Lusitanian horde 2018 – rapida ascesa: Occelensbrigg, Holocausto Em Chamas, Voëmmr, Turiacus Tenebris, Nox Insultum, Celtarpyros e chicchette finali

Alcuni di questi esseri deformi avrei voluto e potuto inserirli nella puntata precedente, visto che non si tratta proprio di esordienti, tuttavia la loro giovane formazione, di un paio d’anni in quasi tutti i casi, mi ha fatto propendere per questa sistemazione. Stavolta quindi tocca alle conferme più gradite dell’anno, poco più di uno scalino verso l’inferno, ma pensate a quei gruppi che pubblicano cazzate a ripetizione che invece avrebbero molto da imparare dai seguenti discepoli dell’oscurità. Piccola annotazione: come al solito, se manca qualcosa, è perché mi è sfuggita o non mi ha colpito, tipo Hell M, troppo scolastico, o i Daemon Forest, troppo confusionari.

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Greytomb – Monumental Microcosm (Transcending Obscurity Records) 2017

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La ricca scena australiana sa quasi sempre come prendermi. Le eccezioni sono rare, tipo il mediocre ultimo lavoro dei Bloodlust oppure gli Ordnance o gli Adamus Exul. Il problema primigenio era che i Greytomb condividono due membri con gli ultimi due gruppi, rispettivamente bassista e cantante. Per fortuna la band di Melbourne è tutt’altro, un diamante grezzo, qualcosa di terribilmente straziante (in senso buono).

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I canguri sono delle persone gentilissime: Depravity, Portal, Impetuous Ritual, Grave Upheaval

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Una delle ultime cose a cui avrei pensato, dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio, era la collaborazione tra un veterano marcio e irriducibile come Louis Rando (The Furor, Bloodlust, Impiety, Mhorgl e altri che non ricordo) e il cantante dei tecnicissimi e corazzati The Ritual Aura, che mi risultano totalmente inascoltabili. Le certezze sono fatte per essere frantumate e quindi ecco i Depravity, omonimi dei vecchissimi finlandesi.

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Nigredo _ Flesh Torn – Spirit Pierced (Transcending Obscurity Records) 2018

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Ve lo ricordate il clamore attorno ai Nigredo quando uscì Facets of Death? No? Nemmeno io. Infatti furono snobbati terribilmente, perché i metallari di merda quando sentono Grecia pensano solo ai Rotting Christ. Basterebbe dare uno sguardo al curriculum di John Votsis/Maelstrom per avere un quadro più chiaro della realtà. Tra i suoi innumerevoli progetti adoro in particolare gli Embrace of Thorns, ma soprattutto i Ravencult, nei quali ha randellato le pelli fino a pochi mesi fa.

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Rogga Johansson, un uomo chiamato death metal: dai Paganizer alla conquista del mondo

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Rogga Johansson. Un nome, un manifesto, un’istituzione. Siamo nel 2018 ed è difficile non essere passati almeno una volta nella vita su un suo disco, ma poniamo che fino ad oggi abbiate ascoltato solo rap albanese. Il signore che vi ho nominato è una delle più coriacee e irriducibili incarnazioni del death metal. Ne produce in continuazione, a ritmi non coerenti con nessun’altra prospettiva di vita: quindi si desume che lui È il death metal. Avevo tentato di intervistarlo qualche anno fa, ha voluto le domande e non ho mai ricevuto risposta. Penso mi avesse bloccato, a un certo punto. Ma lo capisco, so essere molto rompicoglioni quando voglio. E so anche dimenticare questi episodi. Finché la musica vale, il resto non conta.

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Jupiterian – Terraforming (Transcending Obscurity Records) 2017

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Che il secondo album degli Jupiterian fosse una delle uscite più attese dell’anno era ed è un dato di fatto per ogni amante del doom che si definisca tale. Dal Brasile non sono usciti chissà quali gruppi di quel tipo, per cui era comprensibile un po’ di scetticismo, che all’epoca Aphotic spazzò via in un attimo. Il tempo di far capire le capacità del gruppo, insomma.

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Le dimensioni non contano # 1: Coscradh, Cryostasium, Wending Tide, 夢遊病, Come Back From The Dead

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Non ci casco più. Ho già fatto ammenda diverse volte negli ultimi mesi e ora torno a presentare i miei omaggi ai dischetti. Non dischi, proprio dischetti. Termine che intendo in senso vezzeggiativo e so che in realtà è un diminutivo. La brevità è un pregio che riesce a esaltare le gesta di pochi. Spesso sono gli stessi gruppi a sottovalutare la portata musicale di un mini-album, assegnandogli solo valore materiale/collezionistico perché spesso i dischetti sono in edizione molto limitata.

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