Intervista ai Miscreance

Mi scuserete se risulterò ancora un po’ arrugginito, è la prima intervista del nuovo corso di Blog Thrower e sono anche abbastanza emozionato. Non solo per me, ma soprattutto perché ho avuto il piacere di acchiappare i Miscreance. Anche loro sono in una nuova fase della loro carriera, considerando la prima frazione di vita come Atomic Massacre. E stavolta la considerazione nei loro confronti è ben più estesa e, nel nostro giro, clamorosa. Non voglio dire che saranno “i nuovi [nome a caso di band grossa e affermata]”, ma in fondo lo spero. Prima di proseguire, leggete l’ottima intervista ai nostri uscita per Metalitalia qualche giorno fa, da cui sono partito per non tergiversare sempre sugli stessi concetti. [F]

Convergence è stato appena sfornato, ma io vorrei iniziare con voi da più lontano, quando i Miscreance non esistevano ancora. Avete suonato per circa cinque anni con il nome di Atomic Massacre. Ed eravate veramente giovanissimi all’epoca. Come vi siete conosciuti?
Tommaso [chitarrista]: La formazione degli Atomic Massacre era composta originariamente da me, Andrea F. ed Emiliano. Loro si conoscevano dalle elementari, mentre io ed Emiliano ci “conoscevamo” dalla nascita dato che siamo pure cugini di secondo grado! Dalle medie siamo diventati inseparabili e, a forza di scoprire nuova musica e suonicchiare insieme, abbiamo formato gli Atomic Massacre all’età di 14/15 anni per cercare di emulare i gruppi come Sodom, Kreator e Slayer.
Andrea G. invece abbiamo avuto modo di conoscerlo diversi anni dopo, inizialmente io e lui ci tenevamo in contatto su Facebook parlando di musica ma poi incontrandosi a concerti abbiamo stretto tutti quanti una profonda amicizia con lui che ci ha portati poi a suonare insieme.

Salta subito all’occhio che nonostante una carriera più lunga, avete pubblicato meno musica come Atomic Massacre rispetto alla frequenza con cui ci avete già abituato come Miscreance (demo, split, full). Come mai? C’è stato un evento che vi ha fatto cambiare marcia? Un momento topico della vostra (per ora breve) carriera che vi ha dato la scossa?
Tommaso: Dall’alto dei nostri 24 anni di media possiamo semplicemente dire che eravamo “più giovani”, pensavamo soltanto a suonare per divertirci tra di noi e per pura voglia di farlo fine a sé stessa. In più andavamo ancora a scuola quindi non avevamo nemmeno i soldi per permetterci di registrare tutto il materiale che scrivevamo (nonostante comunque i nostri genitori ci abbiano sempre dato una mano per fortuna). Pur avendo pubblicato solo un demo e un EP siamo riusciti comunque a fare una marea di concerti in giro per l’Italia suonando anche con gruppi degni di nota come i Darkness (GER)! Probabilmente è stato proprio l’entusiasmo delle persone che ci hanno visto suonare live che ci ha spinto sempre di più a maturare la consapevolezza che se ci fossimo impegnati davvero avremmo potuto creare qualcosa di veramente unico. Chissà…

From Awareness To Creation risentiva ancora di quello che suonavate come Atomic Massacre? Io ci sento tanto thrash tirato e tecnico, ma anche qualche citazione Atheist che non guasta mai (tipo Alchemy, su cui torno fra poco).
Andrea F [batterista]: Diciamo di sì, il periodo della demo è quello che ha evidenziato in modo più profondo il nostro cambio di stile. From awareness… risente molto di quello che ascoltavamo (e tuttora ascoltiamo) in quel periodo, Atheist/Sadus in primis. Per noi ancora oggi a distanza di anni è un gran lavoro, essendo attinente a quello che scriviamo ora e rappresenta la nostra crescita musicale in tutto e per tutto.

Ma comunque il demo ha fatto la sua porca figura, no? Vinili e cassette sono sold out o ne è rimasta qualcuna in distro in giro per l’Europa? Come vi spiegate l’interesse che c’è stato verso di voi già anno fa?
Andrea F: Attualmente siamo sbalorditi di come questa demo abbia girato in lungo e in largo, non solo quando uscì ma anche nei periodi più recenti. Dovrebbero essere ancora disponibili pochissime copie in vinile, mentre in cassetta sono sold out sia per noi che per la prima etichetta (Red Wine Rites Records). Abbiamo avuto moltissimi riscontri positivi negli anni, il che ci fa moltissimo piacere anche perché fa capire che questo genere, considerato un po’ di nicchia, viene ancora oggi apprezzato.

È dopo il demo che Gregorio Bitossi ha lasciato la band? Avete scazzato o è tutto ok? Tra l’altro su Metal Archives risulta anche un altro cantante, che però non ha mai inciso nulla con voi, è così?
Andrea G [chitarrista]: Non ci piace lanciare merda su nessuno, anche se qualcuno se lo meriterebbe tranquillamente, diciamola così. Per quanto riguarda Loris, è esattamente così, è entrato in formazione in un momento in cui avevamo esigenza di finire tutto molto rapidamente, perché erano 2 anni che cercavamo cantante e Loris, con cui siamo in buonissimi rapporti, ha chiaramente avuto bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi e familiarizzare coi pezzi, tempo che però a noi stava cominciando a pesare abbastanza man mano che si accumulava, consideriamo anche che abbiamo cominciato a scrivere questo disco quasi 5 anni fa che per un debut è una follia di tempo.


I pezzi dello split con i Vile Apparition sono stati concepiti nello stesso periodo di From Awareness…, come dite nella appassionante intervista a Metalitalia, cui rimando, ma io comunque li sento maturi. Eppure voi ne parlate addirittura come scarti! In generale secondo quali criteri un brano è buono o no per un lavoro dei Miscreance?
Tommaso: Sono addirittura antecedenti alla demo! Originariamente risalgono all’ultimo periodo di vita degli Atomic Massacre che è stata più una fase di transizione verso lo stile della demo dei Miscreance. In quel periodo avevamo un sacco di repertorio scritto, ma abbiamo deciso di “scartarne” la quasi totalità poiché credevamo non fossero coerenti con la direzione che stava prendendo il gruppo. Sentence to Eternity e Spectral Waves, sebbene avessero nomi diversi, erano alcuni di questi brani che abbiamo tralasciato ma che abbiamo poi deciso di “reinterpretare” in chiave Miscreance per avere subito del materiale da utilizzare per lo split con i Vile Apparition.

Come siete finiti a condividere una release con i Vile Apparition? Vi siete sentiti comodi accanto a loro? Che caratteristiche deve avere una band per avere l’onore di splittare con voi?
Andrea G: In realtà siamo noi che abbiamo avuto l’onore di splittare coi Vile, avevano scoperto la demo da qualche parte nei bassifondi di internet, e ci hanno riempito di complimenti da subito, citato in alcune interviste. Ogni tanto c’è stata occasione di parlarci e loro avevano questo split pronto da tempo ma l’altro gruppo ha dato forfait, quindi ci hanno invitato a partecipare, e per l’occasione, essendo sprovvisti di nuovo materiale,  abbiamo riesumato e leggermente riarrangiato i pezzi di cui sopra.
I nostri generi sono un po’ diversi ma credo sia un valore aggiunto, quantomeno per dare un’identità precisa a tutti e due i gruppi.



Se studiassi bene i pezzi degli Atomic Massacre, troverei idee o riff che oggi avete incluso nei pezzi dei Miscreance? Dai, confessatevi, siamo tra amici.
Tommaso: Siamo probabilmente il gruppo più ecologico al mondo dato che spesso abbiamo riciclato riff che avevamo deciso di non utilizzare o che avevamo momentaneamente scartato! Comunque quando decidiamo di non includere qualche idea o riff nell’immediato poi ciclicamente può tornare e magari essere finalmente utilizzata/o, è una cosa che succede abbastanza frequentemente.

Chi si occupa delle parti atmosferiche, a partire dall’intro del demo? È sempre stato Marco Scattolin, che in Convergence è indicato alle tastiere?
Tommaso: l’arpeggio di chitarra che c’è nell’intro della demo l’abbiamo registrato direttamente nella sala prove che avevamo al tempo con l’aiuto di Giulio (nei credits figura semplicemente come G.) che ha poi aggiunto synths e vari effetti per rendere il tutto più atmosferico. Comunque dallo split in poi abbiamo chiesto sempre una mano al nostro “Hans Zimmer” Marco Scattolin per realizzare le nostre idee un po’ più astratte ed atmosferiche sempre con synth o effetti del caso.

Convergence è figlio della pandemia? Come avete affrontato quel periodo? Immagino non benissimo, dato che avevate annunciato l’album nell’autunno 2020, ma ha visto la luce solo adesso?
Tommaso: In realtà il principale motivo di rallentamento è stata l’assenza di un cantante per un lungo periodo dopo l’uscita di Greg. Anche Loris dopo aver provato un anno insieme è uscito dalla formazione causando ulteriore rallentamenti. Da lì però abbiamo preso la decisione che ha definitivamente salvato il gruppo e permesso di dare un’accelerata: Andrea si è offerto di provare a cantare, tutti ne siamo rimasti entusiasti e in poco tempo ci siamo adoperati sia per far fronte all’imminente split e sia a ultimare Convergence.

Alchemy è un pezzo che avete ripreso da From Awareness… Cos’è rimasto oggi di quella prima versione? In generale cos’è rimasto dei Miscreance di quei tempi?
Andrea G: Secondo noi Alchemy è uno dei nostri pezzi più riusciti (e più difficili da suonare), abbiamo cercato di mantenere la versione abbastanza fedele a quella della demo, anche perché è stato un pezzo cardine per la nostra evoluzione: lo scrivemmo in una settimana a metà agosto del 2018, dove invece di andare al mare come le persone normali ci chiudemmo per 7 giorni filati, circa 8 ore ogni giorno a suonare ininterrottamente in sala prove.

Vi sentite un po’ alchimisti del death metal? Andrea F: No dai, siamo un gruppo di amici in primis che si diverte a fare quello che facciamo, anche molto cazzoni a volte hahaha, niente di ancestrale. L’unica cosa che conta per noi è fare le cose con cura e passione in studio e il casino più totale in live, per far divertire gli altri quanto ci divertiamo noi, quella è la vera alchimia!

Avete capito cosa c’è nella coloratissima copertina? Credete che, semplicemente guardandola, si possa capire subito lo spirito di Convergence?
Andrea F: Forse può apparire “caotica” al primo sguardo, ma guardandola meglio ci si accorge di quanto la cura dei dettagli e l’insieme di quelle figure metta tutto in ordine. Voglio essere chiaro, per noi è un capolavoro assoluto e Convergence non avrebbe mai potuto avere copertina più adatta e rappresentativa. Abbiamo scoperto l’artista, James McCarthy, un po’ a caso, ma abbiamo capito subito che era la persona giusta per questo lavoro, tanto che non gli abbiamo dato direttive di nessun genere, gli abbiamo passato il demo di From awareness… per fargli capire chi fossimo, e il titolo del disco. Il risultato non lo si può solo vedere, musica e copertina confluiscono in una cosa sola, convergono, appunto.

Convergence è tutto sudore e sala prove, come avete affermato nella già richiamata intervista a Metalitalia. C’è un brano in particolare che vi ha fatto dannare, che è stato difficile da finalizzare a livello di idee e poi da eseguire nel modo che volevate?
Andrea G: La risposta semplice è: TUTTI, ma se proprio vogliamo sceglierne uno, ricordo con particolare astio la composizione di The Garden, dove ci eravamo completamente arenati prima di arrivare al bridge centrale, dove si abbassa la dinamica del pezzo.
Infatti è stata recuperata dopo svariato tempo, perché era stata abbandonata causa frustrazione.



Mi descrivete a modo vostro la parte attorno dal minuto 3.20 circa di No Empathy? Per me è porno, scusate il tecnicismo.
Andrea G: Termine tecnico-tattico corretto, in verità. Quella parte, tanto per concludere la retrospettiva di aneddoti, è stata una parte che hanno composto i ragazzi su a Venezia mentre io ero a Firenze, e mi ricordo benissimo il momento in cui l’ho sentita registrata, ero senza parole!
Non ho ancora capito da dove l’hanno tirata fuori, soprattutto in quel momento, perché quel genere di parti non era ancora parte del nostro bagaglio all’epoca, penso che la spiegazione  rimarrà un mistero, dato che ho scelto di rispondere alla domanda dove si menziona un evento in cui ero l’unico a non esserci.

Non siete i primi italiani a finire su Unspeakable Axe (ricordo gli Omnivore e gli Overcharge) e su Desert Wasteland (Helslave e Continuum of Xul). Come vi siete relazionati con queste due belle etichette?
Tommaso: Eric (Unspeakable Axe) e Sean (Desert Wasteland) sono state tra le persone più disponibili e alla mano con cui abbiamo mai interagito. Avendo già lavorato con Sean per l’uscita dello split abbiamo pensato subito di chiedergli se fosse interessato anche all’uscita di Convergence in cassetta ed è stato subito entusiasta all’idea! Far uscire il CD sotto Unspeakable Axe invece è stata la ciliegina sulla torta dato che tutti noi siamo super fan dell’etichetta e delle uscite di qualità che ha realizzato negli ultimi anni (Ripper, Suppression, Algebra, Besieged, ecc…) quando Eric ci ha mandato in anteprima le grafiche del CD con il logo della Unspeakable sopra è stato il coronamento di un sogno.



Per il vinile (per la seconda volta in carriera) invece avete giocato in casa con Danex Records, il noto negozio di dischi di Firenze. È bello che dei musicisti nati e cresciuti nell’era di internet abbiano un legame così forte con un baluardo della musica fisica. Com’è andata con Daniele? Che differenze di approcci trovate con le label che vi hanno fatto cd e tape? Andrea G: Daniele è un punto di riferimento per tutti gli appassionati di musica in generale a Firenze (e non solo), sono più di 30 anni che lavora in questo mondo e il suo negozio in Via Degli Artisti è sempre stato tappa fissa per me che sono l’unico fiorentino del gruppo.
Poco dopo l’uscita della demo, abbiamo deciso di portargli 3-4 copie, sia per lui che per la vendita in negozio, dato che il gruppo era stato menzionato in conversazioni precedenti e Daniele si era dimostrato interessato.
All’ascolto è rimasto subito entusiasta, e verso fine 2020 mi ha comunicato il suo desiderio nascosto di aprire un’etichetta propria dopo anni di attività in negozio, e di voler cominciare come prima release proprio con una ristampa del nostro demo, in formato vinile, per potergli dare maggiore risalto rispetto alla tape.

Il primo concerto come Miscreance è stato niente di meno che con i Messiah e gli Hierophant, il 1 giugno 2018. Alla faccia del cazzo! Una bella responsabilità! Com’è andata?
Tommaso: Oggettivamente bene perché comunque alla fine non si è suonato male, eravamo un po’ tesi essendo il primo live come “Miscreance” però qualitativamente è andata! Il problema è stato un po’ il “contorno” del concerto che non ci fa ricordare quella data con così tanto entusiasmo, soprattutto perchè è stata la sera stessa in cui Greg ci ha di fatto piantati lì e non lo abbiamo più rivisto per anni.

A proposito di live, questo ve lo ricordate? Che effetto fa a risentirvi oggi?
Tommaso: Fa un effetto più che nostalgico perché è stato uno dei periodi più belli sia a livello di gruppo ma anche delle nostre vite in generale credo! Ce lo ricordiamo benissimo perchè è stato sicuramente il live più bello che abbiamo mai fatto in vita nostra, ci siamo divertiti un sacco e non avevamo nemmeno mai visto così tanta gente lì apposta per vederci. Tante cose sono cambiate ma altrettante sono rimaste uguali… come velocizzare fino alla morte i pezzi quando suoniamo live.

Un grande conoscitore del death metal come Tito Vespasiani ha detto di Convergence: “New Miscreance is killer, basically Italy’s Cryptic Shift”. Che ne pensate? Vi piacciono i Cryptic Shift? Quali band vi assomigliano, non tanto nel genere suonato quanto nei modi di fare e nella concezione di gruppo metal?
Tommaso: Conosciamo i Cryptic Shift e abbiamo anche avuto modo di fare un breve scambio di parole con Ryan che ci ha scritto per complimentarsi per l’uscita di Incubo! Proprio con lui, fatalità , abbiamo parlato di quanto sia difficile fare questo genere e soprattutto farlo bene ai nostri giorni. A livello di somiglianza di genere ci è difficile trovare altre realtà simili, ma forse ci risulterebbe altrettanto difficile trovarne anche a livello di concezione di gruppo poiché il nostro modo di creare musica credo sia piuttosto anomalo rispetto ad altri (almeno credo!).

Altro parere autorevole su di voi viene da Luca Pessina di Metalitalia, che vi ha lodati in due recensioni e vi segue da tempo. Ma anche dall’estero ci sono parole al miele per voi (Grizzlybutts su tutti). Che peso date alle recensioni, positive e negative?
Andrea G: Siamo tendenzialmente molto ricettivi per le recensioni, considerato tutto l’impegno e il tempo che ci abbiamo messo, sentir parlare del proprio disco a giro per il mondo fa comunque un certo effetto.
Fortunatamente per ora abbiamo quasi ricevuto pareri unanimi che tendono al positivo, quindi siamo super contenti.
Accettiamo anche le critiche negetive ovviamente, ma poi dipende anche cosa viene recriminato, se è costruttivo o meno, ad esempio abbiamo letto un “se volevo sentire il basso così rumoroso andavo ad ascoltare doom metal”, che a livello di critica, a parte le considerazioni personali, mi fa pensare che questa persona non abbia mai ascoltato anche semplicemente i Death o i Sadus, e di conseguenza mi domando cosa stesse cercando nel nostro disco…?

Leggo che siete tutti under 25. Vi capita di imbattervi in discorsi per cui si stava meglio negli anni Ottanta e Novanta, per cui tutto quello che è successo dopo è merda? Non sono dichiarazioni offensive verso chi fa musica oggi? Voi che – come me del resto – avete vissuto sulla vostra pelle solo gli ultimi 10 /15 anni di musica, pensate di diventare come quei rincoglioniti di cui sopra, oppure con la giusta elasticità mentale si può ancora ragionare in modo sano? 
Tommaso: Sono discorsi che abbiamo sentito e che continuiamo a sentire ogni giorno. Purtroppo a molte persone piace rintanarsi nella loro dimensione di “passato nostalgico” che può valere sia per la musica ma anche per qualunque altro aspetto per cui il presente è per forza peggiore a confronto. Per quanto riguarda la musica penso che gli ultimi  anni siano stati la prova decisiva che possono ancora uscire dischi di qualità e che un genere come quello che facciamo noi, che affonda le proprie radici nel passato, può tornare con un’aria nuova. Certo però è che bisogna essere disposti ad essere ricettivi verso le novità, altrimenti i dischi dei Death son sempre a portata di mano.

Ecco, qual è il vostro disco dei Death preferito?
Andrea G: Individual Thought Patterns
Andrea F: Tutti
Tommaso: Spiritual Healing

Del probabile tour coi Ripper avete già accennato nell’intervista a Metalitalia. Io vi chiedo invece se riuscirete a fare date italiane con altre belle band di death metal più o meno tecnico, nel breve periodo. Diciamo entro la primavera.
Tommaso: Ad oggi l’unica altra data certa è quella del 15 ottobre a Firenze insieme ai nostri compagni di merende Burial con cui coglieremo l’occasione di fare un release party di Convergence. Da qui a primavera comunque confidiamo ci saranno altre occasioni per promuovere il disco anche nel nostrano!

Visto che avete intitolato così un pezzo, qual è il vostro peggiore incubo?
Tutti: Risvegliarsi in studio per ri-registrare Convergence

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