Intervista ai Necromutilator

Seguo i Necromutilator da diverso tempo e non mi era mai capitato di leggere molte loro interviste. Ho semplicemente fatto quel che volevo, come al solito. La band mantovana è stata protagonista lo scorso anno col massacrante secondo album chiamato Black Blood Aggression, ma attenzione: hanno da poco firmato un contratto con Osmose Records. Risponde in modo molto diretto alle mie tantissime domande il cantante / chitarrista Pest, ben noto per altre cosine blasfeme, soprattutto di recente, con Vomitmantik, Black Ejaculation e Sadomortuary. [F]

Pest, ti piacciono le interviste o sei propenso a tenere un certo mistero sul vostro operato? Preparati psicologicamente perché sono un ficcanaso. Per fortuna non abbiamo molto da tenere nascosto sul nostro operato, alla fine parlano sempre i fatti.

Prima dei Necromutilator avevate altre band? Io ho notizia solo degli Inverno. Puoi dirmi perché quelli sono finiti? Cosa ricordi di quel periodo? Si, io e il bassista abbiamo avuto quella band prima e per un breve periodo anche contemporaneamente a Necromutilator. Il batterista pure ha avuto altri progetti, tra cui Inferi. Inverno, come tutti gli altri progetti a cui ho dato vita, ha avuto una storia, un percorso e una ragione totalmente a sé. Ha cessato di esistere in seguito a motivi profondamente personali oltre che tecnici, ma non escludo la possibilità che possa emergere qualcosa dalla tomba, in futuro.

Ma ci saranno delle cose degli Inverno che vi siete portati dietro quando avete formato i Necromutilator! Che so, idee, esperienze positive o negative, gente che vi aveva già rotto i coglioni. No. Come ho già detto sopra, ogni progetto/band ha un suo preciso percorso indipendente l’uno dall’altro, sia concettualmente che musicalmente. Quello che indubbiamente a livello personale ci si continua a portare dentro sono una moltitudine di contatti mantenuti dopo esperienze live, scambi e condivisioni importanti.

Che tipi eravate ai tempi di The Devil Arisen? Come prendevate la musica e come vi sembrava il futuro dei Necromutilator? Serietà o cazzeggio? Nel frattempo cd-r e tape ne avete venduti, no? Ai tempi del demo tutto viaggiava lungo la linea dell’istinto, il songwriting era decisamente più grezzo e veloce, senza dar spazio alla cura dei dettagli, ma andava bene così e proprio per questa ragione non pensavo a nessun futuro. Ciò non significa che era cazzeggio, anzi, ma doveva sempre prevalere una certa impulsività e strafottenza. Questi sono aspetti che esistono tuttora, ma col tempo siamo andati sempre più in fondo all’attenzione verso una moltitudine di aspetti, organizzando e incanalando meglio le nostre intenzioni.

Tra il 2010 e il 2013, mentre esordivano i Necromutilator, pubblicavano un paio di album anche i Vollmond, band black/doom che non si sente da un pezzo. Pest, tu cantavi/canti con loro. È anche per questo motivo che il primo full dei Necromutilator uscì solo nel 2014? Insomma, i Vollmond ti tenevano impegnato? Decisamente no. Vollmond è un progetto al 100% perpetrato dalla mente di Peter dei Blaze Of Sorrow, io ho solamente prestato voce e lyrics nei due album e devo dire che non mi ha tenuto occupato più di tanto, anzi è stato tutto molto veloce.

Il primo (e ultimo per ora) cambio di formazione risale al 2012. Dimmi come è avvenuto e come siete riusciti poi a durare assieme da allora. Nei Necromutilator ci si vuole bene, eh? È stato un cambio di formazione necessario dovuto a un incompatibilità di fondo. Non è stato piacevole, ma è stato un momento cruciale che ha permesso di proseguire con forza e concentrazione assoluta. Si, questa formazione dura costantemente da allora nonostante gli ostacoli lungo il tragitto non siano stati pochi. Il segreto è alternare lo starsi sul cazzo a vicenda pesantemente con lo starsi sul cazzo a vicenda moderatamente.

Morbid Funeral, dal vostro primo demo, è praticamente un pezzo punk, con quel riff di basso all’inizio. All’epoca eravate più attratti da certe sonorità o è una cosa che ricorre nelle vostre canzoni anche oggi? Non sono mai stato veramente attratto da sonorità punk a tal punto da influenzare il songwriting dei pezzi. Forse sono solo punti di vista. Quel riff per me era semplicemente un giro malato che ci stava bene in quel frangente.

Nei concerti trovano ancora posto alcuni brani del demo o vi concentrate sempre sulla roba nuova, man mano che esce fuori? Uno o due a volte a volte li facciamo ancora. Naturalmente preferiamo omogenizzare la scaletta con i pezzi nuovi, sia per motivi di promozione sia per il fatto che quasi sempre li riteniamo migliori dei precedenti.

Eucharistic Mutilations e poi Black Blood Aggression sono nati nello stesso posto vicino alle mura di Mantova, come recitano i libretti dei dischi? Entrambi i dischi sono nati e registrati all’interno della sala prove. Il primo disco è nato in quella che è stata la nostra sala per 7 anni, all’interno di una vecchia cascina di campagna. Il secondo nella sala dove proviamo oggi. Entrambi i posti si trovano appunto non lontani dalla nostra città, attorno cui ruotano da sempre anche le nostre vite di merda. Ho voluto che il booklet recitasse così per rendere una sorta di omaggio a questo luogo grigio e umido che inevitabilmente rispecchia un po’ la nostra personalità di gruppo, sia per quanto riguarda gli aspetti negativi che per quelli positivi (se ce ne sono).

Per l’ep Ripping Blasphemy, uscito tra l’uno e l’altro, si può dire lo stesso? L’unica differenza è la durata più ridotta insomma? Si esatto. Ripping Blasphemy è stato semplicemente il ponte tra i due dischi. Sono ancora oggi molto soddisfatto di quell’uscita ed è stato un passaggio necessario.

Visto che sono un pettegolo, ho notato che Luca Bottoli è una presenza costante, il mastering dei vostri album è opera sua (in Black Blood Aggression anche il mixaggio). Lui è un po’ il quarto membro dei Necromutilator? Come lavora? No no. Lui è semplicemente una nostra vecchia conoscenza dai tempi delle scuole medie e non si può certo dire che appartenga al mondo del metal, tanto meno quello underground, però ci siamo sempre affidati a lui per il mix e mastering dei dischi per la semplice ragione che, oltre ad essere un vecchio amico, è un professionista del suono e ci ha sempre dimostrato di capire in un batter d’occhio quello di cui avevamo bisogno.

Altro aspetto ricorrente nella vostra musica è l’impiego di spezzoni di film horror a introdurre il primo brano dell’album. Fino ad ora a che pellicole avete fatto ricorso? Che rapporto c’è tra voi Necromutilator e il cinema? Io personalmente sono ossessionato dal cinema marcio, horror, noir, giallo, exploitation, specialmente quello tra gli anni ’50 e ’80. Solamente per il demo abbiamo utilizzato uno spezzone in italiano tratto da La Casa del Diavolo, film tra l’altro abbastanza recente. L’intro che apre il nostro primo disco è tratto da Prime Evil – Nel Nome del Maligno del 1988, mentre l’intro di Ripping Blasphemy è tratto da Blood on Satan’s Claw del 1971, da cui è stato tratto anche l’intro per la traccia che apre il secondo full. In Crypts of Depravation il sample è tratto da Satan’s Black Wedding, altra chicca inglese, del 1976.

Voce, basso, chitarra e batteria. Questi gli strumenti dei Necromutilator per scatenare l’inferno. Esattamente di cosa avete bisogno in studio e dal vivo per creare quel suono sporco e minaccioso che vi piace tanto? In studio il momento della registrazione è importantissimo e per tutti è necessario che si instauri una atmosfera giusta che faccia convergere concentrazione e entusiasmo verso il risultato finale. Dal vivo è lo stesso, ma in aggiunta c’è sicuramente il fattore adrenalina che non manca mai e questo fa si che tutto si svolga a livelli esplosivi e spiritualmente alti.

Qual è il rapporto tra voi e Stefano? Terror From Hell Records è la vostra etichetta oramai storica. Immagino che sia un legame molto forte visto che avete pubblicato tutto con lui. Dal 2014 al 2019 Stefano è stato l’uomo senza la quale il nostro percorso sarebbe stato più difficile. Terror From Hell ci ha sempre supportati incondizionatamente e saremo sempre grati a lui e Francesca per il loro lavoro fatto di grande passione, cosa ormai rara da trovare in questo mondo fatto sempre più da arrivisti, coglioni, prime donne e impostori.

Secondo te cosa spinge un ascoltatore di metal normalissimo, magari molto giovane, a perdere il senno e a cominciare ad amare i Necromutilator? “Normalissimo” mi lascia intendere qualcosa di negativo. Non saprei, immagino sia sufficiente una predisposizione naturale a certi riff di merda, voce ecc… Predisposizione sicuramente agevolata dalla storia personale e dall’estrazione sociale di ognuno. Questa cosa vale per tutte le band di un certo tipo naturalmente.

Mantova è in Lombardia, quasi al confine con Veneto ed Emilia Romagna. Vi ha fatto comodo questa collocazione geografica di città non grandissima ma collegata facilmente a Bologna o Milano? Sicuramente è sempre stato un vantaggio a livello geografico per via di raggiungere facilmente i luoghi che hai menzionato, ma anche uno svantaggio notevole se pensiamo al fatto che comunque qui non c’è mai stato assolutamente un cazzo e, a parte qualche band e amico qua e là, è sempre stato un luogo che ci ha fatto crescere indipendenti e isolati. Mantova non offre assolutamente un cazzo. Questa città ha avuto e continua ad avere un enorme distacco culturale per ciò che riguarda certe cose, non che me ne freghi più di tanto, ma non c’è nulla al di là delle solite proposte alternative, la gente giovane fa schifo e quindi l’unica cosa da fare è alcolizzarsi e odiare.

Avete fatto la cover di 13 Candles nel vostro esordio, quindi la domanda ha una risposta abbastanza scontata. Ma in un ipotetico derby tra black metal scandinavo (Bathory e primi Mayhem) e sudamericano (Sarcofago, Vulcano e primi Sepultura) da che lato ti schiereresti? Non credo abbia veramente senso parlarne, certi gruppi e certi lavori non si possono discutere. Possono esistere i gusti e trovo un senso al fatto che variano da ascoltatore ad ascoltatore, ma non credo abbiano ragione di esistere schieramenti soggettivi su primi Bathory, Mayhem, Sarcofago, Vulcano, Sepoltura ecc…

Cosa hai provato quando per la prima volta ti è scoppiato nelle orecchie un album black metal come quelli delle band di cui abbiamo appena parlato? Come tutte le grandi cose, non è facile da descrivere. L’impatto è stato travolgente e continua a rimanere fortissimo nel tempo, senza mai smettere di veicolare sensazioni troppo potenti da reprimere per chi è in grado di assorbirle in pieno. Il mio primo disco black metal è stato Battles in the north, comprato a quindici anni, che ancora adesso mi mette i brividi.

Non vi vedo cambiati molto nel corso degli anni. Piuttosto come giudichi la direzione in cui mondo (musicale e non) sta andando? Come fate a rimanere sempre gli stessi, con le vostre convinzioni e la vostra attitudine? Hai rivalutato cose che nel 2011 ritenevi inaccettabili? Credo nel totale collasso di qualsiasi cosa in un tempo abbastanza breve e mi auguro che ciò avvenga in modo violento. Possiamo applicare questo concetto anche al “mondo musicale” (se vogliamo chiamarlo cosi) che a livello commerciale è fatto al 100% di pura merda. Rimanere sempre gli stessi è una condizione necessaria nel momento in cui si hanno precise intenzioni e proseguiremo fino a quando sentiremo il dovere di farlo.

Concentriamoci un attimo sui concerti. Quanto durano di solito? Tenete alta la tensione per tutto il tempo o ci sono momenti di particolare efferatezza in cui mozzate il respiro a chi sta nel pubblico? Ovviamente dal vivo dobbiamo concentrarci sul vomitare quaranta minuti circa di violenza oscura totale, non devono mai esserci momenti per limonare o pensare. A volte basta anche solo mezz’ora, dipende da quanto abbiamo a disposizione naturalmente.

Non fate tantissimi live per motivi di lavoro. Ne fareste di più oppure anche potendo scegliere non monopolizzereste i piccoli club italiani? Meglio fare pochi live, ma buoni. Non trovo ci sia molto senso nel monopolizzare i piccoli club. I nostri rispettivi lavori/vite sono sempre stati un limite molto grande di fronte alla possibilità di un intensa attività concertistica. Non abbiamo mai fatto tour veri e propri anche per questa ragione, ma non importa, non ci è mai pesato.

Pur non suonando in ogni porcile disponibile, vi siete tolti belle soddisfazioni perché siete stati sugli stessi palchi di Profanatica, Nifelheim, Necrodeath, Mystifier, Vulcano e altri ancora. Cosa vi ha colpito (in positivo o negativo) di questi pezzi di storia del metal estremo? Li avete conosciuti alcuni personalmente? Condividere il palco con certi nomi è stato molto figo. Mi ha colpito profondamente condividere il backstage con i Possessed nella data di Milano del 2017, il carisma di Jeff Becerra si fondeva all’atmosfera un po’ tesa e surreale dovuta a una particolare adrenalina da parte di tutti. Mystifier e Vulcano pure sono stati dei grandi, sia sopra che sotto al palco. Ho avuto modo di conoscere Arthur, batterista dei Vulcano, nel 2012 ed è stato bello poterci suonare insieme un paio di volte negli anni successivi. Credo siano stati momenti positivi ogni volta che abbiamo potuto condividere la serata con grossi nomi, ma non solo. Ciò è sempre valso per la maggior parte delle band con cui abbiamo avuto a che fare in generale.

Che fregature si incontrano nel suonare metal estremo underground? Hanno mai cercato di farvi tirar fuori tanti soldi per agenzie di promozione o booking che non funzionavano? Come giudichi il pay to play? Ovviamente la faccenda del pay to play è devastante e molto più diffusa di quanto sembri. Prendiamo da sempre una posizione di totale distacco da questo meccanismo, rifiutandolo con disprezzo. Chi opera nel settore degli eventi spesso se ne sbatte il cazzo di organizzare con criterio, ma preferisce alimentare un sistema fatto solo di conti da quadrare e favoritismi, uccidendo di fatto la musica e banalizzando ogni cosa.

Hai seguito le polemiche che ci sono state quasi nella vostra zona, col tentativo di boicottare i Destroyer666, accusati di misoginia, razzismo, di essere di estrema destra, insomma? Ti appassionano questi dibattiti? Certa gente deve semplicemente imparare a rimanere al proprio posto senza cagare il cazzo. Per l’ennesima volta è stato messo in piedi un teatrino da parte di individui inqualificabili. Siccome appartengono a una categoria infelice come quella degli antifa, si sono sentiti legittimati a fare per l’ennesima volta un goffo tentativo di boicottaggio verso gruppi che sono a tutti gli effetti troppo scomodi per essere accettati nel loro pianeta arcobaleno. Questo però ha un che di positivo poiché rimarca (ogni volta che ciò accade) il concetto che il metal estremo è suonato, ascoltato e supportato da gente estrema, conferendogli nuovamente di fatto la definizione di genere pericoloso, per pochi, irriverente e profondamente ostile verso ogni cosa. Non ci appassionano questi dibattiti, alla fine non ce ne frega un cazzo come al solito. Va però sottolineato il fatto che è giusto riportare il metal estremo al suo status di musica deviante, da deviati per deviati, per ribadirne il ruolo storico di veicolo di ribellione assoluta e non di mero intrattenimento.

Necromutilator logo

Cosa pensate di questo ritorno “alla moda” del sound black/death? Insomma, i Profanatica escono per una label famosissima come Season of Mist, ad esempio. È il posto giusto per loro? È giusto che musica così estrema sia “popolare”? Penso anche ai Blasphemy, a dicembre in Italia con biglietti che costano 30 euro. A parte la piaga degli hipster nel black metal moderno non credo ci sia una moda black/death, quella forse è stata una decina di anni fa al massimo. Season of Mist è solo una label, la musica la fanno i gruppi. Comprendo il tuo dubbio nel chiederti se è il posto giusto per una band così. D’altronde a SOM è bastato solo leggere un articolo di una webzine di infami come Metalsucks per cacciare a calci in culo una band come Inquisition. Questi sono le conseguenze di un mondo che a certi livelli comincia a essere vacillare perché in ballo ci sono troppi interessi economici che sovrastano tutto il resto.

Qual è il trend del 2019 che vi sta più sul cazzo? Non saprei, direi qualsiasi cosa. Dai risvoltini agli youtuber, dai film di merda al cinema alle stories di instagram, brucerei tutto e tutti. A livello Metal boh, probabilmente odio il trend che va per la maggiore, ovvero non ascoltare la musica. Alla fine si considera principalmente l’attività social, le magliette, le belle foto, i followers e tutte ste puttanate. Tutto ciò serve però anche a selezionare parecchio “le utenze”.

Un motivo per cui è meglio ascoltare Old Star dei Darkthrone invece che Black Blood Aggression. Nessuno, ovviamente.

Un motivo per cui è meglio ascoltare Black Blood Aggression invece che Old Star. Nessuno, ovviamente.

Dovete sapere che ho intervallato spesso negli ultimi tempi la discografia dei Necromutilator con quella di Franco Battiato. La mia schizofrenia musicale mi spinge a chiederti (e chiudiamo l’intervista) se ci sono musicisti “popolari” che ascolti in modo scostumato. Va bene tutto nella risposta, da De Andrè a Brahms, dagli Eiffel 65 a Paolo Conte. Posso rispondere che da sbronzo vanno benissimo vecchie hit italo-disco, vecchi culti anni 60-70-80-90, ma non solo, made in Italy e non, oppure trashate in generale. Ad ogni modo no, non ci sono musicisti popolari che trovano un vero spazio nei miei ascolti. Non me ne frega un cazzo alla fine.

Necromutilator band

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