Intervista minchiona quanto basta ai Kakothanasy (death metal, Svizzera)

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Partiamo dall’inizio. Ringrazio sempre qualcuno, stavolta tocca a quel mio amico che mi consiglia roba che ha come minimo comune denominatore un nome quantomeno singolare. I Kakothanasy sono arrivati nelle mie orecchie alcune settimane fa, se non mesi. La loro discografia è esigua, appena due uscite che in totale arrivano malapena a mezz’ora. Ma ci ho sentito del buono, anzi dell’ottimo, della stoffa, forse del talento. Non so se vi fulmineranno come hanno fulminato me, fatto sta che mi sono divertito molto e non potevo evitare di farveli conoscere. [F]

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Back to life #2: Total Inferno, Manipulation, Rotting Sky, Enoid, Denial

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Sono partito lanciatissimo nella prima puntata di resoconto delle mie periodiche riesumazioni. Oddio, mie… diciamo che sono le mie preferite di quelle che mi capitano sottomano. Ad esempio vi consiglio subito la ristampa di uno dei migliori dischi death metal usciti fuori dalla nostra nazione, Inside the Unreal degli Electrocution. A dicembre Dark Symphonies l’ha rimesso in giro con un secondo cd contenente le tre demo precedenti e il promo Water Mirror del 1994. Vedete mi vengono così: scruto, annoto, riporto. Questo dovrebbe essere un bestseller assoluto per i miei gusti, anzi dovreste già averlo in almeno una versione precedente se vi piace quello di cui vi scrivo. Vero? Eh? Vabbè, addentriamoci nella moltitudine brulicante che ci sta chiamando.

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Chi fa da sé… fa da sé # 1: Ovnev, Ieschure, DSKNT, Alder Glade, Engulf

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Quanto fascino c’è nell’impresa di riuscire a creare un album con l’aiuto delle sole proprie forze? Arrivare a un soffio dal sentirsi un dio spesso coincide con l’essere vittima di un esaurimento nervoso per la miriade di dettagli che bisogna curare per scodellare fuori un prodotto dignitoso. In questa sede voglio rendere merito a chi ce l’ha fatta e ha reso aurea la propria solitudine musicale, perché alla fine della fiera questi mezzi eroi si sono fatti un culo a cassonetto solo per NOI. E se non avete capito la citazione del titolo vuol dire che nel decennio scorso vi siete persi qualcosa di grande.

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Asgard (Svizzera) – War At Last (Wolfmond Production), 2017

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Come state messi a black metal svizzero? Su due piedi, a parte i Samael di una volta e a parte tutto ciò che ruota attorno a Bornyhake (ossia Pure, Borgne, Enoid e via discorrendo) non mi viene altro di notevole. Poi scopro i trucidi Hellvetic Frost e i più affilati Totenheer, questi ultimi autori di un solo bel disco nel 2013, in cui ha avuto un ruolo determinante Abbadon. Non quello dei Venom, che tra l’altro si chiama Abaddon: in ogni caso viva l’originalità.

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Drudkh / Paysage D’Hiver – Somewhere Sadness Wanders / Schnee IV – (Season of Mist), 2017

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Se non è un match importante almeno come Spasm/Gutalax poco ci manca. Due gruppi seminali del black metal europeo si incontrano e danno vita a un album che sulla carta potrebbe insidiare il magnifico episodio collaborativo di Selvans e Downfall of Nur, mentre nei fatti è “solo” un rassicurante bollettino sullo stato di salute di due gruppi che oramai non stupiscono più, ma consolidano la loro fama.

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Battle Dagorath – II – Frozen Light of Eternal Darkness (Avantgarde Music), 2017

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Lacrimuccia. I Battle Dagorath furono uno dei miei primi amori del black metal che andava oltre i classici Immortal, Darkthrone, Marduk eccetera eccetera. Sicuramente mi furono consigliati da qualche rivista tipo Metalhammer. Non ricordo se era il primo o il secondo, e quindi se era già della partita quel mezzo genio di Vinterriket con le sue magiche tastiere.

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Darkreverie – Isis Lupus Brigit (Via Nocturna), 2017

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Che Damiano Fedeli sapesse suonare death metal di livello si era capito dai suoi album con gli inarrestabili Nihilo. Ero all’oscuro che si fosse messo anche in proprio con progetto Darkreverie. Già lo scorso anno aveva pubblicato un EP di dieci minuti, ripieno di death/black molto classico e poco fantasioso. Ascoltatelo qui, l’approccio molto old school death metal alla voce vi piacerà come è piaciuto a me.

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