Intervista ai Ferum

Nel pieno di un’emergenza sanitaria non tutti hanno voglia di approfondire temi macabri trattati in maniera leggera, lo so. Allo stesso modo sono consapevole che forse neppure alcuni lettori vorranno buttarsi a capofitto nell’atmosfera fetida che di solito promana dalle paginette candide di questo blog. Eppure io non so scrivere d’altro. Gli speciali sul Covid-19 lasciamoli agli esperti, non fingiamoci virologi perché sembra che sia una specializzazione molto diffusa, soprattutto sui social, da qualche settimana a questa parte. Dicevo che qui si parla dell’amico di una vita, il death metal. E lo faccio, con immenso piacere, ospitando una band che adoro, che ha esordito a fine 2018 su cassetta e cd con due etichette fantastiche. A voi i Ferum, di cui vi ho già parlato nei miei resoconti di due concertoni tanto belli, ma tanto belli che vi meritate una pacca sulla spalla se ve li siete persi con coscienza e volontà. [English version by Lorenzo Tosatti HERE] [F]

“Sta mano po esse Ferum e po esse piuma: oggi è stata na piuma”. Quante volte vi hanno spiritosamente infilato nella famosa frase di Bianco, Rosso e Verdone? Con la sottile differenza che però voi non siete affatto dei pesi piuma… beh comunque come intro dei vostri concerti ci starebbe, suvvia! In ogni caso perché questo nome? Ferum: In realtà sei il primo a tirar fuori questa perla, magari in futuro la useremo davvero come intro, ahah! “Ferum” viene dal latino, significa “feroce, selvaggio”. Lo abbiamo scelto perché esprime bene il nostro mood grezzo e primitivo.

Avevate già delle idee da parte nel 2017, anno di nascita dei Ferum, oppure ci avete lavorato sopra a ridosso delle registrazioni, ad agosto 2018? Samantha (chitarra e voce): i primi rigurgiti del progetto risalgono al 2016: io e Angelica suonavamo insieme nelle Saturnine, e di tanto in tanto provavamo qualche pezzo diverso da sole… Finché nel 2017, si è deciso di prendere la cosa sul serio e approfondire in modo esclusivo il progetto Ferum.

Samantha e Angelica, voi venite dalle Saturnine. Le altre come hanno preso questa nuova esperienza? Angelica (batteria)/Samantha: Non ne abbiamo idea, da quando abbiamo lasciato quel progetto non abbiamo più loro notizie.

Come sono stati i primi mesi, quando eravate solo in due? Come vi siete imbattute in Matteo, il bassista giusto al momento giusto? Samantha: i primi mesi sono stati particolari e molto interessanti, in quanto per entrambe si trattava di un’esperienza nuova: primo progetto doom/death per Angelica, primo gruppo alla chitarra e voce per me. Ci siamo volute prendere il tempo che ci serviva per trovare la nostra dimensione prima di includere qualcun altro, e visto che l’intesa musicale tra di noi è sempre stata altissima, suonare in due era molto naturale. Chiaramente, dopo un po’ ci siamo rese conto che il suono di un basso era necessario per completare il quadro, e mi è subito venuto in mente Matteo, che avevo avuto il piacere di conoscere grazie alla sua arte: è un illustratore molto talentuoso. Così ne abbiamo parlato davanti un paio di birre, e poco dopo eravamo insieme in sala prova. Nonostante io e lui fossimo solo conoscenti e lui e Angelica perfetti sconosciuti, si è subito creata una forte intesa musicale e questa cosa ci ha colpite molto… non è affatto scontato che ciò accada, e quindi ci riteniamo molto fortunate.

ferum live

Come si riesce a tenere in piedi un gruppo sparpagliato in diverse regioni? Mi vengono in mente altri esempi illustri di band “diffuse” su tutta la penisola che spaccano parecchio, tipo i Valgrind o gli Hellish God… ironia della sorte anche loro transitati per Everlasting Spew Records. Ma sulla label torniamo dopo. Matteo (bassista): nonostante veniamo da diverse regioni viviamo fortunatamente nei dintorni di Bologna, quindi a differenza di altri gruppi la nostra situazione è favorevole, sparpagliamo le prove in diverse sale della regione, ma penso che si sia trovato un giusto equilibrio.

Il vostro debutto dal vivo è avvenuto nel 2018, a Bologna, coi Fierce e i Pisciosangue, all’XM24. Com’è andata? C’è stata comunque una sorta di ansia della prima volta, pur provenendo da altre esperienze? Matteo: personalmente è stato il miglior debutto che potessi immaginare per una serie di motivi, due tra tutti il fatto che fosse una serata organizzata da noi in collaborazione con i ragazzi e le ragazze di Olè Festival (festival di illustrazione e editoria in cui collaboro attivamente) e il neonato (al tempo) collettivo Bologna Punx in uno dei posti più significativi e importanti per me, ma penso un po’ per tutte noi, XM24. Nell’Agosto 2019 XM24 è stato sgomberato e chiuso, con la giustificazione da parte del comune di avere progetti futuri, ad oggi quel posto è ancora chiuso e l’unica cosa che è accaduta è stata la distruzione di una parte dello stabile. Fortunatamente il collettivo rimane in contatto e continua a promuovere iniziative e informazione dal basso, a novembre è stata occupata la Caserma Sani a Bologna, un altro mostro di cemento abbandonato da anni, è stato anch’esso sgomberato all’inizio del 2020. È importante, secondo me, che la scena musicale, soprattutto la più legata all’underground e alla volontà di raccontare e diffondere un messaggio sia focalizzata anche su ciò che accade in merito alla repressione degli spazi e alla loro riappropriazione. Ah, al nostro primo concerto mi prese letteralmente fuoco la testata del basso, al di fuori della riparazione dei danni è stato bellissimo (haha)

Angelica/Samantha: come tutte le prime volte, è stato un esperimento, e sicuramente c’era un po’ di ansia visto che, come dicevamo prima, il progetto Ferum è in generale un mix di “prime volte” per noi. L’aver già fatto altri tour e concerti sicuramente aiuta dal punto di vista pratico, in quanto si possono prevedere una serie di cose, ma dal punto di vista esecutivo o emozionale è diverso, ogni gruppo è una creatura a sé stante. Siamo state contente di essere riuscite ad arrivare in qualche modo fino alla fine del concerto, visto che eravamo entrambe molto acciaccate: io venivo da giorni di febbre alta e Angelica aveva avuto un problema al braccio e ha suonato con la mano fasciata, quindi ecco, la sofferenza che abbiamo trasmesso è stata assolutamente vera e sentita, ahah!

Come stile, a chi vi ispirate quando salite su un palco? Matteo: mi lascio ispirare dal wattaggio dell’ampli, all’occorrenza dai film di Fulci, dalle foto di Witkin, dagli incidenti stradali e dalla muffa in generale.
Angelica/Samantha: più che un “chi”, diremmo un “cosa”: viviamo il live in modo spontaneo, quello che vedi è come ci sentiamo in quel momento.

Sempre riguardo ai live. Quali sono le condizioni ideali per voi e quali dettagli, invece, vi fanno imbestialire? Matteo: Una cosa che forse mi fa storcere il naso è chi sta davanti al palco a guardare il telefono (escludo da questo discorso ciò che mi fa quotidianamente imbestialire ovviamente, e parlo di una qualsiasi forma di mancanza di rispetto o discriminazione dettata da sessismo, machismo, razzismo, fascismo, la lista delle stronzate è lunga).
Samantha: un palco con delle casse spia funzionanti è già un buon inizio. Suonare molto tardi è una delle cose che ci piace meno: in generale, troviamo che l’idea di far iniziare un concerto/festival ad un orario decente agevoli chi suona, chi partecipa e chi organizza. E poi, non mi piace molto se la gente non si avvicina al palco: viviamo il live come una specie di interconnessione tra noi e l’ambiente, e tutto influisce. Sentire il feeling del pubblico coinvolto e vicino crea una situazione ideale: un processo di “solve et coagula”, dove rabbia, buio e volume si fondono e si riuniscono con il pubblico… e si diventa “Together as one”, giusto per citare qualcuno che mi piace molto. Questa condizione non capita su base regolare, serve per l’appunto il contesto giusto, ma quando succede è un vero climax.

Nell’estate 2018, prima di iniziare le registrazioni, avete poi condiviso il palco con due dei miei gruppi italiani preferiti, Valgrind e Demiurgon, e in seguito Undergang e Gorephilia. Sono stati concerti troppo vicini all’esordio per sentire miglioramenti? Preferite situazioni tutte sul death metal oppure eventi con gruppi diversi (come l’Obscura Doom Fest)? Matteo: I concerti in generale sono già di per sé un momento piacevole e favorevole per conoscere nuovi gruppi (come spesso accade a me in ambito death metal, venendo da un background musicale più verso il punk/sludge/doom) e conoscere persone belle e interessanti della scena. Preferisco situazioni in cui gruppi, organizzatori e partecipanti siano felici e consapevoli di far parte di un movimento mosso da passioni e idee. Se si ha questa consapevolezza il genere musicale diventa il veicolo delle proprie intenzioni e contenitore sonoro di messaggi.
Samantha: Il processo di miglioramento per un gruppo richiede molto tempo e molti concerti, e ogni concerto insegna qualcosa, sia sul palco sia fuori. Il concerto con Valgrind e Demiurgon è stato poco più di una settimana dopo il nostro primo concerto, e quello con Undergang e Gorephilia è stato a luglio 2018: l’acerbità è stata probabilmente la stessa, ma questi live sono stati fondamentali per “testare” i pezzi fuori dalla sala prove, visto che da lì a poco siamo entrati in studio per registrarli. Per quanto riguarda poi il genere, non è tanto il “solo death” o “gruppi diversi” a fare la differenza per me, ma piuttosto chi è che suona. Di sicuro mi interessa che ci sia un filo logico che leghi le band che si esibiscono, le “insalatone” le preferisco solo a pranzo ahaha.

ferum cd cover
Cd cover by Inchiostro Lisergico

A proposito di Gorephilia, vi chiedo un pensiero su Henri, il loro cantante, che si è tolto la vita a inizio dicembre 2018. Aveva meno di trent’anni. Matteo: Non conoscevo i Gorephilia prima del concerto in cui abbiamo suonato assieme, e anche in quella occasione non posso dire di aver realmente conosciuto qualcuno di loro, al di fuori di aver passato una bellissima serata in loro compagnia. Quando succede quello che è successo è sempre molto triste, diventa personale quando si ha avuto un contatto con la persona e rimane una ferita quando accade a qualcuno che faceva (incredibilmente bene) esattamente ciò che tu fai. Tutte le altre parole sono futili, Henri e chiunque ci ha lasciati vive nelle distorsioni degli amplificatori di chi rimane.
Samantha: Scompongo il pensiero su diversi fronti. Da fan dei Gorephilia sin dai loro esordi, penso che musicalmente sia stata una gran perdita… Personalmente, non ho avuto modo di conoscere Henri nel profondo, per cui mi astengo dal fare qualunque tipo di commento/elogio su che tipo di persona fosse perché, effettivamente, non lo so. Da conoscenti abbiamo avuto modo di interagire un po’ e posso dire che con me è stato gentile. Mi dispiace molto che non ci saranno più occasioni di vederlo sul palco, o di parlargli… ma allo stesso tempo non me la sento di giudicare e né tantomeno di condannare la scelta che ha fatto. Il tema del suicidio è troppo delicato per poterlo affrontare in poche righe e ogni caso meriterebbe un’analisi specifica… penso che eventi del genere dovrebbero insegnarci a essere meno delle teste di cazzo e più coscienti del poco tempo che abbiamo ma soprattutto più consapevoli dell’impatto che le nostre parole e azioni (o non azioni) hanno sugli altri, prima che sia troppo tardi.

Torniamo alle registrazioni dell’ep. Agosto 2018. Come avete lavorato? Avendo registrato in tre potete affermare che meno teste da mettere d’accordo si traducono in minor tempo impiegato? Samantha: Si tratta di qualità, più che di quantità: se le persone coinvolte sono affiatate e soprattutto preparate, lavorare in studio è una bella esperienza. Per noi è stata la migliore fino ad ora, rispetto alle precedenti con altri progetti. È stato così non solo per l’alchimia che c’è tra di noi, ma anche per l’immenso contributo del fonico al quale ci siamo affidati per partorire l’EP: Claudio Mulas dell’Art Distillery. Perchè per quanto tu possa avere le idee chiare, se non le ha anche chi ti registra non vai da nessuna parte. Il fonico ha il duro compito di processare l’input del gruppo e di modellarlo, deve interpretare la tua idea di resa finale, di suono, di colore e queste sono cose che vanno oltre la preparazione tecnica in sé. Claudio è una persona veramente rara da trovare, poiché riesce ad essere estremamente professionale, amichevole, paziente e intuitivo nello stesso momento: un vero professionista, con una passione infinita per il suo lavoro e una cura del dettaglio davvero unica. Cogliamo l’occasione per lasciare un link alla sua pagina, magari a qualche persona che ci sta leggendo può interessare. Noi siamo così contenti di come ha lavorato con noi che abbiamo già deciso di registrare lì la nostra prossima uscita.

Il disco si chiama Vergence. Perché? Samantha: il movimento degli occhi è qualcosa che mi affascina e turba allo stesso tempo. Ho estrapolato questo concetto dall’ottica e ci ho cucito sopra pezzi di sensazioni, di ricordi e di ragionamenti sui concetti di distanza, spazio e direzione. Mi piace giocare con le parole, svuotarle e riempirle del mio significato.

ferum tape cover
Tape cover by Angelica

Perché avete scelto Marko (Dark Buddha Rising, Convocation) come ospite nel vostro EP? E soprattutto come avete deciso la sua “collocazione” in Perpetual Distrust? Samantha: ho conosciuto Marko durante la mia permanenza in Finlandia per un periodo di ricerca universitaria. Era il 2015, ai tempi lui suonava la batteria nei Katakombi. Poco prima della partenza per un mini tour finlandese, il cantante/bassista del gruppo si ruppe la mano e così i ragazzi mi chiesero di suonare il basso per quelle date. Siamo rimasti in contatto sin da allora, e chiaramente l’argomento principale delle nostre chiacchierate è sempre stato la musica. Dopo aver ascoltato alcuni nostri pezzi, si è subito proposto di cantare in un brano. Io non potevo che esserne felice: è un artista che ammiro moltissimo, ha una personalità musicale molto sfaccettata e una voce da brividi. Mettici poi che adoro i Convocation, quindi la sua proposta è stata una sorpresa graditissima. Non ho avuto dubbi su dove collocarlo: Perpetual Distrust è il pezzo più sofferto dell’EP, è stata la cosiddetta “chiave” con cui ho sigillato un periodo molto intenso della mia vita e la sua voce profonda si adatta perfettamente al racconto di quella storia.

Mi hanno colpito alcuni versi dei vostri testi perché non ci sono mostri coi tentacoli che squartano gente (comunque sono graditi), ma si guarda soprattutto dentro se stessi. Mi riferisco a “I am the only keeper of my abyss” (Siege of Carnality) e “Connecting with another human being is the hardest thing” (Subconscious Annihilation). Qual è il vostro approccio al testo di una canzone? Samantha: parlare di squartamenti è un porto sicuro per chi suona death metal, e posso capirlo, come posso capire anche chi non vuole scomodare la propria sfera emotiva per scrivere testi. Per me è la spontaneità a dover guidare questa scelta, e nel mio caso, per quanto mi piaccia l’immaginario prettamente horror, lo trovo limitante. Il significato delle parole per me è legato indissolubilmente alla performance, per cui voglio scrivere cose che sento profondamente, altrimenti non riuscirei a cantarle. Solitamente scrivo cose a caso su dei foglietti, e metto tutto dentro una carpetta. Sono sensazioni, reazioni, sfoghi, è il mio modo per buttarle fuori. Poi, quando mi sento pronta, raccolgo tutti questi foglietti, come se fossero pezzi di un puzzle, e inizio a metterli insieme. Rivivo le esperienze che mi hanno portato a scrivere quelle cose, e inizio a cucirle sulla musica. È un processo lento e spontaneo, per me è un modo per sigillare definitivamente la presa di coscienza di certe situazioni, a prescindere dalla loro gravità. È una terapia. E il fatto di non cantare in pulito mi aiuta molto, è bello per me che siano delle parole quasi “celate”, che vai a scoprire solo se ti interessa davvero farlo. Per questo, ogni volta che ricevo complimenti sui miei testi, sono contenta: significa che c’è ancora chi vuole esplorare il concept di una band nella sua interezza, e non solo in parte. Cosa non scontata, soprattutto in un momento storico in cui è molto facile avere un approccio superficiale alla musica, soprattutto a quella underground.

Oltre ai vostri brani, c’è una cover… e mezza. In primo luogo Funeral dei Cianide, gruppo immensamente sottovalutato. Inoltre, nel pezzo conclusivo, il testo è una poesia di Salvatore Quasimodo (Ed È Subito Sera). Unire il death metal americano a uno dei componimenti più famosi della poesia italiana è da applausi. Come vi è saltato in mente? Matteo: il prossimo passo sarà usare come testo un quadro di Goya (haha)
Samantha: mi fa piacere che tu abbia apprezzato, Frank! L’idea della cover Cianide è arrivata per prima, loro sono uno dei motivi per cui i Ferum esistono, sicuramente una delle fonti di ispirazione maggiori. The Dying Truth è uno dei miei dischi preferiti, e Funeral è un brano a cui tengo particolarmente, per cui non è stato difficile scegliere. Nel nostro piccolo, abbiamo voluto omaggiare una band fondamentale per chi ascolta questo genere. Per quanto riguarda la poesia, la adoro sin da quando l’ho letta per la prima volta, mi ha totalmente squarciato l’anima, quelle parole tagliano più di una lama. Da tempo avevo il forte desiderio di metterla in musica. Avevo un testo alternativo per l’outro, ma quando eravamo in studio e ho sentito l’intera traccia registrata, non ho avuto dubbi: Ed è subito sera si incastrava meglio di qualunque altra cosa, e dopo averne parlato con Angelica e Matteo abbiamo deciso di proseguire così.

Quando vi siete fatti ammaliare da Everlasting Spew Records? Sta mettendo su una scuderia davvero impressionante! Tuttavia non c’è solo Everlasting Spew, ma anche Unholy Domain Records che si è occupata delle cassette. Ecco, lì avete usato un artwork diverso: per voi è importante anche la qualità di una copertina? Siete dei fanatici della musica “fisica”? Samantha: Non avrei potuto immaginare una combo migliore per la pubblicazione del nostro EP! Reputo Everlasting Spew e Unholy Domain tra le migliori etichette in Europa, e le seguivo già da tempo. Collaborare con loro sin da subito è stata una grandissima soddisfazione: siamo una band piccola, e il primo lavoro di ogni band è soprattutto una sperimentazione, una preparazione per quello che verrà, una sfida. Siamo contentissimi che loro abbiano voluto coglierla insieme a noi. Grazie a loro il nostro EP su CD e cassetta è arrivato nei posti più disparati, abbiamo gente che ci ha scritto non solo dall’Europa, ma anche da America, Asia e Oceania. Si parla ovviamente sempre di giri underground, ma è comunque bello sentire di persone lontane (e vicine) che apprezzano la nostra musica. Per non parlare poi del fatto che essere usciti per etichette che hanno pubblicato lavori di gruppi come Convocation, Assumption, Atavisma, Void Rot, Engulf, Galvanizer, Black Oath, The Rite, Cemetery Fog, Mortuous è davvero un gran piacere. Per quanto riguarda i formati, quello fisico per me è fondamentale, soprattutto nell’underground, dove non è tanto una questione di profitto, ma di “reinvestimento”: supportare gruppi ed etichette comprando il loro materiale aiuta a produrne del nuovo e a mantenere la scena viva, ed etichette come ESR e UD sono assolutamente vitali sia per le band sia per gli ascoltatori. Chiaramente il formato digitale è molto comodo e immediato, e ha delle potenzialità promozionali non indifferenti. Non penso che un formato debba escludere l’altro, mi piacerebbe piuttosto vederli confluire: grazie al digitale puoi scoprire cose nuove che ti piacciono, fai una selezione, e quando puoi le compri. Vogliamo poi mettere la bellezza del formato fisico? Ma quant’è bello avere un cd, lp o cassetta tra le mani? Sfogliare i booklet, vedere gli artwork, il colore della cassettina… anche tutto questo fa parte del concept di un gruppo.
Angelica: Per noi è molto importante che tutto sia studiato nel minimo dettaglio… ci siamo presi personalmente carico della realizzazione degli artwork e siamo soddisfatti del risultato. Vergence è la nostra piccola oscura creatura, ci abbiamo lavorato sodo e non potevamo lasciare nulla al caso. Credo che la musica sia un esperienza sia uditiva che mentale e visiva che deve essere vissuta a 360°… le grafiche di un album, se in linea con i testi trasmettono un messaggio, non sono altro che un prolungamento di ciò che si sta ascoltando…
Matteo: Il disegno e l’incisione (poiché di questo si tratta per la copertina del CD) sono le altre due attività che riempiono le mie giornate oltre alla musica perciò si, la qualità della copertina non è solo importante, è proprio una necessità. Siamo fanatici e maniacali per quanto riguarda l’estetica e l’espressione visiva perciò si può dire che per la realizzazione delle copertine è stato seguito un iter spesso intenso quanto alla lavorazione dei pezzi. La musica “fisica” è un’altra delle cose secondo me fondamentali per il mantenimento della scena musicale (questo non esclude quella digitale, ne delinea solo le differenze). Il vantaggio della musica in formato digitale è la possibilità di archiviazione a “spazio zero”, lo svantaggio è che porta sempre di più alla scissione di due diverse realtà, quella digitale e quella tangibile, e spesso porta a dimenticare la mole di informazioni e dati che si accumulano, mentre la musica in formato fisico, porterà si lo svantaggio di riempirsi la casa di oggetti, ma sono oggetti visibili, contemplabili dalla vista, dal tatto e a volte dall’olfatto. I sensi comunicano con la memoria e insieme creano il sentimento e l’emozione all’interno del ricordo.

ferum tapes

Oramai non conto più i gruppi che adoro passati dai Toxic Basement di Carlo Altobelli. Credo non sia più un caso. Perché vi siete rivolti a lui per mix e master? Vi ha valorizzato abbastanza? Ferum: volevamo affidare mix e master a qualcuno che avesse già esperienza nel nostro genere, e avendo appurato la qualità dei lavori del Toxic Basement, abbiamo pensato di rivolgerci a Carlo. Siamo contenti del risultato, lui è stato preciso e puntuale.

I feedback sample di Subconscious Annihilation sono stati registrati al Cimitero Monumentale di Messina. Come mai siete scesi fino alla Sicilia? Samantha: sono calabrese, anche se vivo fuori da 11 anni ormai. Messina non è lontana dal mio paese di origine, per cui quando riesco ci vado volentieri. Il cimitero monumentale che c’è lì è molto particolare perché ha il fascino dell’abbandono: è decadente nel vero senso della parola, pericolante e pericoloso. Il giorno in cui ho registrato quei feedback è coinciso con il riavvicinamento di una persona che ha segnato molto il mio passato, eravamo lì insieme, e volevo immortalare quel momento in qualche modo. Quando ho sentito il rumore del forno crematorio in azione è stato un attimo, e ho pensato: lo uso per i Ferum. È interessante che tu ti sia posto la domanda e anche se tu dovessi essere l’unico ad averci pensato, è una bella cosa per me: vuol dire che c’è chi riesce a capire che, oltre ai clichè, certi elementi hanno una motivazione più personale.

Nei ringraziamenti, oltre a una lunga lista di nomi ben noti del giro death metal che conta, chiudete con “anxiety and alchool”. Come hanno contribuito a Vergence? Matteo: nello stesso modo in cui contribuiscono in molte altre situazioni della mia vita (haha). L’ansia è necessaria per delineare l’importanza che una cosa ha per sé stessi, l’alchool è per affrontarla (haha). Fortunatamente non per tutte le cose è così.

ferum cds

In un’intervista delle Saturnine dicevate: “Il pregiudizio sulle donne musiciste è ancora vivo e vegeto, ed è allucinante pensare che sia così nel 2014”. Adesso è cambiato qualcosa? Angelica: Wow… è passato così tanto?! Credo che in linea di massima la situazione stia migliorando negli anni… probabilmente perché è sempre più facile ritrovare presenze femminili all’interno di band che suonano generi più estremi…o comunque in ambito underground. Nella nostra esperienza live con i Ferum, ad esempio, abbiamo già avuto il piacere di condividere il palco con delle fanciulle incredibili che non avevano proprio nulla da invidiare ai colleghi di sesso maschile
Matteo: è molto triste che esistano persone che si interessino al genere quando ascoltano musica o vanno ad un concerto a tal punto da compromettere il proprio giudizio. Ci sono situazioni, modi e occasioni in cui è necessario affermarsi come persone e individui, ma quando suono, io non sono, noi non siamo, nella speranza che anche ci ascolta si senta abbandonato da se stesso e diventi Ferum.

Mentre ascoltavate i vostri brani con qualcuno che non conoscevate, vi hanno mai detto “ammazza, che belva sto cantante”? Angelica: si si… capita che chi non conosce la band, ad un primo ascolto (e spesso nemmeno ad un secondo) non realizzi che si tratta di una voce femminile… ed è sempre bello vedere l’espressione di stupore dipinta sul loro volto nel momento in cui ne vengono a conoscenza.
Matteo: io sto aspettando ancora un “ammazza, che sventola la bassista”, pensa un po’.
Samantha: sì, capita spesso. Qualche volta mi son pure sentita dire che li “sto prendendo in giro”, che “non posso essere io”, e sono stati indistintamente donne e uomini a dirlo. La cosa mi fa sorridere, ma anche incazzare, perché alla fine riporta ad una questione di ripartizione di ruoli in base al genere. Lo stereotipo dirompente è: se sei donna puoi cantare in pulito, o al massimo fare la bassista; gli uomini fanno il resto. Gli aprirei il cranio a mani nude per sradicare questi modi di pensare, ma temo purtroppo che troverei solo del gran vuoto cosmico.

Ipotesi. Una grossa casa discografica vi propone un contratto sontuoso, ma mette due paletti. Il primo è musicale: dovreste piazzare qualche voce pulita e un bel po’ di riff melodic death. Il secondo è estetico: vi dovreste vestire in modo tale da far presa sul tipico fan arrapato che commenta coi cuoricini sotto ai videoclip dei Nightwish. Come rispondereste? Angelica: AHAHAH…credo non ci sia nemmeno bisogno di una risposta… anche se vorremmo vedere il nostro Matte suonare con una bella gonnellina!
Matteo: Una “grossa” casa discografica non significa una “buona” casa discografica. Per quanto riguarda il look io vorrei suonare vestito da cantiere navale: Grossacasadiscografica, se ti arrapo scrivimi!
Samantha: vorrei proprio che capitasse solo per elaborare un vaffanculo coi fiocchi, direttamente proporzionale alla “grossezza” della casa discografica in questione, ahahah!

Diamoci un appuntamento a una data fissa. Vi vedremo al KillTown Festival prima o poi? Matteo: Ci vedresti comunque, tra il pubblico. Ad ora siamo confermati per l’Helsinki Death Fest, speriamo di portare il nuovo album anche al KillTown!

helsinki death fest
A facc ro cazz!

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