Paesi Bassi, profilo basso: tocchi di black metal neerlandese – Smoke & co.

I Paesi Bassi sono un posto tanto piccolo quanto brulicante di vita metallica, tanto che non posso fare il solito pippone introduttivo che uso per il Portogallo. Nel death metal ci sono pesi massimi che hanno fatto la storia (Asphyx, Gorefest), sebbene oggi alcuni di loro siano molto spompati (Pestilence, Sinister). Teniamo conto inoltre di gruppi molto più famosi e conosciuti in ogni angolo del globo, come The Gathering, Ayreon, Epica, Within Temptation e After Forever. Lo so, su queste pagine i nomi appena citati equivalgono a delle invocazioni della Madonna di Lourdes. Volevo solo dirvi che è in qualche modo comprensibile, per il consumatore occasionale di metallo, fermarsi alla superficie. Andando oltre, se si pensa al black metal, di getto viene da pensare a due esempi: gli Urfaust e i Carach Angren. Anche qui non c’è molto da dire: è singolare come si riesca a racchiudere in un solo genere i primi, che mi hanno cambiato la vita con quel capolavoro di Geist Ist Teufel quando ero molto più giovane di adesso e poi hanno continuato a macinare dischi quasi sempre meritevoli di lode; e i secondi, un fenomeno dalla personalità non certo vistosa, ma che ha raggiunto una popolarità a mio avviso incredibile e a tratti ingiustificata. In ogni caso siamo ancora, come in ogni altro esempio fatto fino ad ora, nel pieno del mainstream della musica metal. Quello che leggerete di qui in avanti risponderà all’interrogativo su cosa ci sia sotto, dietro, in un’altra dimensione, eppure in parallelo rispetto ai nomi luccicanti. Ah non ho dimenticato quel genio pazzoide di Mories (Gnaw Their Tongues). Lui è di un’altra categoria e bisogna avere praticamente tutto quello che ha pubblicato. Ringrazio G.E./Heliogabalus della Xenoglossy Productions (oltre che musicante in Thecodontion, Perpetuum Mobile e Batrakos), già graditissimo ospite qui, per avermi fatto vedere la luce e per avermi fornito alcune uscite davvero introvabili.

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Qualche parola d’amore e di metallo sul XXIV Agglutination Metal Festival, Chiaromonte 19 agosto 2018

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Ogni anno, una mattina d’agosto, un metallaro si sveglia con il cruccio di dovere (o è più un volere?) scrivere un’introduzione al resoconto dell’Agglutination. Col vostro permesso, vorrei tenermi leggero e concentrato sui gruppi, i veri protagonisti, quindi vi lancio qualche punto chiave del pre-ventiquattresimo (VENTIQUATTRO EDIZIONI, ditelo con me, è monumentale come concetto): previsioni meteo che definire nefaste è un eufemismo, tanta eccitazione come al solito e un viaggio d’andata a Chiaromonte in cui ho constatato la divergenza abissale tra la Lord of All Feavers & Plagues di Altar of Madness e quella di Entangled in Chaos. Non c’entra un cazzo col festival, direte voi: e no, è stata invece una rivelazione utile per concludere il paragrafo introduttivo che altrimenti sarebbe stato esattamente uguale a quello delle altre sei edizioni a cui ho partecipato.

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Neocaesar – 11:11 (Xtreem Music) 2017

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Non provate nulla sapendo che qui dentro ci sono solo ex membri dei Sinister? Allora potete lasciare questo blog. Di solito quando viene sbandierata la provenienza è sempre una mezza truffa, soprattutto qui in Italia. Non ci vuole nulla a spacciare per ex di una band famosa della gente che ha suonato un assolo o ha cantato un coro in una sola canzone, o più spesso che era solo un turnista dal vivo.

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Funeral Winds – Sinister Creed (Avantgarde Music, 2018)

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Non ci vuole un esperto per dirvi che i Funeral Winds sono tutt’altro che fondamentali, ma tuttavia è comunque un gruppo molto sottovalutato che avrebbe meritato ben altre fortune, se non dalle prime demo dei primi anni Novanta almeno dall’inarrestabile esordio Godslayer Xul, legato anche alla concezione di black metal degli anni Ottanta come quella immarcescibile di Bathory.

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Asagraum – Potestas Magicum Diaboli (Kvlt), 2017

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Hanno circa undicimila fan sui social network, mentre le visualizzazioni su Youtube sono almeno il doppio. E fino ad ora hanno pubblicato solo una demo. Sentitemi, le Asagraum esploderanno. Non come Myrkur, la celeberrima one woman band che trasuda hipsterismo da tutte le parti. Questo duo dalla provenienza trasversale (Olanda e Norvegia) fa sul serio, più di quanto pensassi.

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Bong Thrower – Quando l’Argonauta mangia pesante (Nibiru, Obese, Sator, Three Eyes Left)

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Uno dei tanti vantaggi che ho nel gestire uno spazietto come questo rispetto a una webzine più seria consiste nello scrivere di quello che mi pare. Blog Thrower era partito in estate come espressione scritta dei miei gusti musicali e nulla mi impedisce di avere delle svirgolate dal solito carnevale di mummie trucidate, presentandovi qualcosa di meno sferragliante, certo, ma immensamente più pesante.

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