Intervista ai Dr.Gore (death grind, Italia)

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Ironia e sbudellamenti vanno sempre a braccetto, è risaputo. Unirle anche a una buona dose di contenuti e di aneddoti non è davvero da tutti. Il mio fomento per i Dr. Gore è cresciuto a dismisura dal famoso concerto di metà maggio. Il loro terzo album From The Deep Of Rotten era appena uscito e poco dopo ho deciso di ospitarli su queste pagine. Devo ammettere che ho fatto bene a pressarli per avere un’intervista. [F]

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Intervista ai Neid (grindcore, Italia)

 

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Come vi avevo già largamente anticipato, ero mortificato di aver dato l’impressione di essere uno che i gruppi di apertura li snobba e mi ero ripromesso di far qualcosa per i Neid, dopo il concerto con gli Incantation. Verso la band di Viterbo sto avendo un deciso ritorno di fiamma, dopo averli persi di vista per diversi anni, quindi siate consapevoli che in me scorre una buona dose di entusiasmo. Coerentemente col genere, l’intervista è ficcante e dritta al punto. Così si fa! Parla Angelo Vernati, chitarrista e creatore delle sassate marchiate Neid. [F]

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Death Toll 80k – Step Down (Svart Records) 2017

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Adoro le contraddizioni. Noi stessi siamo contraddizioni e viviamo per giustificarle. O almeno per cercare di farlo. È uno dei motivi per cui amo questi gruppi grindcore che in barba alla musica suonata creano musica con estrema lentezza. I Death Toll 80k erano arrivati al primo full length, l’immenso Harsh Realities, nel 2011, dopo svariati demo. Da allora non li ho più sentiti, scomparsi completamente dal mio radar. Sono andato a controllare su Metal Archives e effettivamente da allora hanno fatto solo uno split.

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Cadaveric Incubator – Sermons Of The Devouring Dead (Hells Headbangers), 2017

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…of endoparasites. Cadaveric incubator of endoparasites. Devo scriverlo di nuovo? Vuol dire frattaglie piene di vermi, vuol dire Symphonies of Sickness, vuol dire Carcass. I migliori Carcass di sempre, a mio avviso. Questi finlandesi hanno scelto proprio un buon esempio. Non sono novellini, nella band c’è gente di Slugathor e Excrement, che sa come si apre un cadavere andato a male e cosa ci troverà dentro. E soprattutto sa come spiegarlo ai curiosi che gironzolano attorno.

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Leng Tch’e – Razorgrind (Season of Mist), 2017

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I Leng Tch’e sono sempre stati un cantiere a cielo aperto. Possiamo dividere la loro carriera in periodi: i primi due gloriosi e classici album usciti per la nostra The Spew Records nel biennio 2002/2003 in cui hanno quasi la stessa line up; in seguito la doppietta per Relapse tra il 2005 e il 2007, in cui accanto a Sven degli Aborted (qui alla batteria) resistevano chitarrista e bassista e venivano alla luce influenze death e in piccola parte sludge; poi Sven ha lasciato e per i nostri prodi è arrivato il momento di diventare grandi, sottoscrivendo nero su bianco che mai erano stati un side project degli Aborted.

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