L’autointervista come fanno i terroristi – I Malak Ahrn e il senso della vita

Malak Ahrn è un trio di satanisti che crede in qualche forma di dio? Nessun dio può essere più bello della merda.

La vostra musica, se così si può definire, è putrida. C’era bisogno di riversare altra merda in questo mondo-letamaio? Ci sono gli autogrill coi cessi puliti e deodorati e quelli invece in cui ci si sente a casa, con la merda al ginocchio. Il mondo là fuori spesso è un cesso deodorato e noi sentiamo il dovere morale di abbellirlo con secchiate di diarrea.

Polli decapitati, carni modificate, macelli planetari, decomposizione, porcherie varie. A chi cazzo credevate di poter piacere? A tutti! Chi è che non ama queste cose? Ognuno di noi guarda nel cesso dopo aver cacato o si odora le calze dopo averle tolte. Il punto è quanto tu riesci ad ammettere che ti piaciamo.

Che problemi avete? Vari: il batterista colleziona braccia di bambole da cui pare essere sessualmente attratto, io (il cantante) sono dipendente dallo sgorgante dei lavandini, ne bevo sei bottiglie al giorno, non riesco a fermarmi e questo mi sta rovinando finanziariamente. Il chitarrista in realtà non esiste, ma siccome crede di esistere gli abbiamo fatto suonare la chitarra.

Meglio cacare in una tomba aperta di un prete benvoluto in vita dalla comunità, restando in tensione tutta la vita con la paura che l’evoluzione tecnologica possa -attraverso l’analisi della merda – risalire al tuo culo peloso oppure bere il frullato ricavato dalla spremitura a freddo di pagine porno anni 80 e temere fino alla fine dei tuoi giorni di aver contratto malattie tremende? Cacare nella tomba di un prete è bellissimo, il porno anni 80 pure. Non si può cacare nella tomba mentre si beve un frullato di porno anni 80?

Se potessi riportare in vita Lucio Fulci e costringerlo a girare una scena porno tra uno zombie dalle fattezze di Gino Bramieri e un uomo di spettacolo tra Gerry Calà, Maurizio Costanzo, e Claudio Lippi chi sceglieresti e perchè? Sicuramente Claudio Lippi. Senza nulla togliere alla squisita depravazione degli altri due, ma Lippi ha sicuramente molti più segreti, perversioni e feticismi.

Ultima domanda: meglio Gigione che coverizza Desecration of Virgin dei Sarcofago o I Blasphemy che rifanno Gino O Camionista di Gigione? Gigione non coverizza, semmai si appropria. No, mi vedo di più i Blasphemy che rifanno Gigione in maniera ossequiosa.

Intervista a Kobold / Illuminated Manuscripts

Ci avevo preso gusto con le interviste in inglese (vedi Saccage). Certo, con l’aiuto delle persone giuste tutto è possibile, quindi mi ero fiduciosamente messo anche a pensare in inglese, in vista dell’intervista a questo oscuro estone/russo che si fa chiamare Kobold. Ma la sorpresa è dietro l’angolo: l’intervista si fa in italiano perché il tizio vuole addirittura rispondere in italia. Stramberia delle stramberie, direte voi, ma io ci sguazzo in queste cose. E anche nella truce bellezza del raw black metal creato per Illuminated Manuscripts non si scherza in quanto a robe singolari che ti lasciano con dei punti interrogativi massicci in testa. Smetto di ciarlare e lascio spazio all’artista. [F]

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Intervista a Kenos / Sacrilegious Crown

Come fai a pensare al raw black metal a metà agosto, nella tua solita località balneare, mentre ti corrono accanto giovinette giulive e ragazzetti sorridenti, pieni di vita e con il cuore immerso nell’estate? Me lo sono chiesto pure io, ma non ho ancora capito perché sono così fuori posto. Ecco perché ho deciso di farmi i cazzi altrui per l’ennesima volta. In questa occasione è toccato a un tizio che non ha voluto rivelare la sua identità reale. Se bazzicate quelle label stranissime come Defiled Light o Perverse Homage o ancora Black Gangrene lo conoscete di sicuro: è Sacrilegious Crown. Nessuna pagina social, ma c’è Bandcamp per ascoltare e magari acquistare. [F]

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Interview with Mathew Nicholls (Carved Cross and more)

A couple of months ago, as you might remember, I appeared on the first time on Blog Thrower with an unusual in-depth analysis, in which I told you what I knew about the Tasmanian black metal scene. You can read it again HERE.

Well, after writing that article, something unexpected and amazing happened. Basically, I shared the screenshot of the article on my Instagram profile and it got noticed by Mathew Nicholls, probably the most active member of the Tasmanian black metal scene. Some of his projects are Carved Cross, Forbidden Citadel of Spirits, Fixation (I discovered he plays in Fixation in this interview, actually, e.d.) and many more, he is also the owner of Overuse, an underground record label on which Nicholls releases most of his material. So I took the opportunity and asked him if he was interested in an interview and Mathew kindly agreed. The result is a long and surprises-filled interview, but it was very satisfying. I hope you like it [H].

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Mathew Nicholls.

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Intervista a Mathew Nicholls (Carved Cross e non solo)

Qualche mese fa, come spero vi ricorderete, ho debuttato sulle pagine di Blog Thrower con un approfondimento un po’ inusuale, con il quale mi sono limitato a dirvi ciò che sapevo sulla scena black metal della Tasmania. Potete rileggerlo cliccando qui sopra.

Ebbene, subito dopo aver scritto questo articolo, è successo qualcosa di inaspettatamente bellissimo. Praticamente ho condiviso lo screenshot dell’articolo sul mio profilo Instagram, ed è stato notato da Mathew Nicholls, probabilmente il componente più attivo della scena black metal tasmaniana. Tra le band in cui milita, ci sono infatti Carved Cross, Forbidden Citadel of Spirits, Fixation (che stesse anche nei Fixation l’ho scoperto proprio con questa intervista, ndr) e altre ancora; inoltre, è la mente che sta dietro a Overuse, etichetta discografica underground con cui Nicholls pubblica parte del suo materiale. Insomma, ho colto l’occasione per chiedere un’intervista, e Mathew ha gentilmente accettato. Ne è uscita fuori un’intervista lunga e ricca di sorprese, ma devo dire anche molto soddisfacente. Spero sia di vostro gradimento! [H]

Intervista tradotta dall’inglese all’italiano da Giuseppe D’Adiutorio. Grazie!

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Mathew Nicholls.

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I Diavoli della Tasmania: viaggio nelle putride cantine di Hobart e dintorni

Ciao a tutti. Mi chiamo Giuseppe e ho cominciato a collaborare con Blog Thrower: da oggi vedrete, saltuariamente, alcuni miei contributi su questo portale che ormai seguo da diverso tempo. Mi firmerò [H]. Finiti questi brevi convenevoli, ho deciso di fornirvi un primo contributo in pieno “stile Blog Thrower”, ovvero cercando di approfondire una scena particolarmente poco conosciuta, dandole uno spazio che raramente leggereste altrove (perlomeno qui in Italia). Essendo io un grande appassionato di geografia, oltre che di metal estremo, ho deciso di debuttare parlando di una sorta di microscena che si è formata nella lontanissima Tasmania, dove un pugno di band si è messo a suonare un black metal sporchissimo e primordiale. Spero che lo troverete di vostro interesse.

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Una veduta di Hobart, centro più importante della Tasmania, in Australia.

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