Signori si nasce: Skulld, Ferum, Crisis Benoit, Vomitmantik, One Day in Fukushima, Valgrind e Leechfeast – Born To Be Grind Fest Vol. 5, 25 maggio 2019, Freakout Club Bologna

Sono un tipo aperto a nuove esperienze. Ogni tanto ci provo. E puntualmente non ci riesco. Di cosa si tratta? Ma è il gioco più amato da alcuni signori redattori dei portali musicali seri! Pensate che vita triste deve essere se si va ai concerti per sottoporre i musicisti a una sorta di esame, per rilevare e porre a fondamento del loro scritto il solo particolare negativo. Come se tutto il resto fosse dovuto o di ordinaria amministrazione. Posta in questi termini la questione mi ricorda alcune discussioni sulla Juventus di mister Allegri, ma non fatemi divagare. Non mi metto nei panni del celodurista dei live report: non ne sono in grado, conosco abbastanza bene diversi gruppi di cui leggerete appresso e quindi il mio sarà un flusso senza alcuna pretesa censoria (come al solito).

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Il 2018 di Blog Thrower – la versione entusiasta di [F]

Questa non è una lista dei migliori album del 2018 perché credo che questo lavoretto, tanto morbosamente amato da chi scrive di musica, sia alquanto ingannevole. Meglio chiamare le cose col loro nome: i dischi che mi sono piaciuti di più. Punto. È opportuno inoltre sottolineare che se per qualcuno l’ascolto del metal è stato superficiale, molto probabilmente il “disco dell’annooooo!!!!!” sarà già quello dei Behemoth o dei Judas Priest. Ma va bene così. Questo per dirvi che non voglio darvi solo i nomi caldi, ma anche e soprattutto quelli che mi hanno accompagnato con grande profitto durante i dodici mesi appena trascorsi. Altrimenti la mia lista sarebbe piena di Aborted, Obliteration, Hate Eternal , ma anche Arkhtinn. Funeral Mist, Imperial Triumphant, Sargeist, Ungfell, Kriegsmachine, Ævangelist e Svartidauði. In sostanza: a che serve una carrellata di nomi che già sapete essere imperdibili (perché lo sono, c’è poco da fare), e che avete sicuramente letto già altrove? E poi, sapete, a me non piace fare classifiche.

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Intervista ai Valgrind (death metal, Italia)

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Avete visto che bella fotina poetica dei Valgrind vi ho trovato? Dovreste esserne compiaciuti perché di loro, stranamente, non ci sono tantissime foto in giro. Lasciano parlare molto la loro musica, specialmente negli ultimi anni, in cui sono dati da fare con dischi sempre migliori. L’ultimo è uscito in una tiepida giornata di fine maggio del 2018. Di Blackest Horizon e di tantissime altre cose, da Helsinki alla Calabria (!!!), ne parlo con Daniele Lupidi e Gianmarco Agosti, rispettivamente cantante/bassista e batterista della valorosa band italiana. Mi scuso con Daniele, che se seguite il death metal avrete trovato su tantissime copertine di dischi fichi, perché è un disegnatore coi fiocchi: non sono riuscito ad approfondire gli aspetti della sua arte e mi sembrava troppo frettoloso ficcare domande di circostanza in un’intervista come questa.[F]

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