Intervista un peletto tormentata agli In Tormentata Quiete (avantgarde metal, Italia)

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Ero molto eccitato al pensiero di intervistare dei miti della mia formazione metal. Ricordo come fosse ieri l’acquisto quasi per gioco di Teatroelementale, poi la folgorazione con la famosa puntata dell’Ispettore Coliandro. Il resto, per me, è storia: ho respirato, consumato, divorato gli album dei bolognesi In Tormentata Quiete, assieme a quelli di altri loro conterranei come Malnàtt e Vade Aratro (questi ultimi intervistati nella mia vita precedente, con somma gioia). Sapevo di non potermi far trovare impreparato all’appuntamento, di aver bisogno di rituffarmi dentro dischi bellissimi, che mi hanno fatto amare il metal italiano più coraggioso. Così ho fatto: li ho ripresi con entusiasmo. Ma le cose non vanno mai esattamente come da programmi. Le mie parole non sono riuscite a trasmettere ad Antonio Ricco, tastierista, ossia colui che ha risposto alle domande, tutto quello che avete letto appena sopra. Mi scuso con lui (e con gli altri ITQ) per aver pensato di intitolare questa intervista “Il palo in culo che non t’aspetti”, perché trasuda sincerità e poi sono sicuro che il tono delle risposte che ho ricevuto è frutto di incomprensioni lessicali dovute alla mia povertà di linguaggio. Ci metto la mano sul fuoco: non hanno assolutamente influito sulla sinteticità di alcuni concetti la natura e l’estrazione del blog, o la gran quantità di domande che cercavano di indagare su aspetti che sinceramente ritenevo andassero approfonditi e che, ahimè, ho osato affrontare. Ad esempio, non ho mai pensato né esplicitato che quella che state per leggere sarebbe stata una chiacchierata incentrata sull’ultimo album, Finestatico, uscito tra l’altro quasi un’anno e mezzo fa, ma Antonio mi è sembrato infastidito dal fatto che io stessi indugiando sui lavori precedenti. Davvero: mi dispiace di non aver chiesto se potevano presentarsi ai lettori, qual era il motivo delle copertine, se avevano qualche sorpresa in cantiere per i prossimi live, se era in programma un videoclip o un dvd, qual era il pubblico più caldo per cui avevano suonato. Le domande più originali, insomma. Avrei perso meno tempo e magari non avrei urtato il mio interlocutore con un’intervista che mi è uscita male. [F]

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Infernal Angels – Ars Goetia (My Kingdom Music, 2017)

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Il giovinetto allunga la mano verso lo scaffale. È timoroso. Nonostante un paio d’anni di Metal Hammer all’attivo, questa rivista è diversa. Si chiama Inferno Rock. È nata da pochi mesi e il cd come la buonanima di Rocksound, ma e molto più cattiva. Sembra ieri. Grazie a quell’azzardo di gioventù quel fanciullino prendeva momentaneamente le distanze dai Necrodeath che perdevano tempo con una cover degli Slayer, iniziava ad amare i Forgotten Tomb e conosceva un mucchio di altri gruppi italiani, tra cui a memoria ricordo i siculi Infernalia (che fine hanno fatto?); gli Human Void, il cui chitarrista oggi è negli osservati speciali Mistigma; e gli Infernal Angels. Correggetemi se sbaglio: credo che fossero gli unici in quel disco a cantare metal estremo in italiano e mi colpirono tantissimo. La canzone era Sangue ed era l’epoca di Midwinter Blood. Da allora io sono finito a scrivere cazzate su questo blog e loro hanno continuato a cambiare una miriade di musicisti.

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