Polonia al polonio: Anima Damnata, Devilpriest, Furia, Kult Mogił, Untervoid, Widziadło

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La Polonia è metallicamente autosufficiente come poche altre nazioni europee. Neanche il Portogallo, che mi ha reso un uomo migliore col suo black metal, lo è. Intendo dire che se per un cataclisma non meglio specificato tutti i gruppi metal dell’universo -eccetto quelli polacchi- smettessero di suonare, io stare bene lo stesso. Avrei comunque un sacco di roba da ascoltare fino alla fine dei miei giorni, che stimo prudentemente come molto, molto lontana. Per cui prendete questo post come una sorta di omaggio a quella terra, conosciuta principalmente per tre gruppi, uno per generazione. È una profonda ingiustizia ridurre tutto a Vader, Behemoth e Batushka, soprattutto perché almeno in studio i primi due sono messi oramai abbastanza male e gli ultimi sono ancora lontani dal dimostrare il clamore generato attorno a loro.

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La vie en noir # 1: Time Lurker, Caïnan Dawn, Hyrgal, Heir, Meyhnech

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Ci sto prendendo gusto con certi post riassuntivi. La geografia era una mia grande passione da bambino e evidentemente non mi è passata. Ho scritto del death metal spagnolo e pian piano sto approfondendo il black portoghese, per cui i precedenti ci sono. Da piccolo rimasi a bocca aperta quando la prof di francese mi disse che la Francia era chiamata anche “Hexagone” a causa della sua forma. Effettivamente è un esagono bello e buono, sicuramente più appropriato dello “stivale” italiano. Beh ora su questa simpatica forma geometrica possiamo disegnare un pentacolo rovesciato, accendendoci sopra una dozzina di candele. In questo ultimo trimestre del 2017 dai nostri cugini transalpini sono arrivate notizie succulente, come il ritorno dopo dieci anni degli Arkhon Infaustus ad esempio, e varie sorpresine, alcune clamorose, di cui potrete leggere giusto qualche centimetro più in basso.

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