Wrathprayer / Force Of Darkness – Wrath Of Darkness (Nuclear War Now! Productions) 2017

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Di solito gli split non sono un evento che segno in rosso sul mio calendario, anzi. Pensiamo alla vacuità del recente incontro tra Necrodeath e Cadaveria. Nel caso in oggetto la situazione è radicalmente diversa. Si tratta di due tra i migliori esponenti dell’estremo cileno, che però non si fanno sentire da troppo tempo.

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Bunker 66 – Chained Down in Dirt (High Roller Records) 2017

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Già dallo scorso anno qualcosa si era mosso nell’esplosivo covo della band siciliana con uno split bello tosto con i Morbo, poi quest’anno Damien Thorne ha prestato la sua ugola dannata ai conterranei Malauriu per un brano del loro ultimo disco. Insomma, il botto era in arrivo, questione di pochi mesi.

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Urn – The Burning (Iron Bonehead Records) 2017

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Chi si rivede! Formazione nuova di pacca per gli Urn, che oggi vedono oltre allo storico Suphur gente che fa parte di Sacrilegious Impalement, Evil Angel, Front e i pazzerelli Frankie and the gator. Un back ground molto vario, devo dire, ma solo i primi due sono carne succulenta. È rischioso un ritorno sulle scene a ben nove anni da Soul destroyers, che non era il massimo, ma aveva una copertina da appendere di soppiatto sul letto della nonna. In realtà il loro album da avere a tutti i costi è il diabolico 666 Megatons, quelli dopo -con produzione più moscia e canzoni meno brillanti- hanno semplicemente cercato di reggere la botta. Capite bene che parlare di continuità è quasi impossibile se solo nel 2017 gli Urn arrivano al quarto album, dopo vent’anni di carriera.

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Necroheresy – Asylum (Symbol of Domination Prod.) – 2017

Aeon Winds, Karpathia, Krajiny Hmly, Concubia Nocte: i componenti attuali dei Necroheresy sono la crema (brulèe, come le chiese) del black metal slovacco. Ci hanno regalato almeno un album notevole con ognuno di essi, a parte gli Aeon Winds sempre con un taglio più o meno pagano. Ora i nostri prodi si spostano su territori inospitali, sui cumuli di macerie fatte a pezzi proprio da loro stessi. I Necroheresy giocano col classico tema del manicomio, per nulla originale come la copertina e come il loro stile musicale. Asylum dura solo una mezz’ora stiracchiata, da cui detrarre intro e interludio abbastanza superflui. Perché ve lo consiglio? Perché nel suo piccolo è molto gradevole. Mancanza di novità non vuol dire essere dei caproni ignoranti. Anzi, a dispetto di una presentazione non adeguata, i Nostri riescono a creare un’atmosfera tesa, non sottile come spesso accade nel death/thrash, ma molto opprimente e morbosa, come il death old school impone. E la produzione valorizza al meglio le idee (non tantissime, ma buone) della band.Continua a leggere…