Spectral Voice – Eroded Corridors Of Unbeing (Dark Descent Records), 2017

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Sicuramente avete idea di cosa è stato Starspawn lo scorso anno. I Blood Incantation avevano trovato la via del paradiso (o dell’inferno, se volete) con un album a dir poco immenso. Non avendo dati di vendita, per far capire la notorietà del fenomeno vi scrivo qualche dato: oltre centomila ascolti su Youtube. A queste si aggiungono le oltre trentamila dell’EP Interdimensional Extinction.

Allargando il campo si capisce che c’è voglia di un certo tipo death metal, come testimoniano i numeri degli streaming di Vastum (quarantamila visite), Gatecreeper (sessantamila), Krypts e i padrini di tutti loro, gli Incantation, a circa trentamila visualizzazioni con l’ultimo lavoro. Con questo non voglio dire che sono tutti gruppi simili, anzi, ma è sicuramente una reazione a correnti più o meno tecniche, melodiche e patinate. Onda di pubblico o meno, i Blood Incantation hanno spaccato. Non tutti sanno che tre di loro (praticamente tutti tranne il batterista) stanno portando avanti un progetto parallelo chiamato Spectral Voice. In una parola: DOOOOOOOOOOM! Già dalla loro bella demo del 2015 (intitolata per l’appunto Necrotic Doom) dimostravano di saperci fare con la roba più putrida e lenta, molto diversa dalla loro altra band più famosa. Il nuovo album è ancora più sepolcrale e cadenzato e si fregia di una produzione favolosa per il genere, che cura tutti i dettagli. Sentite la leggera eco della batteria? Non vi sembra di essere in una umida spelonca in attesa del supplizio finale? Avrei voluto citare come riferimento i brani più tombali e lunghi degli Incantation oppure i Ghoulgotha per fare il figo e dire che conosco qualche gruppo della Dark Descent, ma Eroded Corridors Of Unbeing va oltre e scomoda pezzi grossi dall’aria funebre come Esoteric e Disembowelment. Le melodie pulite inserite qua e là ne sono la dimostrazione (Thresholds Beyond) e allo stesso tempo la confutazione (The Lurking Gloom, strumentale di razza) È di una pesantezza immane e potrebbe piacere più ai fan di questi ultimi gruppi che al deathster più intransigente. Un lavoro incredibile è stato fatto nel rendere la voce qualcosa di incredibilmente vario, brulicante di vermi e di spettri. Sarebbe un errore paragonarlo a Starspawn, così come affermare la lentezza va a mascherare un numero minore di idee. Un paio di minuti in totale potevano pure risparmiarseli, ma è una goccia nell’oceano più nero che avete mai visto. Non mi resta che consigliarvi con le viscere in mano di andare alla data italiana (18 ottobre a Milano) del tour di Spectral Voice e Blood Incantation coi Blasphemer a fare gli onori di casa.
[F]

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