddoto ma purtroppo abbastanza unico. In breve successe che una nostra conoscenza, un’insegnante, ascoltò il nuovo EP e ne rimase colpita, in particolare dal brano 1917. Coincidenza volle che in quella scuola si stava organizzando un laboratorio artistico sul tema della rivoluzione russa, coi ragazzi coinvolti in varie attività, musica compresa. Insomma, quell’insegnante propose a delle ragazze di cantare un nostro pezzo e loro accettarono di buon grado. Confesso che all’inizio ero dubbioso, poi l’esperienza era talmente unica e speciale che decisi di aiutare fornendo le basi e adattando il testo per loro.

Cambiando prospettiva che feedback state avendo dall’Europa dell’Est? Non è che per loro i Voland sono una suggestione sbiadita ed esotica, secondo la proporzione i Voland stanno alla Russia come la celebre pepperoni pizza americana sta all’Italia? Abbiamo riscosso reazioni miste tra i russi. Le più positive le ho notate in risposta a Voland 2, credo sia per la maggiore maturità della musica sia per l’approccio al tema della Rivoluzione, le citazioni di Majakovskij e Shaljapin, molti hanno reagito con favore all’interesse culturale verso il loro paese. Altri con scetticismo, forse ritengono alcuni degli eventi menzionati troppo seri per essere affrontati in musica, soprattutto da degli “occidentali” come noi.

Immagino che per voi la tragedia che ha colpito il Coro dell’Armata Rossa sia stata particolarmente sentita… C’è poco da aggiungere, il coro Alexandrov è composto da un élite di artisti e musicisti di altissimo livello ed è stata una perdita molto grave per il mondo della musica.

Come avete vissuto i Mondiali di calcio in Russia? A prescindere dal contenuto sportivo, qual è stato il loro significato? Il fatto è questo, durante queste manifestazioni non si dovrebbe mai “prescindere dal contenuto sportivo”, ci sono stati marginali tentativi di politicizzare e fare polemica ma nel complesso mi son parsi del tutto trascurabili.

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Perché bisogna leggere Il Maestro e Margherita? In cosa la letteratura russa ha dimostrato la sua superiorità? Il Maestro e Margherita è a mio parere un’ottima sintesi delle migliori caratteristiche della letteratura russa, molti critici vi hanno visto parallelismi con Gogol, Tolstoj, Dostojevskij. Bulgakov combina la critica alla censura con la satira sul mondo degli intellettuali, gioca a contrapporre il misticismo all’ateismo, alleggerendo il tutto con umorismo nero e ammiccando all’occultismo, si muove con abilità tra i temi della religione, della morale e dell’etica… e questa voleva essere l’analisi seria. Ora, l’analisi “metal”: Satana se ne va in giro per Mosca con una banda sgangherata di demoni assortiti diffondendo pazzia e caos (c’è pure un gatto nero gigante armato di pistola che gioca a scacchi e beve vodka), si ha una visione alternativa del confronto tra Gesù e Ponzio Pilato, degli amanti segreti fanno scandalo, partecipano a banchetti infernali e volano nel cielo di notte con le streghe… serve aggiungere altro?

Conoscete il libro Lui è tornato di Timur Vernes? Se al posto di Hitler tornasse in vita Lenin, cosa apprezzerebbe di più di questo 2018 e cosa lo spingerebbe al suicidio? Ho visto il film, contiene tanti begli spunti di riflessione e ne ho apprezzato l’umorismo. Ho trovato un po’ meno interessante la versione film italiana con il duce, onestamente spero che non venga in mente ad altri registi di copiare lo stesso schema con tutti i leader novecenteschi, Lenin compreso. Lui forse verrebbe preso un po’ dalla frustrazione oggi, rendendosi conto di dover ricominciare tutto daccapo…

Ci risentiremo in futuro? Le ristampe a cui stiamo assistendo sono preludio per nuova musica o devo mettermi l’anima in pace? Dovremo conciliare le attività dei due gruppi, ma non mi sento di escludere niente. Intanto raccogliamo idee e materiale, penso che il progetto Voland abbia riscosso ottimi risultati in termini di interesse e coinvolgimento del pubblico, pur se in ambito underground. Questo significa che considereremo un proseguimento, premesso di poter garantire il livello di qualità artistica.

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