Intervista a Dolore (alias Giorgio Trombino)

Non aggiornavo il blog da parecchio, quasi un mese in cui è successo di tutto. Non temete: se i miei interlocutori decideranno prima o poi di rispondermi vi sommergerò presto di altre interviste. Ne ho una decina in stand by, quindi mi trincero a ragione dietro al classico “non è colpa mia”. Nel frattempo però ho deciso di deviare dall’enorme quantità di metal (con decise virate verso il crust, di cui vi renderò conto prossimamente), andando a importunare di nuovo un brillante individuo già noto alle cronache musicali contemporanee, artisticamente molto irrequieto, che si cimenta sempre con ottimi risultati in campi anche lontanissimi tra di loro. Giorgio Trombino, infatti, non si ferma davanti ai bei risultati avuti coi suoi Haemophagus e Assumption, tra gli altri, ma ha tirato fuori un altro asso dalla manica. In realtà più che un asso sembra un coltellaccio affilato, con cui ha messo da parte chitarre distorte e metallo assortito, per andare a parare su un mondo parallelo, cruento e orrorifico. Buon Dolore a tutti. [F]

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