Intervista ai Bocc

Dicono che l’emozione non ha voce, ma talvolta può essere piuttosto eloquente. Stavolta le cose si sono fatte “grandi” in modo spontaneo. L’intervista qui presente non è mia, di quello stronzone che si firma [F] sotto ai post, ma è farina del sacco dello zio Salva, un amico che già avete imparato a conoscere nella grandiosa intervista che fece ai canadesi Saccage a inizio 2020. Quando gli prende bene, gli prende bene. I Bocc sono una sua scoperta, me li ha infilati nelle orecchie e da lì non sono più usciti. Li ha visti live a Barcellona, con quei marcioni dei Carcinoid, li ha conosciuti di persona ed è rimasto folgorato. Da lì si è pian piano sviluppata l’idea per un’intervista atipica, sin dalla lingua in cui è stata effettuata, per le ragioni che leggerete a breve. Altro elemento che mi riempie di felicità è il testo di questa chiacchierata con Emilio, attuale cantante/chitarrista dei Bocc. È stato pubblicato anche in inglese (qui) e in spagnolo (su Queens of Steel, che ringrazio tantissimo per averci ospitato). [F]


Ciao Emilio! Partiamo da una domanda un po’ off-topic rispetto ai BOCC: come mai hai scelto di fare quest’intervista in italiano? Ciao ragazzi! Prima di tutto grazie per farci quest’intervista. Il fatto è che ho vissuto a Roma per un po’ più di un anno (2001-2003) e ancora mi ricordo un po’ come scrivere in italiano. Soprattutto perché sono molto affezionato ai fumetti (giallo e così via) e ancora leggo abbastanza in italiano.

Hai avuto modo di conoscere ed apprezzare alcune band romane durante il tuo soggiorno nella capitale? Dirty Power Game, per esempio? Come vi ho detto prima il mio soggiorno romano è successo così tanti anni fa che si perde un po’ ai confini della memoria, anche perché vi parlo dei tempi in cui internet non era per niente l’internet di oggi. Ricordo che andavo a concerti alla zona della Tiburtina e al Forte Prenestino… fondamentalmente band hardcore e hardcore metal, però non ho visto i Dirty Power Game. Fra l’altro sono fan di classici italiani come Paul Chain, Death SS, Bulldozer… e anche mi piacciono un sacco i Forgotten Tomb e i Doomraiser (quest’ultimi romani, penso).

Il nome dei Bocc viene da un tipo di birra, vero? Ma mi sembra di capire che ci sia una birra specifica che vi ha ispirato a sceglierlo come nome della band. Super Bock? Dicci di più su quella birra e sulla scelta del nome! Hahahaha, noooo! Per niente, “Boc” significa “caprone” in catalano, la nostra lingua. Il caso è che gli abbiamo aggiunto una C perché il nome fosse qualcosa di più metal, e anche per non essere i nuovi Blue Oyster Cult. Adesso siamo i Blue Oyster Cult Cult. Il discorso della birra è che, per puro caso, nel posto dove proviamo c’è un cartello della detta birra (Superbock) e ci siamo fatti una foto per scherzare un po’. C’è anche la Boc DAMM il cui emblema è un caprone come il nostro. E ti giuro che non l’abbiamo preso da lì.




Sound e scrittura nei BOCC sono di chiara matrice death-doom (più palesi i Coffins, ma suppongo anche Divine Eve, Winter, Grudge, Anatomia e via dicendo), tuttavia sento anche delle contaminazioni punk (o crust) piuttosto evidenti.
Siete influenzati anche dalla scena stenchcore britannica? Gruppi come Deviated Instinct, Axegrinder, Amebix, Sacrilege, Prophecy of Doom…? Anche in Giappone il punk ha prodotto gruppi in qualche modo affini… ad esempio Golem, Defiance, in qualche modo Effigy, e un’accozzaglia di altri più stench.
La prima idea quando abbiamo iniziato era di fare una sorta di band alla Coffins (specialmente l’album Buried Death) a cui il nostro ex cantante era molto affezionato. È che sia io che gli altri amiamo i Coffins, ma anche gli Autopsy, Winter, Undergang, Anatomia e molte altre band. C’è anche, come dici tu, una forte contaminazione crust punk (quello che si faceva a Barcellona agli inizi dei 2000, specialmente la band Horror) e anche un poco di sludge metal (Iron Monkey, Eyehategod, e così via). È evidente che ci piacciono gli Amebix, Deviated Instinct e Axegrinder, ma non credo siano delle ispirazioni dirette per i Bocc.

Tra l’altro c’è anche stato poi un revival di quelle sonorità, che forse vi accomuna ancora di più a quella corrente, con band come Instinct of Survival, Sanctum e altri gruppi più influenzati anche dai Bolt Thrower. Influenze dei Bolt Thrower ci sono assolutamente, specialmente da Charli, il nostro bassista, però tutti noi siamo grandissimi fans degli inglesi, non solo della musica, anche dell’estetica e l’etica di Bolt Thrower. E ti dirò di più, che i nuovi brani che stiamo componendo attualmente sono molto di più Bolt Thrower.

Spiegaci com’è nata la band, cosa vi ha spinto a formarla e quali sono le vostre influenze principali. Sergio (batterista) ed io da un po’ di tempo avevamo parlato di suonare insieme, e fare qualcosa di lento e malato… lui è un grande fan dello sludge doom e per me uno dei migliori batteristi per fare questo tipo di metal. Fra l’altro, Xavi (il nostro ex cantante, come ti ho detto prima) era tornato a vivere a Barcellona, dopo anni vivendo in Euskadi, e aveva l’idea di organizzare una band alla Coffins. Xavi ha parlato con Sergio, Sergio con me e abbiamo deciso di iniziare a suonare insieme (partendo da un paio di “canzoni” che Sergio ed io avevamo suonato un paio di volte). In poco tempo si è unito Charli, il nostro bassista, che era la persona ideale per i Bocc, per essere amico, buon musicista e un assoluto metalhead (ogni tanto lo chiamiamo per scherzare “Charli Metallum”). Le nostre influenze sono chiare, comunque sono quelle che ti ho detto un po’ su: Coffins, Autopsy, Disma e così, ma sempre cercando il “groove”. Non vogliamo essere una band troppo doom, nel senso che vogliamo che la gente possa “ballare” nei nostri concerti, ma non tanto cercando la velocità, piuttosto un groove agonizzante e un po’ punk dbeat. C’è pure sludge (pensando alla sonorità e al come facciamo le registrazioni, quasi sempre in presa diretta).

A proposito, quelle band vi influenzano tuttora oppure nel corso degli anni avete scelto di pendere più verso certi gruppi piuttosto che altri (o anche di cercare un vostro stile più personale)? Sono sempre lì, ma mai o quasi mai scriviamo un brano pensando, “questo pezzo sarà Coffins” o “questo sarà Autopsy” tranne L’Altar del secondo EP Santa Eulàlia che è un omaggio evidente a Altars in Gore dei Coffins e ai Blues Brothers (se ascolti bene il riff vedrai che è totalmente Blues Brothers). Altrimenti i riffs non vengono da soli, ma provando a casa o in saletta. Ogni tanto pensiamo a pattern ritmici che possiamo utilizzare e che possano stare bene nelle canzoni, che possano aggiungere dinamiche e stare bene col resto dei riffs, e che possano portare varietà alle canzoni. Alla fine pensiamo che quando una persona ascolta un LP non vuole ascoltare lo stesso pezzo per 45 minuti. Un LP deve sorprendere chi lo ascolta, altrimenti si perde l’interesse.





Contribuiscono anche influenze esterne alla musica e all’essenza dei Bocc? Libri, film, filosofia, politica, videogiochi, fumetti…? Sempre ci sono delle influenze, diciamo, non musicali. In Bocc c’è molto folklore nei testi, e anche storia della Catalogna e di Barcellona, la nostra città. Non siamo una band politica, nel senso di fare rivendicazioni politiche con le nostre parole, ma ovviamente abbiamo un’etica ed una estetica, come ti dicevo prima quando parlavamo dei Bolt Thrower, e questo si vede nei posti dove suoniamo e nei nostri atteggiamenti nei confronti dell’underground, il maschilismo, il fascismo e tanta altra merda che ci scalfisce ogni giorno.

Dicci qualcosa sulle tematiche, l’immaginario, l’estetica e i testi dei Bocc, e anche sulla personalissima scelta di scrivere in catalano. I testi sono molto influenzati dalla storia e dalle leggende popolari (di orrore o meno) della Catalogna. Per esempio, La Culla, 1923 del nostro secondo EP (Santa Eulàlia), racconta la storia di una donna che ha ammazzato il suo marito per fare giustizia (è un fatto realmente accaduto); A la forca del nostro primo EP (A la forca) racconta delle storie delle forche che si situavano ai confini e alle borgate della nostra città, Barcellona, per ammazzare coloro che la società pensava che meritassero la morte. Per parlare di un altro brano Dolça mort en els llims del Rec Comtal è la storia di un’overdose di droghe accaduta a Barcellona, per questo “dolça mort” che in catalano è ‘’dolce morte’’.


È uscito da poco il vostro primo full, Dolça mort en els llims del Rec Comtal. Secondo me è il vostro disco più personale, in cui avete trovato veramente la personalità e lo spirito che rendono i Bocc quello che sono, sia a livello compositivo che di sound. Ma vorrei sentire in parole tue cosa ne pensi, cos’è cambiato rispetto alle uscite precedenti e come presenteresti il disco (come una sorta di introduzione alla band) a qualcuno che non vi abbia mai sentiti nominare. Dopo 3 anni a suonare insieme e avendo fatto esperienza come band, stavolta avevamo molto chiaro cosa volevamo a livello di composizione e sound. E poi le canzoni sono state composte in un periodo di poco più di un anno, e non c’è nessuna canzone che sia stata messa nell’LP solo per metterla, tutte hanno il loro senso e la loro posizione, il loro luogo, per così dire. Rispetto alle uscite precedenti il cambio è ovvio perché stiamo parlando di un LP, non di EP… tutto è più pensato, anche ci siamo presi più tempo nello studio (non molto di più, ma un po’ di più). Poi abbiamo incaricato la masterizzazione e il mix a Javi Félez di Moontower Studios (Teitanblood, Balmog, Cruz, Graveyard, fra tanti altri) e pensiamo che i risultati siano molto buoni. Comunque è solo un primo LP ed è stato registrato in un tempo record di quattro giorni più tre di mix e master, ma è il tempo di cui disponevamo e anche i soldi che avevamo. Speriamo di poter spendere un po’ più tempo nel prossimo.


Spesso vengono ignorati o trascurati, ma per voi quanto sono importanti i testi nella musica estrema? I testi sono sempre importanti, anche se nella musica estrema non si capiscono a volte, però sono importanti, secondo noi. E stavolta per motivi relazionati con l’edizione dell’LP, i testi non verranno messi nell’insert dell’LP. È stata una decisione molto pensata e alla fine abbiamo deciso di premiare altri aspetti del progetto.

La stampa LP di Dolça mort en els llims del Rec Comtal avrà anche traduzioni in inglese dei testi? Li renderebbe accessibili a chiunque si ammali con la vostra band. Io sarei molto curioso di leggerli, per esempio. I testi, come ho detto prima, non verranno messi nell’edizione LP, ma forse li pubblichiamo su bandcamp in catalano e con traduzione all’inglese. Dobbiamo pensarci su. Magari per una ristampa più inserita nel mercato internazionale (USA) avrebbe senso avere i testi…

Tra l’altro, vedo che sia Dolça mort en els llims del Rec Comtal che Santa Eulália potrebbero considerarsi dei concept album. Uno sull’uguaglianza di genere, mentre il più recente è addirittura dedicato alla vostra città ”morta”, Barcellona. Approfondisci questi temi, sia da un punto di vista sociale, che per quanto riguarda la loro inclusione nella vostra musica. Santa Eulàlia non è un EP concettuale, è dedicato alla figura di Santa Eulàlia, non come simbolo cristiano ma come rappresentazione di una donna che ha lottato contro l’ingiustizia in un mondo di potere. E il potere, purtroppo, è quasi sempre nelle mani dei maschi, ma non è un EP concettuale, perché ogni brano parla di una roba diversa. Al contrario, Dolça mort… sì è un LP concettuale perché parla di un mondo di dipendenze diverse che hanno un scenario comune, Barcellona (tutte meno una, L’ombra del vampir, il cui scenario è L’Empordà, nel nord della Catalogna). Tutte le canzoni parlano di dipendenze che esistevano ed esistono nella nostra città, da religioni (13 Calzes), al sesso (Caça major, L’ombra del vampir), e anche la droga (Dolça mort o Et creixen les ungles).




A cos’è dovuto il cambio di palette (dal grigiastro del b/n incontaminato a b/n e rosso) che il vostro ultimo disco porta con sé?Volevamo fare differenza fra gli EP e l’LP, da qui viene il cambio nella palette di colori. Anche se era molto importante rispettare il modo di lavorare di Narcís Boter (il nostro uomo delle illustrazioni) e lui sempre usa il bianco e nero. Quindi abbiamo pensato che collocare il logo di Bocc nell’angolo destro in su, e usando il rosso sangue, fosse una buona scelta.

Raccontaci la storia di Santa Eulália e del perché l’abbiate eretta a icona delle battaglie di genere. La storia racconta che Santa Eulàlia era una martire del cristianesimo che si è ribellata contro il potere del governatore romano Daciano nel secolo II. Il governatore, fronte alla negazione di Santa Eulàlia di rinunciare alla sua fede, l’ha condannata a 13 martiri [torture], tanti come gli anni che aveva Eulàlia. Noi parliamo di Eulàlia come símbolo della lotta di una giovane donna contro un mondo comandato da uomini, non come santa cristiana, perché non lo siamo per niente, cristiani.

Cosa ne pensi della Spagna contemporanea e della Catalogna? Due paesi un po’ persi, come il resto d’Europa e del mondo, direi. Sinceramente (deve essere una questione di età, penso), ho una visione per niente positiva della Spagna, anche della Catalogna.

Cosa ti è rimasto più impresso di Roma? Sia in positivo che in negativo, e sia come città in generale, che mettendola a confronto con Barcellona. Roma è una città favolosa per tante cose. L’architettura, l’arte, la gente, il cibo. Ho un ricordo speciale dei cinema d’essai, in cui mi sono affezionato tanto al cinema di Pasolini, e delle librerie. Penso che sia una città meravigliosa per leggere e comprare fumetti (mi sono affezionato molto a Dylan Dog e Dampyr, fra altri).

Basta un’occhiata veloce a Metallum per vedere che siete stati tutti quanti in svariate altre band prima dei Bocc.
Parlaci un po’ di quelle che sono, secondo te, le band migliori di ognuno (te incluso, ovviamente) e perché. E cosa rende Bocc diversa dalle altre secondo il tuo punto di vista. Sergio è stato il batterista di una delle band più influenti dello sludge in Spagna (Lords of Bukakke) che erano veramente bravi (ascoltate l’LP Desorden y rencor e vedrete che non dico sciocchezze). Charli è chitarrista nella band Guillotina, che fanno una sorta di death/thrash sempre più Bolt Thrower, sono grandi amici e bravi musicisti. Io ho suonato (basso e voce) in A Tomba Oberta, una veterana band di death metal alla Grave/Autopsy (adesso non suoniamo più ma il nostro secondo LP è stato appena rieditato per Reek of Records e si può trovare in Spotify e così via). Io suono anche nei Landing Zone (facciamo thrash/crust), con cui stiamo per far uscire il nostro primo EP.



Recentemente il vostro vecchio vocalist, Xavier, ha lasciato il gruppo. Quando vi ho visti live ero molto curioso di vedere come avreste reso una voce così marcia cambiando cantante. Ti sei adattato allo ”stile Bocc” oppure è una casualità che tu abbia un timbro così simile? Come ho detto prima ho cantato prima in una band di death metal e quindi ho un po’ di esperienza nel cantare in quei registri. Comunque in Bocc ho tentato di andare più giù, specialmente tentando di cercare dei gutturali più gravi e profondi. Xavi aveva una varietà di registri che magari io non ho (urla alla black metal, per esempio), ma penso che possa cercare altre cose. Mi interessano molto i vocalist alla Gorefest, Incantation (primi album), Grave… e voglio cercare di andare in giù con i growl.

Ho visto qualche foto delle registrazioni di A la Forca, una con un HM-2 e l’altra con un Marshall, il che mi fa pensare che il vostro debutto l’abbiate registrato con quella roba lì. Oggi, invece, usi solo la distorsione della testata (non più la Marshall, tra l’altro). Cos’è che ti ha spinto a cambiare strumentazione e ad abbandonare l’HM-2? E pensi che ciò abbia influito sul trovare il sound più personale che avete nel vostro ultimo album? In A la forca ho usato un HM-2 per spingere un pò la distorsione del Marshall, ma per niente è stato usato alla Dismember o Entombed, il suono classico dell’HM-2. Mi piace, ma oggi sono così tanti i gruppi che imitano sto sound che, francamente, mi stanca un po’. Fra l’altro da Santa Eulàlia fino ad oggi uso due amplificatori (il Marshall e un Laney). Niente pedali di distorsione, solo il gain degli amp, che sempre è una buona scelta, se hai buoni amplificatori, ovvio.


Mi sembra di notare che tu abbia una certa passione per le parti più rumoristiche ed improvvisate o accidentali della musica estrema. Live aprite il concerto con feedback, rumori assortiti e dissonanze varie. Anche tra i pezzi e durante i pezzi stessi a volte ti lasci andare con feedback, brevi improvvisazioni dissonanti, ecc. Ci sono gruppi e/o correnti in particolare che influenzano questa parte dei BOCC (e suppongo del tuo stile di suonare la chitarra), oppure è tutto dovuto semplicemente a quantità assurde di gain e la spontaneità che contraddistingue il punk? Sempre sono stato un gran amante del feedback degli amp con quantità assurde di gain, come dici tu. Ovviamente ci sono influenze, da Jimi Hendrix fino agli Stooges, Sleep, Monster Magnet, Iron Monkey e insomma tutto il doom, sludge e anche suoni tipo drone e cosí via. Mi piace un sacco aggiungere tutto questo frastuono al death metal.

Riassumete il vostro approccio alla musica e la vostra mentalità come band in 7 parole. Quando suoni devi suonare per te stesso.

Quali sono secondo te le migliori band catalane (a prescindere dal genere), di ieri e di oggi? Per me, senza dubbio alcuno ci sono i Tort (la miglior band di sludge doom dalla Catalogna e pure della Spagna), Cruz (che fanno un death metal alla Dismember ma con delle cose black) e Atonement (thrash, speed, crust from hell!)

Ci sono band che influenzano i Bocc ma che nessuno si aspetterebbe? E band che apprezzi che non rientrino nei mondi di punk e metal/rock? Non so se qualcuno lo aspetterebbe oppure no, ma abbiamo influenze industriali dai primi Pitchshifter o Godflesh, e anche dagli ZZ Top (abbiamo una cover in ballo). Fondamentalmente ascolto rock/metal/punk ma apprezzo anche cose come hip hop / rap.

Sia in Italia che in Spagna c’è una sorta di divisione tra la scena punk e quella metal. Chi li vede come due facce della stessa medaglia è sempre un po’ la pecora nera e si trova in mezzo anche a dibattiti etici/politici su quello che dovrebbe essere (o non essere) il punk e quello che spesso, purtroppo, è la scena metal. Tu e il resto dei BOCC come vivete questa divisione e cosa ne pensate (sia musicalmente che socio-politicamente)? Dovrebbero rimanere separati oppure ci dovrebbe essere più ibridazione, tanto musicale quanto di spazi, idee, ecc.? Penso che in Spagna non ci sia più (per fortuna) questa divisione di cui parli. È molto comune avere concerti con band punk/HC insieme a metal bands, e anche gente che si muove tranquillamente fra i due generi. Charli suona ogni tanto nella punk band Navajas Automáticas ed io ho un progetto Crust/thrash/stench-core chiamato Landing Zone.

Ce l’avete in programma una ristampa in vinile di A la Forca, vero? Se qualche label fosse interessata noi saremmo lusingati di poter avere una ristampa di A la forca, ma non possiamo farlo noi. Le edizioni in vinile sono purtroppo troppo care, infatti.

Cosa c’è nel futuro dei Bocc? Alcuni split? Un mini tour europeo? Nel futuro ci sono alcune cose. Prima suonare il più possibile nella Spagna e sud di Francia (per questioni di prossimità). Poi, c’è anche l’idea di editare uno split con due canzoni che abbiamo dalla registrazione di Santa Eulàlia… speriamo di farlo nel corso del 2023 con la band di death/funeral doom God’s Funeral. Sarebbe bello un mini tour ma dobbiamo far coincidere la nostra vita personale e quella della band, e non è per niente facile. Chi sa, speriamo di poter avere l’interesse di qualche festival del genere in Europa e quindi poter organizzare un piccolo mini tour. Se sai di qualche festival in Italia saremmo lieti di poter andarci, certo!

Grazie mille per la tua disponibilità e per aver risposto alle nostre domande! Chiudi l’intervista come ti pare, qualsiasi cosa tu voglia dire, dilla! Grazie a voi! È stata l’intervista più profonda che ci abbiano mai fatto! Salute e molto death metal!

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