Tra natura e storia: il nuovo black metal italiano (con Barad-Dur, Dying Leaf, Dark Rain Forest, MinerviuM, Vetrarnott, Taur-Im-Duinath)

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No, non torno a fare recensioni, non ne ho proprio voglia e non le chiamerò così nei tag, così non avrete da lanciarmi contro accuse di sinteticità o superficialità. È che sto notando che mi passano tra le mani sempre più dischetti giovani, freschi, che ancora non stazionano sulle homepage dei siti metal (le riviste non esistono più, lo sapete meglio di me). Oramai è noto il mio modus procedendi: mi parte l’embolo e devo scrivere almeno qualcosa al riguardo. Ed eccomi qua. Il caso ha voluto che fosse tutta roba locale, a chilometro zero o quasi, tutta nel segno del caprone. Black metal, insomma. Il titolo di questo post vi dice tutto quello di cui avete bisogno per evitare di incorrere in acide delusioni: in alcuni casi vi scrivo di esordienti reali o quasi, dove la perfezione o il miracolo non sono ancora arrivati; in altri di esordienti solo sulla carta, alle prese con nuove incarnazioni artistiche.

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Barad-Dur (o anche Lugburz) è la ridente torre di Mordor sormontata dal famoso occhio senza palpebra di Sauron. Bene, in una frasetta sul Signore degli Anelli ho citato involontariamente alcuni nomi di gruppi e dischi black metal, ma a me adesso ne interessa uno in particolare. Barad-Dur è anche un duo sardo arrivato nella scorsa primavera alla prima demo, intitolata Spectres Over Isengard. Non c’è alcuna voglia di essere originali, ogni cosa è come la conosciamo, e non potrebbe essere altrimenti se uno dei musicisti si fa chiamare Count Azaghtoth. Tuttavia, a differenza del progetto solista di quest’ultimo, la musica delle tre tracce (più inutile intro) che vi presento è quasi pronta per mettersi in gioco in panorami più ampi della stessa Sardegna. I riff lunghi vogliono essere più tolkieniani che mai, in nome di un’epica gloriosa e infinita come quella che ispira il concept in oggetto. Io però mi auguro che, una volta elevata la qualità delle strutture delle canzoni, in verità molto semplici, si possa insistere su temi più lenti e oscuri come in The Arrivals of Black Nazguls. Ovviamente tutto dovrà essere molto più curato e ordinato (specie la pagina Bandcamp), il modo in cui la musica si presenta agli utenti del web, perché altrimenti lo sguardo passerà sin troppo velocemente su quella copertina confusa e poco attraente.


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“Each one of us is like a dying leaf, is waiting to fall down”. Il progetto Dying Leaf si ispira a questo concetto, che io, per i meno avvezzi a immagini poetiche, traduco con un “ricordati che devi morì”. Gianluca Costanza è il solo membro, fa tutto lui: dalla musica alla registrazione, dal sito web alla distribuzione gratuita del cd. Sarà pure consapevole della sua natura transitoria su questo mondo, ma per la miseria se si sbatte per la sua creatura moribonda! Under The Winter Moon potrebbe essere un tributo agli Immortal del primo disco, stando al titolo, ma in realtà è in atto anche una certa ricerca di ariosità sinfonica, che se non è ancora raggiunta è questione di centimetri. Si intravede la luce in fondo al tunnel (e quindi, in ottica Dying Leaf, la morte) e le soddisfazioni saranno più intense per Costanza, a patto di salire definitivamente di livello uscendo dalla dimensione demo, in cui questo primo disco è inserito a causa di suoni e arrangiamenti della batteria che sembrano solo provvisori, dei punti sospensivi in attesa di essere riempiti di contenuto. Contenuto che, per il resto, è soddisfacente e grim & frostbitten al punto giusto. Under The Winter Moon è uscito nel 2017, ovviamente nel periodo natalizio, visti i buoni sentimenti che trasmette.


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I Dark Rain Forest sono una band fatta apposta per ricalcare i luoghi comuni del black metal. Non dico come le parodie dei Wood of Trees, ma insomma… anche qui della questione apparenza c’è poco da dire. Barad-Dur è un progetto ancora acerbo e legnoso? Dying Leaf dovrebbe mettere su un altro po’ di muscoli e sostanza? Bene, i Dark Rain Forest hanno trovato una buona formula. Col trascorrere dei minuti si capisce che sono più avanti nella preparazione, per usare termini calcistici. L’album omonimo (una demo, a loro dire) cresce gradualmente. Non è secondario che all’interno di questo terzetto trentino ci sia gente di Black Randam, Black Legion e Sytry, che fa dischi da una decina d’anni, se non quasi venti visto che il fondatore è un membro dei Profana Stirpe. C’è il gelo dei boschi, il vento sferzante veicolato da uno screaming acuto ben impastato nelle chitarre, profumo della terra e odore di bagnato. Mi auguro una pubblicazione in cassetta, in un futuro non troppo lontano: sarebbe perfetta.


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Il registro usato dai MinerviuM invece è molto diverso. Sulla carta è il primo EP, ma scorgendo la formazione si nota la grande esperienza di Gianluca Molè (Glacial Fear, Lupercalia, Zora e un tempo anche in A Buried Existence e Bretus) al basso. Eterno e Omega non usa fuochi d’artificio o lanci sensazionalistici come i “rivali” tirrenici Scuorn, la band calabrese sa di aver fatto appena il primo passo verso l’Olimpo. A primo impatto viene da pensare che Invocando Il Passato abbia poca atmosfera rispetto alle altre tracce, ma col proseguire dei minuti (col break attorno al terzo minuto), tutto assume contorni più chiari, fino ad arrivare alla title track, cuore e apice dell’uscita. A differenza della scarna, pura decadenza di Dying Leaf, qui il black è molto epico, pulito e il cantato a voce grossa mi ha ricordato quello di Xes degli Infernal Angels. Non vi fate ingannare dalla copertina, vi prego! Andate oltre l’apparenza, perché nonostante sia solo una demo contiene alcuni dettagli interessanti come alcuni cori ed effetti di chitarra. Attendete qualche settimana perché sta per uscire anche in formato fisico (cassetta e cd). Se proprio non volete aspettare, qui sotto trovate i file digitali.


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Come qualche anno fa con i Vinterblot, arriva dalla Puglia un’altra band col nord nel cuore. Da oggi Vetrarnott non sarà più solo un bellissimo brano di Vikingligr Veldi, ma una solida realtà, come ci insegna Roberto Carlino. I richiami ai primi album degli Enslaved sono un punto cruciale per Scion, che prende il meglio dall’ispirazione illustre appena citata e non stanca praticamente mai, mostrando grandi doti su tutti i fronti. I ragazzi giocano disinvolti sulla spettacolarizzazione del black metal, che loro definiscono anche prog. Condiscono con scioltezza il tutto con bruschi stop e grandiose valanghe di riff che non deludono e, vista la novità sulla scena del progetto, stupiscono. Anzi, qui apro una parentesi per chi vuole andare oltre una lettura solo musicale. Tre sono i protagonisti delle canzoni (i figli di Loki e Angrboða) tre sono i musicisti, che a loro volta sono progenie (Scion, appunto) delle tante grandi band che hanno cantato e suonato degli dei del nord. Ciò che mi fa già fremere per il futuro del gruppo pugliese è contenuto nella notevole traccia bonus, La Voce Degli Dei. Non fa parte concettualmente dell’EP in oggetto, è cantata nella nostra lingua e anticipa -con mio sommo piacere- il futuro focus sulla mitologia italica. Ad maiora!


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Chiudo il cerchio accennando a un altro progetto tolkieniano, Taur-Im-Duinath, che reputo un “fuoriquota” poiché oramai ha un album in uscita per Dusktone intitolato Del Flusso Eterno. L’unico membro è Francesco Del Vecchio (ex One Day In Fukushima e adesso Parodos), migliorato tantissimo in ogni campo dall’EP Randir di un paio d’anni fa. Il cantato in italiano fa la sua figura, risultando nel complesso molto fluido in un black metal atmosferico ma comunque ben definito. Non ho ascoltato che il primo singolo, Così Parlò Il Tuono, che promette davvero scintille. A novembre Del Vecchio suonerà in questa veste silvestre e suggestiva -evidentemente con una band ad accompagnarlo- al Cult of Parthenope Black Metal Fest, assieme a Cult of Fire, Selvans, Noctem e altri. [F]

3 pensieri su “Tra natura e storia: il nuovo black metal italiano (con Barad-Dur, Dying Leaf, Dark Rain Forest, MinerviuM, Vetrarnott, Taur-Im-Duinath)

    • Si tratta di prodotti amatoriali, in alcuni casi, classiche demo che però lasciano intravedere qualcosa di buono per il futuro. A mio avviso Vetrarnott e MinerviuM, soprattutto, sono già il presente. Inoltre non credo che il black metal debba riprendersi da nulla perché dischi belli (e pure tanto) sono usciti sempre e ne usciranno ancora qui in Italia.

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