C’era una volta un’antica abbazia… Gli Evol e la genesi del black metal veneto

Ebbene sì. Il momento è giunto. Ho accarezzato l’idea per tanti mesi, l’ho coltivata pazientemente e adesso dovrei essere in grado di cogliere qualche frutto. L’oggetto del piacere è il Veneto. Ci sono tante zone d’Italia particolarmente fertili per quanto riguarda il black metal, ma la regione in questione mi ha letteralmente ossessionato. Mi sono accorto di avere una discreta collezione di dischi di quella zona e da quelli sono partito cercando collegamenti vari tra musicisti. I siti buoni ora vi delizierebbero con una forbita analisi antropologica, culturale, economica e geopolitica, magari con diagrammi e passi commentati di opere letterarie. Io invece vi lascio una raccolta di efficaci proverbi locali, così entriamo subito nel mood estremo, senza soffocarci le palle con inconcludenti giri di parole.

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L’incantesimo del diavolo: quando le tastiere stregarono il black metal

Questo notevole articolone sul black metal sinfonico è opera del mio amico Giorgio, un veterano che ha vissuto sulla propria pelle l’uscita di certi capolavori degli anni Novanta. Se ritenete che ci siano altri nomi ingiustamente dimenticati da quell’epoca, battete un colpo. [F]
1994: probabilmente l’anno più interessante prima del nuovo millennio. Il motivo? Beh, semplice da riportare. Gli Iron Maiden sono in studio senza Bruce, con la scommessa Blaze Bayley dietro il microfono. Le registrazioni di The X Factor avrebbero tenuto col fiato sospeso metà della platea metal internazionale. Nel frattempo il grunge, spinto dalla Mtv generation, sta invadendo il mercato. Diversi generi tra cui street e hard rock, A.O.R. e, per fortuna, glam metal, vengono letteralmente spazzati via. Nessuno può fermare Nirvana e company. Non di certo possono farlo i Metallica. Le foto promozionali dei quattro ‘signorotti’ per l’uscita di Load, a prescindere dalla svolta musicale, non lasciano molto spazio alla speranza. E la foto di Kirk Hammett vestito da pappone in completo bianco e col sigaro, spaventa ancora oggi. E allora chi fermò il grunge? Lo fece il Texas, lo fecero i Pantera. Far Beyond Driven debutta direttamente al primo posto di Billboard. Da soli, fanno da scudo all’avanzata di Seattle. Phil Anselmo, con proprio una camicia di flanella a scacchi addosso e la sua pelata, destabilizzava, minacciava e colpiva, mentre le chitarre di Dimebag andavano sempre più giù di tono, dove il confine col death metal si cominciava ad intravedere. Non male dunque il 1994. E nel frattempo in Scandinavia, la fiamma nera del true norwegian black metal, sulla stampa più viva e lucente che mai, in realtà si stava già spegnendo. Ma ce ne saremmo accorti parecchi anni dopo.

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Carach Angren – Dance and Laugh Amongst the Rotten (Season of Mist), 2017

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Fino a qualche mese fa parlare con me dei Carach Angren equivaleva imbattersi in un vecchio rincitrullito che blaterava sulla rovina del metal ad opera di queste sopravvalutazioni così estreme. Purtroppo mi ero fermato al loro secondo disco, datato 2010, una vera merda plasticosa con chitarrine sottili e tastiere da pubblicità di un sexy shop gotico. Per fortuna ho capito che gli ottimi Where The Corpses Sink Forever e This Is No Fairytale erano molto diversi: anche se non giustificavano le centinaia di migliaia di visualizzazioni su Youtube, mettevano la band olandese su un altro piano rispetto ai classici del symphonic black.

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Septicflesh – Codex Omega (Season of Mist), 2017

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Sono felicissimo per il successo avuto dai Septicflesh negli ultimi anni. Stanno pubblicando dal 2008, quando si sono riuniti, album che non hanno nemmeno la metà del fascino dei loro capolavori degli anni Novanta, quando si chiamavano Septic Flesh, eppure il loro death metal sinfonico va fortissimo, tanto che poi ci sono arrivati anche i Fleshgod Apocalypse, diventati un fenomeno commerciale.

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