Intervista agli Abstracter (metal, California)

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È stata un’intervista stranissima, quella che state per leggere. Oltremodo entusiasmante, piena zeppa di passione, un calcio in culo al politicamente corretto che impera anche nella musica estrema, ma devo ammettere che mi sono trovato in difficoltà a non sapere chi dei californiani Abstracter avrebbe risposto alle mie domande. Ok, qualche risposta posso intuire da chi è stata data, ma le altre? Hanno risposto collettivamente a tutte le domande? Oppure singolarmente? Oppure ancora alcune insieme e altre da soli? Mi sono un po’ confuso, forse non avrei dovuto, ma se avvertite un senso di spaesamento e di qualche frase discordante tra singolare/plurale… beh ecco, è dovuto a questa vicenda. E pensare che se solo questi ragazzi avessero voluto, avrei potuto sommergerli di altre decine di domande, su vari aspetti della loro vita al di fuori della band, ma non hanno voluto. Pace. Quello che troverete qui sotto è puro succo di Abstracter: piedi per terra e tanta qualità. Non avevo dubbi che sarebbe uscita fuori un’intervista molto intelligente. [F]

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Back to life #2: Total Inferno, Manipulation, Rotting Sky, Enoid, Denial

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Sono partito lanciatissimo nella prima puntata di resoconto delle mie periodiche riesumazioni. Oddio, mie… diciamo che sono le mie preferite di quelle che mi capitano sottomano. Ad esempio vi consiglio subito la ristampa di uno dei migliori dischi death metal usciti fuori dalla nostra nazione, Inside the Unreal degli Electrocution. A dicembre Dark Symphonies l’ha rimesso in giro con un secondo cd contenente le tre demo precedenti e il promo Water Mirror del 1994. Vedete mi vengono così: scruto, annoto, riporto. Questo dovrebbe essere un bestseller assoluto per i miei gusti, anzi dovreste già averlo in almeno una versione precedente se vi piace quello di cui vi scrivo. Vero? Eh? Vabbè, addentriamoci nella moltitudine brulicante che ci sta chiamando.

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Chi fa da sé… fa da sé # 1: Ovnev, Ieschure, DSKNT, Alder Glade, Engulf

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Quanto fascino c’è nell’impresa di riuscire a creare un album con l’aiuto delle sole proprie forze? Arrivare a un soffio dal sentirsi un dio spesso coincide con l’essere vittima di un esaurimento nervoso per la miriade di dettagli che bisogna curare per scodellare fuori un prodotto dignitoso. In questa sede voglio rendere merito a chi ce l’ha fatta e ha reso aurea la propria solitudine musicale, perché alla fine della fiera questi mezzi eroi si sono fatti un culo a cassonetto solo per NOI. E se non avete capito la citazione del titolo vuol dire che nel decennio scorso vi siete persi qualcosa di grande.

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Le dimensioni non contano # 1: Coscradh, Cryostasium, Wending Tide, 夢遊病, Come Back From The Dead

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Non ci casco più. Ho già fatto ammenda diverse volte negli ultimi mesi e ora torno a presentare i miei omaggi ai dischetti. Non dischi, proprio dischetti. Termine che intendo in senso vezzeggiativo e so che in realtà è un diminutivo. La brevità è un pregio che riesce a esaltare le gesta di pochi. Spesso sono gli stessi gruppi a sottovalutare la portata musicale di un mini-album, assegnandogli solo valore materiale/collezionistico perché spesso i dischetti sono in edizione molto limitata.

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Leucosis – Liminal (Sentient Ruin Laboratories), 2017

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Per quanto messo in campo dal loro esordio ad oggi, i Leucosis meriterebbero molto di più. Già col solo fantastico Pulling Down The Sky del 2011 potevano vivere di rendita, suonandolo in giro per la West Coast in lungo e in largo. Dopo un paio d’anni invece l’album omonimo metteva altra carne al fuoco, migliorava la produzione e sostanzialmente forniva un altro motivo per venerarli accanto a Ash Borer e Fell Voices. Ma qualcosa in loro stava cambiando, era evidente.

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