Intervista a Francesco Del Vecchio (Taur-Im-Duinath, Párodos, Scuorn, ex One Day In Fukushima)

Francesco Del Vecchio è un musicista campano che avete sicuramente notato perché suona (o ha suonato) in diversi gruppi, abbracciando molti generi musicali. Dalla roba irruenta dei Throes of Perdition, al grindcore dei One Day In Fukushima, e ora session live per uno dei gruppi italiani più conosciuti, Scuorn, oltre che chitarrista dei Párodos. Ma io ho voluto privilegiare il suo progetto Taur-Im-Duinath, che è quello che reputo più maturo e che preferisco. Del Flusso Eterno è finito anche nella mia listona di fine 2018, tra l’altro. Ma partiamo dall’inizio. [F]

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Tra natura e storia: il nuovo black metal italiano (con Barad-Dur, Dying Leaf, Dark Rain Forest, MinerviuM, Vetrarnott, Taur-Im-Duinath)

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No, non torno a fare recensioni, non ne ho proprio voglia e non le chiamerò così nei tag, così non avrete da lanciarmi contro accuse di sinteticità o superficialità. È che sto notando che mi passano tra le mani sempre più dischetti giovani, freschi, che ancora non stazionano sulle homepage dei siti metal (le riviste non esistono più, lo sapete meglio di me). Oramai è noto il mio modus procedendi: mi parte l’embolo e devo scrivere almeno qualcosa al riguardo. Ed eccomi qua. Il caso ha voluto che fosse tutta roba locale, a chilometro zero o quasi, tutta nel segno del caprone. Black metal, insomma. Il titolo di questo post vi dice tutto quello di cui avete bisogno per evitare di incorrere in acide delusioni: in alcuni casi vi scrivo di esordienti reali o quasi, dove la perfezione o il miracolo non sono ancora arrivati; in altri di esordienti solo sulla carta, alle prese con nuove incarnazioni artistiche.

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Omega – Eve (Dusktone) 2017

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Da un paio di album i Forgotten Tomb hanno perso la testa. Ogni ascolto è sempre più doloroso e ogni volta penso all’altro gruppo di punta del black/doom italiano, i Deadly Carnage. Loro non hanno alcuna fretta, hanno pubblicato un disco ogni tre anni, fino ad ora, serie positiva interrotta nel 2016 da un EP moooolto diverso da quanto fatto in passato. È probabile che si faranno sentire con un po’ di ritardo rispetto al solito, ma se la giustificazione si chiama Eve è uno slittamento del tutto comprensibile. Anzi, direi auspicabile.

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