Lusitanian Horde: i grandi antichi del black metal portoghese – Prima parte

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Non sono un grande conoscitore dell’estremo portoghese, ma sicuramente ne sono un estimatore, per quel poco che lo ascolto. Non ho alcun titolo particolare per scriverne in modo esaustivo, e infatti non lo faccio, scusandomi sin da ora per le imprecisioni, pronto a correggere gli strafalcioni. Digitando su Google “black metal portoghese” il primo risultato è: Moonspell. Roba da scaraventare il pc o il cellulare a cinquanta metri di distanza. È una profonda ingiustizia, non credete? Soprattutto tenendo conto che subito dopo l’anteprima di un altro risultato recita “non è sicuramente una terra di grandi band”. Lì non ci ho visto più. Non si può dire “che schifo il bm portoghese” o di qualsiasi altra zona del mondo, significa ridurre un fenomeno complesso come una scena nazionale alla tabellina del 2.

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Mi sono avvicinato al Portogallo più estremo coi Corpus Christii, senz’altro i più famosi a livello internazionale. Dovrei forse parlare al singolare perché il fondatore Nocturnus Horrendous ha fatto quasi sempre tutto da solo, aveva anche un’etichetta chiamata Nightmare Productions, accompagnandosi all’occorrenza con Ignis Nox (tastiere e batteria programmata) nei primi tempi oppure con i batteristi Necromorbus e il mostruoso Menthor (Bestia Arcana, Nightbringer, Enthroned e Lvcifyre nel suo curriculum, mica cazzi). In una carriera quasi ventennale i dischi all’attivo, esclusa una manciata di EP, sono ben otto, mediamente molto buoni e con uno sviluppo importante da Rising (2007) in poi. Ci sono poche chiacchiere nelle rare interviste, in cui anzi traspare fastidio nel dare le risposte a dispetto di una personalità arguta ed estrema in ogni aspetto: questo ha portato i Corpus Christii a diventare uno dei gruppi più importanti della loro nazione, in barba ai soliti attacchi politicizzati. Come se un musicista apertamente satanista e nazionalista potesse spendere parole d’amore per ebrei e musulmani. Fate vostro Delusion, uscito da poco per Folter Records, uno dei migliori dell’anno in corso nel suo campo.


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La storia del black metal nazionale però inizia molto prima con J.A. (Josè Afonso) e i suoi progettini. Gli Alastor iniziano nel 1988 ma sono messi subito da parte e inizia la carriera, tutt’ora in corso, dei Decayed. La prima demo risale al 1992, poi l’esordio con The Conjuration of The Southern Circle è del gennaio 1994 -checché ne dica Metal Archives, mi fido del Bandcamp dei Nostri-, primo di una lunghissima serie di uscite (undici full length, tra l’altro). A cavallo dei due millenni J.A. riattiva gli Alastor e fonda i Nethermancy. Anche questi trovano regolarità, in particolare questi ultimi con un disco recentissimo (Magic Halls Of Ascension). Ma di questi conosco purtroppo veramente troppo poco, mi riprometto di approfondirli meglio in un’altra occasione. Per quanto riguarda i Decayed, si sono sempre mossi nel sound originario di Immortal e Satyricon, con la aggiunta di un qualche influsso più netto dei Venom, in particolare gli oltre venti minuti di Death Chimes of Armageddon da The Book Of Darkness (1999) non possono non ricordare At War With Satan. The Burning Of Heaven è uscito lo scorso anno, molto simile a tutti i suoi predecessori, anche se un po’ meno violento a dire il vero. Pur rispettando la loro portata storica, non sono affatto tra i miei preferiti. Mi serviva scrivere di loro perché da qualche anno alla voce e al basso c’è tale Vulturius, al secolo Hugo Leal, ben più noto (vabbè, si fa per dire) per…


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…i Morte Incandescente. E indovinate chi c’è con lui, da circa quindici anni, a portare avanti il carrozzone? Ma sì, proprio quel Nocturnus Horrendous dei Corpus Christii! Era il 2003 quando usciva il grandissimo …Your Funeral: grezzo, basilare, martellante eppure molto particolare, in qualche modo vicino allo stile della cricca de Les Légions Noires. Qualcuno lo chiamerebbe raw black metal, ma io non sono d’accordo e alcuni gruppi di cui leggerete in seguito ve ne daranno la conferma, pur essendo stati influenzati dal disco appena citato e dai suoi successori. Ogni linea vocale (in lingua madre) ridefinisce il concetto di “vomitare l’anima” e i suoni stridenti delle chitarre sono anche abbastanza personali per il genere proposto. Forse la ridotta quantità di full length (solo quattro) ha fatto in modo che non ci fosse un effetto-Decayed, ossia una saturazione che alla lunga stanca. L’album dell’anno scorso (…o Mundo Morreu!) è addirittura il più melodico del loro catalogo, pur essendo sempre molto sporco nei suoni, ma il bellissimo split appena uscito con i giovanissimi tedeschi Illum Adora ci mostra anche una inedita rabbia punk.


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Rimanendo assieme a Vulturius possiamo conoscere un altro suo progetto, anche questo oramai consolidato nello spazio e nel tempo, in cui lui è padre-padrone. Sto parlando di Irae, in giro dai primi anni Duemila. È molto semplice: il musicista aveva all’epoca diversi gruppi, ma non qualcosa di individuale e Irae è appunto lo sfogo di un singolo. Infatti all’inizio e nei primi due full length si sentiva che era qualcosa scritto di impulso, nulla di elaborato. Voce altissima nello scream nel mix, riff più lunghi, malinconici, ossuti e melodici sono sempre stati all’ordine del giorno, i nomi più vicini erano Burzum e Judas Iscariot, poi dopo Hellnation (2008) le cose sono cambiate. La violenza è diventata ancora più folle e ci ha regalato perle come In The Veins Of Satan e Seven Hatred Manifestos (raccolti qui), ma anche lo split coi Velorio e Orgias de Maldade. Probabilmente le tantissime recenti uscite brevi come quelle appena citate sono state la miglior cosa fatta da Vulturius in questa esperienza solista, che ancora continua perché il pulitissimo Crimes against Humanity è fresco di stampa, mostrandoci un Irae tirato a lucido come non mai.

[F]

Continua…

3 pensieri su “Lusitanian Horde: i grandi antichi del black metal portoghese – Prima parte

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