Il 2018 di Blog Thrower – dischi e dischetti con [H]

Volendo imitare [F], anche io ho deciso di lanciarmi in uno di questi listoni di fine anno. Ho sempre ritenuto difficile, molto difficile fare classifiche oggettive in senso assoluto, anche perché i generi che trattiamo noi – ovvero, quelli del metal più estremo – rappresentano solo una piccola parte di tutto lo scibile musicale. Fare una classifica ridotta a pochi sottogeneri non sarebbe peraltro molto attendibile secondo me. Però da buon ascoltatore di musica brutta quale sono, mi sembra giusto darvi qualche consiglio per l’ascolto su ciò che è uscito in questo 2018. Ho scelto otto titoli per ogni categoria, ma non prendetela come una classifica, visto che non c’è un vero e proprio numero uno. A differenza del mio collega, qualche nome un po’ più noto ho voluto inserirlo, anche per dare qualche punto di riferimento a chi, altrimenti, potrebbe sentirsi un po’ spaesato nel leggere certi nomi. Viceversa, spero mi perdoniate se ho lasciato fuori della roba meritevole. [H]

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Intervista un peletto tormentata agli In Tormentata Quiete (avantgarde metal, Italia)

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Ero molto eccitato al pensiero di intervistare dei miti della mia formazione metal. Ricordo come fosse ieri l’acquisto quasi per gioco di Teatroelementale, poi la folgorazione con la famosa puntata dell’Ispettore Coliandro. Il resto, per me, è storia: ho respirato, consumato, divorato gli album dei bolognesi In Tormentata Quiete, assieme a quelli di altri loro conterranei come Malnàtt e Vade Aratro (questi ultimi intervistati nella mia vita precedente, con somma gioia). Sapevo di non potermi far trovare impreparato all’appuntamento, di aver bisogno di rituffarmi dentro dischi bellissimi, che mi hanno fatto amare il metal italiano più coraggioso. Così ho fatto: li ho ripresi con entusiasmo. Ma le cose non vanno mai esattamente come da programmi. Le mie parole non sono riuscite a trasmettere ad Antonio Ricco, tastierista, ossia colui che ha risposto alle domande, tutto quello che avete letto appena sopra. Mi scuso con lui (e con gli altri ITQ) per aver pensato di intitolare questa intervista “Il palo in culo che non t’aspetti”, perché trasuda sincerità e poi sono sicuro che il tono delle risposte che ho ricevuto è frutto di incomprensioni lessicali dovute alla mia povertà di linguaggio. Ci metto la mano sul fuoco: non hanno assolutamente influito sulla sinteticità di alcuni concetti la natura e l’estrazione del blog, o la gran quantità di domande che cercavano di indagare su aspetti che sinceramente ritenevo andassero approfonditi e che, ahimè, ho osato affrontare. Ad esempio, non ho mai pensato né esplicitato che quella che state per leggere sarebbe stata una chiacchierata incentrata sull’ultimo album, Finestatico, uscito tra l’altro quasi un’anno e mezzo fa, ma Antonio mi è sembrato infastidito dal fatto che io stessi indugiando sui lavori precedenti. Davvero: mi dispiace di non aver chiesto se potevano presentarsi ai lettori, qual era il motivo delle copertine, se avevano qualche sorpresa in cantiere per i prossimi live, se era in programma un videoclip o un dvd, qual era il pubblico più caldo per cui avevano suonato. Le domande più originali, insomma. Avrei perso meno tempo e magari non avrei urtato il mio interlocutore con un’intervista che mi è uscita male. [F]

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