La vulcanica intervista agli altrettanto vulcanici Humanity Eclipse

Violenza efferata, umiltà, passione… sono tutti termini che associo senza alcun problemi al gruppo di cui state per leggere. Non ho davvero nient’altro da dire perché mi sono divertito tantissimo in questa luuunga intervista e non vedo l’ora che possiate farlo anche voi. [F]

Salve Frank, un saluto a te e a tutti i lettori di Blog Thower da parte mia e dal resto della band. Qui Giuseppe Virgillito, chitarrista degli Humanity Eclipse (death metal/grind band da Catania). Grazie mille per l’intervista, spero di poter essere quanto più esaustivo possibile nel rispondere a tutte le tue domande… incominciamo pure!

Ce l’avete proprio tanto con l’umanità, eh? Perché siamo così stronzi e ci meritiamo l’estinzione? Beh, mi piacerebbe se fossimo noi gli artefici dell’estinzione umana, ma in questi ultimi tempi ci sta pensando il coronavirus a fare il nostro lavoro ahahahahahah! Scherzi a parte, ovviamente non è che ce l’abbiamo con tutta la razza umana, ma solo con quegli stronzi che davvero meritano l’estinzione. D’altronde è dalla notte dei tempi che l’essere umano sente il bisogno di fare le guerre, rendendoci storicamente testimoni di ogni forma di violenza immaginabile. Sarebbe molto più bello (ed interessante) se la guerra si facesse a suon di heavy metal, con chitarre e batterie al posto di fucili e cannoni… per questo motivo abbiamo scelto di intitolare il nostro primo album Si Vis Tere, Para Bellum (cioè, “se vuoi il Grind, prepara la guerra”)!

Ci arriveremo, ci arriveremo. Voglio ripercorrere la vostra storia dall’inizio. Maggio 1997: com’era la scena siciliana (e italiana in generale) in quel momento? Cosa c’era di così bello da farvi creare gli Humanity Eclipse? Ancor prima della nascita degli Humanity Eclipse ognuno di noi ha comunque avuto il suo passato musicale. Ad esempio, ho iniziato a suonare assieme a Salvatore M. Testa (il batterista) dai tempi delle scuole medie (11, 12 anni quindi) solo per la passione che abbiamo sempre avuto per questo genere di musica. Riccardo Squillaci e i fratelli Alfonzetti (Max e Davide), ovvero i creatori degli Humanity Eclipse, lavoravano alla Nosferatu Records, quindi chi più di loro era dentro la scena estrema di quegli anni? Diciamo che tutto è nato molto spontaneamente. Loro volevano creare una death metal band ma non riuscivano a trovare un batterista all’altezza, ed essendo io e Salvatore dei clienti fissi della Nosferatu Records ci è stato chiesto se volevamo unirci a loro… cosa che ovviamente abbiamo accettato di buon grado. Pensa che io sono entrato negli Humanity Eclipse “per default” su insistenza di Salvatore nell’avere nella band uno con cui fosse musicalmente in simbiosi al 100% eheheheheheh! La scena in quei tempi era assai diversa. Non che adesso non ci sia più la passione, ma la differenza è che all’epoca le cose si facevano principalmente PER passione… senza troppi grilli per la testa o le odierne “manie di arrivismo” che hanno solo arrecato un senso di freddezza e forte distacco all’intera scena. La nostra fortuna è stata che la scena siciliana (e non solo) nella seconda metà dei ’90 ha vissuto uno dei periodi di massimo splendore per quanto riguarda il metal. Ci stavano un sacco di band come Schizo, Sinoath, Winged, Ordalia, Abel & Cain ecc.., etichette come la Nosferatu o la Polyphemus ed una marea di distro/mail order. Tutti ci davamo vicendevolmente una mano per far crescere la scena e, cosa assai importante, si suonava tantissimo un po’ dappertutto… pensa che tra il ’98 al 2000 abbiamo fatto circa un centinaio di concerti solo Sicilia. Adesso, tranne qualche sporadica occasione, nei locali e nei festival troverai esclusivamente cover/tribute band… e questo, ahinoi, non accade solo in Sicilia!

La vostra prima demotape, chiamata The Killer Tape, è andata sold out. Cento copie oggi sarebbero ritenute un buon numero per una band appena nata. Voi come avete reagito alla cosa? Eravate felici? A noi basta poco per renderci felici… il solo sapere che qualcuno ci apprezza e ci supporta è per noi motivo di estrema felicità. Anche per questo dei nostri lavori sono più quelli che regaliamo che quelli che vendiamo. Diciamo che il Killer Tape è andato sold out, ma non c’abbiamo ricavato un euro… anzi, una lira ahahahahahah! Ovviamente siamo orgogliosi di tutto ciò e siamo ancora molto legati al Killer Tape perché, oltre ad essere stata la nostra prima esperienza in uno studio di registrazione, è stato il nostro biglietto da visita e conteneva le versioni embrionali di alcuni brani che successivamente andarono a finire su Something is Really Hard!

HE 1997
1997

Per Something Is Really Hard avete lavorato con due nomi importanti del metal estremo italiano: Luigi Scuderi e Alberto Penzin. Com’è andata con loro? Cosa vi hanno trasmesso? A differenza del Killer Tape, registrato in maniera alquanto approssimativa da un fonico inesperto di metal, per il nostro primo lavoro su cd volevamo lavorare con qualcuno che veramente capisse cosa volevamo dire e come lo volevamo dire… qualcuno che riuscisse a dare alla nostra musica il suono che si meritava. E chi meglio di Luigi ed Alberto? Luigi ci è stato presentato da un nostro caro amico, Giuseppe Scaravilli, leader della prog band Malibran. Quando ha saputo che eravamo alla ricerca di una buona sala di incisione e di un bravo ingegnere del suono ci ha fatto subito il nome del suo “dirimpettaio” (abitano praticamente l’uno di fronte all’altro), ed avendo ascoltato l’album che i Malibran avevano appena finito di registrare nei suoi studi ci siamo fidati ad occhi chiusi. Solo una volta esserci conosciuti abbiamo scoperto che Luigi aveva una gavetta metal di tutto rispetto e che aveva già lavorato in passato assieme ad Alberto su quei capolavori che rispondono al nome di Above the Light dei Sadist e Sounds of Coming Darkness degli Schizo… e quindi quale cosa migliore (e più bella) se non il rimettere a lavorare assieme una coppia d’oro come quella. Alberto poi è un amico di lunga data. Oltre ad essere un vero professionista nel suo lavoro è anche un esperto per quel che riguarda determinati suoni e per come uno strumento deve suonare. I suoi consigli durante le registrazioni hanno fatto sì che Something is Really Hard suonasse in quella maniera, ed infatti pur essendo ormai un lavoro datato 1999 suona comunque attualissimo e si lascia ascoltare con piacere ancora tutt’oggi… diciamo che siamo soddisfatti perché SIRH suona esattamente per come doveva suonare un lavoro Death Metal nel 1999!

Quando avete iniziato a suonare dal vivo? Che aria tirava nei concerti della vostra prima parte di storia, prima dello scioglimento? Vi siete tolti belle soddisfazioni o c’è qualcosa di cui vi siete pentiti? Abbiamo iniziato molto presto a fare concerti. Addirittura ancor prima di registrare il Killer Tape avevamo già fatto circa una ventina di esibizioni. Come già detto, alla fine dei ’90 in Sicilia si suonava spessissimo e non mancava mai occasione per salire su di un palco. La risposta del pubblico poi era davvero numerosa… d’altronde non esisteva ancora internet e la gente usciva più spesso (e volentieri) da casa. Eh si, ci siamo tolti davvero delle grandi soddisfazioni, ma soprattutto ci siamo divertiti tutti come matti vivendo la pazzia dei 20-30 anni sempre al massimo. Pentimenti? Forse solo il fatto che, per l’appunto, a 20-30 anni eravamo tutti delle teste calde (ed anche un po’ di minchia!) ed alcune divergenze, che col senno di poi potevano essere benissimo appianate, hanno portato allo scioglimento della band nel 2001. Ma adesso siamo tornati… e stavolta per restare!

Nel 2000 in particolare suonaste all’Agglutination. Che ricordi hai? Come ti senti in questi anni in cui sembra che dei concerti non interessi a nessuno? L’edizione del 2000 dell’Agglutination verrà ricordata come “quella del Diluvio Universale”. Siamo arrivati in mattinata assieme ai messinesi Art Inferno e ci stava un sole che spaccava le pietre, ma poco prima dell’inizio della manifestazione è venuto giù un acquazzone che in meno di mezzora ha trasformato Chiaromonte in una sorta di Woodstock. Purtroppo a causa dei ritardi dovuti a tutto ciò noi, cosi come altre band presenti in cartellone, siamo stati costretti a ridurre drasticamente la scaletta delle nostre esibizioni avendo a disposizione solo una decina di minuti a band (line check compreso). Un vero peccato! La nostra prima partecipazione al più grande festival del Sud Italia ridotta ad una misera esibizione di appena 2, 3 brani… ma tolto questo abbiamo comunque un bel ricordo di quell’esperienza, fosse solo per il fatto di aver conosciuto tantissime persone tra organizzatori, band e pubblico, molte delle quali ad oggi fanno parte delle nostre più grandi amicizie… Gerardo Cafaro in primis!

Il periodo che ha preceduto il vostro scioglimento nel 2001 com’è stato? Sulla carta uno legge la formazione dell’epoca, la confronta con quella di oggi e dice “in fondo potevate cambiare solo il bassista e proseguire”. Perché non è andata così? Aspetti musicali o rapporti umani che si sono bruciati? Come ho già anticipato, ai tempi eravamo molto motivati, ma anche delle gran teste di minchia. L’orgoglio dei 20-30 anni ti portava più facilmente a tagliare i ponti col passato che non al mettere una pietra sopra al presente. Effettivamente dopo lo split con i fratelli Alfonzetti abbiamo continuato con il nome Pulverized realizzando nel 2002 un mini cd dal titolo Apotheosis of the Next Configuration con il passaggio di Riccardo Squillaci al doppio ruolo di bassista/cantante (ed io in quello di chitarrista/cantante) e con l’apporto di Fabio Monaco (ora nei Bunker 66) come secondo chitarrista. Ma poi la cosa è finita, un po’ per lo stesso motivo per cui finiscono tante belle cose. La cosa più importante è che oggi siamo di nuovo una famiglia, anche con i fratelli Alfonzetti (che oggi sono parte integrante e fondamentale dei blacksters Guru of Darkness)… una grande famiglia che con il tempo (e il sopraggiungere del buon senso) è riuscita a sotterrare tutti i dissapori e a tornare alla serenità e grande amicizia di un tempo!

Ti sei mai chiesto dove sareste arrivati senza lo stop del 2001? Me lo chiedo (e me ne rammarico) tutti i giorni, credimi… ma preferisco non darmi una risposta. Sicuramente avremmo fatto tanti altri concerti e probabilmente avremmo registrato il nostro debut album molto prima, ma mi piace pensare alla cosa come una sorta di questione di karma. A volte le cose succedono perché è scritto… e forse è stato meglio cosi perché probabilmente oggi non esisterebbero nuovamente gli Humanity Eclipse!

Dopo il 2001 vi siete tenuti impegnati con nuove band tipo Spoilshroud, Dormin, The Ancient War, Winged, Cromia Oscura. Vi sentite soddisfatti di questi progetti? Li riprendereste in mano se domani gli Humanity Eclipse dovessero di nuovo sciogliersi oppure andranno per la loro strada e ne sentiremo parlare presto? Dai tempi dello split e dell’esperienza come Pulverized sono stato l’unico a non essersi mai fermato. Con gli Spoilshroud siamo in un periodo di stand-by ma di certo non ci siamo sciolti, il fatto è che da quando ci siamo riformati gli Humanity Eclipse occupano gran parte della mia vita e ho davvero poco tempo per potermi concentrare su altra musica… ma non appena sentirò il bisogno (ed avrò il tempo) di sfogare il mio lato “progressive” torneremo sicuramente in pista. La collaborazione con i The Ancient War e Winged è data dall’amicizia pluriventennale che ci lega a Fabio “War” Lipera… è lui il mastermind dietro a queste band e noi, da grandi amici, non ci siamo mai tirati indietro quando è stato il momento di aiutarlo. Anche in quel caso ci sono stati periodi di scazzi ed incomprensioni con Fabio, ma da gente adulta e con ormai più di 40 anni sul groppone siamo sempre tornati amici come e più di prima. Ecco, ad esempio uno dei miei sogni sarebbe quello di riformare i Winged con la line up che avevamo nel 2000… per il resto “Io sarò sempre e per sempre un guerriero di Winged (will never die!)”! Per quanto riguarda Dormin e Cromia Oscura dovresti parlarne con Salvatore, ma per quanto ne so per lui queste due band sono ormai un discorso chiuso!

A chi è venuta in mente l’idea della reunion? In quanto tempo avete deciso di farla? Guarda, ti dirò che una delle poche cose buone di Facebook è stata quella di farci rincontrare con Riccardo Squillaci (che nel frattempo si è sposato ed era rimasto per molto tempo lontano dalla scena)… la passione e la voglia di rimetterci in gioco ha fatto il resto. È avvenuto tutto in maniera molto spontanea, dapprima con una semplice prova per vedere se tra noi ci stava ancora quell’alchimia fondamentale ed essenziale che lega i componenti di ogni band e solo successivamente con l’idea concreta di voler ricominciare a fare sul serio. Addirittura durante il primo periodo della reunion non usavamo il nome Humanity Eclipse, ma preferivamo ricominciare da zero con il moniker di KaosKvlt. Ma poi per insistenza mia e di moltissima gente che ci diceva “Bello, state suonando di nuovo assieme… ma dovevate riformare gli Humanity Eclipse però!” abbiamo deciso di riportare in vita gli Humanity Eclipse, con tanto di benestare dei fratelli Anfonzetti che non solo non ci hanno fatto il minimo problema per l’utilizzo del nome, ma sono diventati addirittura i nostri supporter nr. 1!

Ci sono differenze tra “nuovi” Humanity Eclipse e quelli vecchi, sia a livello di mentalità che di contenuti musicali? Per esempio mi viene da pensare alla durata più contenuta di alcune canzoni e forse alla velocità di esecuzione o alla tecnica, ma non ne sono sicuro. Voi come la vedete? Le differenze sono tantissime, a partire dal fatto che in questi anni abbiamo maturato molta esperienza e siamo migliorati come musicisti, ma il fattore musicale (e la mentalità) rimane sempre lo stesso di 22 anni fa. Una cosa fondamentale per non risultare “vecchi” nello stile è quello di andare al passo coi tempi. Se un tempo le nostre influenze e i nostri standard musicali erano Suffocation, Cryptopsy e Kataklysm, mentre oggi sono invece Origin, Cattle Decapitation e Brain Drill. Brani brevi, compatti e diretti… niente roba che possa annoiare… tutto deve essere “in your face”. C’è da dire che comunque vecchie glorie come Napalm Death, Morbid Angel e Deicide sono state e rimangono tutt’ora le nostre influenze fondamentali… la nostra concezione di musica è quella di una band con l’attitudine degli anni ’90 ma con la freschezza e la modernità di una band targata 2020, senza però risultare uno dei tanti cloni col suono tutto uguale, plasticoso ed artificiale come molte death metal band che vanno tanto di moda oggi. Proprio per questo motivo abbiamo sempre registrato i nostri album nella maniera più analogica possibile. Il suono di ogni strumento è stato ripreso da microfoni ed equalizzato con un vero mixer. Niente amplificatori virtuali e niente plugin o effetti artificiali… tutto quello che si sente nei nostri lavori è esattamente ciò che abbiamo suonato e cantato in sala di incisione. L’unica eccezione che ci siamo concessi è stato l’uso del trigger nella cassa della batteria, ma per il semplice motivo del poter ottenere il tipico suono “di punta” che deve avere una cassa quando si suona Metal estremo… e nonostante l’uso del trigger la batteria non ha subito il minimo lavoro di editing (su questo Salvatore è stato irremovibile), ogni colpo sulla batteria nei nostri album è umano al 100%… e parliamo di brani suonati a non meno di 280bpm eheheheheh!

HE studio

Cosa ha dato Riccardo Costantino (Krigere Wolf) alla band e quando avete deciso che era la persona giusta? L’ingresso di Rick Costantino è dato dal fatto che, oltre ad essere un ottimo bassista, anche lui è un nostro amico da molti anni. Abbiamo collaborato spesso in vari progetti e Salvatore è diventato ufficialmente il batterista dei Krigere Wolf. Pur essendo io e Salvatore i principali compositori dei brani degli Humanity Eclipse quando c’è da inserire la linea di basso diamo sempre carta bianca a Rick su cosa inserire e come vuole suonare. Rick negli anni è diventato un vero professionista (basta ascoltare ciò che riesce a fare negli album dei Krigere Wolf, dove lui da solo svolge la maggior parte del lavoro tra basso, batteria e occupandosi di musica e testi) e lungi da noi il dovergli dire cosa fare e come lo deve fare… stesso discorso per quanto riguarda le linee vocali di Riccardo. Diciamo che io e Salvatore creiamo la struttura dei brani, ma poi il lavoro di arrangiamento lo svolgiamo tutti assieme!

Come vi siete sentiti al ritorno live, in occasione del Purulent Death Fest a Rozzano? Che scaletta avete suonato? C’erano già pezzi nuovi dentro? Mi verrebbe da dire “come quando stai 15 anni senza scopare!”, ma di questo non posso esserne tanto sicuro dato che per fortuna nessuno di noi ha mai avuto di questi problemi ahahahahahah! Scherzi a parte, ritornare a suonare dal vivo è stato un qualcosa di magico. Ritrovarci finalmente assieme sopra lo stesso palco è stato come l’avverarsi di un sogno. Già prima del Purulent Death Fest avevamo fatto un concerto di preparazione qui a Catania (dove c’è stato un enorme riscontro di pubblico come non ne vedevo da anni ormai!) in modo da arrivare a Rozzano (citando Ugo Tognazzi/Conte Mascetti in Amici Miei atto secondo) nelle migliori condizioni di forma e di affiatamento. Per l’occasione, oltre ad avere il supporto di Salvatore Leonardi dei Krigere Wolf e Nerobove alla seconda chitarra, abbiamo suonato tutti i brani che successivamente sono andati a finire su Si Vis Tere, Para Bellum ed in più qualche brano da Something is Really Hard e addirittura dei brani del periodo come Pulverized… al Purulent Death Fest invece abbiamo suonato tutti i brani di Si Vis Tere, Para Bellum con in più Something is Really Hard (ormai il nostro evergreen e brano immancabile ad ogni nostro concerto!) e Boulder War Machine, ovviamente entrambe riarrangiate per l’occasione a 280bpm eheheheheh!

Quando vi siete imbattuti con Goressimo Records, vostra label dei due full length? Che deve fare un’etichetta perché il suo sia un buon lavoro? Una volta avuto tra le mani il master di Si Vis Tere, Para Bellum è subito iniziato il cosiddetto “balletto delle label”. Ho iniziato col contattare quante più etichette possibili che si occupassero di Metal estremo, mandando una e-mail con allegato il brano Primordial Storm. C’è da dire che sono partito dal presupposto di non contattare in alcun modo label “famose per farsi pagare il contratto” (ergo, il 90% delle label italiane). Su questo siamo stati irremovibili… mai e poi mai avremmo dato dei soldi per ottenere un deal discografico. Ormai è facile (per chi se lo può permettere) mettere le mani tasca, cacciare 2, 3 o 4000€ e firmare un contratto con un’etichetta che alla fin fine non ti supporta minimamente… tant’è che, se ci fai caso, le band famose per essersi pagate il contratto (e senza il bisogno di fare nomi sappiamo benissimo chi sono e quante sono!) il più delle volte fanno letteralmente cacare ahahahahah! Chi si sarebbe dovuto occupare di stampare e distribuire il nostro album doveva necessariamente essere qualcuno a cui davvero piace la nostra musica tanto da spenderci dei soldi di tasca propria, e tra le tante proposte quella della Goressimo Records è stata di sicuro quella più interessante. Krzysztof (Nowak boss della Goressimo Records) è una persona splendida… da subito è diventato un nostro fan e non c’ha mai chiesto un euro; Ci ha sempre mandato gratis le copie che ci spettano di diritto (e a volte anche qualcuna in più!) e finora non abbiamo mai avuto problemi con lui, tanto da voler rilasciare anche il nuovo Combat Grind Eclipse sempre per la sua etichetta. Inoltre una cosa che ci ha fatto preferire la Goressimo Records rispetto ad altre label è stata quella che può vantare una buona distribuzione, infatti tutti i lavori targati Goressimo Records sono distribuiti in territorio americano dalla Sevared Records (label/distro di culto per quanto riguarda il Metal estremo) e in tutta Europa da EMP… eppoi non dimentichiamoci che la Goressimo Records ha stampato quella bomba di album che è Terror From The Air degli Airlines of Terror (band del nostro caro amico Giuseppe Orlando)!

Sulle prime la produzione di Si Vis Tere, Para Bellum non mi era piaciuta. Col tempo ho apprezzato la sua carica brutale che la rende molto più intensa di roba ben più considerata a livello “commerciale”. Come vi siete regolati invece per Combat Grind Eclipse? Ho letto che avete collaborato con un altro big del metal italiano come Giuseppe Orlando. Credo abbiate acquisito una grande consapevolezza dei vostri mezzi! Diciamo che Si Vis Tere, Para Bellum pecca un po’ di inesperienza, nel senso che essendo il nostro primo album ci siamo un po’ lasciati prendere dall’entusiasmo tralasciando però il fattore “qualitativo”. Abbiamo avuto la presunzione di far ascoltare a Giacomo Iannaci (ingegnere del suono e proprietario dei Morning View Studio, dove abbiamo inciso entrambi i nostri album!) tantissime band death metal, dagli Hate Eternal agli Origin, chiedendogli di riuscire a riprodurre quel tipo di suono, ma col senno di poi devo ammettere che mai atteggiamento da parte nostra fu più sbagliato. Come dici tu stesso Si Vis Tere, Para Bellum è un album dalla carica brutale ed intensa, contiene degli ottimi brani ma il suono (molto simile a quello di centinaia di altre death/grind band) non è quello che, ad oggi, avremmo sicuramente scelto per quell’album. Tant’è che per le registrazioni di Combat Grind Eclipse abbiamo fatto un po’ meno gli spacconi e ci siamo affidati al 100% alle scelte di suono che Giacomo voleva tirar fuori dai nostri strumenti in modo da ottenere un sound che fosse si brutale, ma allo stesso tempo “personale” e che non assomigliasse, in quanto a produzione, a nessun’altra band … e stavolta devo dire che ci siamo pienamente riusciti. Il lavoro di mastering a cura di Giuseppe Orlando su Combat Grind Eclipse è stata la classica ciliegina sulla torta. Chi lo conosce solo avendolo ascoltato con le band in cui suona o ha suonato (i The Foreshadowing, i Novembre e adesso gli Inno) non può saperlo, ma Giuseppe è uno cresciuto a “pane & Napalm Death” ed è tutt’ora un amante di tutto quello che è musica estrema… e quindi chi meglio di lui poteva lavorare sul “pompaggio” del nostro album? E poi Giuseppe è catanese come noi, ed anche con lui siamo amici da più di 20 anni, tant’è che ormai da entrambe le parti conosciamo i nostri gusti musicali… difatti gli è bastato appena un giorno ed un “Tranquilli ca a vuautri ci penzu yù!” (traduzione dal catanese all’italiano: “Tranquilli che a voi ci penso io!”) per ottenere ciò che volevamo esattamente. Stavolta il fattore “entri in studio a registrare per poi pensare e rimpiangere il fatto che avresti potuto fare di meglio una volta usciti” non doveva esistere… siamo soddisfati al 200% di come è venuto fuori Combat Grind Eclipse e per il prossimo album abbiamo intenzione di seguire le medesime coordinate!

Nella traccia che dà il nome a Combat Grind Eclipse fate un’ode al grindcore, citando tra l’altro una serie di gruppi storici. Ci sono state discussioni tra di voi, magari per decidere chi includere o per gruppi che avete dolorosamente lasciato fuori dalle strofe del testo? No affatto, non c’è stata nessuna discussione! Il testo mi è venuto fuori di getto. Ho voluto semplicemente raccontare cosa abbiamo provato io e Salvatore quando, all’età di 11-12 anni, abbiamo ascoltato per la prima volta la musica dei Napalm Death e da lì in poi tutti i lavori che la mitica Earache Records sfornava in quegli anni. Lo stesso titolo è un chiaro riferimento alla splendida t-shirt “Combat Grind Earache” che indossava David Vincent dei Morbid Angel nelle photo session di Blessed are the Sick. Ovviamente per questioni di metrica non ho potuto elencare tutte le band che avrei voluto, ad esempio mi è dispiaciuto molto non essere riuscito ad inserire i nomi di Extreme Noise Terror, Nausea e Righteous Pigs!

Che poi, pensandoci un po’, elogiate il grindcore e poi suonate principalmente death metal. Avete mai pensato di cambiare genere o di far partire un nuovo gruppo su queste coordinate? Guarda, per noi le etichette sono solo quelle che si trovano dentro i vestiti con su scritta la marca e la temperatura che deve avere l’acqua per lavarli senza che si rovinino ahahahah! E’ vero che suoniamo principalmente death metal, ma lo facciamo nel senso più ampio del termine. Siamo death metal, ma siamo distanti anni luce dal death metal di band come Obituary, Autopsy o Benediction… siamo brutal, ma non suoniamo come i Cannibal Corpse o i Suffocation… abbiamo molte parti technical e progressive, ma di sicuro non assomigliamo a band come The Faceless, Obscura né tantomeno agli Opeth… usiamo molto il riffing punk/hardcore, ma di certo non suoniamo come i Discharge o gli Amebix… ci piace inserire delle melodie tipicamente black metal, ma non per questo vogliamo assomigliare a Mayhem o Emperor… siamo grind, ma non suoniamo mica come i primi Napalm Death. Diciamo che per i nostri brani prendiamo spunto da quanto di meglio la scena estrema ci ha regalato nel corso degli anni. Forse dovremmo coniare un termine apposta per noi, ma abbiamo paura di cadere nel ridicolo come han fatto i Kataklysm col loro “Northern Hyperblast Music” eheheheheh!

Giuseppe, per Combat Grind Eclipse ti sei occupato anche di tastiere e synth vari. Li troviamo nell’introduzione assieme allo scacciapensieri suonato da Salvatore. Vi siete divertiti? Il divertimento sta alla base del creare musica, altrimenti diventerebbe una sorta di lavoro e questo non deve succedere. L’importante è lavorare sempre con la massima serietà ma non per questo fare le cose controvoglia o precludere determinate soluzioni. Ti dico solo che quando Riccardo Squillaci e Salvatore sono entrati in studio e mi hanno trovato (o per meglio dire “beccato”) a suonare il sintetizzatore mentre registravo la parte finale di Escher Straße c’è mancato poco che mi mettessero le mani addosso ahahahahah… poi il risultato finale mi ha dato ragione ed è piaciuto moltissimo ad entrambi. Cosi come per l’uso del marranzano (noi siculi odiamo il termine scacciapensieri!) nell’intro Progeny of Sarama. L’idea di Salvatore era quella di usare la tipica musica che si sente durante gli incontri di muay thai (di cui la dea Sarama è la protettrice) personalizzandola “ad hoc” con dei suoni di synth molto oscuri ed usando il marranzano come per renderla parte della nostra tradizionale cultura di “terroni e sempre fieri di esserlo”!

HE new album

Come ti senti, Giuseppe, ad essere la seconda voce eppure ad essere l’autore dei testi? C’è sinergia totale col cantante Riccardo Squillaci? Mi sento perfettamente a mio agio. Mi è sempre piaciuto cantare, ma di sicuro non ho lo stessa timbrica, prettamente brutal, che possiede Riccardo. Lui è il re del growl e del guttural e l’intensità che emette quanto canta è un qualcosa di mostruoso, quindi mi limito ad eseguire le parti in scream alla Travis Ryan (Cattle Decapitation) ed alla doppia voce di rinforzo durante i ritornelli. Riguardo i testi, invece, diciamo che me occupo io perché, essendo l’autore dei brani (assieme a Salvatore), so già dove andare a parare una volta deciso il titolo di un determinato brano. Il feeling tra me e Riccardo a livello vocale è perfetto… lui sbraita come se avesse il diavolo in corpo ed io, col mio supporto vocale, faccio in modo che il diavolo esca dalle viscere dell’Inferno eheheheheheh!

Quali sono i temi e i personaggi che popolano il disco? I sample che sentiamo ogni tanto si riferiscono a loro? Ad esempio Zafer, Lea o i freak di Zygrot 24. La citazione di Escher Straße è celeberrima, vien da sé! Partiamo dal presupposto che noi tutti nella band siamo degli amanti del cinema “di genere”, ma io sono una sorta di caso clinico ahahahahah! Credo proprio che non esista film d’exploitation che non abbia visto e questa mia passione è alla base dei testi degli Humanity Eclipse. Non c’è mai piaciuto parlare di politica o di religione, non siamo né una band di protesta né tantomeno una band satanista o guerrafondaia. Abbiamo le nostre idee ma preferiamo esprimerle in maniera “cinematografica”. Zafer, di cui parliamo su Monument of Atonement, si riferisce all’albergo-eremo-prigione dove i “capoccia dello Stato” (capi politici, grandi industriali, banchieri e dirigenti d’azienda) si ritrovano per gli annuali ritiri spirituali di tre giorni per espiare i reati di corruzione nel capolavoro Todo Modo di Elio Petri. Diciamo che è il nostro brano “politicizzato” ma non nel senso più stretto del termine perché, ripeto, non siamo una band che parla di politica. E’ più un’accusa contro quello che è diventata la politica nel corso degli anni. Per assurdo la politica è la cosa più pulita che ci sia… sono i politici a renderla lo schifo che è (per questo motivo saranno ormai più di 20 anni che nessuno di noi va più a votare)! Gente come Berlinguer, Almirante, Pertini o Aldo Moro si staranno rivoltando nella tomba al solo pensiero di come la loro progenie politica abbia mandato l’Italia al completo sfacelo. Ci siamo dovuti sorbire gentaglia come Andreotti (abbacchiato con la Mafia) e Craxi (il lecchino di Reagan che obbligava i migliori registi di quegli anni a far lavorare quell’inespressiva attricetta da due soldi di Ania Pieroni, all’epoca sua amante), passando per quel radical chic di D’Alema (ovvero “che bello fare il comunista col culo degli altri!”) con yacht e Ferrari, a quel puttaniere del Berlusca e ad uno come Monti che ha alzato le tasse solo per rimpinguare le casse della Banca d’Italia che lui stesso aveva alleggerito per fare la vita dello sceicco, fino ad arrivare a quell’emetico coglione di Renzi (ovvero “il bambino vestito da marinaretto che mangia la brioche con lo zucchero fuori dalla scuola… e che solo per questo merita necessariamente di essere bullizzato!”) e quel fenomeno da baraccone di un pazzo demente decerebrato con l’elettroencefalogramma piatto di Salvini. Gentaglia che tra truffa ai danni dello Stato, bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere di stampo mafioso meriterebbe di stare in galera invece di ottenere vitalizzi da nababbi e addirittura l’immunità parlamentare. Hai presente il film Arancia Meccanica dove il governo inglese voleva attuare la “cura Ludovico” sui criminali per liberare posto nelle carceri poiché sarebbero servite per i reati politici? Ecco, io farei il contrario. Metterei camicia di forza e reggi-palpebre ad ogni parlamentare e proietterei sul maxi schermo di Montecitorio le immagini di loro stessi mentre votano a cazzo di cane (pigiando anche i pippoli degli assenteisti), leggono il giornale o giocano a Candy Crush sul cellulare (quando addirittura non guardano i siti porno!) e con in sottofondo, ovviamente, l’Inno di Mameli al posto della Nona Sinfonia di Beethoven, in modo che abbiano dolori e nausea al solo guardarsi allo specchio o nel vedere una partita della Nazionale in tv. Non oso immaginare chi saranno i prossimi a dettare leggi al Governo… magari si chiameranno Iosif Tse Goebbels, Adolf Jong Lenin o Benito Fidel Ceausescu ahahahahahahah! “Piangete, all’espiazione non si può sfuggire… avranno quello che si meritano!” come recita l’immenso Ciccio Ingrassia nel sample alla fine del brano! Riguardo Lea (the Soup-Maker) volevo invece scrivere un brano che parlasse di un serial killer. E mi son detto: “perchè scomodare i vari Jeffrey Dahmer, Ted Bundy o John Wayne Gacy quando anche l’Italia ha avuto la sua bella lista di assassini seriali?”… e quale miglior rappresentante se non la saponificatrice di Correggio, al secolo Leonarda Cianciulli? Il testo del brano si riferisce tanto a lei quanto al film Gran Bollito di Mauro Bolognini (uno dei film con il miglior cast che sia mai stato girato, tra una spettacolare Shelley Winters, un’ancora splendida Laura Antonelli, entrambe le Pina Fantozzi (Liù Bosisio e Milena Vukotic), ed il magnifico trittico Max von Sydow, Renato Pozzetto ed Alberto Lionello nei doppi ruoli maschili e femminili dove si narra per appunto la storia della Cianciulli. Zygrot 24 invece è il brano col testo più “cazzone” poiché è basato su quel capolavoro di cafonaggine cinematografica qual è Freaked – Sgorbi di Tom Stern e Alex Winter. Escher Straße, come hai subito capito dal suo finale, parla del capolavoro Suspiria di Dario Argento. Escher Straße è il luogo dove si trova la scuola di danza/congrega delle streghe e dove si svolge l’intera vicenda. Oltre ad essere un omaggio al genio “Argentiano” sul finale facciamo un vero e proprio tributo ai Goblin (una delle migliori realtà musicali prog-rock mai apparse sulla faccia della Terra) eseguendo parte della storica colonna sonora. A parte l’intro Progeny of Sarama, l’outro Ved Noize Ende, la titletrack di cui abbiamo già parlato e la cover dei Brujeria Colas de Rata, tutti i brani presenti su Combat Grind Eclipse hanno riferimenti cinematografici. Difatti Trepanning (Extraction of the Stone of Madness) si riferisce ad Antonio Egas Moniz (ovvero il primo ad effettuare una lobotomia… e per assurdo vincendo il Premio Nobel nel 1949) ed al film The Driller Killer del maestro Abel Ferrara. Profession: Meurtrier invece è dedicato ad uno dei corti più belli, splatterosi e divertenti che abbia mai visto ovvero Bagman di Anouk Whissell, mentre la strumentale Mars’ Diaphanoids è il mio personale omaggio al genio di Antonio Margheriti (ovvero colui senza il quale Stanley Kubrick non sarebbe mai riuscito a creare il capolavoro 2001 Odissea nello Spazio)!

Pensate di essere migliorati con gli anni? Io credo che siate maturati molto nel riuscire a creare bei pezzi anche molto diversi tra loro: pensa alla traccia che dà il nome al disco e alla oramai nota Escher Straße. Siamo migliorati eccome, specie se si pensa a come suonavamo nel ’98 eheheheh! D’altronde è buona regola di ogni musicista che si rispetti quella di non fossilizzarsi o peggio ancora di “sentirsi arrivati”. Proviamo assieme il più possibile ed inoltre ognuno di noi quando è a casa propria si esercita costantemente sul proprio strumento. In più, oltre alla roba storica, ascoltiamo moltissimo le nuove leve del Metal estremo (alcune davvero pazzesche) e seguiamo ogni uscita discografica in modo da essere sempre al passo coi tempi non dico in maniera “concorrenziale”, ma semplicemente per non risultare vecchi nello stile. Dopotutto ogni stile di Metal ha sempre subito la sua naturale evoluzione e il Death/Grind non fa di certo eccezione… il “campare di gloria vissuta senza manco provarci più” lo lasciamo volentieri a quei cialtroni dei Metallica ahahahahahahahah!

HE 2

Avete inserito, quasi in chiusura, una cover dei Brujeria. Spiegatemi questa scelta. Perché gli Origin han fatto la cover di Revolución su Unparalleled Universe e noi dovevamo necessariamente fare di meglio, ovvio ahahahahahahahahah! No no, il motivo principale è che i Brujeria sono stati un’altra di quelle band che ci hanno cambiato la vita e la concezione del “come si suona estremo”. Ricordo quando nel ’93 un nostro amico (mio e di Salvatore) ci fece ascoltare per la prima volta Matando Güeros… una sorta di fulmine a ciel sereno. Era perfetto in tutto e per tutto, dalla brutalissima copertina, all’alone di mistero che li avvolgeva ai tempi ma soprattutto per la potenza della loro musica. Praticamente era come ascoltare un album grindcore di fine ’80 messo a 45 giri… un cazzo di capolavoro. Abbiamo scelto Colas de Rata (dal loro secondo album Raza Odiada del ’95) perché è il brano che meglio di ogni altro si prestava ad essere “brutalizzato”… eppoi anche perché ci piacciono da morire i cartoni animati di Speedy Gonzales (???) ahahahahahah!

I vostri due full hanno copertine molto simili, opera del solito grande Roberto Toderico. Continuerete così anche in futuro, col vulcano in bella vista e colori tra arancione, nero, bianco e il blu scuro? I lavori che ha eseguito per noi Roberto Toderico sono un qualcosa di assolutamente straordinario. Ci basta dargli delle semplici direttive perché lui riesca a creare delle vere e proprie opere d’arte. Non potevamo scegliere artista migliore per rappresentare il nostro concetto di musica. Noi catanesi viviamo alle falde dell’Etna, questa meravigliosa creatura tanto bella quanto distruttiva. Esattamente quello che vogliamo rappresentare con la nostra musica… bellezza e distruzione. La scelta di avere l’Etna come protagonista dei nostri artwork era quantomeno ovvia per ciò che volevamo dimostrare… una splendida ragazza di 3.350 metri, ma che quanto s’incazza è capace di far crollare anche i pilastri del cielo. Le copertine dei nostri album sono tutte collegate tra loro, come i capitoli di una storia che si svolge passo dopo passo ad ogni nostra release. Su Si Vis Tere, Para Bellum vediamo uno scenario apocalittico, ma neanche tanto distante da ciò che l’Etna è riuscita a fare nel corso dei secoli… su Combat Grind Eclipse la situazione diventa quasi “Lovecraftiana”, con le mani di quello che sembrano essere i Grandi Antichi che si risvegliano e che escono dal fossato creato dalla furia del vulcano. Chissà, magari sul prossimo album scopriremo a chi effettivamente appartengono quelle mani!

Avete visto che belle band siciliane stanno uscendo fuori di recente? Da Catania i Fordomth, Nerobove e Consumer, poi i palermitani Spasticus e Eraser… ma anche collettivi di bella gente come Tifone Crew. Come vi rapportate con le “nuove leve”? Tutto ciò che può essere utile per far sì che il metal in Sicilia non muoia ha tutto il nostro supporto! E quindi che ben vengano sia le nuove band sia tutto ciò che gli gravita intorno. Alcune delle band che hai citato, come i Fordomth (con i quali ho registrato il loro primo album I.N.D.N.S.L.E. in veste di chitarrista solista!) o i Nerobove sono molto valide… e non sono le sole (la lista è davvero lunga). Per fortuna in Sicilia le cose stanno iniziando a smuoversi e collettivi come V.o.V Eventi o Tifone Crew non possono che essere di estremo aiuto alla scena. Per certi versi mi ricordano me stesso quando, tra il 2004 e il 2006, assieme ai ragazzi di Nihil Prod., organizzavamo eventi di un certo spessore (Enthroned, Dark Funeral e Defleshed, Katatonia, Dismemmber, Impaled Nazarene, Mayhem ecc..!) in un bellissimo locale della provincia di Catania (il Krossower), locale che purtroppo non esiste più da molti anni ormai!

Ultimamente, Giuseppe, hai scoperto che Something Is Really Hard è stato oggetto di un bootleg su cassetta. Cosa hai provato, soprattutto dopo tutti questi anni? Alla fine abbiamo pure scoperto l’autore del “taroccamento” ahahahahahah! Trattasi del mitico Peppe Novello (storico ex chitarrista dei Memories of a Lost Soul) un altro nostro amicone di lunga data… solo lui poteva ristampare Something is Really Hard con una copertina in puro stile Dead Infection ahahahahahah! Comunque sia, per quanto mi riguarda, i nostri lavori potete comprarli, scaricarli, rubarli, regalarli, duplicarli e “bootlegarli” quando e come volete! L’importante è che li ascoltiate… e, se poi vi dovessero piacere, che ci facciate un po’ di pubblicità parlando di noi ai vostri amici metallari che ancora non ci conoscono ed invitandoli ad ascoltare i nostri dischi!

Quanto dura un vostro concerto? Usate sample anche dal vivo per creare atmosfera oppure suonate senza sosta per asfaltare totalmente il pubblico? Quali pezzi della vostra prima parte di carriera suonate più spesso? Dipende tutto dal tempo che abbiamo a disposizione. Solitamente nei festival, per questioni di tempistica, ci limitiamo a passare l’intro di Si Vis Tere, Para Bellum (un mix tra l’inizio del film Morte a 33 Giri e la celebre frase del colonnello Kilgore “Mi piace l’odore del napalm al mattino!” dal capolavoro Apocalypse Now) dopodiché andiamo sparati a mille concedendoci solo una brave sosta tra un brano e l’altro, giusto il tempo per farci un sorso di birra… o, nel caso di Salvatore, di accendersi una sigaretta (che si fuma in tutta tranquillità mentre corre come un treno sulla batteria come se fosse la cosa più naturale di questo mondo ahahahah!). Invece quando ci capita di fare un concerto da headliner ci piace utilizzare un pc portatile collegato all’impianto audio in modo da poter passare delle brevi intro tra un brano e l’altro per creare il giusto mood di ciò che andrà a succedere. I vecchi brani contenuti in Something is Really Hard non li eseguiamo più tanto spesso (ormai manco più li suoniamo in sala prove!), anche perché ormai abbiamo una scaletta live abbastanza lunga, ma come ho già detto di sicuro la titletrack non può mai mancare ad un nostro concerto!

Domanda che faccio sempre. Di cosa avete bisogno per partire e suonare un concerto? Cosa deve dire l’organizzatore per farvi incazzare in men che non si dica? Di sicuro non siamo una band dalle grosse pretese! Suoniamo dal vivo principalmente per passione e per il puro gusto di farlo ma, ovviamente, anche per avere la possibilità di farci conoscere da quanta più gente possibile. Sicuramente non lo facciamo per guadagnare dei soldi. Ci basta davvero poco per convincerci a suonare dal vivo, l’importante è che chi ci invita ci tratti bene… i soldi non hanno alcuna importanza. Ad esempio l’esperienza del Purulent Death Fest a Rozzano è stata un qualcosa di assolutamente terrificante. Mai nella nostra vita abbiamo avuto a che fare con un’organizzazione così strafottente nei confronti dei musicisti chiamati a suonare. Tralasciando il fatto che abbiamo speso all’incirca 200€ a testa solo per il viaggio in aereo, sapevamo ancora prima di partire che comunque non saremmo stati pagati, ma abbiamo accettato ugualmente l’invito perché sapevamo che il Purulent era un festival abbastanza conosciuto da quelle parti e ci era stato assicurato un grosso riscontro di pubblico. Morale della favola: ci siamo dovuti fare metà della strada da Malpensa a Rozzano facendo sali e scendi tra treni, metrò e tram e l’altra metà praticamente a piedi (per giunta carichi di strumentazione come dei muli da soma!)… pensa che si sono perfino rifiutati di venirci a prendere all’ultima fermata del tram, che comunque distava un paio di km dal luogo del concerto (tragitto che in macchina è una perdita di tempo di pochi minuti, ma a piedi, carichi di strumentazione e con lo stress accumulato per aver camminato per ore, diventava un’ulteriore Odissea!). Arrivati al locale non c’è stato offerto neanche un bicchiere d’acqua (non sto scherzando!) e per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti c’è toccato andare a piedi a fare la spesa in una sorta di IperCoop distante altri 2 km. Il “grosso riscontro di pubblico” consisteva praticamente nell’avere come spettatori le band che suonavano dopo di noi (ci saranno stati si e no una ventina di paganti!) e dulcis in fundo non c’è stato neppure permesso di poter pernottare nel locale (con tutto che nel backstage ci fossero letti a sufficienza!) e siamo stati costretti a chiamare un taxi per tornare all’aeroporto di Malpensa e a dormire per terra manco fossimo dei barboni! Al contrario quando abbiamo suonato all’Agglutination (e parliamo dell’edizione del 2000, quando non era ancora il grande festival che è diventato nel corso degli anni!) sapevamo che non saremmo stati pagati, ma a fine serata Gerardo Cafaro ci ha comunque dato un piccolo cachet di 73.000 lire (in gettoni telefonici), che detta cosi sembra una cosa ridicola ma che invece per noi è stato un gesto splendido, specie conoscendo le spese che ha dovuto affrontare (e che ancora oggi deve affrontare) per mandare avanti l’evento… fermo restando che ci hanno dato da mangiare e da bere a sazietà senza che dovessimo tirar fuori un soldo! Stesso discorso quando l’anno prima (dicembre del ’99) abbiamo suonato all’Ultimate XMass, organizzato da Pluvia Metalli, a Giovinazzo in provincia di Bari. Non siamo stati pagati, ma gli organizzatori ci hanno trattato splendidamente, venendoci a prendere (e riaccompagnandoci a fine serata) alla stazione e non facendoci mancare nulla per quel che riguardava mangiare e bere. Ad oggi ritengo che quello del Ultimate XMass sia stato in assoluto il concerto più bello dove abbia mai suonato. Un locale pazzesco (lo Stop Over Club), un pubblico numerosissimo e assolutamente fuori di testa (pogo e stage diving forsennato ed ininterrotto durante le performance di tutte le band!)… e poi il solo fatto di poter condividere il palco con band incredibili quali Novembre, Undertakers, Penis Leech e Mutala è stato per noi un motivo di orgoglio indescrivibile! Per non parlare poi della magnifica esperienza di 2 anni fa al Calabrian Metal Inferno Fest in provincia di Catanzaro. Locale bellissimo, rimborso spese, alcol a fiumi ed una cena “luculliana” che manco ad un ricevimento di nozze (pensa che hanno pure cucinato apposta per me e per Joe Dardano dei Circle of Witches, entrambi vegetariani!). Eppoi Tat0 e GLK Molè (Glacial Fear/Zora e organizzatori del CMI Fest) sono delle persone splendide… definirli semplicemente amici è troppo riduttivo… loro per noi sono dei veri e propri fratelli! Come vedi basta davvero poco per farci salire su di un palco… un piccolo rimborso spese (quando è possibile), qualche birra ed un panino a testa, ma soprattutto l’essere trattati col rispetto che ogni musicista si merita in quanto “artista”!

Gli squali del pay to play si sono fatti vivi in Sicilia? Per fortuna gli unici squali che si vedono in Sicilia sono solo quelli che ogni tanto si avvistano sullo stretto di Messina eheheheh! Queste proposte da “mafiosetti che chiedono il pizzo” sono un’offesa per tutti noi musicisti. Eppoi chi vuol lucrare sulle spalle di un Siciliano (specie se metallaro) qui da noi a vita corta… e finisce in bocca agli squali (quelli veri) ahahahahahahah!

Giuseppe, ti ho conosciuto di persona allo scorso Agglutination. Eri munito di cd della tua band da distribuire ai metallari di buona volontà. Lasciati dire che sei un grande. Chi oggi ha questa attenzione al rapporto con la persona, e non col semplice compratore di musica? Hai fatto una cosa da vero appassionato. Ma figurati, per cosi poco eheheheheh! Come già, detto all’inizio, dei nostri lavori sono più quelli che regaliamo che quelli che effettivamente vendiamo. Ci basta sapere che qualcuno ci apprezza e ci supporta per darci la motivazione di andare avanti. Come si suol dire: “suoniamo per la gloria” e non per guadagnarci… in caso contrario ci sarebbe bastato diventare una cazzo di cover/tribute band del cazzo di un gruppo del cazzo che suona a cazzo o, peggio ancora, andare a suonare ai matrimoni ahahahahahahah!

Chiudo con una domanda un po’ gossippara. Nelle foto sembra che il vostro cantante sia l’unico di voi senza tatuaggi. State lavorando su di lui per convincerlo a farsi incidere qualcosa? Ahahahahahahahahah ma che razza di domanda ahahahahahahah! Comunque si! Alla fine siamo riusciti a farlo entrare nel “club degli inchiostrati”. Giusto la settimana scorsa Riccardo si è tatuato una splendida Trinacria con la testa di leone lungo tutto il polpaccio destro ad opera del mitico Tony S. (il nostro tatuatore di fiducia) su disegno creato appositamente da Roberto Toderico (tanto per cambiare eheheheh!)… adesso non rimane che convincerlo a tatuarsi anche le braccia ahahahahahahah!

Un pensiero su “La vulcanica intervista agli altrettanto vulcanici Humanity Eclipse

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