Fetidi ectoplasmi fottimorte e putrescenti quaglie dagli occhi gialli: perché il 2019 è stato un anno meraviglioso

In questo periodo di feste e raccoglimento spirituale, nella chiusura del santo 2019, riprendo un concetto a me caro. Devo davvero dirvi io di ascoltare Blood Incantation, Devourment, Coffins, Hideous Divinity, Misery Index, Profanatica, Impiety, Teitanblood, Diocletian, Deiphago, Batushka, Mayhem, Darkened Nocturne Slaughtercult, Storm{O}, Wolfbrigade, Cult of Luna e Atlantean Kodex? Se eravate giunti su questa pagina per leggere di loro, ecco: lo avete appena fatto. Ma vi sentite davvero soddisfatti? In fondo questi sono nomi che nelle listone sono SEMPRE presenti. A ragione direi. Nel 2019 i gruppi appena citati hanno creato album bellissimi, ma – come già avrete intuito – non mi appassionano i discorsi sull’ovvio. Allora con sommo piacere mi accingo ripercorrere un anno pienissimo come quei deliziosi calamari nelle mani violente e decise di mia nonna. Non ci sono capolavori? Chissà, io dico sempre che lo scopriremo solo tra qualche anno. Ah il tutto è in ordine rigorosamente alfabetico: no alle classifiche!

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Beorn’s Hall – Estuary (Naturmacht Productions, 2018)

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Black metal e Tolkien, binomio eterno. E se si mette di traverso anche Naturmacht, state sicuri che la faccenda è molto più seria del previsto. I Beorn’s Hall non sono molto vistosi o espliciti, hanno abbracciato una concezione altamente poetica che sin dalla copertina può ricordare i Caladan Brood. Estuary è tanto intenso e pieno di vitalità.

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I sette dischi black metal più sottovalutati dell’inverno 2017: Sortilegia, Ignis Haereticum, Grafvitnir, Sar Isatum, Deathcult, Perdition Winds, Eternal Helcaraxe

Arrivano stimoli e impulsi da ogni parte del mondo. Tutti diretti a questo blog. Se non facessi altro nella vita (sai che palle…) pubblicherei tre post al giorno, sorrisoni e pacche sulle spalle. Umanamente però è impossibile far uscire qualche riga sulle uscite rispettando le scadenze. In questo spazietto ho raccolto alcuni spunti sui miei personali sette peccati capitali, ossia quei dischi che hanno trovato poca eco mediatica, soprattutto a livello italiano, che probabilmente vi sono passati davanti senza che ve ne siate accorti. Stava capitando anche a me, che ho tempeste di mail promozionali. In modo fine direi che è un’ideale di giustizia quello che mi guida. Volendo parlare come mangio, terra terra, è un modo per recuperare uscite minori solo sulla carta.

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Dauþuz – Die Grubenmähre (Naturmacht Productions) 2017

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I due musicisti dietro il progetto Dauþuz sono dei bomber del black metal germanico, ognuno ha almeno cinque o sei album lunghi in curriculum con vari gruppi, escluse le innumerevoli demo. Entrambi sono presenti nel debutto degli Idhafels dello scorso anno. Aragonyth S., colui che si occupa della musica, lo avrete sicuramente apprezzato negli ottimi melanconici Seelenfrost, mentre il cantante Syderyth G. è il cervello dietro i buoni Vintarnaht.

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Le dimensioni non contano # 1: Coscradh, Cryostasium, Wending Tide, 夢遊病, Come Back From The Dead

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Non ci casco più. Ho già fatto ammenda diverse volte negli ultimi mesi e ora torno a presentare i miei omaggi ai dischetti. Non dischi, proprio dischetti. Termine che intendo in senso vezzeggiativo e so che in realtà è un diminutivo. La brevità è un pregio che riesce a esaltare le gesta di pochi. Spesso sono gli stessi gruppi a sottovalutare la portata musicale di un mini-album, assegnandogli solo valore materiale/collezionistico perché spesso i dischetti sono in edizione molto limitata.

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La vie en noir # 1: Time Lurker, Caïnan Dawn, Hyrgal, Heir, Meyhnech

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Ci sto prendendo gusto con certi post riassuntivi. La geografia era una mia grande passione da bambino e evidentemente non mi è passata. Ho scritto del death metal spagnolo e pian piano sto approfondendo il black portoghese, per cui i precedenti ci sono. Da piccolo rimasi a bocca aperta quando la prof di francese mi disse che la Francia era chiamata anche “Hexagone” a causa della sua forma. Effettivamente è un esagono bello e buono, sicuramente più appropriato dello “stivale” italiano. Beh ora su questa simpatica forma geometrica possiamo disegnare un pentacolo rovesciato, accendendoci sopra una dozzina di candele. In questo ultimo trimestre del 2017 dai nostri cugini transalpini sono arrivate notizie succulente, come il ritorno dopo dieci anni degli Arkhon Infaustus ad esempio, e varie sorpresine, alcune clamorose, di cui potrete leggere giusto qualche centimetro più in basso.

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