Signal Rex punta al Nord: Se Lusiferin Kannel, Sammas’ Equinox e Örmagna

Su queste pagine ho scritto tantissimo, troppo forse, su Signal Rex e sulle sue gigantesche imprese in ambito black metal, specialmente portoghese. Non voglio ripetermi, lascio solo qualche link alle passate escursioni. Stavolta la scena locale non è protagonista perché ci sono in ballo tre dischi di respiro più ampio. Chiamateli pure commerciali, vendibili, accessibili, di sicuro appeal. Non sono termini offensivi perché saltano subito alla mente se proviamo solo a paragonarli ad altre uscite della label come Snorri, Zwarte Dood, Holocausto Em Chamas e via discorrendo. Come potete immaginare, non c’è tanto da spartire con la oscura e irreprensibile sub-label Harvest of Death, le cui recenti opere meritano davvero un capitolo a parte. Signal Rex, a inizio 2019, ha deciso di volgere il suo sguardo verso Finlandia e Islanda.

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Death Toll 80k – Step Down (Svart Records) 2017

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Adoro le contraddizioni. Noi stessi siamo contraddizioni e viviamo per giustificarle. O almeno per cercare di farlo. È uno dei motivi per cui amo questi gruppi grindcore che in barba alla musica suonata creano musica con estrema lentezza. I Death Toll 80k erano arrivati al primo full length, l’immenso Harsh Realities, nel 2011, dopo svariati demo. Da allora non li ho più sentiti, scomparsi completamente dal mio radar. Sono andato a controllare su Metal Archives e effettivamente da allora hanno fatto solo uno split.

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Back to life # 1: Satanic Warmaster, Stillborn, Lurker of Chalice, Forgotten Woods

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Noi moriremo. Tutti. Uno alla volta, probabilmente. La musica no, in teoria i miei pronipoti potranno ascoltare lo stesso urlaccio di Dead in Pure Fucking Armageddon del Live in Leipzig che mi ha fatto gelare il sangue la prima volta. Ora ho parlato della morte fisica, ma come ben sapete i gruppi muoiono come mosche, si sciolgono o cambiano genere. Oppure semplicemente fanno perdere le loro tracce, o anche smettono di considerare parti intere delle loro discografie. Come avete letto fino ad ora, nel blog mi occupo quasi esclusivamente di dischi nuovi. Ce ne sono alcuni, nuovi-ma-in-realtà-vecchi che meritano tutta la nostra attenzione. Il titolo è quello che è, cercavo qualcosa che riuscisse a indicare tutte le uscite in senso lato “non nuove”: ristampe, ri-registrazioni, raccolte e cose del genere. Sarà la rubrica più odiata dai fanatici della serie “prima stampa o morte”, pazienza: non ho cento euro da investire su dischi rari, mi dispiace.

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Chi fa da sé… fa da sé #2: Antigone’s Fate, Vargrav, Elegiac, The Clearing Path, Cryptivore

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Nel segno di Paolo Bitta, unico vate e ispiratore di modi di dire lasciati a metà, mi appropinquo verso le uscite del 2018, ma ho ancora una caterva di roba molto meritevole da segnalarvi dagli scorsi mesi. I miei (nostri ormai) amici musicisti più o meno dichiaratamente sociopatici vanno avanti per la loro strada lastricata di intenti folli e imprese fuori dal comune e non potrei essere più felice, come lo sono oggi, di dar conto di alcuni di loro, che hanno reso l’inverno una stagione migliore e il panorama metal ancor più ricco.

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I sette dischi black metal più sottovalutati dell’inverno 2017: Sortilegia, Ignis Haereticum, Grafvitnir, Sar Isatum, Deathcult, Perdition Winds, Eternal Helcaraxe

Arrivano stimoli e impulsi da ogni parte del mondo. Tutti diretti a questo blog. Se non facessi altro nella vita (sai che palle…) pubblicherei tre post al giorno, sorrisoni e pacche sulle spalle. Umanamente però è impossibile far uscire qualche riga sulle uscite rispettando le scadenze. In questo spazietto ho raccolto alcuni spunti sui miei personali sette peccati capitali, ossia quei dischi che hanno trovato poca eco mediatica, soprattutto a livello italiano, che probabilmente vi sono passati davanti senza che ve ne siate accorti. Stava capitando anche a me, che ho tempeste di mail promozionali. In modo fine direi che è un’ideale di giustizia quello che mi guida. Volendo parlare come mangio, terra terra, è un modo per recuperare uscite minori solo sulla carta.

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Die Schwarze Sonne – Heiliges Nichtsein (Wolfmond Production) 2017

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Oramai sono diventato un estimatore delle scelte musicali fatte da Wolfmond Production. Die Schwarze Sonne è solo l’ultima di queste. Si tratta di un eccentrico tizio finlandese dalla barba bionda che canta in tedesco sotto un moniker che sa di NSBM (ma non ci metterei la mano sul fuoco eh). Del progetto in questione avevo già ascoltato il bel Das Letzte Licht del lontano 2013, saltando poi il secondo full length uscito lo scorso anno.

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Cadaveric Incubator – Sermons Of The Devouring Dead (Hells Headbangers), 2017

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…of endoparasites. Cadaveric incubator of endoparasites. Devo scriverlo di nuovo? Vuol dire frattaglie piene di vermi, vuol dire Symphonies of Sickness, vuol dire Carcass. I migliori Carcass di sempre, a mio avviso. Questi finlandesi hanno scelto proprio un buon esempio. Non sono novellini, nella band c’è gente di Slugathor e Excrement, che sa come si apre un cadavere andato a male e cosa ci troverà dentro. E soprattutto sa come spiegarlo ai curiosi che gironzolano attorno.

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Purtenance – Paradox Of Existence (Xtreem Music) 2017

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Mi sono arrivate delle tremende delusioni quest’anno dalla Scandinavia. Mentre nel resto nel globo il death metal esplodeva con album pazzeschi, le nuove uscite di Ashcloud, Desecresy e Entrails facevano piangere per la loro pochezza. Meno male che tengono botta i Lock Up (anche se non è al 100% death metal) e perforano deretani senza pietà i Purtenance.

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