Lusitanian Horde 2018 – grandi antichi alla riscossa: Decayed, Morte Incandescente, Vetala, Black Howling

portugal-facts-trivia-802122

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando ho scritto di Portogallo per la prima volta! Ora è diventata una delle mie fonti preferite per un certo tipo di black metal (l’altra è la Polonia, come ben sapete) e per questo mi sono messo di buona lena a seguire con più attenzione tutto ciò che usciva fuori dall’estrema propaggine occidentale del continente. Quello che leggerete è il mio punto di vista sulle uscite più rilevanti dell’anno che sta finendo, quindi se manca qualcosa le alternative, come al solito, sono due: o non mi ha colpito o banalmente mi è sfuggita. Parto con una manciata di gruppi più o meno affermati, transito attraverso le importanti conferme di progetti più recenti, infine vi faccio ascoltare le nuove proposte da quella amata terra.

Se conoscete lo spirito del blog, saprete bene che della roba più famosa non scrivo con molto trasporto, per cui prendete la parte che segue, dedicata ai big, come un antipasto di quello che verrà. Avendovi già presentato gran parte della scena in un’altra occasione, non ho bisogno di scrivere appositamente dell’ennesimo disco dei Decayed (siamo a dodici) nell’arco di una carriera che affonda le sue radici nei primi anni novanta. Per Of Fire And Evil basta il titolo. E comunque è solo un tributo dovuto alla storia locale, ribadisco che non sono loro il cuore del discorso.


258612_500904903271249_554337130_o

Coi Morte Incandescente l’aria è quella giusta. Sempre e comunque. Anche quando fanno EP poco ispirati come To Praise The One With Black Wings del 2015, c’è sempre qualcosa di godibile in mezzo. E poi non suonano quasi mai allo stesso identico modo della release precedente. Da quindici anni Nocturnus Horrendus (il boss dei Corpus Christii) e Vulturius (Decayed, Irae) tengono in piedi questo progettino non oberato di fatica, piuttosto di sostanza e evasione rispetto alla roba fatta coi rispettivi gruppi. I Morte Incandescente non faranno mai un disco da buttare, ma sono sempre stati più completi in pubblicazioni lunghe (Your Funeral in primis) rispetto al quarto d’ora degli EP. L’uscita più recente, a un anno dallo splittino bellino con gli Illum Adora e a due dal full length …O Mundo Morreu!, si chiama Somos O Fogo Do Teu Inferno. È più classicamente black metal, sia nella registrazione che nella ritmica di batteria, oltre che negli arrangiamenti riffocentrici. Il divertimento è scontato, ma c’è di meglio, anche nella stessa discografia dei Morte Incandescente.


A-1745899-1329437704.jpeg

Hanno puntato sulle velocità medie, semplificato, migliorato la produzione e aggiunto melodia. Nei siti di buona famiglia questa frase sarebbe perfettamente calzante in una recensione dei Metallica. Io invece sto parlando dei Vetala. Quelli delle millemila demo, distinte solo dall’anno di pubblicazione. Faccio innanzitutto ammenda perché avevo giudicato male il full length, che mi ha pian piano preso alla gola. E vi dico che ci sono due sentimenti contrastanti sui Vetala del 2018. La demo più recente, fuori per Harvest of Death, è una delle più accessibili e facili della loro discografia. Ci chitarre che fischiano come ossesse, è vero, ma anche delle melodie che più dolci non si può. Mi caschi il cielo in testa se non vi ricordano gli U2!!! Non è un male assoluto eh, tanto che consiglierei ai miei amici di partire proprio da questa uscita, ma sarei ugualmente pentito perché non sono i Vetala classici, ecco. Mentre impostavo la bozza è uscita una nuova canzoncina di un quarto d’ora, tratta dal nuovo album (il terzo), che potete trovare QUI. Retarded Necro Demential Hole esce ufficialmente a Natale, ma ho già avuto modo di ascoltarlo diverse volte in questi giorni e si prospetta come un album pazzesco e malatissimo, una evoluzione naturale (che espressione abusata!) della proposta della demo. Talmente greve che si potrebbe parlare di “pre black metal”.


33176618_371382956686726_4989734283976376320_n

Non so perché non ho già scritto dei Black Howling l’anno scorso. Grave mancanza è stata, lo ammetto. Anche loro sono un gruppo storico, in giro dal 2001. Io colloco lo spartiacque nel 2010: prima due full length e una marea di uscite brevi con l’apparenza e i suoni di demo, estremamente raw e lo fi, da Melancholy of a Pagan Bucolic Spirit in poi le cose sono cambiate radicalmente e (dal mio punto di vista) decisamente in meglio. Sono sempre stati più affascinati dalla roba francese e finlandese che dal tipico black scandinavo, ma da allora si è fatta largo una vena più rallentata, ma sempre immersa nel sostrato pagano e lusitano. C’è un filo conduttore che lega tutti i lavori, anche i successivi This Rain Is The Weeping of Forefathers (il primo contatto che ebbi con loro, magnifico brano di 36 minuti) e O Sangue e a Terra, del 2015 e dal respiro cosmico. Le canzoni si erano allungate tantissimo senza che però i Black Howling diventassero qualcosa di depressivo o troppo rarefatto. Anche col freschissimo Return Of Primordial Stillness facciamo i conti con brani sterminati, ma conditi da accennati colpi di genio e spaventosa saggezza compositiva. Non ho alcuna remora nell’ammettere che mi sono emozionato un sacco durante l’ascolto. Due macrobrani sontuosi che insieme arrivano a mezz’ora, di grande consistenza e pregni di idee, oltre a due di contorno particolarmente emotivi. L’inizio di Iberia non lascia indifferenti, questo è certo. Il metal dei Black Howling sta vivendo la sua fase più matura e siamo fortunati a goderne i frutti.

Continua…

[F]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...