Intervista agli Homselvareg (black metal, Italia)

Devo ringraziare XeS degli Infernal Angels per avermi fatto scoprire questo gruppo, punta di un iceberg preziosissimo, nascosto da montagnole di merda che purtroppo sono la parte più vistosa del black metal italiano. Intendo dire che se tanti gruppi penosi avessero smesso di sbraitare, oggi gli Homselvareg avrebbero qualche ascoltatore in più, magari non si sarebbero sciolti o avrebbero fatto un altro percorso. In barba alle ipotesi fantasiose, la band lombarda, nel silenzio e nella semplicità, è tornata con un nuovo bellissimo album, Rinascita. [F]

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Back to life # 1: Satanic Warmaster, Stillborn, Lurker of Chalice, Forgotten Woods

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Noi moriremo. Tutti. Uno alla volta, probabilmente. La musica no, in teoria i miei pronipoti potranno ascoltare lo stesso urlaccio di Dead in Pure Fucking Armageddon del Live in Leipzig che mi ha fatto gelare il sangue la prima volta. Ora ho parlato della morte fisica, ma come ben sapete i gruppi muoiono come mosche, si sciolgono o cambiano genere. Oppure semplicemente fanno perdere le loro tracce, o anche smettono di considerare parti intere delle loro discografie. Come avete letto fino ad ora, nel blog mi occupo quasi esclusivamente di dischi nuovi. Ce ne sono alcuni, nuovi-ma-in-realtà-vecchi che meritano tutta la nostra attenzione. Il titolo è quello che è, cercavo qualcosa che riuscisse a indicare tutte le uscite in senso lato “non nuove”: ristampe, ri-registrazioni, raccolte e cose del genere. Sarà la rubrica più odiata dai fanatici della serie “prima stampa o morte”, pazienza: non ho cento euro da investire su dischi rari, mi dispiace.

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The Negative Bias – Lamentation of the Chaos Omega (ATMF, 2017)

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The Negative Bias è un insieme di musicisti che hanno reso grande il sottobosco austriaco negli ultimi anni. Il fondatore è I.F.S., ex Alastor e ex dei sottovalutatissimi Seeds of Sorrow, coadiuvato da un nome pesante della scena black europea come Stefan Traunmüller (Golden Dawn, Rauhnåcht e Wallachia, in ordine decrescente di influenza e importanza) e da Florian Musil, anch’egli ex Seeds of Sorrow e ora nei Theotoxin.

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Natale a Bergen: Arvas, Örth, Taake, Nattverd, Helheim, Goatkraft

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Un titolo cazzeggione per farvi capire che non voglio farvi la solita lezione sulla storia del black metal norvegese. Così la leggereste per la millesima volta, no? Anzi, non la leggereste neppure. A che serve ripetersi su quanto immenso sia stato l’influsso degli Immortal, dei Gorgoroth e di Burzum sulla musica metal? Chi diamine vuole sentirsi dire di nuovo la faccenda delle chiese bruciate? Leggetela altrove, io non voglio tornarci e oltretutto non sarei in grado di aggiungere nulla di nuovo. Sono invece più che sicuro che c’è molto meno professorismo logorroico su come se la passa oggi la scena di Bergen. La Norvegia in generale non è più trendy come una volta. E qui entro in scena io, con una manciata di band, più o meno note, che danno un senso al black metal di quelle parti. Il primo che dice “ehi, non sono gruppi fondamentali, sono meglio gli altri” vince un poster gigante con la simpatica scritta “grazie al cazzo”.

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Chi fa da sé… fa da sé #2: Antigone’s Fate, Vargrav, Elegiac, The Clearing Path, Cryptivore

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Nel segno di Paolo Bitta, unico vate e ispiratore di modi di dire lasciati a metà, mi appropinquo verso le uscite del 2018, ma ho ancora una caterva di roba molto meritevole da segnalarvi dagli scorsi mesi. I miei (nostri ormai) amici musicisti più o meno dichiaratamente sociopatici vanno avanti per la loro strada lastricata di intenti folli e imprese fuori dal comune e non potrei essere più felice, come lo sono oggi, di dar conto di alcuni di loro, che hanno reso l’inverno una stagione migliore e il panorama metal ancor più ricco.

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