La Polonia nascosta #2: Szron, Martwa Aura, Moloch Letalis, Throneum, Malum in Se, Stillborn

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[Link alla prima parte]

Gli agenti atmosferici sono molto gettonati, in Polonia, ed è sintomo di ottimo black metal. Infatti più o meno contemporanei agli Mgła (nebbia), sono gli Szron, cioè brina. La band è capitanata sin dalla fondazione, nel 2000, da due tizi chiamati Beherit e Demon.

Credo siano abbastanza conosciuti per la loro iconica demo Pure Slavonic Blasphemy, un vero gioiellino, ma anche gli split coi Kriegsmachine, con gli Arkona e coi Cultes des Ghoules li avranno portati all’attenzione di molta più gente rispetto alla loro solita cerchia di fan. Solo tre full length, tra il 2004 e il 2012, tutti per Under The Sign Of Garazel Productions, ma una qualità mediamente molto alta, col solo Zeal a farmi sbadigliare un po’. Non si sentono con roba nuova da un bel po’, preghiamo per loro.


A proposito di split, gli Szron ne hanno fatto uno anche coi Martwa Aura. Questi ultimi sono un gruppo di cui messuno parla, ma che -sempre sotto il segno di Garazel- sta onorando la scena polacca. A dire il vero il poc’anzi citato split è la loro uscita meno interessante. Di tutt’altro livello è Contra Mundi Contra Vitae del 2015: poco più di mezz’ora di conturbante oscurità, con la particolarità della voce filtrata che magari a qualcuno potrà non piacere. È molto sporco, caratteristica che amo, ma con diversi accenni di melodie negli assoli. Tirato a lucido -sempre in relazione al genere e all’etichetta- è invece l’EP Tenebrae Divinae dell’autunno 2016, in cui la band diventa ancora più cinica, ma con una storiografica epica che si fa più pronunciata. Manes sono i nove minuti conclusivi da tenere bene in testa perché secondo me devono ripartire da qui.


A questo punto potrei accennarvi agli Zmora, in cui suonano chitarrista e bassista dei Martwa Aura, ma i loro tre album sono abbastanza trascurabili (vi lascio il link del loro ultimo EP, in ogni caso). Teniamo a mente però che il motore ritmico, tale Diabolizer, è un veterano della scena e tra le sue migliori creature ci sono i Moloch Letalis. La band si è fatta chiamare per un brevissimo periodo solo Moloch, per poi arrivare nel 2004 ad una forma definitiva, con la prima demo Suicide Spectrum. Grazie a loro ho conosciuto un’altra etichetta molto interessante, la Old Temple, che tra l’altro adotta prezzi stracciati (appena nove euro complessivi per farvi arrivare un cd a casa). Ebbene, sotto quell’egida hanno pubblicato i due lavori lunghi. Degli svariati split conosco davvero poco, spero mi perdonerete. Non vi consiglio con molto calore Apoteoza Śmierci (tape nel 2009, cd l’anno seguente), perché ha ancora alcuni passaggi confusi, legnosi o entrambe le cose insieme, ma se lo ascoltate e poi mettete su il recentissimo Krwawy Sztorm, bomba black tendente in alcuni punti al death in sentirete dei progressi spaventosi in un album terrificante per intensità e violenza.


Sempre Diabolizer fa da trait d’union col prossimo gruppo. Nei Throneum ci suona solo dal 2015, ma la storia della band è risalente al cuore degli anni Novanta. I suoi compagni di band si fanno chiamare Armagog (bassista, che ha cantato in Chaos.Ice.Fire degli Arkona) e The Great Executioner, unico membro fondatore rimasto. Mi trovo in una posizione che sembrerà scomoda, ma vi assicuro che ci sguazzo in certe cose. Dei Throneum si parla pochissimo -soprattutto qui da noi- e quando se ne parla le impressioni sono sufficienti, nel migliore dei casi. Come può un blog con una testa di cinghiale come icona capovolgere l’opinione pubblica? A me sti puzzoni che hanno vomitato dischi su dischi (nove full length e una miriade di split) piacciono tanto, anche perché la loro modalità di registrazione cessofonica (cit. Geddon/Hörnhammer) è la quintessenza del metallo caprone che dovrebbe essere la regola, e non l’eccezione. Poi scorrendo i vari titoli degli scoprirete la chicca: in ognuno c’è la parola “death”, mescolata con varie sciccherie. Una vita passata principalmente tra Pagan Records e, da un paio di uscite, Hells Headbangers. Vi consiglio di provare uno qualsiasi dei vecchi album più il recente The Tight Deathrope Act Over Rubicon, con brani leggermente più elaborati e civilizzati, nonché più lunghi. Vi renderete conto che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel considerare i Behemoth come il prototipo di gruppo che fonde black e death, invece che i Throneum.


La chiusura non poteva essere più oscura, in un climax discendente verso il male assoluto. Nel 2014 è spuntato fuori un progetto chiamato Malum in Se, di cui era nota solo la provenienza. Un solo EP all’attivo, uscito in cassetta per Putrid Cult (mai nome fu più appropriato) e Under The Sign of Garazel Productions e in vinile 7″ per Fallen Temple. …Of Death …Of Lurid Soul dura meno di dodici minuti, ma ogni singolo secondo è una ventagliata di lordura. Black metal purissimo nei riff lunghi e stridenti, per nulla propenso ai compromessi. Una versione molto più basica e di pancia dei Mgła, volendo essere cinici. Malum in Se è puro impulso animale.

Bonus: gli Stillborn hanno tirato fuori venti minuti di gloria, e ancora una volta ve li segnalo senza alcuna esitazione, perché credo siano tra i gruppi polacchi più sottovalutati degli ultimi anni. Beh insomma in questo post e nel precedente c’è molto materiale che è passato inosservato, soprattutto in Italia, ma loro sono una mia passione ardente che mi porto dietro da diverso tempo. Hanno forgiato il mio modo di intendere il black/death metal. Crave for Killing, l’EP in questione, è uscito per Godz Ov War Productions. [F]

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